LA GIORNATA
Giorgetti: l’Italia non va a picco e rispetta vincoli Ue. Pil 2026 +0,6%
- Energia, nel 2025 meno utili per le società quotate ma più investimenti a 32,7 mld
- Simest, nel primo semestre sostenuti circa 6 miliardi investimenti (+20%)
- Saipem-Subsea7, la Ue apre un’indagine approfondita sulla fusione
IN SINTESI
L’economia italiana risente del peggioramento della congiuntura internazionale, ma non registra segnali di deterioramento tali da mettere in discussione il quadro delineato dal Governo. È il messaggio lanciato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti durante il question time alla Camera, dove ha rassicurato i parlamentari sull’andamento della crescita e sui conti pubblici. “Non si va a picco, al contrario”, ha affermato il ministro, spiegando che i dati più recenti provenienti dall’economia reale non evidenziano scostamenti significativi rispetto alle previsioni formulate in primavera, che indicavano per il 2026 una crescita del Pil dello 0,6%. Secondo Giorgetti, l’Italia resta inoltre tra i pochi Paesi europei impegnati nel pieno rispetto dei vincoli del Patto di stabilità. Il ministro ha ribadito che il Governo intende mantenere gli equilibri di bilancio senza sacrificare le principali voci di spesa sociale. “Non intendiamo in alcun modo ridurre le spese per l’educazione e la sanità per finanziare la difesa”, ha sottolineato, ricordando che l’Italia sta rispettando gli impegni europei e utilizzando gli strumenti di flessibilità previsti dalle nuove regole di bilancio.
Proprio il tema della spesa per la difesa è stato al centro di alcune delle domande rivolte al ministro. Giorgetti ha respinto l’idea che l’aumento degli investimenti militari sia incompatibile con altre priorità di politica economica. “L’affermazione secondo cui l’aumento della spesa in difesa non sarebbe conciliabile con il raggiungimento di altri obiettivi di policy deve essere smentita”, ha dichiarato, richiamando la possibilità di ricorrere agli strumenti di flessibilità previsti dal quadro europeo. Tra questi rientra la clausola di salvaguardia nazionale, il cui eventuale utilizzo dovrà essere sottoposto al Parlamento e che, secondo il ministro, potrà consentire maggiori margini di spesa non solo per la difesa ma anche per l’energia, senza dover compensare gli interventi attraverso tagli ad altre voci del bilancio pubblico. Giorgetti ha inoltre richiamato il programma europeo Safe, lo strumento finanziario pensato per sostenere la capacità produttiva nel settore della difesa. Sul possibile ricorso a questo meccanismo, il ministro ha auspicato un confronto rapido e condiviso tra Governo e Parlamento, valutando con attenzione sia le opportunità sia gli eventuali aspetti critici.
Resta sullo sfondo il nodo dei conti pubblici e della procedura europea per deficit eccessivo, sulla quale Bruxelles si pronuncerà nuovamente a settembre. Ma il ministro ha mostrato fiducia: i monitoraggi effettuati dopo la pubblicazione del Documento di finanza pubblica di aprile, ha spiegato, confermano che il quadro di crescita previsto non è stato alterato. “L’Italia sta rispettando puntualmente tutti i vincoli e il Patto di stabilità, probabilmente è uno dei pochi governi europei che lo sta facendo”, ha rivendicato Giorgetti, ribadendo la linea dell’esecutivo: sostenere le nuove priorità, dalla difesa all’energia, senza mettere in discussione gli equilibri di finanza pubblica.
Energia, nel 2025 meno utili per le società quotate ma più investimenti a 32,7 mld
I risultati aggregati delle 18 società dell’energia quotate sono contrastanti. Secondo gli ultimi bilanci, a fine 2025, i loro ricavi consolidati ammontavano a 226,8 miliardi di euro e, quindi, in calo dello 0,49% sui 227,9 del 2024; una diminuzione si riscontra anche per gli utili, che sono stati di 13 miliardi, in diminuzione del 14,9% sui 15,3 miliardi del 2024; anche per i debiti il risultato non conforta, essendo cresciuti del 4,3%, giungendo a 134,7 miliardi, rispetto ai 129,1 miliardi del 2024. In compenso, sono aumentati del 3,8% gli investimenti, passati da 31,5 miliardi di euro del 2024 ai 32,7 miliardi dell’ultimo anno; così come i dipendenti, dai 183.892 del 2024 ai 190.501 del 2025 (+3,6%). Ancor meglio la loro capitalizzazione, che, a inizio luglio 2026, era di 250,5 miliardi di euro, con una crescita nell’ultimo semestre di oltre 30,3 miliardi di euro (+13,76%). I dati sono stati elaborati dal Centro Studi di CoMar, diretto da Massimo Rossi e sono relativi alle diciotto Società del settore energia quotate: A2a, Acea, Acinque, Alerion, Ascopiave, Ecosuntek, Edison R, Enel, Eni, Erg, Eviso, Gasplus, Hera, Iren, Italgas, Saipem, Snam, Terna.
Nella sua analisi sul bilancio consolidato delle società dell’energia quotate, giunto alla quinta edizione, CoMar ha calcolato anche che, tra il 2024 ed il 2025, il rapporto tra utili e ricavi è sceso da 6,74% a 5,76%, così come è in negativo anche quello tra debiti e ricavi, che aumenta dal 56,69% al 59,41%. Riguardo alle singole società, l’analisi di CoMar evidenzia che per quanto riguarda i ricavi: tra il 2024 ed il 2025, sono in aumento per tutte le Società, tranne per Ecosuntek, Eni e Hera. Eni guida la classifica per dimensione, con oltre 82,1 miliardi di euro, seguita da Enel (80,3 miliardi), Saipem (15,4 miliardi), A2a (14 miliardi), Hera (12,8 miliardi), Terna (4 miliardi), Snam (3,8 miliardi). I maggiori aumenti dei ricavi sono stati per Italgas (+39,7%), Gasplus (+23%), Terna (+9,6%), A2a (+9,4%), Snam (+8,9%). Gli utili sono in diminuzione per A2a, Enel, Eni ed Erg, mentre i maggiori aumenti sono per Acea, Ascopiave, Italgas, Snam. L’indebitamento finanziario è in crescita per dieci Società, tra cui, maggiormente, Ascopiave, Erg, Italgas, Saipem, Terna; mentre questo capitolo migliora soprattutto per A2a ed Eni. Gli investimenti sono in aumento soprattutto per A2a, Acea, Alerion, Italgas e Terna. Il maggiore datore di lavoro è Enel con 61.634 dipendenti, seguito da Eni con 32.349, da Saipem con 30.409, da A2a con 14.879 e da Iren con 11.908. Insieme ad una crescente e diffusa consapevolezza di quanto il settore sia strategico per gli andamenti economici e sociali di una collettività, per gli analisti di Comar sono chiare alcune tendenze: la domanda di energia è in aumento costante, anche per i fabbisogni da IA e Data center; la necessità della transizione energetica e ambientale ha attivato un consistente ciclo di investimenti; la gestione finanziaria è sempre più attenta, con significativi risultati anche nel controllo dei costi; a livello internazionale, il settore è interessato da operazioni di finanza straordinaria, anche m&a.
Materie prime critiche, al via il Fondo Nazionale del Made in Italy da 900 mln
Con l’affidamento a Invimit della gestione del Fondo Real Asset e a Fondo Italiano d’Investimento di quella del Fondo Imprese, il Fondo Nazionale del Made in Italy (FNMI) entra nella fase operativa. Istituito dalla legge quadro sul Made in Italy (legge n. 206 del 27 dicembre 2023) promossa dal Mimit, e attuato di concerto con il MEF, il Fondo dispone di una dotazione complessiva di 900 milioni di euro per rafforzare le filiere strategiche nazionali e garantire la sicurezza degli approvvigionamenti di materie prime critiche.
“Con questo Fondo dotiamo il Paese di uno strumento stabile di politica industriale, capace di sostenere la crescita delle imprese e rafforzare le filiere strategiche, a partire da quella delle materie prime critiche, decisive per la transizione energetica e digitale e per i settori più avanzati della nostra economia”, dichiara il ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso. “L’obiettivo è mobilitare nuovi investimenti, mettere in sicurezza le catene di approvvigionamento, ridurre le dipendenze dall’estero e consolidare la sovranità industriale dell’Italia”.
Nel dettaglio, il Fondo Real Asset dispone di una dotazione di 300 milioni di euro ed è destinato agli investimenti nella componente immobiliare delle filiere strategiche nazionali. Il Fondo Imprese, con una dotazione di 600 milioni di euro, realizzerà invece investimenti diretti e indiretti, a condizioni di mercato, nel capitale delle imprese operanti nelle filiere strategiche. Particolare attenzione sarà riservata all’intera catena del valore delle materie prime critiche: dall’estrazione alla lavorazione e alla trasformazione, dall’approvvigionamento alla distribuzione, fino al riciclo e al riuso. Il Fondo potrà inoltre intervenire nelle ulteriori filiere strategiche individuate dal Comitato tecnico strategico istituito presso il Mimit. Nel complesso, i due strumenti mirano ad affiancare alle risorse pubbliche nuovi capitali privati, sostenendo la crescita delle imprese e gli investimenti nei settori decisivi per l’autonomia industriale del Paese.
Net-Zero Industry Act: Commissione UE vara linee guida per premiare sostenibilità e resilienza
La Commissione Europea ha compiuto un passo decisivo per l’indipendenza industriale del Continente pubblicando due documenti di orientamento fondamentali per l’attuazione degli articoli 25 e 26 del Net-Zero Industry Act (NZIA). I provvedimenti, realizzati dalla Direzione Generale per l’Energia di Bruxelles, segnano l’avvio di una nuova strategia in cui la domanda pubblica diventa la leva principale per rafforzare la base manifatturiera europea nelle tecnologie pulite. L’obiettivo dichiarato è duplice: garantire che le risorse collettive premino non solo il prezzo più basso, ma anche il valore ambientale e la sicurezza degli approvvigionamenti, riducendo le dipendenze da fornitori extra-UE dominanti.
Secondo quanto stabilito dalle nuove linee guida relative all’articolo 25, le amministrazioni aggiudicatrici hanno ora l’obbligo di inserire requisiti minimi di sostenibilità e resilienza in tutte le procedure di appalto pubblico riguardanti le tecnologie a zero emissioni nette. Il campo di applicazione è speculare a quello delle direttive europee sugli appalti e riguarda contratti di fornitura, lavori e concessioni che includano tecnologie chiave come il solare fotovoltaico, l’eolico, le pompe di calore e l’idrogeno.
