LA GIORNATA
Deficit al 3,1%, resta la procedura Ue. Meloni: sciagurato superbonus
- Governo, nominati cinque nuovi sottosegretari, resta il nodo Consob
- Cdp: via libera del CdA alla rinegoziazione dei mutui per Regioni e Province Autonome
- Anac, Di Franco (Fillea): le imprese non crescono e si allentano le tutele dei lavoratori
IN SINTESI
Niente da fare: l’Italia rimane nella procedura d’infrazione per deficit eccessivo. Probabilmente, il Governo aveva sperato fino all’ultimo che il conteggio finale di Eurostat portasse l’asticella del rapporto tra Pil e indebitamento netto sotto la soglia fatidica del 3% nel 2025 ma il verdetto arrivato ieri dall’Ufficio di statistica europeo che certifica il deficit al 3,1%, confermato dall’Istat insieme al debito in rialzo al 137,1% inchioda i conti pubblici italiani ai vincoli di bilancio imposti da Bruxelles. L’Italia dovrà attendere almeno un altro anno per l’uscita dalla procedura Ue e si allontana la possibilità di liberare risorse da destinare alle spese per la difesa e alla prossima manovra elettorale. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni non nasconde la propria rabbia, punta il dito contro “sciagurato” Superbonus e rimarca come da anni i primi dati Istat sottostimino il Pil effettivo per poi rivederlo al rialzo: “una beffa”. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ricorre a una metafora calcistica; “per quanto riguarda il 3-3,1% di cui si è molto discusso: come diceva Boscov rigore è quando l’arbitro fischia. Quindi l’arbitro ha deciso il rigore, puoi essere d’accordo o no, ma queste sono le regole del gioco”. E aggiunge: “vi dico anche onestamente: tutto questo dibattito rispetto all’uscita dalla procedura di deficit eccessivo a me interessava moltissimo fino al 28 febbraio 2026, dopo quella data mi interessava assolutamente relativamente meno. Vedo poi dei commenti, capisco che in questo paese ci sono anche dei dirigenti sportivi che esultino per l’eliminazione della nazionale dai mondiali di calcio, quindi è anche evidente che ci siano tanti che esultino perché una decisione di questo tipo dell’arbitro vada contro gli interessi nazionali. Siamo un paese fatto così, altrove normalmente non avviene”. Il miracolo in cui aveva sperato non si è avverato e quello presentato in Consiglio dei ministri dal titolare del Mef è un Documento di finanza pubblica improntato al realismo. Le circostanze sono “eccezionali” e quindi anche le previsioni risultano “già oggi discutibili” e nelle prossime settimane richiederanno “ulteriori approfondimenti e aggiornamenti”, spiega. Le nuove stime, ridimensionate rispetto a quelle di ottobre, vedono il Pil limato allo 0,6% quest’anno e il prossimo (rispetto allo 0,7 e 0,8% previsti nel precedente documento), il debito salirà già quest’anno sopra il 138% per restarci anche nel 2027 e poi scendere appena sotto nel 2028. Questo dato, rimarca Giorgetti, risente ancora della coda del Superbonus. Per l’obiettivo di portare il deficit sotto il 3% si guarda ora al 2026, quando l’indebitamento è fissato al 2,9%, per poi scendere progressivamente nei due anni successivi (come richiesto dall’Ue per poter garantire l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo). L’uscita anticipata avrebbe consentito di avere nuovi spazi già quest’anno da usare per l’ultima manovra del governo Meloni. Giorgetti non si sbilancia: la situazione è cambiata e anche la legge di bilancio dovrà essere adeguata alla situazione del momento. Il quadro del Dfp, che “fotografa la realtà”, andrà ora affiancato da “decisioni politiche”, spiega Giorgetti, che fa riferimento esplicito alla deroga per le spese per la difesa, ma aggiunge anche quella che definisce la “priorità assoluta”: tamponare l’aumento dei costi energetici, a partire dall’autotrasporto, che a cascata poi si ripercuotono fino ai prezzi del supermercato. L’idea di uno scostamento è già nell’aria: “Se si fa uno scostamento c’è una priorità” ed è l’aumento dei prezzi, spiega il ministro, che non esclude che l’Italia in questo senso possa anche muoversi da sola.
