LEGALITA' E APPALTI

Cgil: “La Direttiva Ue anticorruzione è un compromesso ma argina l’arretramento legislativo italiano. E’ una grande occasione politica e sindacale”

23 Giu 2026 di Maria Cristina Carlini

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Cgil: “La Direttiva Ue anticorruzione è un compromesso ma argina l’arretramento legislativo italiano. E’ una grande occasione politica e sindacale”

ALESSANDRO GENOVESI

Non è certo una rivoluzione. Anzi, si presenta come un compromesso ma, pur con tutti i suoi limiti, pone un argine all’arretramento legislativo italiano dall’abolizione del reato di abuso d’ufficio all’indebolimento di strumenti di controllo e responsabilità come quelli relativi alle imprese, al danno erariale e al ruolo della Corte dei Conti: è la Direttiva europea Anticorruzione approvata nello scorso maggio che, ieri, è stata al centro di un un’iniziativa organizzata dalla Cgil nazionale sul tema legalità e appalti. A svolgere la relazione introduttiva è stato Alessandro Genovesi, responsabile Contrattazione inclusiva, appalti e contrasto al lavoro nero della confederazione. La Direttiva è “un punto di partenza e una grande occasione politica e sindacale”, ha detto spiegando il perché di questo confronto.”Semplice: proprio perché mai come oggi contrastare concorrenza sleale, frodi, corruzione e quindi sprechi di denaro pubblico, vuol dire difendere direttamente i diritti dei lavoratori, pensionati, cittadini e cittadine. E questo la Cgil lo ha nel proprio dna. A partire dal sistema degli appalti pubblici che rappresentano in termini di valori economici circa il 15% del nostro PIL, cioè, nel solo 2025, oltre 300 miliardi di euro”. Il punto è non solo “come combattere meglio l’illegalità e la criminalità organizzata (anche di stampo mafioso) che inquinano il vivere civile e le economie locali, ma parliamo di come mettere le risorse pubbliche al servizio di un modello di società, di fare impresa, di rapporti sociali ed economici più giusti, imparziali e più di qualità, di controllo democratico del territorio in alternativa al controllo mafioso”, ha detto Genovesi. Tutto questo in  un Paese in cui “il costo economico della corruzione, pubblica e privata, varia tra i 50 e i 150 miliardi di euro all’anno, a seconda del metodo di calcolo . O meglio a seconda se si stimino solo il valore di tangenti, frodi e appalti truccati o anche gli effetti sull’indotto, sugli investimenti esteri persi ed in termini di minore efficienza economica. Con un crollo, solonnegli ultimi anni, nell’indice di percezione della corruzione di trasparency international del nostro paese dal 41° posto nel 2022 al 52°. In sostanza stiamo parlando della difesa anche “economica e finanziaria” della democrazia sostanziale”.

In questo quadro, la Direttiva viene accolta con favore “soprattutto perché l’anticorruzione è diventata — per la prima volta — una politica europea vincolante e questo cambia la traiettoria e pone al nostro Paese, oggi – dopo i vari recenti interventi normativi – una contraddizione da gestire e da sanare”, ha detto Genovesi che ha evidenziato il paradosso tra l’impostazione europea e l’arretramento italiano, che vede “una Direttiva che trae ispirazione dal nostro Codice Antimafia, eredità dello straordinario lavoro e sacrificio di Pio La Torre, e al contrario una legislazione nazionale che in questi anni è arretrata, indebolendo i presidi di legalità”. “Oggi investire in un approccio più efficace per prevenire e combattere la corruzione e le frodi in Italia e nell’Unione Europea vuol dire prendere atto che, sempre di più, vanno raffinandosi le tecniche e modalità per inquinare il rapporto tra decisori politici ed operatori economici, in uno scenario tecnologico e spaziale sempre più complesso, che necessita di maggiore innovazione, culturale e di processo, nuovi compiti e funzioni e non certo arretramenti”. Ma ora con la nuova Direttiva “molte cose dovranno cambiare e per alcuni versi alcune scelte sbagliate saremo costretti a correggerle E correggerle entro i termini di recepimento che scadono nel giugno 2028”. Per l’esponente della Cgil,  “la nuova direttiva è da questo punto di vista quanto mai emblematica. Perché rovescia la stessa narrazione di questi anni di “passi indietro” compiuti dal Governo Meloni”.

Secondo Genovesi, “ora si tratta di ripartire dal cuore concettuale della direttiva europea che è il principio di integrazione. L’anticorruzione efficace non è né solo penale né solo amministrativa: è un sistema in cui prevenzione e repressione si sorreggono a vicenda, in cui la trasparenza rinforza i controlli, in cui la formazione alimenta l’integrità, in cui le procedure aumentano gli spazi di autonomia. La direttiva traduce questo principio in obblighi concreti”. La Direttiva “chiede il ripristino del reato di abuso di ufficio cioè l’articolo 323 del Codice penale cancellato dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio; impone di adeguare i livelli sanzionatori; impone strategie nazionali aggiornate periodicamente, con valutazioni del rischio settoriale standardizzate. Chiede il coinvolgimento attivo della società civile, di cui lo stesso sindacato è espressione”. La direttiva valorizza il ruolo della società civile e delle organizzazioni sindacali nella prevenzione della corruzione e delle infiltrazioni criminali. Il contrasto ai fenomeni illeciti non viene infatti affidato esclusivamente agli organi di controllo pubblici, ma richiede il contributo attivo dei soggetti che operano quotidianamente nei luoghi di lavoro e nelle filiere produttive. In questa prospettiva assumono particolare rilievo gli strumenti già sperimentati dal sindacato, come la contrattazione di anticipo, i protocolli di legalità e le attività di monitoraggio svolte dalle categorie nei settori più esposti al rischio di irregolarità negli appalti e negli affidamenti.