Bruxelles chiarisce che l’obbligo scatta quando il prodotto finale a zero emissioni è l’oggetto del contratto, mentre sono esclusi i prodotti che contengono tali tecnologie solo come subcomponenti, come nel caso degli autobus elettrici. Dal 30 giugno 2026, si applicheranno requisiti specifici, come quelli sulla riciclabilità delle pale eoliche. Le autorità potranno comunque integrare criteri aggiuntivi, a patto che siano oggettivi e non discriminatori. Un punto cruciale riguarda la determinazione dell’origine dei prodotti, che deve seguire il Codice Doganale dell’Unione. In assenza di documentazione affidabile, come fatture o certificati di ispezione di fabbrica, le autorità dovranno presumere che il prodotto provenga da un paese ad alta dipendenza.
L’articolo 26 introduce un cambio di paradigma nelle aste per la diffusione delle energie rinnovabili. Gli Stati membri sono ora tenuti ad applicare criteri non legati al prezzo per almeno il 30% del volume d’asta annuale o per almeno 6 gigawatt di capacità. Questi parametri devono agire sia come criteri di prequalificazione (dentro o fuori) sia come criteri di aggiudicazione.
Tra i requisiti obbligatori di prequalificazione figurano la condotta aziendale responsabile, la sicurezza informatica — con un richiamo esplicito al Cyber Resilience Act che sarà pienamente operativo dal dicembre 2027 — e la capacità comprovata di consegnare il progetto nei tempi stabiliti. Per quanto riguarda la valutazione della sostenibilità e della resilienza come criteri di aggiudicazione, la Commissione ha fissato pesi specifici: ogni criterio deve pesare almeno il 5%, con un peso combinato dei criteri non di prezzo compreso tra il 15% e il 30% del punteggio totale. Questo meccanismo mira a premiare i progetti che garantiscono un’integrazione efficiente nel sistema energetico attraverso la flessibilità temporale e la connettività tra vettori.
Il cuore delle linee guida risiede nella gestione della resilienza. Bruxelles definisce una “fonte di approvvigionamento dominante” qualsiasi paese extra-UE che soddisfi una di queste due condizioni: fornisca più del 50% dell’offerta dell’Unione per una specifica tecnologia o componente, oppure fornisca più del 40% con un aumento medio di 10 punti percentuali in due anni consecutivi. Le linee guida impongono che non più del 50% del valore del prodotto finale o dei suoi componenti principali provenga da tali fonti.
Per agevolare il compito delle stazioni appaltanti, il Centro Comune di Ricerca (JRC) ha elaborato valori di riferimento per l’aggiunta di valore dei componenti. Ad esempio, nelle turbine eoliche le pale rappresentano il 31% del costo hardware, mentre nei sistemi fotovoltaici gli inverter pesano per il 20,4% e i moduli per il 26,6%. Le autorità dovranno consultare annualmente la Comunicazione della Commissione sulle dipendenze tecnologiche per identificare i paesi a rischio.
Il quadro normativo prevede clausole di salvaguardia per evitare blocchi del mercato o costi insostenibili. Le autorità possono decidere di non applicare i criteri di sostenibilità e resilienza in tre casi specifici: se esiste un unico fornitore (monopolio tecnologico), se procedure precedenti sono andate deserte, o se l’applicazione dei criteri comporterebbe una differenza di costo sproporzionata. Tale soglia di sproporzione è fissata al 20% per gli appalti pubblici e al 15% per le aste.
Tuttavia, chi vince una gara impegnandosi a rispettare i criteri di resilienza e non riesce a dimostrare la conformità in fase di esecuzione sarà soggetto a sanzioni severe. Le linee guida prevedono una “penale proporzionata” pari ad almeno il 10% del valore della tecnologia a zero emissioni oggetto del contratto. “Il valore della spesa pubblica deve riflettere le condizioni di mercato e non prezzi artificialmente bassi”, sottolinea la Commissione, esortando gli Stati membri a creare “liste bianche” di prodotti conformi per ridurre gli oneri amministrativi e accelerare la transizione verde dell’industria europea.
Simest, nel primo semestre sostenuti circa 6 miliardi investimenti (+20%)
Nel primo semestre 2026 Simest ha sostenuto investimenti per circa 6 miliardi di euro, in crescita del 20% rispetto allo stesso periodo del 2025. E’ quanto emerge dalla Relazione finanziaria della società del gruppo Cdp al 30 giugno 2026. Circa 1.900 le imprese supportate, di cui oltre 1.100 nuove aziende e circa il 90% dei clienti è rappresentato da piccole e medie imprese. In dettaglio il supporto all’export – gestito attraverso il Fondo 295/73 in convenzione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci) – ha raggiunto 4,8 miliardi di euro, con un incremento del 15% rispetto al primo semestre 2025.
Gli investimenti partecipativi si attestano a circa 108 milioni di euro, in linea con i livelli registrati nel primo semestre 2025.
Il patrimonio netto è di circa 340 milioni di euro, in crescita del 4% rispetto al primo semestre 2025.
Il risultato lordo raggiunge circa 10,4 milioni di euro, in crescita del 15% rispetto al primo semestre 2025, mentre l’utile netto si attesta a circa 7 milioni di euro, con un incremento dell’8%. “Non abbiamo aspettato che le tensioni internazionali diventassero emergenza per le nostre imprese: l’instabilità dei mercati energetici e le difficoltà di accesso ad alcune rotte commerciali, in particolare verso il Medio Oriente, richiedevano una risposta tempestiva, ed è quanto abbiamo messo in campo con la finanza agevolata”, ha detto Regina Corradini D’Arienzo, amministratrice delegata di Simest. “Allo stesso tempo, continuiamo a lavorare su un fronte spesso meno visibile, ma altrettanto decisivo e strategico: quello delle imprese di filiera che, pur non esportando direttamente, sostengono l’intera competitività del Made in Italy. L’incremento degli investimenti sostenuti, il forte sviluppo della finanza agevolata e soprattutto l’ingresso di oltre 1.000 nuove imprese confermano che l’ascolto del tessuto produttivo e la velocità di risposta a supporto degli investimenti permettono alle imprese e soprattutto alle Pmi di crescere”.
Ance Toscana: il Pnrr corre, frena il settore privato post-bonus, per la casa è crisi abitativa
La regione eccelle nel PNRR, con il 79% dei cantieri già in fase avanzata, ma esplode l’emergenza abitativa e la carenza di manodopera specializzata. In estrema sintesi, il comparto delle costruzioni in Toscana si trova oggi di fronte ad un bivio. Il settore incide per circa un quarto sull’intero apparato industriale regionale ed è leva determinante per gli investimenti infrastrutturali, per i programmi di rigenerazione urbana e per la transizione ecologica ed energetica. Nel 2025, l’edilizia è stata uno tra i comparti più dinamici della Toscana, con una crescita del valore aggiunto del 2,3% e un impatto decisivo sull’occupazione, che ha registrato un incremento tendenziale del 4%. In termini di investimenti, lo scorso anno, si è chiuso in flessione (-2,6% in termini reali) mentre per il 2026 si prevede un’inversione di tendenza con una crescita stimata del +5,5% grazie al completamento delle opere del PNRR e da una ripresa del mercato dei lavori pubblici.
I primi tre mesi del 2026 riportano valori positivi per i bandi di gara che, con un totale di 470 mln di euro, segnano una crescita del +150% grazie alla presenza di procedure di importo più elevato. Di contro però arrivano i primi segnali di una frenata strutturale negli investimenti privati. I dati sui finanziamenti a lungo termine per investimenti in abitazioni sono infatti crollati di oltre il 50% rispetto al 2025, scendendo persino sotto i livelli del 2023.
I dati elaborati dal Centro Studi di Ance Toscana sono stati presentati questa mattina dal presidente di Ance Toscana Rossano Massai, in una conferenza stampa in cui erano presenti anche i vicepresidenti di Ance Toscana Gian Giacomo Gellini e Stefano Fani. La Toscana si conferma una delle regioni più virtuose nella gestione del PNRR. Con 1.981 progetti in grado di generare attività edilizia, per un valore di circa 5,7 miliardi di euro, la regione vanta tempi di realizzazione record: il 79% dei cantieri è già concluso o in fase avanzata, un dato sensibilmente superiore alla media nazionale. Tuttavia, la preoccupazione si sposta sulla programmazione ordinaria: per quanto riguarda i Fondi Strutturali UE 2021-2027, a fine 2025 la spesa effettiva era ferma ad appena il 14,3% delle risorse assegnate, nonostante sia già stato impegnato il 46% del budget.
“Quando l’Italia deve lavorare in emergenza, dimostra di essere straordinariamente brava – sottolinea il presidente di Ance Toscana Rossano Massai -. La Toscana ne è la prova, con la gestione dei cantieri del PNRR. Tuttavia, non possiamo vivere di sole emergenze”. “Dall’esperienza del PNRR dobbiamo ora trarre le lezioni migliori, a partire dalla semplificazione delle procedure e dall’assunzione di responsabilità degli enti pubblici – prosegue Massai -. Questi modelli di monitoraggio continuo e snellimento burocratico non devono restare un’eccezione legata a una scadenza, ma devono essere applicati alla normalità del nostro operare quotidiano”.
In Toscana si registra una profonda emergenza legata all’accessibilità economica all’alloggio. Il 2025 ha visto una decisa ripartenza delle compravendite (+9,5%), trend che prosegue anche nel 2026. Tuttavia, l’accessibilità economica è ai minimi storici: per un reddito medio-basso, l’acquisto di una casa è ormai precluso in tutti i capoluoghi toscani. A Firenze, la situazione è critica: la rata del mutuo incide per il 53% sul reddito, mentre l’affitto arriva a divorare il 66,9% dello stipendio.
“Il futuro del settore e del territorio non può reggersi solo sulla spesa pubblica – spiega ancora il presidente di Ance Toscana -. È fondamentale un cambio culturale: i finanziamenti pubblici devono agire come stimolo per i finanziamenti privati, creando un effetto moltiplicatore attraverso lo strumento del Partenariato Pubblico-Privato (PPP). Oggi vediamo che né il pubblico né il privato da soli possono risolvere le grandi sfide che abbiamo davanti, come l’emergenza abitativa o la rigenerazione urbana. “Dobbiamo passare dalla logica dei bonus a quella di una programmazione certa nel tempo – conclude Massai -; attraverso una riforma dell’apparato pubblico e un investimento massiccio sulle competenze delle persone”.
Il settore, oggi, deve affrontare anche una altra ardua sfida: la mancanza di figure specializzate. L’87% delle imprese toscane, infatti, ricerca operai qualificati, mentre il 69% fatica a trovare figure tecniche come direttori di cantiere e project manager. Nei prossimi anni, il settore dovrà affrontare un ricambio generazionale massiccio, con oltre 7.000 lavoratori over 60 che lasceranno il cantiere. Per governare questa transizione, Ance Toscana propone di: Consolidare l’Osservatorio Regionale dell’Edilizia Toscana come strumento permanente per orientare le politiche regionali. Rafforzare la filiera tecnica che lega scuole, formazione professionale, ITS Academy e imprese. Incrementare gli investimenti nella formazione tecnica superiore (ITS ATE), che già oggi garantisce un’occupabilità del 70% con una coerenza quasi totale (93%) tra studi e lavoro svolto.
