LE LINEE GUIDA DEL MASE E LA SITUAZIONE DELLE REGIONI
Data center: compatibilità urbanistica, varianti in corsa, titoli edilizi nel procedimento unico. Puglia, arriva la legge. Il nodo speculazioni
IN SINTESI
Un primo tassello normativo. E’ quello arrivato ieri dal Ministero dell’ambiente sui data center. E’ lo stesso Mase a definirle “prime indicazioni operative del nuovo regime autorizzativo per l’ampliamento e l’esercizio” di questi centri dati sulla base del decreto bollette convertito in legge ad aprile scorso.
Cosa c’è nelle linee guida del Mase sui data center
In sintesi, queste linee guida certificano la durata massima di dieci mesi del procedimento unico (Pucd), con dimezzamento dei tempi di valutazione ambientale. Al punto 2 vengono quindi illustrati i dettagli burocratici dei passaggi economici in capo agli operatori, mentre le indicazioni operative dello stesso Pucd saranno pubblicate sul portale Valutazioni e autorizzazioni ambientali del Mase. Sempre online si potrà, quindi, acquisire tutta la documentazione dei procedimenti, che per ora devono essere trasmessi via Pec o “brevi manu su HD o supporto informatico, accompagnato dalla stampa dell’istanza trasmessa tramite Pec”.
Quanto alla conformità urbanistica, è “un presupposto necessario e preliminare all’avvio del Pucd, soggetto a verifica nel corso del procedimento. Si chiarisce altresì che l’autorizzazione unica non costituisce di per sé variante agli strumenti urbanistici vigenti”. I titoli edilizi, ancora, sono inclusi del procedimento unico: “il proponente deve, quindi, presentare un progetto completo di tutti gli elaborati necessari ad acquisire il titolo edilizio”.
Quanto alle opere di rete, invece, come da decreto bollette “l’autorizzazione unica dei centri dati comprende solo l’impianto e le relative reti di connessione di utenza, di qualunque tensione. Le opere di rete utente (ad esempio i cavidotti) sono, pertanto, valutate e autorizzate nell’ambito del procedimento unico. In tale fattispecie, non sono comprese, invece, le opere che il distributore o Terna nella loro proposta di soluzione di connessione (Stmg) data al proponente individuano come c.d. opere di rete”.
Per le modifiche in corsa, il Mase chiarisce che “è necessario effettuare una valutazione caso per caso, in linea generale le modifiche progettuali intervenute in corso di istruttoria potranno essere gestite nell’ambito del procedimento unico”. Ecco perché, “in funzione della rilevanza della modifica progettuale intervenuta in corso di istruttoria, sarà necessario che il richiedente aggiorni, in coerenza con la modifica progettuale proposta, la documentazione già presentata nell’ambito del procedimento e che i termini siano riavviati per dare seguito alle necessarie fasi procedimentali prevedendo, tra l’altro, ove necessario, una nuova fase di pubblicazione, di consultazione del pubblico e una nuova fase istruttoria”.
Infine, le varianti successive all’autorizzazione unica. Il decreto bollette “prevede che l’autorizzazione per la realizzazione, l’ampliamento e l’esercizio dei centri dati di cui all’articolo 2, numeri 1), 2) e 3), del regolamento delegato (Ue) 2024/1364 della Commissione, del 14 marzo 2024, nonché delle relative reti di connessione di utenza, di qualunque tensione, è rilasciata, nell’ambito di un procedimento unico, dall’autorità competente al rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale ai sensi dell’articolo 7, commi 4-bis e 4-ter, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. Per le eventuali varianti successive alla conclusione del procedimento che ricadono nell’ambito delle fattispecie sopra riportate – si indicano, a titolo esemplificativo e non esaustivo, le varianti che abbiano ad oggetto un ampliamento del centro dati – sarà necessaria l’attivazione del procedimento di autorizzazione unica”.
La situazione in Italia: Lombardia al top, anche in Puglia arriva la legge
Guardando la fotografia attuale dell’Italia, Valerio Greco di Italian Data Center Association spiega a Diac che, anzitutto, queste linee guida “a una prima analisi sono positive anche se, come ammette lo stesso ministero, dovranno essere seguite da nuovi documenti”. Quanto alle Regioni, “a breve la Lombardia pubblicherà le delibere sulla legge regionale approvata a maggio scorso per offrire chiarimenti agli operatori. Per certi versi la Regione fa meglio del governo in termini di semplificazioni”. Sempre in Lombardia, poi, “arriverà uno sportello unico per le domande da presentare. Credo che entro una settimana avremo aggiornamenti”, aggiunge Greco.
Che fa il punto anche su altri territori. “In Piemonte ci sono forti timori per l’eccessiva domanda di energia. Ma i 100 GW di richieste sono numeri speculativi, noi abbiamo mappato 1,2 gigawatt al 2028 e 2 gigawatt al 2030. Stiamo lavorando con Terna e Arera sulla modifica al codice di rete”. Per il resto, “ci sono ammiccamenti in Puglia, dove a breve credo che arriverà una legge regionale. Le altre Regioni sono silenti. Probabilmente, in lista le prossime a muoversi saranno Veneto e Liguria. Mi aspettavo qualche mossa anche dal Lazio”.
Secondo Ivan Antozzi dell’Osservatorio sui data center del Politecnico di Milano, “abbiamo segnali positivi della crescita del mercato che entro fine anno arriverà a toccare quota 700-800 megawatt”. L’obiettivo fissato, spiega a questo giornale, “è superare il gigawatt tra il 2027 e il 2028”. Per ricordare, a gennaio l’osservatorio aveva rilevato che nel triennio 2023-25 sono stati investiti 7,1 miliardi di euro per la costruzione, l’approntamento e il riempimento di apparecchiature It dei nuovi Data Center, il 68% rispetto ai 10,5 miliardi stimati nello scorso 2023 per lo stesso periodo. Da qui al 2028, sono 83 i nuovi progetti infrastrutturali annunciati da 30 aziende, di cui 19 nuovi entranti, per un valore potenziale complessivo di 25,4 miliardi di euro. Tuttavia, spiegava il PoliMi, il 72% degli investimenti è attribuibile a nuovi operatori internazionali, non ancora attivi in Italia, con tempistiche che potrebbero allungarsi per l’assenza di un iter approvativo standardizzato.
Certo, aggiunge Antozzi, “ci sono i rischi di ritardi degli investimenti perché al netto di questi positivi ma primi passi avanti sulle norme gli attori entranti fanno fatica”. Quanto alla situazione regionale, “Milano è un polo emergente come Madrid in Europa, mentre a Roma non ci sono grandi progetti”. Anche per Antozzi le tante richieste lamentate in Piemonte sono speculazioni. “Ad oggi, intanto, abbiamo 70 attori coinvolti in Italia e crescono di qualche unità ogni anno”. Per evitare polemiche e soprattutto ostruzioni ingiustificate a livello locale, modello rinnovabili, occorrerà fare anche in questo caso buona informazione.