LA GIORNATA

Dl Infrastrutture ok. Anche il lotto unico per la gara intercity

  • Dl Infrastrutture, 56 mln per le opere compensative Torino-Lione
  • Lagarde: Non serve una risposta più incisiva della Bce contro l’inflazione
  • Panetta: Europa al crocevia, serve volontà politica per maggiore integrazione

23 Giu 2026 di Maria Cristina Carlini

Condividi:

IN SINTESI

Via libera del Consiglio dei ministri al decreto legge recante “disposizioni urgenti per interventi infrastrutturali e per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) anche in materia contabile”. Il dl, approvato ieri sera, prevede un pacchetto di disposizioni urgenti in mareria di trasporti ferroviari e per la prosecuzione di investimenti infrastrutturali ferroviari, stradali e autostradali. Arrivano le nuove regole per la gara dei servizi ferroviari intercity. Due le novità. La prima riguarda i tempi: il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dovrà avviare entro il 31 dicembre 2026 la procedura competitiva per l’affidamento dei contratti di servizio pubblico. La seconda supera la modalità della suddivisione in più lotti della gara prevedendo, piuttosto, la suddivisione in uno o più lotti soltanto quando ciò risulti opportuno. I contratti di servizio “possono essere suddivisi in uno o più lotti appropriati e contendibili, secondo i criteri definiti dall’Autorità di regolazione dei trasporti”, precisa la norma .E’ una soluzione, questa, che va incontro alle richieste dellec organizzazioni sindacali dei trasporti sul piede di guerra contro la suddivisioni in lotti della gara a tal punto da proclamare uno sciopero, poi rinviato a fronte dell’impegno del Mit a trovare una soluzione.

Arrivano anche nuove misure per le infrastrutture nel Lazio. Il decreto affronta la questione degli espropri necessari per la realizzazione di importanti opere viarie nel Lazio, ossia il collegamento Roma-Latina e l’autostrada Cisterna-Valmontone. Poiché le procedure espropriative non sono ancora concluse, vengono prorogati di due anni i termini entro i quali possono essere adottati i relativi decreti di esproprio. In questo modo si evita che la scadenza dei termini possa compromettere o rallentare il completamento delle opere.

Una parte rilevante della disposizione è dedicata al nuovo collegamento ferroviario Torino-Lione. Per consentire la realizzazione delle opere compensative collegate a questo progetto viene autorizzata una spesa complessiva di 56,2 milioni di euro distribuita tra il 2026 e il 2029. Le opere compensative sono interventi destinati a ridurre o bilanciare gli effetti che una grande infrastruttura può avere sul territorio e sulle comunità locali. “Al fine di consentire la realizzazione delle opere compensative connesse al progetto del nuovo collegamento ferroviario Torino-Lione è autorizzata la spesa complessiva di 56,2 milioni di euro, in ragione di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028, e di 9,6 milioni di euro per l’anno 2029”.

C’è poi il capitolo Pnrr. Il Dl dà attuazione alla riforma delle norme di contabilità pubblica (riforma 1.15 del PNRR), disciplinando l’ambito di applicazione e i tempi di adozione del sistema di contabilità economico-patrimoniale unico, il relativo quadro di principi e regole contabili, gli adempimenti propedeutici a carico delle amministrazioni, i contenuti del programma di formazione e la disciplina della fase di sperimentazione. Il decreto definisce il percorso che porterà all’adozione di un sistema unico di contabilità economico-patrimoniale nelle pubbliche amministrazioni. L’obiettivo è rendere più trasparente, confrontabile e affidabile la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale e finanziaria degli enti pubblici. L’articolo 6 individua due categorie di amministrazioni: quelle coinvolte nella fase pilota del PNRR, che dovranno adottare il nuovo sistema entro l’esercizio 2030 e applicarlo a partire dallo stesso anno; tutte le altre amministrazioni pubbliche, per le quali sarà previsto un regime semplificato, da definire con successivi decreti del Mef.

Per gli organi costituzionali e di rilevanza costituzionale (ad esempio Parlamento e Corte costituzionale) l’adozione avverrà nel rispetto della loro autonomia organizzativa e regolamentare. L’articolo 7 definisce gli elementi fondamentali del nuovo sistema: Quadro concettuale della contabilità pubblica; Standard contabili ITAS (Italian Public Sector Accounting Standards); Piano dei conti unico multidimensionale. Questi strumenti costituiranno il linguaggio contabile comune di tutte le amministrazioni pubbliche, consentendo una maggiore uniformità nella produzione dei dati e una migliore lettura dei conti pubblici. Le regole saranno adottate e aggiornate mediante decreti del Ministero dell’Economia e delle Finanze, sulla base delle proposte formulate dalla governance della riforma.

Prima dell’adozione definitiva, l’articolo 8 impone alle amministrazioni una serie di attività preliminari : aggiornamento degli inventari dei beni mobili, immobili e delle immobilizzazioni; ricognizione completa di crediti e debiti; individuazione di una struttura interna responsabile della contabilità economico-patrimoniale; adeguamento dei sistemi informativi e gestionali.L’articolo 9 riconosce che il successo della riforma dipende anche dalle competenze degli operatori. Per questo motivo ogni amministrazione dovrà predisporre un piano formativo almeno triennale, privilegiando i corsi erogati o certificati dalla Scuola Nazionale dell’Amministrazione (SNA). Sarà inoltre obbligatorio il corso multimediale predisposto dal Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato sul quadro concettuale e sugli standard contabili. Dal 2026 fino all’anno precedente all’adozione definitiva, le amministrazioni coinvolte nella fase pilota dovranno elaborare, in via sperimentale, schemi di bilancio conformi al nuovo sistema e trasmetterli alla Ragioneria Generale dello Stato. Il Dl prevede poi  che, a decorrere dal 1° gennaio 2027, l’Istat produca con cadenza trimestrale le stime sul saldo delle amministrazioni pubbliche disaggregate per sottosettore.