Confcommercio: sempre meno negozi sul territorio, resta il rischio desertificazione commerciale
Il commercio italiano cambia volto: in sette anni sono scomparsi oltre 96 mila negozi al dettaglio, mentre crescono e-commerce e discount, capaci di trainare il fatturato del settore. È la fotografia scattata dal primo rapporto di Confcommercio, secondo cui tra il 2018 e il 2025 il numero degli esercizi commerciali è passato da oltre 666 mila a circa 570 mila, con una riduzione del 14,4%. A pagare il prezzo più alto è il commercio ambulante, che ha perso il 27,3% dei punti vendita, ma la contrazione riguarda anche molti segmenti tradizionali: i piccoli negozi alimentari sono diminuiti del 17,9%, mentre gli esercizi legati ai consumi culturali e ricreativi, come librerie, edicole, negozi di giocattoli e articoli musicali, hanno registrato un calo del 21,9%. Tra le poche eccezioni figurano le farmacie, aumentate del 4,2% grazie all’ampliamento dei servizi offerti e alla maggiore stabilità della domanda. Il fenomeno della riduzione della rete commerciale alimenta il rischio di desertificazione dei territori, soprattutto nei centri urbani e nelle aree più fragili. Tuttavia, il settore ha mostrato una capacità di adattamento: il fatturato complessivo del commercio è cresciuto del 25,7% rispetto al 2018, sostenuto in particolare dall’e-commerce (+41,9%) e dalla forte espansione dei discount, cresciuti del 101,1%.
Per il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, i dati dimostrano la capacità delle imprese di reagire ai cambiamenti del mercato. “Le aziende commerciali hanno investito, si sono riorganizzate e hanno innovato”, ha sottolineato, pur ribadendo la necessità di intervenire per evitare lo svuotamento dei territori. La richiesta alla politica è di ridurre la burocrazia e introdurre misure fiscali più equilibrate a sostegno delle attività. Anche il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha riconosciuto la rilevanza del fenomeno. “Non ci rassegniamo a questo scenario di desertificazione”, ha affermato, ricordando gli interventi già avviati dal Governo, a partire dalla legge sulle Pmi. Per Confcommercio, però, occorre un impegno ulteriore, rafforzando anche il coordinamento tra le organizzazioni rappresentative delle piccole e medie imprese.
La trasformazione del commercio non si riflette in una diminuzione generalizzata dell’occupazione. Se il numero degli addetti nei negozi è calato complessivamente dell’1,8%, supermercati e grandi punti vendita hanno registrato una crescita dell’occupazione dell’8,3%. Anche negli esercizi specializzati, come abbigliamento, calzature e gioielleria, gli occupati sono aumentati del 3,4%, nonostante la riduzione del numero dei negozi. Un altro elemento evidenziato dal rapporto è la crescente strutturazione delle imprese commerciali. Le società di capitali sono passate dal rappresentare il 12,2% del totale nel 2018 al 17,4% nel 2025, segnale di un settore che punta maggiormente su organizzazione, investimenti e capacità di accesso alle risorse finanziarie.
Dal punto di vista territoriale, il calo della rete commerciale ha interessato tutta Italia, ma con intensità diverse. Tra il 2018 e il 2023 il Mezzogiorno ha registrato una riduzione più contenuta (-5,2%) rispetto al Centro (-8,5%), al Nord-Est (-8,6%) e al Nord-Ovest (-10,2%). Una maggiore tenuta attribuita al peso dell’autoimprenditorialità, agli incentivi e alla crescita dei flussi turistici. Il quadro che emerge è dunque quello di un commercio in profonda trasformazione: meno esercizi tradizionali sul territorio, ma imprese più strutturate e nuovi modelli di consumo in crescita. La sfida resta quella di preservare la funzione economica e sociale dei negozi di prossimità, considerati un presidio fondamentale per la vitalità delle comunità locali.
Mobilità, Motus-E: Record 6.311 punti di ricarica auto installati nel secondo trimestre
Crescita record per la rete italiana delle colonnine per auto elettriche. Secondo il monitoraggio trimestrale di Motus-E, al 30 giugno sono 84.564 i punti di ricarica a uso pubblico installati nella Penisola, in aumento di 6.311 unità nel periodo aprile-giugno 2026 e di 17.003 unità nei 12 mesi, segnando in entrambi i casi un nuovo record assoluto, anche grazie all’impiego dei fondi Pnrr. Prosegue il trend di aumento delle nuove installazioni ad alta e altissima potenza: il 53% dei punti di ricarica posati negli ultimi 12 mesi è di tipo veloce e ultraveloce, dopo aver raggiunto l’anno precedente il 50% di share. Parallelamente, diminuisce ancora il tasso dei punti di ricarica installati dagli operatori ma in attesa della connessione alla rete da parte dei distributori elettrici locali, che scende al 12,3% dal 14,9% medio del 2025. Un progresso che non può tuttavia oscurare la necessità di alleggerire le procedure di autorizzazione e di continuare a lavorare per ridurre le tempistiche di connessione.
Proposta della Commissione Ue per una Giornata in memoria delle vittime sul lavoro, Calderone: Rafforzerà l’impegno collettivo
Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, accoglie con favore l’iniziativa della Commissione europea, annunciata ieri dalla Vice Presidente Esecutiva Minzatu, di istituire una Giornata europea in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro e per la tutela della dignità dei lavoratori, da celebrarsi nel giorno della ricorrenza della tragedia di Marcinelle, l’8 agosto. L’annuncio della Vice Presidente Minzatu raccoglie la proposta che il Ministro Calderone aveva avanzato, a nome del Governo italiano, lo scorso 29 giugno nella riunione del Consiglio Lavoro-Affari Sociali dell’UE, insieme ai colleghi belga e ungherese e con il sostegno di Germania, Malta, Romania, Spagna, Croazia, Grecia e Polonia. L’auspicio espresso era che Commissione e Stati membri sostenessero l’istituzione della Giornata europea, in linea con l’analoga richiesta del Parlamento europeo. “La tragedia di Marcinelle, di cui quest’anno ricorre il 70° anniversario, – ha sottolineato Calderone – fu segnata dalla morte di lavoratori provenienti da diversi Paesi, accomunati dall’impegno nella ricostruzione economica e sociale dell’Europa del dopoguerra e appartiene pertanto alla memoria collettiva europea». L’istituzione di una giornata europea rafforzerà l’impegno collettivo “verso l’obiettivo zero morti sul lavoro”, valorizzando e promuovendo tutto il quadro legislativo europeo e, continua il Ministro, “stimolando ulteriormente l’azione comune dell’Unione, affinché il lavoro in Europa sia sempre sinonimo di dignità, sicurezza e diritti”.
Complanarina di Modena, Aspi chiude con un settimana di anticipo il piano per il posizionamento del nuovo sottopasso
Si concluderà nel primo pomeriggio di venerdì 24 luglio il programma di lavori che ha portato al posizionamento del nuovo sottopasso della Complanarina di Modena. Il completamento delle attività, portate a termine da Autostrade per l’Italia con una settimana di anticipo rispetto al cronoprogramma, consentirà pertanto, dal pomeriggio di venerdì, il ripristino della viabilità locale, a partire dalla riapertura della nuova Estense.Circa 60 persone, tra operai e tecnici, appartenenti rispettivamente ad Amplia e Tecne, entrambe società del Gruppo Autostrade per l’Italia, hanno lavorato a partire dal 27 giugno alle attività di spostamento e consolidamento di una struttura scatolare lunga 28 metri, larga 17 metri, alta quasi 10 e di un peso di 6.400 tonnellate. Una delicata operazione di traslazione di circa 45 metri che è stata resa possibile grazie all’utilizzo di 6 strutture di spinta, per un totale di 24 martinetti idraulici che hanno consentito un avanzamento medio giornaliero di circa 15 metri. Un percorso che ha consentito di inglobare il monolite, realizzato in precedenza da Aspi, alla parte sottostante della strada statale 12. La fase successiva ha previsto la ricostruzione del sedime stradale della Nuova Estense, demolito per fare spazio al sottopassaggio, il posizionamento di quasi 80 metri lineari di nuove barriere fonoassorbenti e di circa 350 metri lineari di barriere di sicurezza. Attualmente, invece, sono in corso le operazioni di stesura della nuova pavimentazione per un totale di 2000 metri quadrati, nel tratto compreso tra la rotatoria Cantone e il cavalcavia della A1. Un cronoprogramma intenso, per un totale di 10.000 ore di lavoro, che porta a termine la realizzazione dell’intero tracciato della Complanarina. Con il posizionamento del sottopasso della Nuova Estense si completa, infatti, l’allacciamento della nuova viabilità con il sistema autostradale, sia in ingresso che in uscita dal casello Modena Sud della A1.
Nei prossimi mesi si procederà con le finiture finali che prevedono, tra gli altri, interventi di natura idraulica, l’installazione di barriere di sicurezza e fonoassorbenti, il posizionamento della segnaletica, secondo un cronoprogramma che verrà condiviso con le Istituzioni. La Complanarina – termine con cui viene indicata la riconfigurazione della Tangenziale di Modena – è un’opera di rilevanza strategica per la mobilità locale e per le realtà produttive del territorio. Il progetto ha previsto la realizzazione di un nuovo tratto di circa sei chilometri che collega la tangenziale di Modena all’autostrada del Sole con l’obiettivo di alleggerire il traffico urbano – in particolare quello dei mezzi pesanti – e di garantire una distribuzione più equilibrata dei flussi veicolari. Dall’avvio dei lavori nel 2023, Aspi ha realizzato e restituito alla circolazione una serie di interventi che hanno già migliorato la viabilità locale. L’approvazione del progetto esecutivo da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, arrivata nel febbraio 2026, ha consentito di avviare la fase decisiva e più complessa, conclusa in questi giorni.
Etna, l’aeroporto di Palermo ha gestito circca 100 voli dirottati e 100 riprogrammati
“L’emergenza determinata dall’attività eruttiva dell’Etna ha rappresentato una prova complessa per l’intero sistema aeroportuale siciliano. Grazie alla straordinaria professionalità delle donne e degli uomini della comunità aeroportuale di Palermo, siamo riusciti a garantire continuità operativa, sicurezza e assistenza ai passeggeri, gestendo una situazione eccezionale senza significative ripercussioni sull’operatività dello scalo”. Lo dice Gianfranco Battisti, amministratore delegato di Gesap, al termine dell’emergenza che ha interessato l’aeroporto di Catania. Tra il 5 e il 7 luglio, l’aeroporto internazionale di Palermo Falcone Borsellino ha gestito, oltre al proprio operativo ordinario di circa 240 movimenti giornalieri, circa 100 voli dirottati da Catania e la riprogrammazione di altri 100 voli in partenza da Palermo, assicurando la piena funzionalità dello scalo e la migliore assistenza possibile ai passeggeri in una situazione di estrema complessità. “Desidero rivolgere un sincero ringraziamento anche a nome del consiglio di amministrazione – continua Battisti – al personale Gesap e agli operatori della comunità aeroportuale che, con competenza, spirito di servizio e grande senso di responsabilità, hanno affrontato questa fase straordinaria. Un ringraziamento particolare va anche a Enac, Enav, alle forze di sicurezza, agli handler, al personale del Terminal e dell’unità Apron, che hanno operato in piena sinergia dimostrando l’efficacia del modello organizzativo del nostro aeroporto. Fondamentale – aggiunge Battisti – è stata anche la collaborazione con la Protezione civile della Regione Siciliana, guidata dal dirigente generale Salvatore Cocina, che ha assicurato un supporto prezioso ai passeggeri predisponendo aree di riparo con gazebo e distribuendo acqua insieme ai colleghi di Gesap. Un esempio concreto di come il coordinamento tra istituzioni e operatori possa fare la differenza nella gestione delle emergenze”.