Governo, nominati cinque nuovi sottosegretari, resta il nodo Consob
Squadra al completo ed equilibri di maggioranza preservati, con il ‘sacrificio’ di FdI che ha ceduto una casella a Forza Italia. Giorgia Meloni chiude il riassetto del governo dopo la debacle referendaria e nomina cinque nuovi sottosegretari mentre rimane ancora tutta aperta la partita della Consob. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti incalza perchè questa si chiuda “a brevissimo”, insieme “all’Antitrust che scade il 4 maggio”. Il candidato della Lega rimane il sottosegretario al Mef, Federico Freni, definito “bravissimo” dallo stesso Giorgetti. Ma rimane il veto di Forza italia. Intanto, almeno la ricomposizione del governo rimasto con cinque caselle scoperte dopo il passo indietro di Andrea Delmastro e la promozione a ministro del Turismo di Gianmarco Mazzi al posto di Daniela Santanché, si è conclusa. Nel decidere i nuovi ingressi Meloni ha tenuto conto dei movimenti interni a Forza Italia, strascichi del referendum, e ha lasciato a Paolo Barelli (che diventa alla fine sottosegretario e non, come si era pure ipotizzato, viceministro) uno dei posti che nel 2022 erano spettati al suo partito. Da FdI arrivano quindi due nomi tenuti coperti fino all’ultimo: il vicesindaco di Palermo Giampiero Cannella, che andrà alla Cultura, e Alberto Balboni, che prenderà il posto di Delmastro alla Giustizia. Cannella era il primo dei non eletti di FdI nel suo collegio in Sicilia alle ultime politiche. Balboni lascia invece scoperta la – preziosa – presidenza della commissione Affari costituzionali del Senato. L’ipotesi che circola con più forza è quella che al suo posto vada uno dei componenti della commissione del partito della premier, il senatore Andrea De Priamo. Ma De Priamo attualmente è presidente della commissione Orlandi, e nel caso bisognerebbe trovare un ulteriore sostituto (si parla di Giorgio Salvitti). Anche se c’è chi non esclude che si possa valutare la possibilità di lasciargli la doppia presidenza, anche se si starebbero ancora studiando i regolamenti.
Niente sorprese, invece, per le altre new entry: per Noi Moderati arriva alla Farnesina, al posto di Giorgio Silli, Massimo Dell’Utri, che era dato per favorito alla vigilia rispetto all’altro nome circolato, quello di Pino Galati. La Lega sostituisce invece Massimo Bitonci, che ha lasciato il Mimit per diventare assessore nella giunta di Alberto Stefani, con un’altra veneta, la senatrice Mara Bizzotto.
Diffida degli eredi di Mattei, ‘premier non usi nome per il Piano’
Via il cognome del fondatore dell’Eni dal Piano Mattei, progetto di partenariato con l’Africa e vanto del governo Meloni. A chiederlo, diffidando espressamente la premier dall’uso, è Pietro Mattei, uno dei nipoti ed eredi dell’imprenditore scomparso nel 1962. Che come racconta la Stampa, ha inviato una mail certificata alla presidenza del Consiglio e motiva l’azione legale con la distanza che lo zio avrebbe avuto dalle scelte dell’attuale governo. “In totale antitesi”, rincara la dose denunciando una strumentalizzazione “a scopi di propaganda” che rischierebbe di “distorcere” l’eredità politica del fondatore. Allo scontro con Palazzo Chigi si aggiunge quello con l’Eni a cui Mattei jr reclama lettere e quadri appartenuti allo zio tra cui due nature morte di Giorgio Morandi. Sarebbe già pronta una citazione in sede civile al tribunale di Macerata a cui, però, l’azienda ha chiuso la porta: “I beni rientrano nel patrimonio aziendale di Eni”, ha replicato il gruppo guidato da Claudio Descalzi.
Cdp: via libera del CdA alla rinegoziazione dei mutui per Regioni e Province Autonome
Il consiglio di amministrazione di Cassa Depositi e Prestiti, presieduto da Giovanni Gorno Tempini, su proposta dell’amministratore delegato e direttore generale, Dario Scannapieco, ha approvato un’operazione di rinegoziazione dei prestiti concessi da CDP a Regioni e Province Autonome che permetterà di ridefinirne il profilo di rimborso. L’iniziativa, che sarà attivata entro il primo semestre di quest’anno, conferma la vicinanza di CDP alle comunità locali. L’operazione si inserisce nell’ambito della più ampia attività che vede CDP impegnata a beneficio delle Istituzioni territoriali, con l’obiettivo di venire incontro alle esigenze degli Enti e contribuire efficacemente all’offerta di servizi pubblici per la cittadinanza. La rimodulazione delle rate in scadenza nel 2026 e nel 2027 consentirà alle Regioni di liberare risorse a sostegno di investimenti sul territorio. La nuova rinegoziazione segue l’analoga iniziativa a supporto di Comuni, Province e Città Metropolitane, deliberata dal consiglio di amministrazione di CDP a fine 2025.