Tra le altre novità, si proroga, dal 1° luglio al 1° ottobre 2026, l’entrata in vigore della norma sulla tassa da due euro sui cosiddetti “mini-pacchi” provenienti da Stati extra-UE. Il decreto affida a Sogin S.p.a. le attività di trattamento, condizionamento e smaltimento dei rifiuti radioattivi derivanti dalla disattivazione (decommissioning) del reattore nucleare “RTS – 1G. Galilei” della Marina Militare. In materia di turismo, viene prorogato dal 30 giugno al 31 agosto 2026 il termine relativo al
Fondo rotativo imprese (FRI) per il sostegno agli investimenti di potenziamento delle strutture ricettive sul piano della riqualificazione energetica, della sostenibilità ambientale. Per garantire, in condizioni di criticità del sistema energetico nazionale, la sicurezza e la continuità degli approvvigionamenti e la resilienza delle infrastrutture strategiche, è prevista la nomina di un Commissario straordinario di Governo per gli impianti strategici.

 

Dl Infrastrutture, tornano le norme per stop attività e cig per ondate di calore

Il decreto Infrastrutture, approvato dal cdm, “reintroduce norme già vigenti negli scorsi anni, sulla possibilità per alcuni operatori economici di sospendere o ridurre l’attività lavorativa, con conseguente accesso in deroga al trattamento di cassa integrazione, a causa di eccezionali ondate di calore”.

 

Lagarde, ‘non serve una risposta più incisiva della Bce contro l’inflazione’

La presidente della Bce Christine Lagarde difende la scelta di aumentare i tassi di interesse il 17 giugno, ma esclude al momento la necessità di una stretta monetaria più aggressiva nonostante la recente accelerazione dell’inflazione legata al rincaro dell’energia. Sul fronte dei prezzi, Lagarde sottolinea che Francoforte continua a monitorare con attenzione l’evoluzione delle aspettative di inflazione e dei possibili effetti di secondo impatto. “Non vediamo ancora segnali di un disancoraggio delle aspettative di inflazione o di effetti di secondo impatto tali da giustificare, in questa fase, una risposta più incisiva della politica monetaria”, afferma durante l’audizione davanti alla commissione Affari economici del Parlamento europeo. La presidente rivendica inoltre la correttezza della decisione assunta dalla Bce nelle scorse settimane. “La decisione di alzare i tassi di interesse presa il 17 giugno risulta solida in tutto il panorama di scenari possibili preparati dai tecnici. Significa che in qualunque scenario un rialzo dei tassi era opportuno e gli sviluppi recenti sono rimasti nell’ambito degli scenari considerati”. Per questo, aggiunge, la Bce resta “ben posizionata per navigare nell’incertezza causata dalla guerra” e continuerà a seguire “un approccio basato sui dati”, decidendo di volta in volta l’orientamento della politica monetaria.

Lagarde respinge anche l’idea che la politica monetaria attuale sia particolarmente restrittiva o incoerente rispetto alla necessità di sostenere gli investimenti europei. “Non credo che, nella forma attualmente adottata, la nostra politica monetaria sia restrittiva”, osserva rispondendo a una domanda sul rapporto tra l’azione della Bce e gli investimenti necessari per la transizione energetica. Secondo le ultime proiezioni dell’Eurotower, l’inflazione dovrebbe attestarsi al 3% nel 2026, per poi scendere al 2,3% nel 2027 e convergere al 2% nel 2028. “Siamo fiduciosi che con le misure monetarie appropriate l’inflazione tornerà al livello obiettivo”, afferma la presidente, pur riconoscendo che “le prospettive restano incerte, con rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita economica”. La numero uno della Bce evidenzia tuttavia che il recente aumento dei prezzi richiede vigilanza. “Quando vediamo l’inflazione salire come ha fatto, dall’1,9% al 3,2%, e soprattutto quando vediamo che l’inflazione di fondo sta a sua volta salendo, tra cui sui servizi, a quel punto dobbiamo stare molto attenti e penso che dobbiamo prendere delle misure”. Una valutazione che, sottolinea, tiene conto del fatto che “la crescita sta reggendo e vediamo che il settore finanziario è solido”.

Sul quadro macroeconomico dell’Eurozona, Lagarde invita a non trarre conclusioni eccessivamente pessimistiche dai recenti dati sul Pil. Dopo la revisione di Eurostat che ha registrato una contrazione dello 0,2% nel primo trimestre, la presidente osserva che il dato è stato fortemente influenzato dall’andamento dell’Irlanda e non riflette la situazione complessiva dell’area euro. “Non parlerei di stagnazione”, afferma. “Quando abbiamo una previsione per il 2026 di più 0,8% del Pil, questa non è stagnazione della nostra economia”. Secondo Lagarde, inoltre, “con tutto il rispetto per l’Irlanda, i suoi numeri hanno in qualche modo distorto i numeri di tutta l’area”. Nel suo intervento, la presidente ribadisce infine che la politica monetaria da sola non può compensare completamente gli effetti degli shock geopolitici ed energetici. “La Bce è ben attrezzata per svolgere i suoi compiti. La nostra strategia aggiornata fornisce un quadro chiaro per valutare gli shock, gestire i rischi e calibrare la nostra risposta”. Tuttavia, avverte, “la politica monetaria non può neutralizzare pienamente l’impatto di questi shock”. Per ridurre la vulnerabilità dell’Eurozona sarà quindi necessario rafforzare le resilienze strutturali dell’economia europea, “specialmente nel settore dell’energia”.

 

Panetta, ‘Europa al crocevia, serve volontà politica per maggiore integrazione’

“L’Europa è ancora una volta di fronte a un crocevia e deve trovare la determinazione politica necessaria per completare l’assetto istituzionale dell’euro”. È il messaggio lanciato dal governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, intervenendo al workshop organizzato dal Cepr e dall’Università Luiss in memoria del premio Nobel Robert Mundell. Richiamando un celebre scritto del 1969 in cui Mundell definiva l’Europa a un “crocevia”, Panetta ha sottolineato come, a oltre mezzo secolo di distanza, il continente si trovi nuovamente davanti a una scelta decisiva. Guerre, rivalità geopolitiche, frammentazione economica e nuove dipendenze strategiche stanno infatti ridisegnando il commercio mondiale, i mercati energetici e gli equilibri finanziari, imponendo all’Unione europea di rafforzare la propria capacità di risposta.