Determinante anche il contributo di Trenitalia che, su impulso del governo Regionale, ha attivato due treni straordinari per agevolare il trasferimento dei passeggeri verso Messina e Catania, rafforzando l’integrazione tra le diverse modalità di trasporto. “Questa esperienza conferma che il sistema aeroportuale siciliano, quando tutte le componenti lavorano in piena collaborazione, è in grado di affrontare con efficacia anche situazioni di eccezionale complessità – conclude l’ad di Gesap – garantendo sicurezza, continuità del servizio e massima attenzione ai cittadini e ai viaggiatori”. “Desidero esprimere il mio più sentito ringraziamento al personale della Gesap e a tutta la comunità aeroportuale di Palermo che, in questi giorni, ha affrontato con grande professionalità, competenza e spirito di servizio una situazione difficile – dice Roberto Lagalla, sindaco di Palermo – Lo sforzo compiuto per garantire l’operatività dello scalo, accogliendo i voli dirottati da Catania e assicurando assistenza ai passeggeri, dimostra la capacità del nostro aeroporto di rispondere con efficacia anche alle emergenze più complesse. Questo risultato – ha concluso il sindaco – è stato possibile grazie alla collaborazione tra tutte le istituzioni e gli operatori coinvolti, confermando quanto sia fondamentale fare sistema nei momenti di maggiore difficoltà. Palermo ha saputo dare un contributo concreto all’intera Sicilia, offrendo un servizio essenziale a migliaia di viaggiatori”.
Fs: oltre 1.000 bodycam per il personale di Fs Security
Sono oltre mille gli operatori di FS Security (Gruppo FS) a indossare le bodycam, uno strumento introdotto con l’obiettivo di rafforzare la tutela del personale impegnato quotidianamente nelle attività di sicurezza a supporto del Gruppo FS. A partire dal 1° luglio è stata, infatti, completata l’estensione della dotazione a tutti gli operatori di FS Security, contribuendo a un sistema ferroviario sempre più sicuro, resiliente ed efficiente, a beneficio dei viaggiatori, del personale e delle comunità, in collaborazione con le istituzioni e le Forze dell’ordine. I dispositivi di sicurezza e il loro funzionamento sono stati presentati ieri nella Sala Esquilino della Stazione di Roma Termini alla presenza del Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, del Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, del Presidente del Gruppo FS, Tommaso Tanzilli, dell’Amministratore Delegato di FS Security, Pietro Foroni, e dell’Amministratore Delegato di FS Technology, Erminio Marco Iacomussi. Attualmente 1.028 operatori di FS Security indossano le bodycam. Il numero salirà a 1.100 entro la fine del 2026, in linea con il piano di assunzioni della società, e raggiungerà circa 1.300 risorse entro il 2028.
L’introduzione delle bodycam per l’intero personale operativo costituisce il passo successivo di un percorso sperimentale iniziato nel 2025 realizzato in quattro regioni – Liguria, Puglia, Toscana e Lombardia – che ha consentito di testare sul campo l’efficacia dei dispositivi, ponendo le basi per l’estensione progressiva a tutto il personale. Gli esiti della fase di sperimentazione hanno confermato il valore strategico di tali strumenti per il contrasto agli episodi di aggressione, in un’ottica di prevenzione, deterrenza e maggiore sicurezza nei contesti operativi più esposti. Le bodycam sono integrate con la Security Control Room, sviluppata da FS Technology per la gestione dei flussi video live e registrati. In caso di attivazione del dispositivo di allarme, il sistema consente di rilevare in tempo reale la posizione dell’operatore e di inviare automaticamente una segnalazione alla sala operativa. In questo modo, il personale della Control Room può acquisire informazioni immediate sull’intervento in corso, geolocalizzare l’operatore e accedere contemporaneamente alle immagini e all’audio trasmessi dal dispositivo.
L’adozione delle bodycam si inserisce nell’ambito delle iniziative di innovazione tecnologica sviluppate da FS, per consolidare il sistema di prevenzione e presidio della sicurezza. L’introduzione di questi strumenti consente di elevare ulteriormente le misure di protezione dedicate al personale impegnato sul campo e di contribuire alla creazione di un contesto operativo e di viaggio più sicuro per i passeggeri e per il personale del Gruppo FS.
Saipem-Subsea7, la Ue apre un’indagine approfondita sulla fusione
La Commissione europea ha avviato un’indagine approfondita sulla proposta di fusione tra Saipem e Subsea7, destinata a dare vita al gruppo “Saipem7”, nell’ambito del regolamento Ue sulle concentrazioni. Secondo quanto indicato in un comunicato, Bruxelles teme che l’operazione possa ridurre in misura significativa la concorrenza effettiva in alcuni mercati dei servizi di ingegneria e costruzione offshore. L’analisi preliminare ha indicato che le attività delle due società risultano in larga parte complementari in alcuni settori, tra cui i progetti eolici offshore e i cosiddetti progetti offshore convenzionali. La fusione potrebbe tuttavia determinare un ulteriore consolidamento del mercato dei servizi Surf. Si tratta delle infrastrutture sottomarine, composte da diversi tipi di condutture e cavi installati sul fondale o nelle sue vicinanze, che collegano i pozzi offshore alle strutture di produzione in superficie. I pozzi possono trovarsi a migliaia di metri sotto il livello del mare. Le stesse competenze e attrezzature impiegate nei servizi Surf per il petrolio e il gas vengono utilizzate anche nei progetti di cattura e stoccaggio del carbonio. “L’indagine preliminare – si precisa nel comunicato – indica che l’operazione potrebbe ridurre significativamente la concorrenza nel mercato, già fortemente concentrato, dei servizi Surf per i progetti nel petrolio e nel gas e per quelli di cattura e stoccaggio del carbonio”.
Ieri, intanto, Saipem ha annunciato l’aggiudicazione di un nuovo contratto di perforazione offshore da Eni Côte d’Ivoire Limited per un valore di circa 260 milioni di dollari. Nel dettaglio, la nave di perforazione Santorini sarà impiegata al largo della Costa d’Avorio per una campagna di perforazione di sviluppo a lungo termine, con l’avvio delle operazioni previsto all’inizio del 2027. Il progetto prevede un impegno contrattuale (firm commitment) per un programma di perforazione esteso, con il potenziale impiego dell’unità nei Paesi limitrofi e ulteriori periodi opzionali, rafforzando ulteriormente le prospettive a lungo termine e la continuità dell’utilizzo futuro del mezzo. Questo nuovo contratto conferma il posizionamento competitivo di Saipem nel settore delle perforazioni offshore, nonché la sua capacità di impiegare in modo efficiente i propri asset altamente specializzati a supporto delle attività di esplorazione, valutazione e sviluppo dei clienti.
Eni e KazMunayGas raggiungono la prima produzione di elettricità dalla centrale a gas del progetto Hybrid Power Plant in Kazakistan
Eni annuncia il raggiungimento della prima produzione di elettricità per uso industriale dalla centrale a gas da 120 MW, componente chiave del progetto Mangystau Hybrid Power Plant da 247 MW, sviluppato in partnership con KazMunayGas e con Plenitude, società controllata di Eni, nella regione del Mangystau, in Kazakistan. Questo traguardo rappresenta un ulteriore importante passo avanti nello sviluppo della prima centrale ibrida su larga scala del Kazakistan, che integra produzione da fonte solare, gas e, in futuro, eolica, al fine di garantire una fornitura di energia elettrica affidabile e a basse emissioni di carbonio alle società controllate di KazMunayGas presenti nella regione. Il progetto rappresenta un approccio innovativo per sostenere il fabbisogno energetico del Paese, contribuendo al contempo alla diversificazione e alla modernizzazione del sistema energetico nazionale. Dall’avvio dei lavori di costruzione al conseguimento della prima produzione di elettricità dalla centrale a gas, sono state registrate oltre 2 milioni di ore lavorate senza infortuni con perdita di tempo (Lost Time Injury), a testimonianza dell’elevata capacità esecutiva del progetto, del costante impegno per la sicurezza e della stretta collaborazione con tutti gli stakeholder locali. Questo risultato conferma la capacità di sviluppare infrastrutture energetiche complesse nel rispetto di tempi ottimali e mantenendo i più elevati standard di sicurezza. Il progetto Mangystau Hybrid Power Plant viene sviluppato con un approccio a fasi. Dopo l’entrata in esercizio della centrale solare da 50 MW nel settembre 2025 e il raggiungimento della prima produzione di elettricità dalla centrale a gas nel luglio 2026, la fase successiva prevede il completamento della messa in servizio della centrale a gas entro il terzo trimestre del 2026 e l’avanzamento dei lavori della centrale eolica da 77 MW, la cui entrata in esercizio è prevista nel 2027, completando così la configurazione ibrida del progetto. Basato sulla consolidata partnership tra KazMunayGas ed Eni, il progetto Mangystau Hybrid Power Plant contribuisce al rafforzamento delle infrastrutture energetiche della regione del Mangystau, sostenendo al contempo gli obiettivi più ampi del Kazakistan in materia di sviluppo energetico e transizione energetica.
Eni è presente in Kazakistan dal 1992, dove svolge attività di esplorazione e produzione. Eni è co-operatore del giacimento di Karachaganak (29,25%) e partecipa al consorzio del North Caspian PSA (16,81%). Eni detiene inoltre una quota del 2% nel progetto CPC e del 5% nel progetto BTC. In linea con la propria strategia di decarbonizzazione, Eni ha ampliato la propria presenza nel settore delle energie rinnovabili in Kazakistan attraverso Plenitude. La società gestisce 96 MW di capacità eolica presso i parchi eolici Badamsha (regione di Aktobe) e una centrale solare da 50 MW a Shaulder (regione del Turkestan).