Autotrasporto, confronto al Mit: focus su costi energetici e tenuta del settore
Si è svolto ieri, presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, l’incontro con le principali associazioni dell’autotrasporto merci in conto terzi, convocato per affrontare le criticità più urgenti del comparto. A guidare il confronto il viceministro Edoardo Rixi, che ha coordinato il dialogo tra istituzioni e rappresentanze di categoria in un passaggio ritenuto strategico per la tenuta della filiera logistica nazionale. Al centro del dibattito, l’impatto dell’aumento dei costi energetici sulle imprese e le ripercussioni sull’intero sistema produttivo, aggravate dalle tensioni internazionali nell’area del Golfo Persico. Un quadro che impone interventi rapidi e mirati. Nel corso dell’incontro si è inoltre provveduto a raccogliere e analizzare il fabbisogno reale delle imprese del settore, al fine di valutare in modo puntuale le misure più efficaci e definire interventi strutturali nelle prossime settimane. Contenere l’impennata dei costi dei carburanti è una priorità per arginare le spinte inflazionistiche e tutelare imprese e consumatori. Parallelamente, è emersa l’esigenza di contrastare eventuali dinamiche speculative e garantire maggiore stabilità al mercato.Il viceministro Rixi ha ribadito la volontà del Governo di mantenere aperto un confronto costante con il settore, riconoscendo all’autotrasporto un ruolo centrale per la competitività del Paese e la continuità delle filiere.
Dal Cdm via libera a 7 impianti eolici e agrivoltaici in Basilicata
Il Consiglio dei ministri, su proposta della presidente Giorgia Meloni, “ha esaminato 24 procedimenti di valutazione di impatto ambientale, relativi a progetti di impianti eolici e agrivoltaici per la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile da realizzare nelle regioni Puglia e Basilicata” e ha rinviato l’esame per 17 di questi, “al fine di consentire le necessarie interlocuzioni istituzionali con le Regioni interessate”. Lo riferisce la nota di Palazzo Chigi al termine del Cdm, spiegando che “le delibere del Consiglio dei ministri sostituiscono a ogni effetto il provvedimento di Via”. Il Cdm ha “espresso giudizio positivo di compatibilità ambientale” su 7 “progetti da realizzare nella Regione Basilicata, a condizione che siano rispettate le prescrizioni impartite dalle Commissioni competenti istituite presso il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica”.
Salvini, sul prefetto di Livorno commissario di Darsena Europa polemica senza senso
A Livorno “è l’unico caso in Italia in cui la sinistra attacca un prefetto. Non abbiamo nominato un uomo di partito ma abbiamo nominato il prefetto di Livorno, per il porto di Livorno, perché ci sono centinaia di migliaia di milioni da spendere e da spendere in fretta”. Lo ha detto il leader della Lega Matteo Salvini a margine di un incontro elettorale a Cascina (Pisa), parlando della nomina del prefetto di Livorno, Giancarlo Dionisi, come commissario per la Darsena Europa. “Lì, o qualcuno ha qualcosa da nascondere o qualcuno ha paura della trasparenza – ha aggiunto -. Il mio obiettivo è fare arrivare più lavoro a Livorno e mi dispiace che il Pd abbia fatto una polemica veramente priva di senso”.