Secondo il governatore, l’Europa deve avanzare su tre fronti. Il primo riguarda il rilancio della crescita economica attraverso riforme e investimenti comuni. Per rafforzare innovazione e competitività servono una maggiore integrazione e progetti condivisi in settori strategici come comunicazioni, istruzione, tecnologia e difesa, così da creare economie di scala in grado di competere a livello globale. Il secondo fronte riguarda la realizzazione di una vera unione dei risparmi e degli investimenti. Panetta ha evidenziato che l’Europa non può finanziare innovazione, transizione verde e difesa facendo affidamento su mercati nazionali frammentati. Per questo sono necessari mercati dei capitali più integrati, una regolamentazione più semplice e armonizzata e strumenti comuni, compresi titoli europei garantiti dagli Stati membri. Il terzo pilastro è il completamento della digitalizzazione dei pagamenti europei attraverso l’euro digitale. In un contesto in cui sicurezza, tecnologia, sovranità finanziaria e sovranità monetaria sono sempre più intrecciate, garantire la disponibilità della moneta della banca centrale anche in forma digitale rappresenta, secondo il governatore, un elemento essenziale della sovranità monetaria e politica dell’Unione. Panetta ha ricordato come già Mundell avesse messo in guardia l’Europa sull’erosione della sovranità monetaria esercitata dal predominio del dollaro. Oggi quelle stesse preoccupazioni assumono nuove forme, legate alla trasformazione tecnologica e ai cambiamenti degli equilibri geopolitici.

“L’Unione europea deve rendere l’area euro più resiliente agli shock, ma anche prepararsi a un mondo in cui sicurezza, tecnologia e sovranità economica sono sempre più interconnesse”, ha osservato il governatore, sottolineando la necessità di definire il futuro dell’Europa prima che siano le crisi a imporre le scelte. In questo quadro, ha concluso Panetta, l’euro non rappresenta soltanto una valuta, ma il simbolo stesso del progetto europeo: unità, sovranità, prosperità economica e capacità di difendere valori comuni come libertà e apertura.

Mes: Gramegna, una sfortuna la mancata ratifica trattato da parte dell’Italia

L’entrata in vigore del nuovo trattato del Meccanismo europeo di stabilita’ (fondo salva-Stati) ‘e’ nelle mani dell’Italia’. Lo ha ribadito il dg del Mes Pierre Gramegna nel corso dell’audizione presso la commissione problemi economici e monetari del Parlamento Ue. Gramegna ha ricordato che anche paesi come Croazia e Bulgaria che via via hanno aderito all’area euro hanno ratificato sia il trattato esistente sia il trattato emendato la cui entrata in vigore e’ bloccata dalla decisione dell’Italia di non ratificarlo. La mancata entrata in vigore del nuovo trattato e’ una ‘sfortuna’ ha detto l’ex ministro delle finanze lussemburghesi perche’ tra le novita’ c’e’ lo strumento finanziario di ultima istanza per la risoluzione bancaria. Dopodiche’ Gramegna ha aggiunto che il Mes ‘e’ pienamente operativo’ e in grado di svolgere la funzione di gestione e prevenzione delle crisi e di analisi di rischi. Gramegna ha aggiunto che sulla questione ratifica e’ sempre in contatto con le autorita’ italiane indicando di averne discusso anche venerdi’ scorso a Roma.

Carburanti, Eurostat: Italia guida rincari in Ue tra aprile e maggio, +6,9%

Tra aprile e maggio di quest’anno, 23 Paesi Ue hanno osservato un aumento del prezzo della benzina, con il rincaro più marcato in Italia (+6,9%). Lo certificano i dati Eurostat sull’andamento dei prezzi dei carburanti. Nel complesso, a maggio si è registrato un aumento del 29,0% per il gasolio e del 16,2% per la benzina rispetto allo stesso mese del 2025. Su base mensile, invece, i consumatori dell’Ue hanno osservato una riduzione dei prezzi del gasolio del 5,8%, e un aumento dei prezzi della benzina dello 0,8% rispetto ad aprile 2026. Anche ad aprile il gasolio è aumentato del 7,9% e la benzina del 2,4% rispetto a marzo di quest’anno. Tra aprile e maggio, i prezzi del gasolio sono aumentati solo in Romania (+1,6%) e sono diminuiti negli altri paesi dell’Ue. In Italia il calo era del 4%. Quanto alla benzina, dopo l’Italia, i prezzi sono aumentati di più in Croazia e Ungheria (+0,1%). Di contro, Germania (-5,6%), Irlanda (-2,0%) e Svezia (-0,7%) hanno registrato cali a maggio rispetto al mese precedente.

 

Cgil a Bce, rialzo tassi aggrava condizione famiglie.  Incontro tra la Confederazione europea dei sindacati e Lagarde

“Esprimiamo grande preoccupazione per la decisione della Bce di aumentare di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento. In una fase di crisi economica, energetica e industriale, nuove politiche monetarie restrittive – sommate a una governance economica già tornata all’austerità – rischiano di aggravare la condizione delle famiglie, per l’aumento del costo dei mutui; delle imprese, per la stretta al credito; della finanza pubblica, per l’incremento della spesa per interessi sul debito, che per l’Italia ammonta a circa 90 miliardi di euro l’anno”. Ad affermarlo è stato il segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari, nel corso dell’incontro che si è tenuto ieri  mattina tra la Confederazione europea dei sindacati e la presidente della Bce, Christine Lagarde, aperto dalla segretaria generale della Ces, Esther Lynch. “Dal punto di vista macroeconomico – ha avvertito Ferrari – questo determinerebbe un ulteriore rallentamento della domanda interna sia sul lato dei consumi, in particolare di chi vive di salario o pensione; sia su quello degli investimenti, che sono invece fondamentali per affrontare la transizione digitale, ecologica ed energetica del sistema produttivo; a partire dall’elettrificazione e dalle energie rinnovabili, le uniche in grado di garantire indipendenza, sicurezza e riduzione dei costi energetici. L’argomento principale a sostegno di questa politica è la presunta ‘spirale prezzi-salari’: non si è verificata dopo la guerra in Ucraina; non è all’orizzonte nemmeno oggi, con la guerra in Medio Oriente. Abbiamo invece  subìto un’inflazione da offerta: scatenata dai beni energetici importati, il cui prezzo è insensibile ai tassi di interesse; e poi alimentata da una “spirale prezzi-profitti”, prima causa dell’impennata inflattiva del triennio 2022-2024, scaricata interamente sui redditi fissi, con il valore reale dei salari italiani ancora inferiore dell’8,1% rispetto al 2021″.