Fincantieri: Vard costruirà due unità multifunzione destinate alla manutenzione di boe e fari per Trinity House
VARD, controllata norvegese del Gruppo Fincantieri e tra i principali costruttori mondiali di navi speciali, ha firmato un contratto per la progettazione e costruzione di due navi multifunzione destinate alla manutenzione di boe e fari (Buoy and Lighthouse Maintenance Vessels) per Trinity House, l’Autorità Generale dei Fari per Inghilterra, Galles, Isole del Canale e Gibilterra. Il valore del contratto è superiore ai 220 milioni di euro. Assegnato a seguito di una gara pubblica, il contratto rientra nel programma di rinnovo della flotta di tre unità di Trinity House. Le nuove navi sostituiranno le THV Patricia e THV Galatea, rafforzando la capacità dell’organizzazione di garantire servizi di ausilio alla navigazione che siano sicuri, efficienti e affidabili e supportando la manutenzione delle infrastrutture marittime strategiche nelle acque del Regno Unito. Le unità saranno realizzate sulla base del progetto VARD 9 601, sviluppato da Vard Marine in Canada in collaborazione con Vard Design in Norvegia. Ideate come piattaforme multifunzione altamente versatili, le unità combineranno operazioni di manutenzione delle boe, attività di rilievo idrografico e capacità di risposta alle emergenze, supportando Trinity House nello svolgimento della propria missione in qualità di una delle più antiche e autorevoli istituzioni marittime al mondo.
Pierroberto Folgiero, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Fincantieri, ha commentato: “L’aggiudicazione di questo contratto rappresenta un importante riconoscimento delle competenze di VARD e della leadership industriale e tecnologica di Fincantieri nella costruzione di navi complesse. Supportare un’organizzazione come Trinity House significa contribuire alla sicurezza, all’affidabilità e alla resilienza dei servizi e delle infrastrutture marittime attraverso soluzioni che coniugano sostenibilità, innovazione e una visione di lungo periodo. Questo programma riflette il nostro impegno nello sviluppo di capacità strategiche che stanno ridefinendo il futuro del settore marittimo, dalla transizione energetica e la digitalizzazione, fino alla sicurezza e alla resilienza delle infrastrutture e dei sistemi critici.”
Le unità saranno dotate di sistemi di propulsione ibridi e di sistemi di accumulo dell’energia a batterie progettati per ridurre il consumo di carburante e l’impatto ambientale, consentendo operazioni a emissioni zero durante la permanenza in porto e garantendo una maggiore efficienza nella navigazione e nelle operazioni di posizionamento dinamico. Le navi, concepite per garantire la massima adattabilità futura, saranno inoltre predisposte per una possibile conversione all’alimentazione a metanolo, consentendo un’ulteriore riduzione dell’impronta ambientale durante il loro ciclo di vita. Oltre alle elevate prestazioni ambientali, le navi integreranno avanzate capacità digitali e sistemi di cybersecurity progettati per garantire un funzionamento sicuro e affidabile dei sistemi di bordo, in linea con la crescente rilevanza della resilienza informatica nel settore marittimo. Il contratto comprende inoltre una partnership nel campo della formazione che coinvolgerà VARD, Trinity House e Vard Marine in Canada, favorendo lo scambio internazionale di competenze e contribuendo allo sviluppo di professionalità nel settore marittimo attraverso programmi dedicati ad apprendisti e studenti. Le unità saranno costruite facendo leva sul modello industriale integrato di VARD a livello globale. Le consegne sono previste nel secondo e nel quarto trimestre del 2029 da uno dei cantieri VARD in Norvegia. Questo nuovo contratto rafforza ulteriormente la posizione di VARD nel mercato delle navi altamente specializzate e sottolinea il ruolo del Gruppo Fincantieri nel guidare l’innovazione, la sostenibilità e lo sviluppo tecnologico nell’industria marittima globale.
Ita Airways e Atitech firmano il nuovo contratto di manutenzione
A seguito della delibera dei rispettivi Consigli di Amministrazione, ITA Airways e Atitech hanno firmato il nuovo contratto relativo alle attività di manutenzione degli aeromobili della compagnia. L’accordo è stato sottoscritto da Joerg Eberhart, Amministratore Delegato e Direttore Generale di ITA Airways, e da Gianni Lettieri, Presidente di Atitech. La firma rappresenta un passaggio importante nel percorso di rafforzamento della collaborazione tra due aziende strategiche per il Paese e conferma la volontà condivisa di contribuire allo sviluppo del sistema Italia, facendo leva su competenze industriali, capacità operative e presidio tecnico altamente qualificato. Il nuovo contratto si inserisce nel percorso di rafforzamento dei processi operativi e industriali di ITA Airways, con l’obiettivo di assicurare un presidio sempre più efficace delle attività manutentive a supporto della flotta. L’intesa introduce misure di efficientamento tecnico-organizzativo volte a ottimizzare la pianificazione e l’esecuzione dei servizi manutentivi, rafforzando al tempo stesso il coordinamento tra le rispettive strutture tecniche. L’accordo segna quindi un passo in avanti nella relazione tra ITA Airways e Atitech, orientando la collaborazione verso un modello fondato su maggiore integrazione, trasparenza e responsabilità condivisa, in una prospettiva di lungo periodo capace di valorizzare competenze, professionalità e occupazione. “Con la firma di questo contratto inauguriamo una nuova stagione nei rapporti con Atitech, fondata sulla fiducia reciproca e su una partnership sempre più solida, nella quale il valore della collaborazione supera la
dimensione strettamente contrattuale,” ha dichiarato Eberhart. “Questo accordo crea le condizioni per rafforzare il presidio manutentivo a supporto della nostra flotta e, al tempo stesso, per garantire stabilità e sicurezza ai posti di lavoro coinvolti. È un passo in avanti importante per ITA Airways, per Atitech e per il sistema Italia, perché consolida una relazione industriale strategica basata su responsabilità condivisa, qualità e prospettiva di lungo periodo”. Per Lettieri, “questa firma non è solo un accordo commerciale che fortifica e migliora i rapporti già in essere, ma rappresenta un pilastro industriale per l’intero sistema Paese; lavorare a fianco della compagnia di bandiera ci permette di mettere a valore l’altissimo livello tecnico delle nostre maestranze consolidando Atitech come leader di riferimento nel settore delle manutenzione nell’area EMEA. Con ITA Airways condividiamo una visione orientata all’eccellenza ed alla sostenibilità sociale; questo contratto garantisce stabilità industriale ed investimenti sul territorio e soprattutto crescita occupazionale per un settore fondamentale per l’economia nazionale”.
Tim lancia Priority, nuova generazione di servizi per la connessione
“La velocità non basta più. Intelligenza artificiale, streaming in alta definizione, cloud gaming, videoconferenze e l’uso contemporaneo di più dispositivi richiedono una connessione stabile, continua e reattiva, soprattutto nei momenti di maggiore congestione. In Italia, negli ultimi anni, il traffico dati è aumentato di oltre il 280% sulle reti mobili e di oltre il 130% su quelle fisse. Con Priority, Tim introduce un cambio di paradigma nel mercato delle telecomunicazioni. Finora l’evoluzione della rete ha reso disponibili prestazioni sempre migliori indistintamente a tutti i clienti. Il nuovo modello aggiunge la possibilità, per chi lo desidera, di scegliere un livello di servizio superiore: la rete riconosce il cliente Priority e gli riserva una gestione prioritaria del traffico per assicurare una qualità più elevata e costante nei momenti e per le applicazioni in cui la prestazione fa la differenza. Una corsia preferenziale digitale che si aggiunge alla qualità del servizio di base”. Così Tim annuncia Priority in una nota. “Per anni innovare la rete ha significato soprattutto offrire più velocità e più Giga a tutti. Con Priority apriamo una fase nuova: la rete diventa capace di riconoscere chi sceglie un livello di servizio superiore e di mettere a sua disposizione le risorse necessarie quando servono. È un cambio di paradigma che supera la logica del best effort e trasforma la qualità della rete in un’esperienza concreta, scelta dal cliente e garantita da Tim. Priority è il primo passo verso una nuova generazione di servizi costruiti intorno alle diverse esigenze delle persone”, dichiara Pietro Labriola, Amministratore Delegato di Tim. Priority “nasce come una piattaforma unica destinata a integrare progressivamente tre dimensioni dell’esperienza: connettività, assistenza e protezione. Il percorso parte da Priority connectivity, con servizi sulla rete fissa e mobile, e proseguirà con Priority care, per rendere più rapidi l’attivazione e il supporto, e Priority protection, con funzionalità dedicate alla sicurezza digitale”.
Prosolia Energy accelera sullo storage. Al via in Portogallo uno dei più grandi impianti rinnovabili ibridi con Bess
Prosolia Energy, produttore indipendente di energia attivo a livello internazionale, ha annunciato l’entrata in esercizio di un sistema di accumulo di energia a batteria (Battery Energy Storage System – BESS) presso il proprio impianto fotovoltaico Albispark, situato a Castelo Branco, nel Portogallo centro-orientale. Il progetto integra un sistema di accumulo da 15 MW con una capacità di stoccaggio di 60 MWh a un impianto fotovoltaico esistente da 34,4 MWp ed è collegato direttamente alla rete di trasmissione ad alta tensione a 150 kV, dando vita a una delle più grandi installazioni ibride operative del Paese. Il sistema utilizza la tecnologia fornita da Trina Storage, leader globale nelle soluzioni di accumulo energetico, progettata specificamente per applicazioni utility-scale e dotata di avanzati sistemi di monitoraggio e gestione dell’energia che ottimizzano il funzionamento dell’impianto e l’interazione con la rete elettrica.
Si tratta di una soluzione ambiziosa, che Prosolia Energy prevede di sviluppare anche in altri stati, tra cui l’Italia, e che conferma il ruolo sempre più centrale dello storage energetico nella transizione energetica europea. Il progetto è stato selezionato tra i beneficiari del Piano di Ripresa e Resilienza del Portogallo (PRR), nell’ambito del programma C21 – REPowerEU, volto a rafforzare la flessibilità della rete e ad accelerare l’integrazione delle fonti di energia rinnovabile. Albispark rappresenta un importante traguardo strategico per Prosolia Energy. Si tratta infatti del primo progetto internazionale di ibridazione with BESS utility-scale dell’azienda e del primo passo di una più ampia strategia volta a integrare sistemi di accumulo a batteria nel portafoglio europeo degli impianti rinnovabili del Gruppo.
Pedro Pereira da Silva, Country Manager di Prosolia Energy in Portogallo, ha dichiarato: “Il settore energetico sta entrando in una nuova fase. Dopo anni dedicati all’espansione della capacità di generazione da fonti rinnovabili, la priorità è ora garantire la flessibilità necessaria per integrare questa energia nella rete in modo efficiente e sicuro. Lo storage energetico svolge un ruolo fondamentale in questo processo. In questo contesto, Albispark, con i suoi 60 MWh di capacità di accumulo, rappresenta un passo importante verso la realizzazione di un sistema energetico flessibile e resiliente, di cui l’Europa ha oggi bisogno. L’accumulo di energia svolge un ruolo cruciale nel rafforzare la resilienza della rete, ottimizzare l’utilizzo della generazione da fonti rinnovabili e supportare un sistema elettrico più stabile ed efficiente, in grado di rispondere alle esigenze future di cittadini, imprese e industria”.