In particolare, la direttiva europea attribuisce un ruolo importante a sindacati e società civile nella prevenzione della corruzione e delle infiltrazioni criminali, valorizzando strumenti come la contrattazione, i protocolli di legalità e le attività di monitoraggio degli appalti e delle filiere produttive. Un altro pilastro del provvedimento è il rafforzamento della tutela dei segnalanti di illeciti, considerati essenziali per far emergere fenomeni corruttivi. L’obiettivo è anche quello di riportare l’anticorruzione al centro dell’azione politica e amministrativa, superando una visione esclusivamente tecnica e rafforzando al contempo gli obblighi di prevenzione e controllo nelle imprese private. Particolarmente rilevante è poi la disciplina sulla responsabilità delle persone giuridiche. Le sanzioni previste possono arrivare fino al 5% del fatturato mondiale dell’impresa coinvolta, confermando la volontà dell’Unione europea di rafforzare il principio della responsabilità d’impresa e l’adozione di efficaci sistemi di compliance. La direttiva interviene poi sui temi della prescrizione, della confisca dei proventi illeciti e del controllo giudiziario delle aziende coinvolte in pratiche corruttive, richiamando strumenti già presenti nell’ordinamento italiano, in particolare nella normativa antimafia e nelle misure contro il caporalato. Viene rafforzata  la possibilità per le istituzioni pubbliche di costituirsi parte civile nei procedimenti per corruzione, riconoscendo un ruolo più attivo alla tutela dell’interesse collettivo e delle risorse pubbliche. Una scelta che va nella direzione di un rafforzamento degli strumenti di contrasto ai fenomeni corruttivi e di protezione della concorrenza leale. Dopo l’iniziativa di ieri, la Cgil intende andare avanti:  “invieremo un documento al Commissario europeo competente, Michel McGrath, e a tutti i Parlamentari italiani. Documento che verrà presentato anche nel percorso di consultazione pubblica che si concluderà entro il 6 luglio prossimo, promossa dall’Ue per la strategia comunitaria anticorruzione”.

Nella tavola rotonda che si è svolta dopo la relazione, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha ribadito il significato di questa iniziativa. “abbiamo contrastato le norme fatte dal Governo chec di fatto hanno allargato la possibilità di essere illegali e di poter corrompere. E tutta una serie di provvedimenti che sono stati fatti dalla limitazione della Corte dei Conti al superamento dell’abuso d’ufficio e ad altri provvedimenti che sono stati fatti, come la liberalizzazione di appalti e subappalti e gara al massimo ribasso, sono tutte cose che vanno contrastate perché purtroppo il fenomeno dell’illegalità e della corruzione no è diminuito ma sta aumentando tutto a danno di imprese serie e dei lavoratori : aumentano i contratti pirata, aumentano gli infortuni sul lavoro, aumenta il lavoro nero e le forme di caporalato . Quata è una battaglia che vogliamo proseguire cambiando le leggi balorde e sbagliate che sono state fatte. Recepire quella direttiva significa cambiare le leggi che sono state fatte  in questi anni da questo Governo”. In particolare, Landini ha attaccato la riforma della Corte dei Conti. “Se una riforma è peggiorativa non è una riforma e noi siamo di fronte a una situazione in cui si sta svuotando il ruolo della Corte dei Conti”, ha detto.

Di passi indietro ha parlato anche Giuseppe Busia, presidente dell’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione. Il riferimento, in particolare, è all’abrogazione dell’abuso d’ufficio  ”che avrebbe dovuto almeno essere compensato da riforme amministrative” e “questo provoca un indebolimento generale degli anticorpi” alla corruzione ”che invece si devono avere”, ha detto. ”La corruzione fa danni economici ingentissimi, di miliardi, e che si riflettono sui diritti delle persone, dei più deboli”; soprattutto ”danneggia la fiducia nelle istituzioni, di cui abbiamo più che mai bisogno”, ha aggiunto. ”Adesso abbiamo finalmente una direttiva europea anticorruzione: non è il testo più avanzato che c’era all’inizio, è un compromesso, ma è comunque un passo estremamente significativo perché vuol dire che tutti gli stati membri non faranno passi indietro, abbiamo un livello minimo”, ha spiegato Busia, ribadendo che questa ”è una garanzia”. Soprattutto oggi ”che qualcuno al di là dell’oceano sta facendo passi indietro in questo settore”, perché diventa ”un elemento importante per la competitività dell’Europa per l’attrazione degli investimenti, per la crescita e per la tutela dei diritti”.

Al centro del confronto anche la questione del Ponte sullo Stretto di Messina.  ”Se si fosse fatta una gara, anche volendo fare quel ponte, con il vecchio progetto ma mettendo la base di gara e quindi potendolo migliorare, avremmo un progetto più moderno, una certezza sul rispetto della normativa europea” e non ”una serie di incognite che oggi abbiamo, che pesano e che certamente si sarebbero potute evitare”, ha sottolineato Busia, presidente dell’Anac. Rispetto alle inchieste in corso, ”io doverosamente non entro nel merito, vale per tutti il principio di non colpevolezza. Però è chiaro che un’opera del genere, che costa così tanto, possa creare e crea appetiti criminali”. “Il rischio – ha spiegato Busia – è che li crei anche prima per attenzione e influenza sui soggetti chiamati a effettuare i controlli. Questo preoccupa, accresce le preoccupazioni, ma gli elementi che noi avevamo messo in luce, e che sono ancora validi, riguardano il rischio di non rispettare le normative europee. Si è scelto – ha ricordato – di non fare una gara, quindi non aprire alla concorrenza, recuperare un progetto che era vecchio di oltre 10 anni, e da più di 3 anni si è sostanzialmente fermi”, ha concluso.

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