“Questa dinamica si sta ripetendo. Affrontarla con le stesse ricette produrrebbe gli stessi risultati. Per evitarlo, è fondamentale – ha concluso  Ferrari – rafforzare il potere d’acquisto di lavoratori e pensionati, investire nel welfare pubblico e universalistico, ridurre le diseguaglianze sociali, recuperando risorse da profitti, extra-profitti, grandi ricchezze ed evasione fiscale, rinunciare alla pericolosa corsa al riarmo, per puntare sulle vere priorità, a cominciare da politiche industriali e della ricerca capaci di contrastare la crisi esistenziale del sistema manifatturiero e produttivo europeo e di definire un nuovo modello di sviluppo, più avanzato, più innovativo e più sostenibile sul piano sociale e ambientale”.

 

Eni annuncia la Decisione Finale di Investimento del progetto Greater PAJ, il primo sviluppo integrato inter-blocco offshore in Angola

Eni, attraverso Azule Energy, annuncia di aver raggiunto la Decisione Finale di Investimento (FID) per il progetto Greater PAJ, un importante sviluppo petrolifero offshore situato nei Blocchi 31 e 31/21 al largo dell’Angola. Il progetto è operato da Azule Energy, joint venture paritetica tra Eni e bp, con la partecipazione di Sonangol E&P ed Equinor. Greater PAJ è il primo sviluppo integrato inter-blocco dell’Angola e rappresenta un approccio coordinato alla valorizzazione delle risorse di idrocarburi presenti in due concessioni adiacenti. Il progetto rafforza la strategia del Paese orientata a promuovere una gestione efficiente delle risorse, ottimizzare l’utilizzo delle infrastrutture e sostenere la produzione di petrolio nazionale. Con il primo olio atteso entro meno di tre anni, nella prima metà del 2029, l’iniziativa integra cinque giacimenti offshore distribuiti nei due blocchi, ovvero Palas, Astraea e Juno nel Blocco 31, e Urano e Dione nel Blocco 31/21. Il piano di sviluppo prevede la realizzazione di 17 pozzi collegati a una nuova unità galleggiante di produzione, stoccaggio e scarico (FPSO), con una capacità produttiva di 95.000 barili di olio al giorno e una capacità di esportazione di gas pari a 70 milioni di piedi cubi standard al giorno. Il gas sarà convogliato all’impianto Angola LNG (ALNG) attraverso una nuova linea di esportazione, che sarà interconnessa alla rete esistente del Blocco 31. Eni è presente in Angola dal 1980, con una produzione equity di circa 115.000 barili di olio al giorno. La società opera nel Paese attraverso Azule Energy, la joint venture paritetica con bp focalizzata sulle attività upstream, mentre Eni Natural Energies è attiva con un portafoglio di progetti dedicati alla decarbonizzazione.

 

Saipem: nuovo contratto offshore da Azule Energy per il progetto Greater PAJ in Angola per un valore complessivo di 1 mld di dollari

Saipem si è aggiudicata un nuovo contratto offshore da Azule Energy Exploration (Angola) Limited e Azule Energy Angola BV, società controllate da una joint venture tra Eni e bp, principalmente per i servizi di trasporto e installazione (T&I) a supporto del progetto Greater PAJ, situato a circa 200 km dalla costa angolana. Il contratto, della durata di circa 40 mesi, ha un valore di 1 miliardo di dollari.Il progetto Greater PAJ, nell’offshore dell’Angola, rappresenta uno dei più importanti sviluppi in acque ultra-profonde dell’Africa subsahariana. Nell’ambito del contratto, Saipem sarà responsabile dell’ingegneria, della fabbricazione, del trasporto e dell’installazione di circa 180 km di condotte rigide e strutture sottomarine, a una profondità massima di 2.000 metri. Il contratto include, inoltre, il trasporto e l’installazione di 38 km di flowline flessibili e jumper e di 54 km di cavi ombelicali. Le attività di fabbricazione verranno eseguite presso il cantiere Saipem ad Ambriz, in Angola, con il coinvolgimento di imprese e risorse locali. Per la campagna di installazione offshore, Saipem impiegherà i propri mezzi navali da costruzione all’avanguardia, tra cui FDS e Castorone. L’aggiudicazione di questo contratto rafforza la collaborazione tra Saipem e Azule Energy e conferma il posizionamento del Gruppo come partner di riferimento nello sviluppo di progetti offshore complessi in Angola, facendo leva su competenze ingegneristiche consolidate, asset tecnologici all’avanguardia e una presenza industriale radicata nel Paese.

Da Terna via libera a Prysmian per i cavi sottomarini Italia-Tunisia

Da Terna via libera a Prysmian per i cavi sottomarini Italia-Tunisia Contratto da circa 460 milioni aggiudicato lo scorso settembre (ANSA) – MILANO, 22 GIU – Terna dà il via libera a Prysmian per la costruzione dell’interconnessione sottomarina tra Italia e Tunisia, nota anche come ‘Elmed’. Il valore del contratto – ricorda l’azienda che si aggiudicò la gara lo scorso settembre – è di 460 milioni di euro. “Siamo pronti a trasformare questo ambizioso progetto in realtà”, afferma il vicepresidente esecutivo di Prysmian Raul Gil. “Facendo leva sugli asset, tra i quali Arco Felice, il nostro stabilimento per la produzione di cavi sottomarini vicino a Napoli, il nostro sistema avanzato di monitoraggio degli asset con sede a Palermo e il know-how delle nostre installazioni, supportato dalle navi all’avanguardia per l’installazione di cavi sottomarini – sottolinea – porteremo l’energia rinnovabile pulita generata in Tunisia nel mix energetico italiano ed europeo”. “Questo – conclude – contribuirà a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, mentre la Tunisia beneficerà in modo significativo dell’accesso diretto alla rete elettrica europea, ottenendo la connessione stabile necessaria a sostenere la crescita economica del paese”.