Anche in Italia la crescita della capacità da fonti rinnovabili deve essere accompagnata da una maggiore flessibilità della rete. Con la continua espansione degli impianti solari ed eolici, i sistemi di accumulo a batteria stanno assumendo in tutta Europa un ruolo chiave nel bilanciamento tra domanda e offerta di energia, nel rafforzamento della resilienza della rete e nella massimizzazione del valore dell’energia prodotta da fonti rinnovabili. In base ai dati dell’Agenzia internazionale dell’Energia, i sistemi di accumulo tramite batterie rappresentano la tecnologia energetica in più rapida crescita a livello globale. In questo contesto, l’Italia è considerata dagli investitori uno dei 10 paesi più promettenti per i BESS. Tra i fattori che rendono l’Italia appetibile figurano la solidità della supply chain locale, la certezza delle regole di mercato, l’accesso alla rete e la finanziabilità delle opzioni di ricavi contrattuali. Le previsioni dell’ultimo Italy Battery Buildout Report di Modo Energy stimano che il nostro paese possa raggiungere i 15 GW entro il 2030, superando gli obiettivi fissati dal Piano nazionale energia e clima. Con l’entrata in esercizio di questo importante progetto ibrido con BESS, Prosolia Energy consolida la sua posizione come uno dei pochi produttori indipendenti di energia (IPP) attivi sia nel segmento utility-scale sia in quello della generazione distribuita, rafforzando il suo impegno nel guidare la prossima fase della transizione energetica europea, fondata sull’integrazione dei sistemi di accumulo a batteria (BESS) con la produzione di energia da fonti rinnovabili.
A Prato nasce il Textile Hub, una delle infrastrutture più innovative d’Italia per il recupero delle fibre tessili
Con il Textile Hub inaugurato ieri a Prato, la Toscana si dota di una delle infrastrutture più innovative realizzate in Italia per il recupero e la valorizzazione dei rifiuti tessili. Un investimento che guarda ben oltre i confini del territorio: mentre l'Europa ridisegna le regole del settore, puntando su prodotti più durevoli, riutilizzabili e riciclabili, il nuovo impianto mette a disposizione della filiera una delle tecnologie destinate a rendere possibile questa trasformazione. Realizzato da Plures grazie a un investimento di 31,3 milioni di euro, il Textile Hub è stato sostenuto da un contributo di 900 mila euro del PNRR e ha beneficiato delle agevolazioni previste
dal piano Industria 4.0, con un credito d’imposta di 850 mila euro. Il progetto nasce per affrontare una delle principali sfide che attendono il comparto tessile nei prossimi anni: recuperare il valore delle fibre, trasformando ciò che oggi è considerato un rifiuto in una nuova risorsa per il sistema produttivo. Un progetto che unisce innovazione tecnologica, economia circolare e tradizione manifatturiera, rafforzando il ruolo di Prato come punto di riferimento europeo nel recupero e nella rigenerazione dei materiali tessili. Le nuove politiche comunitarie stanno infatti cambiando profondamente il ciclo di vita dei prodotti tessili. La raccolta
differenziata, il riutilizzo, il riciclo delle fibre, la responsabilità estesa dei produttori e le future regole sull'ecodesign delineano un modello nel quale la capacità di recuperare materia diventerà sempre più centrale. In questo scenario il Textile Hub rappresenta una risposta concreta,anticipando un'evoluzione destinata a interessare progressivamente l’intera filiera della moda europea.
Il nuovo impianto è progettato per trattare fino a 33.000 tonnellate di rifiuti tessili all0 anno:20.000 tonnellate di materiali post consumo, pari sostanzialmente all’;intero fabbisogno della raccolta differenziata della Toscana, e 13.000 tonnellate di scarti pre-consumo provenienti in larga parte dal distretto tessile pratese. Un’infrastruttura pensata per intercettare e valorizzare entrambe le principali fonti di materiali tessili a fine vita, creando una filiera integrata dedicata al loro recupero. L’obiettivo è recuperare il massimo valore possibile dalle fibre. I capi ancora idonei saranno avviati al riuso, mentre quelli non più riutilizzabili verranno selezionati e destinati al riciclo, così da reimmettere nuova materia nel ciclo produttivo come ‘end of waste’. A regime, circa il 60% dei materiali post consumo potrà essere destinato al riuso dopo le necessarie operazioni di sanificazione; il restante 40% sarà avviato alla selezione per fibra e alla pre-sfilacciatura, primo passaggio del successivo processo di riciclo meccanico. L’impianto si sviluppa su 7.000 metri quadrati di superficie coperta, ai quali si aggiungono circa 10.000 metri quadrati di aree esterne dedicate alla logistica e alle movimentazioni dei materiali. La realizzazione ha richiesto 24 mesi di lavori, mentre il collaudo dell’intero sistema proseguirà fino alla fine del 2026, accompagnando la piena entrata a regime dell'infrastruttura. A regime il Textile Hub impiegherà circa 50 addetti organizzati su due turni di lavoro. Di questi, circa due terzi saranno impegnati nelle attività di cernita semi-automatica dei materiali, una fase ancora oggi determinante per garantire qualità ed efficienza dell’;intero processo di recupero.
Enti locali, Palazzi (Anci): “Bene rinnovo, ora Governo garantisca risorse strutturali ai Comuni”
“La firma del nuovo contratto per il triennio 2025-2027, che riguarda circa 404mila lavoratori dei Comuni e degli enti territoriali, è una buona notizia. Ora, però, il Governo deve garantire agli enti locali le risorse necessarie per sostenerne i costi”. Lo dichiara Mattia Palazzi, vicepresidente Anci. “Anci – afferma Palazzi – ha sempre sottolineato come il divario retributivo tra i dipendenti dei Comuni e quelli delle altre pubbliche amministrazioni rappresenti una delle principali cause della scarsa attrattività del lavoro negli enti locali e delle richieste di mobilità verso altre amministrazioni. Per assicurare un’effettiva perequazione salariale sarebbero necessarie risorse pari a circa un miliardo di euro”.
“Non possiamo però ignorare un punto fondamentale: il costo di questo rinnovo, il terzo in quattro anni, incide sulla spesa corrente dei Comuni, già fortemente appesantita dai tagli che, a partire dalla manovra del 2022, valgono circa due miliardi di euro. A questo si aggiungono l’aumento dei costi energetici, dei servizi e delle manutenzioni e una domanda sociale crescente, alla quale i Comuni sono chiamati a rispondere ogni giorno. Il contratto appena sottoscritto – evidenzia il vicepresidente Anci – comporta per i Comuni un costo di circa 740 milioni di euro l’anno, già a partire dal 2026. A fronte di questo impegno, il fondo stanziato dal Governo prevede 50 milioni di euro per il 2027 e 100 milioni a decorrere dal 2028. Si tratta di risorse insufficienti”.
“Tra tagli, aumenti dei costi non coperti e nuovi costi il rischio concreto è che i Comuni siano costretti a ridurre i servizi oppure ad aumentare tasse e tariffe a carico dei cittadini”, sottolinea Palazzi. “Chiediamo quindi al Governo di individuare con urgenza risorse aggiuntive e strutturali, pari ad almeno la metà del costo complessivo dei rinnovi contrattuali, oppure di recuperare integralmente i tagli alla spesa corrente dei Comuni previsti a partire dalla manovra del 2022. A breve inizierà il confronto sulla prossima legge di bilancio. La priorità deve essere garantire risorse certe per la spesa corrente, consentire ai Comuni di sostenere gli aumenti dei costi e continuare a rispondere alla crescente domanda sociale. Senza nuove risorse, sono a rischio i servizi ai cittadini”, conclude il vicepresidente Anci.
Wienerberger Italia: sette stabilimenti, un unico accordo integrativo di gruppo
È stata raggiunta l’intesa sul nuovo Contratto integrativo del Gruppo Wienerberger Italia, che per la prima volta riconduce all’interno di un’unica cornice contrattuale nazionale i sette stabilimenti facenti capo a Wienerberger S.p.A. e a Terreal Italia S.r.l. Si tratta di una realtà industriale articolata e strategica per il settore dei materiali da costruzione, con 372 addetti. Grazie ad un unico accordo integrativo di Gruppo, in vigore fino al 31 dicembre del 2028, sarà possibile garantire diritti e trattamenti comuni, mantenendo al tempo stesso attenzione alle caratteristiche produttive, organizzative e occupazionali di ciascuna realtà. L’accordo riconosce infatti il valore del confronto sindacale come strumento di partecipazione, sviluppo e valorizzazione delle attività produttive. Un avanzamento importante riguarda il sistema delle relazioni industriali, con due incontri annuali a livello di Gruppo ai quali si aggiunge un incontro specifico dedicato alla salute e sicurezza, con la partecipazione degli Rls. L’intesa, inoltre, prevede l’allineamento dell’indennità di trasferta tra operai e impiegati e il riconoscimento, a partire dal 1° gennaio 2027, di tre ore annue di permesso retribuito per visite e accertamenti medici specialistici, utilizzabili anche per accompagnare i familiari. Negli stabilimenti privi di mensa viene avviato un percorso di armonizzazione dei buoni pasto elettronici, con un valore giornaliero di 7 euro da settembre 2026, 7,50 euro da gennaio 2027 e 8,50 euro da gennaio 2028.
L’accordo istituisce inoltre un Premio di risultato triennale per il periodo 2026-2028, valido per tutti gli stabilimenti, esteso anche ai lavoratori a tempo determinato, in somministrazione e in apprendistato. Pertanto un premio più accessibile considerando che “abbiamo ottenuto al 65% di raggiungimento dei target degli indicatori 3400 euro in 3 anni, ‘over accipment’ al superamento del 100% degli obiettivi”, affermano i sindacati.
Sul versante welfare, in caso di conversione del premio in piattaforma, l’azienda riconoscerà inoltre una maggiorazione del 13% per il 2026 e del 10% per il 2027 e il 2028. L’andamento degli indicatori sarà oggetto di informazione e verifica periodica con le Rsu e le organizzazioni sindacali. Anche nell’applicazione del correttivo individuale legato alle presenze sono state introdotte specifiche tutele: non saranno conteggiate, tra le altre, le assenze per maternità e paternità obbligatoria, infortuni riconosciuti dall’Inail, ricoveri ospedalieri, permessi previsti dalla legge 104 e caregiver, congedi parentali, donazione di sangue, lutto e malattie fino a dieci giorni. “Il passaggio da sette stabilimenti a un unico accordo di Gruppo rappresenta un salto di qualità nelle relazioni industriali”, dichiarano le segreterie nazionali di FenealUil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil. “Questo – spiegano – non significa cancellare le specificità dei territori e dei siti produttivi, ma mettere tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori nelle condizioni di avere una base comune di diritti, strumenti di partecipazione e trattamenti economici. Si rafforza così la capacità del sindacato di confrontarsi con le strategie complessive del Gruppo e, contemporaneamente, di intervenire sulle questioni concrete di ogni stabilimento”, concludono le tre sigle sindacali. A questo punto la parola ai lavoratori e alle lavoratrici per approvazione.