Rfi: avanzano i lavori del Passante Av di Firenze, scavi oltre i 2 chilometri, investimento da 2,7 mld
Proseguono secondo programma i lavori di Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS) per il Passante AV di Firenze, uno degli interventi infrastrutturali strategici per il potenziamento e per il miglioramento della mobilità del sistema ferroviario nazionale. L’investimento complessivo per la realizzazione dell’opera raggiunge i 2,7 miliardi di euro. Ieri, mercoledì 22 aprile, il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha effettuato un sopralluogo tecnico presso il cantiere della stazione Alta Velocità di Firenze. Con lui presenti Eugenio Giani, presidente Regione Toscana, Sara Funaro, sindaca di Firenze, Paola Firmi, presidente Rete Ferroviaria Italiana, Aldo Isi, amministratore delegato Rete Ferroviaria Italiana e Dario Lo Bosco, amministratore delegato FS Engineering. Sul fronte degli scavi, la TBM Iris ha superato i 2,2 chilometri ed è impegnata nel sottoattraversamento di Firenze Santa Maria Novella. La TBM Marika, dopo circa tre chilometri di avanzamento, è ferma all’ingresso del camerone della futura stazione, raggiunto a dicembre. L’arrivo di Iris in stazione, atteso entro fine maggio, segnerà una pausa temporanea dello scavo meccanizzato. La ripartenza verso nord, in direzione dell’area tra Firenze Rifredi e Firenze Castello, è prevista entro dicembre. Intanto proseguono le lavorazioni per la nuova stazione AV: lo scavo ha raggiunto i 25 metri di profondità e si avvia al completamento entro settembre. Già avviata la realizzazione del solettone di fondazione nelle testate nord e sud, con conclusione prevista entro ottobre. Entro l’anno saranno completate le principali opere strutturali preliminari, aprendo alle fasi costruttive successive. Il progetto prevede due gallerie a binario singolo lunghe circa cinque chilometri e una nuova stazione AV. L’intervento consentirà di separare i flussi dell’Alta Velocità da quelli regionali, liberando capacità sulla rete di superficie e migliorando regolarità e frequenza dei collegamenti locali, con benefici per pendolari, imprese e turismo. La conclusione dei lavori è prevista entro il 2029. Il Passante AV di Firenze rientra nel progetto Cantieri Parlanti, promosso dal Gruppo FS insieme al MIT per raccontare in modo trasparente lo sviluppo delle infrastrutture strategiche attraverso iniziative pubbliche, infopoint e strumenti informativi dedicati.
Accordo tra Fs Logistix, F2i e Fhp Group per l’ingresso nel capitale di Cfi
È stato siglato l’accordo tra FS Logistix, F2i, il principale fondo infrastrutturale italiano, e FHP Group, società controllata da F2i e specializzata in logistica portuale e ferroviaria, per rafforzare il mercato del trasporto ferroviario merci intermodale, grazie all’ingresso della società del Gruppo FS nel capitale di CFI – Compagnia Ferroviaria Italiana. L’operazione prevede che FS Logistix entri con una quota del 30% nel capitale sociale di CFI, società controllata da FHP Group che opera come impresa ferroviaria, nel quadro di un progetto industriale finalizzato all’ulteriore efficientamento dei servizi di logistica su ferro, in linea con gli obiettivi europei di riequilibrio modale, efficienza energetica e riduzione di CO2. Il contratto, sottoscritto oggi, permetterà alla società del Gruppo FS di ampliare la capacità operativa, migliorare l’efficienza e la copertura dei servizi a supporto della competitività del trasporto merci ferroviario intermodale. “Questa operazione apre nuove prospettive di sviluppo industriale per rispondere in modo sempre più efficace alle esigenze del mercato” – ha dichiarato Sabrina De Filippis, AD di FS Logistix. “L’ingresso nel capitale di CFI e le azioni concrete previste dal contratto ci permettono di ampliare la nostra capacità operativa e migliorare l’efficienza dei servizi. Un tassello fondamentale per la nostra strategia di crescita nel settore della logistica intermodale”. “L’ingresso di FS Logistix in CFI è un’ottima notizia per tutto il settore ferroviario merci e per Mercitalia Rail sotto il profilo industriale. Consentirà una maggiore efficacia nella pianificazione dei servizi per lo sviluppo dell’intermodalità” – ha aggiunto Silvio Damagini, Amministratore Delegato di Mercitalia Rail (Gruppo FS). “Grazie all’accordo industriale tra il Gruppo FS e F2i, il tessuto industriale del Paese potrà beneficiare di servizi più efficienti, affidabili e competitivi – ha dichiarato Renato Ravanelli, amministratore delegato di F2i SGR – con l’obiettivo di sviluppare FHP come un operatore logistico del mercato paneuropeo, capace di competere con il trasporto su gomma e contribuire così al raggiungimento degli obiettivi di trasferimento modale fissati dall’UE al 2030 a supporto della transizione verso una logistica a basse emissioni di carbonio”. Paolo Cornetto, amministratore delegato di FHP Group, ha dichiarato: “L’accordo firmato oggi è un ulteriore passo verso la crescita del Gruppo FHP che nel 2025 ha perfezionato l’integrazione di CFI e Lotras e ha recentemente acquisito il controllo di due altri terminals portuali a Savona e Torre Annunziata, arrivando a gestirne 10 lungo tutta la penisola. Con l’operazione firmata oggi, FHP rafforzerà la sua capacità di offrire servizi integrati porto-ferrovia e agevolare lo shift modale da strada a ferro, con positivi impatti in termini ambientali ed energetici’’. Il closing è subordinato all’ottenimento delle previste autorizzazioni da parte delle autorità regolatorie competenti.