 

Imprese, accordo Cna-Intesa SanPaolo: speciale focus sulla cultura del rischio e sulle polizze catastrofali

Cna Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa, Intesa Sanpaolo ed Intesa Sanpaolo Protezione hanno firmato un accordo per accompagnare le imprese associate nel proprio percorso di crescita e rafforzamento. L’accordo – sottoscritto da Otello Gregorini, segretario generale CNA, Stefano Barrese, responsabile della Divisione Banca dei Territori Intesa Sanpaolo e Massimiliano Dalla Via, ad e dg di Intesa Sanpaolo Protezione – intende promuovere la diffusione di una rinnovata cultura del rischio, come leva cruciale di crescita, competitività e continuità aziendale sostenendo inoltre un rinnovamento tecnologico delle imprese grazie alle misure pubbliche di incentivazione, in particolare quelle previste dalla Legge di Bilancio 2026 n.199 del 30 dicembre 2025. In un contesto caratterizzato da forti cambiamenti e da fattori esogeni quali le crisi geopolitiche internazionali che impongono nuovi modelli di crescita e sviluppo è fondamentale per le imprese garantire una protezione alla propria continuità aziendale. Forti di questa convinzione, l’accordo prevede la possibilità – per le aziende che siano correntiste di Intesa Sanpaolo – di usufruire di coperture assicurative a condizioni agevolate a tutela di eventuali minacce, derivanti da catastrofi naturali e fenomeni atmosferici estremi, che possono compromettere la regolare prosecuzione dell’attività aziendale. La percezione dei rischi di impresa è ancora largamente sottostimata nel nostro Paese, dove il livello di protezione assicurativa delle aziende italiane resta contenuto: solo il 60% dispone di almeno una copertura assicurativa,le garanzie più specialistiche sono poco diffuse, con la Business Interruption ferma al 4%, a fine 2024, solo il 7% delle imprese risultava assicurato contro i rischi catastrofali. Tali dati confermano la necessità di rafforzare la cultura della prevenzione e della protezione, soprattutto in un contesto in cui eventi catastrofali legati al climate change o attacchi cyber possono minare l’esistenza e la prosecuzione di molte attività. Per creare una più ampia consapevolezza sull’importanza di proteggersi da queste circostanze, nelle prossime settimane partirà un roadshow dedicato alle imprese associate su tutto il territorio nazionale. In quell’occasione si parlerà anche delle misure agevolate e del servizio di Advisory che la banca offrirà per supportare le imprese nell’accesso agli incentivi. L’accordo altresì prevede misure per accompagnare i percorsi di sostenibilità delle aziende favorendo gli investimenti “green” , quali quelli legati all’efficientamento energetico degli edifici, alla produzione di energia da fonti rinnovabili, l’efficienza idrica, la circular economy attraverso prodotti e soluzioni finanziarie con condizioni dedicate e strumenti per consentire, attraverso un piattaforma riservata alle imprese associate clienti della banca, di misurare il proprio posizionamento ESG. Inoltre, verranno messi a disposizione delle associate strumenti per favorire l’internazionalizzazione e lo sviluppo verso i mercati esteri, grazie alla rete internazionale della banca.

“La collaborazione con Intesa Sanpaolo  – ha dichiarato Gregorini – nasce dalla convinzione che oggi la competitività delle piccole imprese passa non solo dalla capacità di produrre e innovare, ma anche dalla capacità di prevenire, proteggersi e programmare il futuro. Con questo accordo vogliamo accompagnare artigiani e PMI in un percorso che integra accesso al credito, gestione dei rischi, investimenti in innovazione, sostenibilità e apertura ai mercati internazionali. In un contesto segnato da cambiamenti climatici, tensioni geopolitiche e rapide trasformazioni tecnologiche, rafforzare la cultura della prevenzione e della continuità aziendale non è più un costo, ma un investimento strategico. L’obiettivo comune è fornire alle imprese strumenti concreti, competenze e opportunità per crescere in modo più solido, resiliente e competitivo”.

 

Cassa Depositi e Prestiti ottiene da MSCI il rating ESG ‘AAA’

Cassa Depositi e Prestiti  conferma la sua posizione di leadership nel settore della sostenibilità, ottenendo da MSCI il Provisional ESG Rating ‘AAA’ (p) , ossia ilposizionamento più elevato nella scala dell’agenzia. Si tratta della prima valutazione assegnata a CDP da parte di MSCI, uno dei principali provider di rating ESG al mondo, la cui copertura si estende a oltre 10.000 emittenti e quasi un milione di strumenti finanziari. Il rating ESG assegnato da MSCI, su una scala da ‘AAA’ (Leader) a ‘CCC’ (Laggard), attesta la capacità di CDP di gestire i rischi e le opportunità ESG rispetto alle altre società del proprio settore di riferimento (Supranationals & Development Banks). Fabio Massoli, Direttore Amministrazione, Finanza, Controllo e Sostenibilità di CDP, ha commentato: “Siamo orgogliosi del riconoscimento ottenuto da parte di MSCI. È un segnale importante per i nostri investitori e tutti gli altri stakeholder, per i quali valutazioni ESG autorevoli, indipendenti e riconosciute dal mercato rappresentano un elemento sempre più rilevante di scelta. La sostenibilità costituisce una leva strategica centrale del nostro modello di business e guida il nostro impegno nella creazione di valore nel lungo termine. Con il Piano Strategico 2025-2027 e l’attuale Piano ESG, abbiamo ulteriormente rafforzato l’integrazione dei fattori ambientali, sociali e di governance nelle nostre attività di finanziamento e nel nostro modello operativo. Questo risultato conferma il percorso intrapreso e ci incoraggia a proseguire con determinazione in questa direzione”. La classe di rating assegnata a CDP riflette uno score sottostante pari a 7,5, che colloca il Gruppo tra le Istituzioni con le migliori performance nel comparto “Supranationals & Development Banks”, ben al di sopra della media di settore, pari a 5,9. A questo risultato contribuiscono i punteggi conseguiti da CDP nelle tre dimensioni ESG (Environment, Social, Governance), tutti superiori alla media dei peer. Particolarmente positivo il posizionamento nella dimensione Environment (punteggio di 8,0 vs 3,8 della media settoriale), supportato, tra le altre cose, da un solido quadro di gestione dei rischi ESG per le attività di finanziamento, fondato su criteri chiari per l’attivazione di processi di escalation. Nella dimensione Social, i risultati riflettono in particolare il forte impegno nell’inclusione finanziaria, trainato dallo sviluppo di soluzioni per le PMI e i segmenti di clientela più vulnerabili, oltre che da programmi dedicati all’educazione finanziaria. Infine, sul fronte della Governance, si distingue, tra gli altri aspetti, la solida performance di CDP in materia di trasparenza fiscale, che la colloca nel 100° percentile a livello globale, confermandone il posizionamento Best in Class.