Sindacati, sottoscritti con Amazon i primi accordi nazionali per tutti i siti presenti sul territorio italiano
“Sottoscritti con Amazon Italia Transport e Amazon Italia Logistica i primi accordi nazionali”. A darne notizia unitariamente Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, sottolineando che “le intese su permessi, diritti agevolazioni e videosorveglianza rappresentano il primo caso al mondo in cui Amazon firma accordi collettivi di carattere nazionale, applicabili a tutti i 57 siti presenti nel Paese, segnando l’evoluzione dal protocollo agli accordi”. “Sul tema della videosorveglianza – spiegano le organizzazioni sindacali – è stato definito un corretto utilizzo delle nuove tecnologie, migliorando quanto oggi in essere ed è stata condivisa l’esclusione dell’uso delle immagini ai fini disciplinari. Inoltre accanto ai permessi previsti per legge le due società hanno riconosciuto a lavoratrici e lavoratori condizioni di utilizzo più favorevoli. É stato declinato l’istituto delle ferie solidali per renderne possibile l’applicazione, è stato riconosciuto il diritto a fruire dei congedi parentali anche sulla base di una singola ora ed è stata recepita, in entrambe le aziende, la disciplina della parte generale del contratto di settore, il ccnl logistica, trasporto merci e spedizione, relativa alle gravi malattie con assenze senza incidenza sul comporto e 18 mesi di retribuzione al 100%. L’intesa prevede il confronto tra le parti a livello territoriale, valorizzando la contrattazione di secondo livello su eventuali specificità di sito”.
“Grazie alla sottoscrizione degli accordi e all’avvio del confronto per settembre e ottobre su alcuni temi previsti, sia su ulteriori parti normative che economiche – commentano infine Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti – abbiamo realizzato uno straordinario risultato che rappresenta una prima naturale evoluzione dello storico protocollo sulle relazioni industriali, sottoscritto nel 2021, rafforzando il sistema di tutele, diritti e partecipazione per tutte le lavoratrici e i lavoratori di Amazon in Italia”.
“Gli accordi rappresentano un’evoluzione del sistema di relazioni definito nel 2021 con il protocollo che è stato una grande punto di partenza”, commenta il coordinatore nazionale della Filt Cgil, Andrea Gambacciani sulle intese sottoscritte con Amazon su permessi, diritti e videosorveglianza, sottolineando che “in questi anni di lavoro con Amazon abbiamo sostenuto lo sviluppo di un sistema delle relazioni industriali strutturato”. “I mesi di settembre e ottobre prossimi – sostiene il dirigente sindacale della Filt Cgil – saranno il vero banco di prova di questa nuova fase di relazioni con Amazon, legato al modello italiano che prevede il contratto nazionale e la contrattazione di secondo livello”.
Conciliazione vita-lavoro: investire sul benessere dei lavoratori aumenta fatturato e occupazione. Da Governo e Unioncamere 7,5 milioni di euro per le imprese
Favorire la conciliazione tra vita familiare e lavoro non è solo una scelta di responsabilità sociale, ma un vero e proprio motore di competitività e crescita economica per le aziende. A confermarlo sono i dati elaborati da Unioncamere e dal suo Centro Studi Tagliacarne: le imprese che investono in interventi per il benessere dei lavoratori e in una migliore gestione dei tempi di vita e di lavoro registrano performance superiori rispetto alle altre. Nel 2026, il 35% di queste imprese dichiara un aumento del
fatturato rispetto all’anno precedente (contro il 22% di chi non realizza tali investimenti), il 20% segnala un incremento dell'occupazione (a fronte del 10% delle altre) e il 45% ha già adottato o sta per adottare tecnologie digitali (rispetto al 22% delle aziende meno attente a queste tematiche). Proprio per consolidare questo legame tra benessere dei lavoratori e produttività, il Dipartimento per le Politiche della Famiglia e il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, insieme a Unioncamere, mettono in campo un intervento da 7,5 milioni di euro per accompagnare le aziende nell’adozione di una nuova certificazione strutturata proprio intorno alla conciliazione vita-lavoro, alla quale il governo ha associato anche un esonero dal versamento dei contributi previdenziali.
L’iniziativa messa in campo dal Ministero per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità e da Unioncamere dà attuazione al Piano nazionale per la famiglia 2025-2027 e alla Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026, con il preciso obiettivo di portare 1.000 imprese a conseguire la certificazione nell’arco di un anno.
“La conciliazione tra lavoro e vita familiare è un pilastro essenziale nel sostegno alle famiglie ed è un fattore di sviluppo sia economico che sociale”, dichiara la Ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella. “La costruzione di ambienti di lavoro accoglienti per i genitori, e in particolare per le mamme che più risentono delle difficoltà nella conciliazione, non è una spesa a fondo perduto ma un investimento fruttifero per tutti: per le famiglie, per le imprese, per la società nel suo complesso. Per questo il nostro governo non solo ha potenziato i congedi, agevolato l’accesso ai servizi per l’infanzia, sostenuto le famiglie attraverso sostegni diretti e le lavoratrici madri con iniziative specifiche, ma ha promosso fin dal primo giorno un’alleanza strategica con il mondo del lavoro e dell’impresa. La nuova certificazione sulla conciliazione vita-lavoro va esattamente in questa direzione, e la scelta di associare ad essa uno sgravio contributivo per le aziende certificate vuole mandare un messaggio preciso nel senso della responsabilità sociale e della promozione di comunità accoglienti e vitali”. “Investire nel benessere organizzativo non è un’attività accessoria, ma una leva strategica che incide direttamente su produttività, attrazione dei talenti, innovazione e reputazione”, sottolinea il presidente di Unioncamere, Andrea Prete. “Le imprese che investono in attività che migliorano la salute e il benessere dei propri lavoratori e che attuano iniziative dirette alla conciliazione dei tempi di vita familiare e di lavoro hanno anche performance migliori rispetto alle altre. E’ partendo da queste evidenze che Unioncamere ha confermato la collaborazione con il Dipartimento per le Pari Opportunità e il Dipartimento per la Famiglia, avviando da oggi una iniziativa diretta a quelle imprese che vogliano certificare il proprio impegno a favore della conciliazione tra vita familiare e lavoro. Un nuovo ambito di lavoro per il sistema camerale, in continuità con quanto fatto con la diffusione della certificazione della parità di genere”. Il fulcro del programma è rappresentato dalla prassi di riferimento UNI/PdR 192:2026, la specifica tecnica che definisce i requisiti e gli indicatori di performance (KPI) per i sistemi di gestione volti alla conciliazione tra vita familiare e lavoro.
Attraverso l’Avviso pubblico, le aziende con sede e attività in Italia e almeno un dipendente – con una quota di riserva del 60% destinata alle micro, piccole e medie imprese – potranno accedere a contributi a fondo perduto erogati sotto forma di servizi gratuiti, finalizzati ad assistere e accompagnare le imprese nel raggiungimento della certificazione collegata alla nuova prassi. L’agevolazione prevede due linee d’azione tra loro complementari. La prima riguarda i servizi di assistenza tecnica e accompagnamento tecnico-gestionale. Per fornire questo supporto, Unioncamere istituirà un apposito elenco di esperti qualificati – sia singoli professionisti sia soggetti collettivi come società di consulenza e reti d’impresa – selezionati tramite un avviso pubblico che ne accerta l’esperienza nei sistemi di gestione o nella conciliazione vita-lavoro. La seconda linea copre invece i costi per il rilascio della prima certificazione della conciliazione vita-lavoro. Le imprese beneficiarie dovranno scegliere l’Organismo di Certificazione accreditato tra quelli iscritti all’Elenco ufficiale. Il contributo per la certificazione varia in base alla dimensione aziendale (misurata in addetti) fino a un massimo di 12.000 euro per impresa. Per accedere alle agevolazioni, le imprese dovranno superare un test di autovalutazione online volto a verificare il livello di maturità aziendale sui temi della conciliazione. Le domande di partecipazione dovranno essere trasmesse tramite la piattaforma Restart di Infocamere a partire dalle ore 10:00 del 21 settembre 2026. Le istanze verranno valutate secondo una procedura a sportello in ordine cronologico di invio, mentre tutti i percorsi di accompagnamento e certificazione ammessi dovranno essere completati entro il 30 giugno 2027.
Venture Forum 2026: Roma si candida a hub del venture capital nel Mediterraneo
Si è tenuta ieri la quinta edizione del Rome Venture Forum, l’appuntamento dedicato al venture business e all’economia dell’innovazione promosso da Roma Startup in collaborazione con SACE, l’export credit agency italiana. L’evento ha riunito alcuni tra i principali investitori privati e istituzionali italiani ed europei della filiera dell’innovazione, rappresentanti di fondi di venture capital, grandi imprese e partner dell’ecosistema startup, in un confronto sullo stato del mercato nel 2026 e sul ruolo di Roma come piattaforma di attrazione per capitali e talenti, anche in una prospettiva mediterranea. Gianmarco Carnovale, Presidente di Roma Startup – l’associazione che sta per compiere quindici anni di attività – ha aperto i lavori richiamando l’etimologia della parola “venture”, dal latino adventura, ciò che deve ancora accadere, per ricordare come Roma sia stata storicamente una delle grandi piattaforme di innovazione e di scala della storia: «Il sistema italiano del Venture Capital ha bisogno di completare il suo ciclo di maturazione, dopo la sua genesi tardiva rispetto agli altri Stati UE, e questo passa per almeno due fattori: deconcentrare il settore attraverso il consolidamento di un secondo polo nazionale centrato su Roma, per cogliere le opportunità del centro-sud e del Mediterraneo; e soprattutto proseguire nell’allocazione di capitale di natura pubblica all’interno del settore, proseguendo nel solco del governo Draghi e della Unione Europea, per accompagnare senza interruzioni o incertezze gli investimenti lungo l’arco temporale tipico con cui i fondi VC portano i risultati, e che è nell’ordine di 10-15 anni, durante i quali non si può fermare il sostegno perché sarebbe come smettere di irrigare un campo a metà tra il momento della semina e quello del raccolto.»