Imprese, AcomeA Sgr lancia un nuovo fondo di investimento alternativo per le Pmi

AcomeA SGR lancia AcomeA Officina Italia, Fondo di Investimento Alternativo (FIA) chiuso e riservato di diritto italiano, gestito da AcomeA SGR e dedicato all’investimento nel capitale di rischio di piccole e medie imprese italiane quotate e in fase di quotazione. Il Fondo, qualificato come PIR alternativo e riservato a investitori professionali, si inserisce nell’ambito dell’iniziativa del Fondo Nazionale Strategico Indiretto (“FNSI”), comparto del Patrimonio Rilancio promosso dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e gestito da Cassa Depositi e Prestiti, con l’obiettivo di sostenere il rafforzamento del mercato dei capitali italiano, favorire l’accesso e contribuire a un mercato più liquido per le small e mid-cap. AcomeA Officina Italia si focalizza su società a piccola e media capitalizzazione, con particolare attenzione al segmento al di sotto dei 600 milioni di euro di capitalizzazione, che rappresenta una componente rilevante del tessuto produttivo nazionale, ma che negli ultimi anni ha registrato un significativo disallineamento tra valore fondamentale e prezzi di mercato. Tale dinamica è riconducibile a fattori ciclici manifestatisi tra il 2022 e il 2024, i cui effetti sono ancora visibili nelle valutazioni, nonché a caratteristiche strutturali del mercato delle PMI che ne limitano la liquidità e la visibilità, rendendo più difficile una corretta formazione dei prezzi. Proprio per questo, il Fondo adotta un approccio attivo e selettivo, basato su ricerca fondamentale proprietaria e su un dialogo continuativo con imprenditori e management, con l’obiettivo di individuare valore non ancora espresso dal mercato e accompagnare le imprese in percorsi di crescita nel medio-lungo periodo. L’attività di investimento si avvale dell’esperienza consolidata del team azionario Italia small cap di AcomeA SGR, maturata nel corso di oltre quindici anni di attività, elemento che contribuisce alla solidità del processo di analisi e selezione nel segmento di riferimento. Il Fondo prevede una dotazione minima di circa 71 milioni di euro, con possibilità di crescita attraverso la raccolta di capitali sul mercato. Il Fondo Nazionale Strategico Indiretto potrà sottoscrivere un importo compreso tra 35 e 50 milioni di euro, nel rispetto del limite massimo del 49% del totale raccolto al primo closing. La durata del Fondo è prevista fino al 2032.

Pmi, Polimi, solo una su dieci ha a bilancio spese per ricerca e sviluppo

Solo una pmi su dieci mette a bilancio spese di ricerca e sviluppo, e tra il 2020 e il 2024 il numero si e’ ridotto dell’11%. Negli stessi anni pero’ l’investimento totale e’ cresciuto del 17%, divenendo piu’ strutturato e concentrato in meno aziende. Una mappa che vede le realta’ top sull’asse industriale Nord-Est, tra Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Quanto alla distribuzione della spesa, le imprese tra 11 e 50 anni di eta’ generano quasi l’80% della R&S, mentre le piu’ giovani e le piu’ mature investono assai meno. Anche i brevetti sono oltre 75.000 ma concentrati in appena un quarto delle aziende, e con valore difensivo piu’ che propositivo. A tracciare questa fotografia una ricerca della POLIMI School of Management condotta con CYFE-Universita’ di Bergamo come research partner, Fondazione PwC Italia come strategic partner e Assolombarda e Vistage come partner su oltre 6.300 imprese a controllo familiare con fatturato tra 20 e 150 milioni di euro. Ne emerge, tra l’altro, che sul fronte digitale gli imprenditori riconoscono il valore dell’AI ma come strumento per non arretrare in uno scenario in rapido cambiamento, non ancora come leva strategica di crescita. Infine, sette imprese su dieci hanno LinkedIn ma dedicano all’innovazione solo un post su otto. In termini relativi, la propensione a investire in R&S sembra piu’ alta nel Mezzogiorno che nel Nord industriale tanto che la Puglia e’ in testa con il 15,9% di pmi innovative; seguono Sardegna, 14,9%; Lazio, 12%; Campania, 10,4%; Piemonte, 10,1%; Veneto 9,1%, mentre la Lombardia, in cima al campione con 163 imprese innovatrici, si ferma sotto il valore medio nazionale di circa 9,9%. In realta’, le imprese nei distretti settentrionali molta innovazione e’ relazionale e di filiera e, dunque, non risulta a carico delle singole imprese. D’altra parte la Lombardia ospita 567 imprese brevettanti su 1.730, confermandosi di gran lunga la regione leader, seguita da Veneto (298), Emilia-Romagna (209, score 9,38), Piemonte (130) e Toscana (114). A queste cinque regioni si affiancano realta’ di dimensione intermedia come Lazio (77 imprese), Campania (62), Marche (58), Puglia (44), Trentino-Alto Adige/Sudtirol (41), Friuli Venezia-Giulia (34).

 

Fondazione Fs, al via aperture straordinarie delle sale storiche delle stazioni italiane

Fondazione FS Italiane apre le porte delle sale storiche di alcune delle principali stazioni ferroviarie italiane, restituendo alla collettività ambienti di alto valore architettonico e artistico, realizzati tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento e oggetto di recenti interventi di recupero e valorizzazione. L’iniziativa torna dopo un forte interesse da parte dei visitatori, che ha confermato il valore culturale di questi luoghi e che ha spinto Fondazione FS Italiane a riaprirli nuovamente. Arredi, decorazioni e opere d’arte raccontano l’evoluzione dell’architettura ferroviaria e della cultura del viaggio, offrendo uno spaccato significativo della storia del Paese. Sale reali, presidenziali e sale d’attesa, un tempo destinate a sovrani e Capi di Stato, diventano oggi accessibili attraverso un programma di aperture straordinarie che consente ai visitatori di riscoprire un patrimonio finora poco conosciuto. Da luglio a dicembre, il percorso di visita si sviluppa lungo alcune tra le più significative testimonianze del patrimonio ferroviario italiano: si parte dalla Sala Gonin di Torino Porta Nuova, progettata nella seconda metà dell’Ottocento come sala d’attesa per la famiglia Savoia e decorata dagli affreschi allegorici di Francesco Gonin dedicati ai quattro elementi e ai continenti e si prosegue con la Sala presidenziale di Roma Ostiense, caratterizzata da un impianto monumentale e impreziosita dalla statua della Dea Roma in marmo di Carrara. Dalla Sala d’attesa della stazione di Montecatini Terme, realizzata negli anni Trenta su progetto di Angiolo Mazzoni, esempio di architettura ferroviaria razionale, articolata in tre ambienti distinti per classe e caratterizzata da sedute in pelle, rivestimenti musivi e linee architettoniche curvilinee, alla Palazzina Reale di Firenze Santa Maria Novella, edificio degli anni Trenta con ambienti arricchiti da pavimentazioni in legno pregiato, rivestimenti in marmo e bassorilievi artistici. Si attraversa poi la Sala d’attesa della stazione di Taormina – Giardini di Naxos, esempio di sintesi tra linguaggi architettonici arabo-normanni e Liberty, con decorazioni ispirate al contesto locale e si finisce con la Sala Reale di Monza, unico ambiente superstite del primo impianto ferroviario ottocentesco, legato alla presenza dei Savoia e caratterizzato da arredi neoclassici che testimoniano il rapporto della città con la famiglia reale. Il calendario completo delle aperture e gli aggiornamenti sono disponibili sui canali ufficiali della Fondazione FS Italiane.