Michele Pignotti, Amministratore Delegato di SACE, ha richiamato lo stretto legame tra internazionalizzazione, missione di SACE, e innovazione, citando il fenomeno che gli economisti definiscono Learning by Exporting: le aziende che competono sui mercati internazionali crescono e innovano più velocemente di quelle che restano sui mercati domestici. Pignotti ha osservato come le startup innovative italiane considerino oggi il mercato internazionale parte integrante del proprio modello di business fin dalla nascita – soprattutto nel settore dei servizi, dove l’Italia sconta ancora un ritardo rispetto ai principali competitor europei – e ha ricordato come SACE intervenga con i propri strumenti finanziari e assicurativi nella fase di scale-up, quando le imprese affrontano nuovi mercati e nuovi rischi: «Per rafforzare la competitività del nostro Paese è necessario costruire un ecosistema sempre più integrato, capace di mettere in relazione imprese innovative, investitori e Istituzioni e di accompagnare le realtà a maggiore potenziale dalla fase di avvio fino alla crescita sui mercati internazionali. È con questo obiettivo che siamo al fianco di Roma Startup e, per il terzo anno, siamo lieti di ospitare il Rome Venture Forum. Il venture capital svolge un ruolo fondamentale nel trasformare idee, competenze e tecnologie in imprese solide e competitive. SACE può accompagnarne il successivo percorso di sviluppo, sostenendo gli investimenti, mitigando i rischi e facilitando l’accesso ai mercati globali. Favorire l’incontro tra capitali pubblici e privati, investitori istituzionali e nuove imprese significa trasformare il potenziale innovativo italiano in crescita concreta, occupazione qualificata e opportunità per le nuove generazioni.»
Roberto Gualtieri, Sindaco di Roma Capitale, ha citato i dati del Global Cities Index di Kearney sull’attrattività delle città, secondo cui Roma è salita di 19 posizioni negli ultimi anni, entrando nella top ten europea come prima città italiana. Il Sindaco ha collegato il risultato agli investimenti in corso sull’innovazione digitale dell’amministrazione – dal 5G di nuova generazione all’impiego dell’intelligenza artificiale nei servizi comunali – e ha ribadito l’ambizione di realizzare in città un Innovation Campus di dimensioni paragonabili alle maggiori esperienze europee e internazionali, con un focus su quantum computing, aerospazio e difesa, life science e intelligenza artificiale: «Oggi è importante incontrare gli attori dell’innovazione a Roma perché la città sta diventando un ecosistema dell’innovazione sempre più ricco. Tutto questo deve fare squadra, deve fare sistema, perché noi possiamo attrarre talenti invece di esportarli, possiamo investire il risparmio che produciamo copiosamente nella nostra città, nel nostro paese.»
Gelsomina Vigliotti, Vice Presidente della European Investment Bank, ha richiamato il ruolo del Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI) nella costruzione degli ecosistemi nazionali di venture capital, in particolare nei paesi dove l’industria non esisteva prima del suo intervento. Vigliotti ha illustrato l’iniziativa europea sui cosiddetti “megafondi” – veicoli da almeno un miliardo di euro pensati per sostenere le startup nelle fasi di crescita più avanzate – che ha già raccolto circa 4 miliardi di euro e finanziato 15 megafondi con la partecipazione dell’Italia, e ha anticipato il lancio, avvenuto due settimane fa a Bruxelles, della seconda edizione della European Tech Champions Initiative, che prevede due canali di intervento – fondi da circa 160 milioni di euro e megafondi da circa un miliardo – pensati anche per i paesi di media dimensione come Italia, Belgio e Irlanda: «La parola chiave è ecosistema. È importante portare intorno a un tavolo tutti gli stakeholder rilevanti per far crescere l’industria del venture capital, mettendo insieme conoscenze, finanza e fiducia nella crescita di un settore sempre più cruciale per il benessere dell’economia.»
Il Forum è proseguito con la keynote “Playing the Global Game” di Massimiliano Magrini, Managing Partner di United Ventures, sul posizionamento competitivo dell’ecosistema italiano rispetto ai principali hub internazionali del venture capital, e con la tavola rotonda “Un cluster di Venture Capital e nuovi strumenti finanziari come piattaforma di crescita nazionale”, che ha visto confrontarsi Anna Amati (Eureka! TT), Giorgio Gulienetti (NVM), Emilia Garito (Deep Ocean Capital), Luigi Capello (Z_One) e Francesco Salzano (SACE) in un momento di consolidamento per il settore. A seguire, Massimiliano Garri, Chief Technology, Innovation & Digital Officer del Gruppo Ferrovie dello Stato, ha tenuto la keynote “Perché sono le imprese che devono creare impresa” sul ruolo delle grandi aziende italiane come acceleratori dell’ecosistema startup nazionale – «Il Rome Venture Forum rappresenta un momento fondamentale nella storia del venture capital e corporate venture capital», ha dichiarato – mentre a chiudere i lavori è stato Francesco Caio, Strategic Advisor e già Amministratore Delegato di Poste Italiane e Avio, con l’intervento “L’Italia dell’innovazione”: «Oggi l’investimento nella filiera venture capital italiano diventa quasi un imperativo istituzionale, perché non si tratta solo di creare grandi aziende ma di costruire un tessuto industriale capace di avere le risorse e le tecnologie per affrontare le grandi sfide legate alla transizione digitale ed energetica».
Abusivismo finanziario, da Consob un prototipo che integra l’intelligenza artificiale nella vigilanza
Lo sviluppo sperimentale di strumenti di intelligenza artificiale nelle attività di contrasto dell’abusivismo finanziario consentirà alla Consob di disporre di un sistema basato su una combinazione di algoritmi utile ad efficientare i processi di vigilanza. La supervisione e il coordinamento umano restano presupposti imprescindibili per garantire affidabilità dei risultati, trasparenza e spiegabilità delle fasi valutative e decisionali nonché la coerenza con il quadro normativo europeo e nazionale.
Queste le conclusioni del Quaderno Fintech “Sperimentazione dell’IA nell’azione di contrasto della Consob agli abusivismi finanziari”, pubblicato ieri.
Lo studio presenta un prototipo messo a punto dalla Consob in collaborazione con il Politecnico di Torino e l’Università Politecnica delle Marche. Sulla scia di iniziative analoghe già prese dalla Consob in altri campi (tra cui il contrasto dell’insider trading, la vigilanza sui green bonds, la lettura dei Key Information Documents) la sperimentazione si avvale degli algoritmi nella fase iniziale delle attività di vigilanza: estrazione dei dati, analisi e trattamento delle informazioni contenute negli esposti dei risparmiatori e scrutinio dei siti web segnalati. L’uso di strumenti quali gli Llm (Large Language Model), il Lnp (Natural Language Processing),
i lettori ottici (Ocr) e l’analisi semantica consente di elaborare un’enorme mole di dati, da cui gli algoritmi ricavano potenziali segnali di criticità da sottoporre all’attenzione dell’analista umano. Gli autori – Paola Deriu, Giuseppe Frega e Alessio Boghi della Consob e Mario Trerotola, PhD in intelligenza artificiale presso il Politecnico di Torino in collaborazione con l’Università delle Marche – arrivano alla conclusione che l’intelligenza artificiale può svolgere un ruolo utile di assistenza, ma non di sostituzione rispetto ai processi valutativi e decisionali, che restano prerogativa esclusiva degli esseri umani. Le funzioni di vigilanza nel contrasto degli abusivismi finanziari non possono essere automatizzate, ma solo integrate da strumenti di IA. L’ausilio degli algoritmi consente di ridurre i tempi di analisi preliminare, di estrazione e di classificazione delle informazioni. Questi sistemi possono, inoltre, supportare l’operatore umano nella predisposizione di documenti istruttori. Per quanto evoluti, questi strumenti non sono, però, esenti da rischi (allucinazioni, errori di lettura ecc). Resta, quindi, ferma e irrinunciabile la responsabilità finale dell’intelligenza e delle competenze umane per garantire qualità del risultato, tracciabilità e spiegabilità dei processi.
Turismo: pubblicato l’elenco dei 50 Comuni ammessi alla seconda fase del Fondo Anci
Con la pubblicazione del primo elenco dei 50 Comuni ammessi alla seconda fase dell’Avviso pubblico 2026 entra nel vivo il Fondo Anci per lo sviluppo del turismo nei Comuni di minore dimensione, sostenuto dalla donazione di 1,5 milioni di euro di Airbnb. L’iniziativa, articolata nel triennio 2026-2028, finanzierà progetti di turismo diffuso nei piccoli Comuni italiani, valorizzandone il patrimonio culturale, ambientale e produttivo e promuovendo modelli di sviluppo sostenibile capaci di generare nuove opportunità per i territori. Sono 450 le candidature presentate dai Comuni italiani alla prima annualità dell’Avviso pubblico, rivolto alle amministrazioni con popolazione fino a 30.000 abitanti delle sei regioni coinvolte nel 2026 – Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Lazio, Sardegna e Basilicata. Un’ampia partecipazione che conferma il forte interesse degli enti locali verso uno strumento pensato per sostenere la crescita del turismo diffuso attraverso la valorizzazione delle specificità territoriali, delle comunità locali e del patrimonio culturale, ambientale e produttivo. La selezione è avvenuta secondo l’ordine cronologico di ricezione delle candidature, nel rispetto del criterio che garantisce la presenza di almeno due Comuni per ciascuna delle sei regioni interessate.
Per i Comuni ammessi si apre ora la fase di progettazione. Entro il 20 ottobre dovranno presentare una Manifestazione di interesse contenente la proposta progettuale sviluppata insieme al soggetto attuatore individuato dall’amministrazione comunale. Il Fondo dispone di una dotazione complessiva di 1,5 milioni di euro, ripartita nelle tre annualità 2026-2028. Al termine della seconda fase saranno selezionati almeno dieci progetti, ciascuno dei quali potrà beneficiare di un contributo fino a 40.000 euro. La graduatoria finale sarà approvata e pubblicata da Anci entro il 15 novembre 2026. L’iniziativa proseguirà anche nei prossimi due anni coinvolgendo progressivamente tutto il territorio nazionale. Nel 2027 saranno interessate Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Umbria, Molise, Calabria e Puglia; nel 2028 sarà la volta di Trentino-Alto Adige, Veneto, Emilia- Romagna, Toscana, Abruzzo, Campania e Sicilia. Il Fondo nasce anche in risposta ai dati dell'Osservatorio sul Turismo Diffuso in Italia, realizzato da The European House – Ambrosetti per Airbnb, che evidenziano come il turismo italiano continui a concentrarsi su un numero limitato di destinazioni. I primi 20 Comuni attraggono infatti il 32per cento dei visitatori nazionali, mentre l’80 per cento delle province si divide appena il 36per cento dei flussi turistici. Eppure i Comuni con meno di 30.000 abitanti rappresentano il 96 per cento degli oltre 7.900 Comuni italiani, ospitano oltre la metà della popolazione e custodiscono una parte rilevante del patrimonio culturale nazionale: l’80 per cento dei Comuni collegati ai siti UNESCO, il 64 per cento dei musei, il 67 per cento dei parchi archeologici e il 73per cento dei ristoranti stellati Michelin si trovano proprio nei piccoli centri. Le iniziative che saranno sostenute dal Fondo puntano anche a contribuire al contrasto dello spopolamento dei piccoli Comuni. Tra il 2019 e il 2024, infatti, il 36 per cento dei Comuni con meno di 5.000 abitanti ha registrato una diminuzione della popolazione superiore al 5 per cento, una percentuale che si riduce progressivamente all’aumentare della dimensione demografica dei Comuni.