 

Anas-Sis, un modello predittivo per la sicurezza stradale

Anas, società del gruppo Fs, e la Società italiana di statistica (Sis), hanno siglato un protocollo d’intesa nel nome della cultura del dato e l’innovazione a supporto della sicurezza stradale e delle gestione delle infrastrutture. Grazie alla collaborazione, ricercatori e studiosi si sono confrontati sullo sviluppo di un modello predittivo teorico in grado di supportare l’analisi dei fenomeni che interessano la rete stradale. L’obiettivo è valutare la capacità di modelli statistici di correlare le informazioni stradali per individuare criticità, anticipare le situazioni di rischio e migliorare la pianificazione della viabilità. Anas ha ricevuto una menzione speciale durante il congresso internazionale Joint Meeting Sis-FenStatS 2026. “La collaborazione con la Società italiana di statistica – ha dichiarato l’amministratore delegato di Anas, Claudio Andrea Gemme – rappresenta un ulteriore passo nel percorso di innovazione che Anas sta portando avanti per rendere la gestione della rete stradale sempre più efficace, sostenibile e orientata alla sicurezza. Oggi i dati costituiscono una risorsa strategica per comprendere i fenomeni della mobilità e supportare decisioni tempestive e fondate su evidenze oggettive”

 

Aeroporti, Urso:  da privatizzazione scalo Catania ci aspettiamo investimenti e crescita

“Io credo che Catania finalmente possa davvero diventare la Milano del Sud, perche’ potra’ disporre di un aeroporto internazionale, che con gli investimenti privati, puo’ giungere a competere anche con gli aeroporti di Milano. La privatizzazione riguarda sia l’aeroporto di Catania che quello di Comiso. E’ un unico complesso aeroportuale e io mi auguro, l’ho detto prima, che possa lo stesso farsi nell’altro complesso aeroportuale della Sicilia Occidentale, cioe’ di Palermo e di Trapani’. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine dell’assemblea Confindustria Catania. A una domanda su alcune preoccupazioni espresse per la privatizzazione, anche relative all’occupazione, il ministro ha replicato che ‘la privatizzazione e’ nel perimetro del Golden Power. E quindi attraverso l’esercizio del Golden Power, ove necessario, si possono porre tutte le prescrizioni per quanto riguarda investimenti, per quanto riguarda lo sviluppo e anche per quanto riguarda eventualmente la tutela occupazionale”. “La Sicilia puo’ diventare la piattaforma logistica aeroportuale dell’Europa nel Mediterraneo e cosi’ attrarre sempre piu’ turisti stranieri e investitori stranieri’, ha aggiunto Urso, ribadendo che ‘Catania puo’ davvero diventare la Milano del Sud con una grande rete aeroportuale, con investimenti significativi: ce li aspettiamo dai nuovi operatori”.

Ferrovie, Italo presenta le novità della stagione estiva

Parte la stagione estiva di Italo all’insegna di numerose novità, illustrate ieri nel consueto road show che l’azienda dedica alle Agenzie di Viaggio.
In una estate che sta prendendo il via con crescente arrivo di turisti (sia interni che esteri) ed una esponenziale richiesta di esperienze immersive, Italo offre alle agenzie la possibilità di vendere prodotti integrati e connessioni in grado di soddisfare la richiesta di spostamenti legati al fenomeno del turismo esperienziale. Non solo grandi città, ma con i bus Itabus e le connessioni con altri mezzi di trasporto (come le unità veloci di SNAV) i viaggiatori Italo possono raggiungere le perle del Made in Italy (tra cui diverse isole) con semplicità di acquisto, grazie ad una singola transazione, e senza il pensiero degli spostamenti con mezzi privati. Nel dettaglio, attivati servizi treno più bus verso il Lago di Garda: si arriva con Italo fino a Verona Porta Nuova e si prosegue il viaggio con Itabus. Un solo biglietto per raggiungere Castelnuovo del Garda (fermata adiacente l’ingresso di Gardaland), Lazise, Bardolino, Garda, Torri del Benaco, Malcesine, Torbole e Riva del Garda. Da numerose città d’Italia (Roma, Firenze, Bologna, Padova, Udine, Treviso, solo per fare degli esempi) si possono così raggiungere alcune delle località più richieste. Lato marittimo, con un’unica transazione dal sito https://www.italotreno.com/it , i viaggiatori possono acquistare un biglietto combinato treno Italo, bus Itabus e unità veloci SNAV: si arriva in treno a Napoli, da lì con un Itabus dedicato in coincidenza si arriva al porto di Molo Beverello per prendere una unità veloce di SNAV, raggiungendo mete quali Capri, Ischia, Procida, le Isole Eolie (Stromboli, Panarea, Salina, Vulcano e Lipari) e Pontine (Ventotene e Ponza). Incrementati anche i servizi ferroviari verso le mete più gettonate con due nuovi collegamenti tra Venezia e Reggio Calabria, 2 aggiuntivi tra Torino e Bari, 2 ulteriori tra Roma e Bolzano, oltre al potenziamento delle fermate a Scalea.
Nuove proposte e grandi investimenti, come la connessione satellitare ultraveloce Starlink,  per soddisfare tutte le esigenze dei viaggiatori, anticipando anche i cambiamenti del mercato, che oggi si struttura in tre distinte fasce di passeggeri: oltre ai classici consumer e corporate, emerge la categoria PMI (ormai un segmento a parte, a cui Italo dedica prodotti ad hoc) per la quale l’azienda ha implementato il sistema di triangolazioni grazie al supporto delle agenzie di viaggio. “Italo oggi rappresenta una realtà in grado di offrire soluzioni ad ampio raggio. Siamo un gruppo intermodale che garantisce ai passeggeri la possibilità di pianificare il proprio viaggio per raggiungere tutta Italia, da nord a sud. Alta velocità ma non solo, grazie alle connessioni con i nostri bus arriviamo in numerose località come aree interne, piccoli borghi e centri turistici che attraggono visitatori da tutto il mondo. I flussi ci indicano come sempre più viaggiatori siano alla ricerca di spostamenti condivisi e semplici da pianificare, per questo abbiamo fatto del nostro sito una vera piattaforma multimodale, dove si possono trovare tutti i servizi connessi al viaggio”, dichiara Fabrizio Bona, Direttore Commerciale Italo.

 

Acqua, Anbi: Italia spaccata in due, deficit Nord e boom riserve al Sud

Nel 2026 l’Italia presenta un quadro idrico profondamente diviso: il Nord si trova sull’orlo di una crisi idrica con precipitazioni in forte deficit rispetto alle medie storiche, mentre il Sud registra riserve molto abbondanti, ribaltando una siccità che perdurava da oltre due anni. Sono i dati diffusi questa mattina dall’Anbi in occasione della presentazione dell’assemblea nazionale, in programma a Roma il primo e 2 luglio. A livello territoriale, in Piemonte le riserve idriche complessive sono più scarse del 42,5% rispetto all’anno scorso, mentre in Lombardia la riserva nivale al 31 maggio è inferiore del 69% rispetto alla media storica. Situazione critica anche in Emilia-Romagna, con un bilancio idrologico negativo del 23%, in Trentino-Alto Adige, dove nei primi 5 mesi del 2026 è piovuto il 39% in meno della media trentennale, e in Veneto, che registra un crollo del 39% della pioggia cumulata rispetto all’anno precedente. Al contrario, il Mezzogiorno vive una fase di sovrabbondanza grazie ai cicloni dei primi 4 mesi dell’anno: gli invasi segnano un +60% in Puglia, +65% in Sicilia, +59% in Basilicata e +42% in Sardegna. Ottimi livelli si registrano anche in Calabria, con i bacini Menta e Alaco al 95% della capienza, in Campania, dove il bacino di Conza è pieno al 98%, e in Abruzzo con i volumi della diga di Penne tra i più alti dell’ultimo decennio. Questo divario idrico tra Nord e Sud rappresenta una vera e sarà una sfida strutturale per la gestione delle risorse nazionali.

 

Energia, Blu Way: nuovo polo fotovoltaico da 5 GWh alle porte di Torino

A Borgaro Torinese nasce il campo fotovoltaico di Blu Way, società per la produzione di energia sostenibile del gruppo Rete, storico operatore torinese della distribuzione carburanti presente e attivo in Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria e Lombardia. Ne dà notizia La Stampa specificando che con una potenza installata iniziale di 3,5 Megawatt, il nuovo impianto raggiungerà entro l’estate una potenza di picco complessiva di 4 MW, garantendo una produzione annuale di energia pulita di oltre 5 Gigawattora. L’infrastruttura – si legge ancora – permetterà di rispondere non solo alle esigenze di sostenibilità sempre più centrali nelle politiche nazionale ed europea, ma consentirà anche di garantire sicurezza energetica: il campo fotovoltaico alla porte di Torino è dotato di un avanzato sistema di accumulo che immagazzinerà la corrente prodotta durante il giorno permettendo di immetterla nella rete elettrica locale quando serve, nei momenti di picco e di notte, garantendo così la disponibilità di energia quando la domanda è più alta e riducendo il rischio black-out, soprattutto ora che il caldo estivo farà scattare condizionatori e climatizzatori.

AI nei data center, Italtel e OctaiPipe riducono i costi energetici del raffreddamento fino al 30%

In un contesto di crescenti pressioni regolatorie e aumento della domanda energetica che gravano sui data center europei, Italtel, multinazionale italiana leader nelle soluzioni tecnologiche avanzate, e OctaiPipe, azienda deep-tech specializzata in Intelligenza Artificiale fisica per infrastrutture critiche , hanno stretto una partnership per portare sul mercato la soluzione AI for Cooling Efficiency (ACE) che include servizi per supportare gli operatori di datacenter nelle loro sfide energetiche. Installata da Italtel presso il data center carrier neutral da 2 MW di un importante gruppo italiano, la soluzione riduce i costi energetici dei sistemi di raffreddamento fino al 30% e migliora l’efficienza energetica complessiva dell’intera infrastruttura del sito di oltre il 10%. Il raffreddamento costituisce una delle principali voci di consumo energetico dei data center, arrivando a incidere fino al 40% dei consumi complessivi. Intervenire su questo ambito significa quindi agire su una leva concreta per la riduzione dei costi operativi e dell’impatto ambientale delle infrastrutture digitali. Il software AI for Cooling Efficiency crea un gemello digitale dell’infrastruttura, capace di replicarne il comportamento termico ed energetico. Attraverso agenti di AI collaborativa, il sistema monitora in tempo reale gli impianti di raffreddamento e ottimizza automaticamente i parametri operativi, riducendo gli sprechi senza compromettere sicurezza e performance. La piattaforma si integra con i sistemi esistenti di Building Management System (BMS) e Data Center Infrastructure Management (DCIM) senza necessità di installare nuovi sensori, e consente un percorso di automazione progressivo, valorizzando le infrastrutture già in esercizio e riducendo la necessità di investimenti aggiuntivi. Italtel, forte della propria esperienza nel settore delle infrastrutture digitali critiche in tutta Europa, è responsabile dell’implementazione commerciale, dell’integrazione dei sistemi e del supporto operativo continuo, rendendo così accessibile su larga scala la tecnologia di OctaiPipe agli operatori di data center. I benefici sono rapidi e misurabili: la riduzione dei costi energetici può arrivare fino ad un terzo, con risultati visibili già nei primi 90 giorni dall’implementazione, contribuendo al contempo a migliorare l’efficienza complessiva e la sostenibilità dell’infrastruttura. La crescente pressione normativa, anche alla luce delle più recenti direttive europee sull’efficienza energetica (EED), insieme al contesto geopolitico e all’aumento della domanda di capacità elaborativa, rende sempre più strategico per gli operatori investire in soluzioni in grado di ottimizzare i consumi e aumentare la resilienza delle infrastrutture digitali.

 

Argomenti

Argomenti

Accedi