Ferrovie, Ferrante (Mit) incontra Sncf Voyageurs Italia, Confronto su apertura mercato alta velocità
“La libera concorrenza nel settore dei trasporti è essenziale per migliorare la qualità dell’offerta e assicurare servizi più efficienti. In seguito alla recente pronuncia dell’Agcm, ho voluto incontrare Sncf Voyageurs Italia per un confronto sulle prospettive di apertura del mercato dell’alta velocità. L’ingresso di nuovi operatori, nel rispetto della normativa nazionale ed europea, può avere effetti positivi in termini di maggior possibilità di scelta e minor costi per i cittadini: i dati stimano almeno 7 milioni di passeggeri in più sulla rete, generati e non sottratti ad altri operatori, oltre alla creazione di 1.400 nuovi posti di lavoro considerando anche l’indotto e alla riduzione di oltre 150mila tonnellate di Co2 annue”. Lo dichiara il Sottosegretario di Stato al Mit Tullio Ferrante di Forza Italia che, presso il Ministero, ha incontrato Caroline Chabrol, direttore generale di Sncf Voyageurs Italia, società leader nel trasporto ferroviario europeo. “Si tratta di temi fondamentali, sui quali Forza Italia è da sempre in prima linea. Per questo continueremo a lavorare con l’obiettivo di assicurare condizioni di accesso equo e trasparente al mercato, nell’ottica di rafforzare il settore dei trasporti e renderlo sempre più attrattivo e competitivo a beneficio dei cittadini”.
Webuild: inaugura il Senqu Bridge per transizione energetica in Africa
Webuild ha inaugurato il Senqu Bridge, un’opera situata nell’altopiano nord-orientale del Lesotho (Africa meridionale) che permette di superare l’ostacolo naturale dei Monti Drakensberg e il futuro bacino idrico della diga di Polihali, rappresentando una infrastruttura strategica per lo sviluppo della mobilita’ e la transizione idrica del Regno. L’opera, lunga 825 metri, garantira’ continuita’ al principale asse viario verso la capitale Maseru e consentira’ alle comunita’ montane di mantenere l’accesso ai servizi essenziali. L’infrastruttura e’ stata realizzata dal Gruppo Webuild alla guida di una joint venture internazionale per conto della Lesotho Highlands Development Authority ed e’ un elemento importante della seconda fase di sviluppo del Lesotho Highlands Water Project, il programma binazionale tra Lesotho e Sudafrica lanciato nel 1986 per la valorizzazione delle risorse idriche degli altopiani del Lesotho e oggi considerato il piu’ grande schema di trasferimento idrico del continente africano.
Anac, Di Franco (Fillea): le imprese non crescono e si allentano le tutele dei lavoratori
“La Relazione annuale dell’Anac conferma, tutto quello che all’indomani della riforma del codice dei contratti, avevamo denunciato come pericolo reale. La dimensione delle imprese non cresce e questo era uno degli obiettivi alla base del Pnrr. Più frammentazione e meno competizione reale sul mercato, allentano le tutele dei lavoratori”. E’ quanto afferma il segretario generale della Fillea Cgil Antonio Di Franco, commentando la presentazione della relazione dell’Autorità nazionale anticorruzione 2025, presentata martedì alla Camera dei Deputati. “Quando solo il 14% delle procedure di lavori prevedono gare vere e più del 50% avviene per affidamenti diretti- spiega Di Franco – ci chiediamo dove sia la tutela della concorrenza. In questo modo non conta quanto si ha investito in innovazione, salute e sicurezza dei lavoratori. Non conta la storia di una impresa e la sua capacità professionale, dimostrata dalle proprie maestranze. Contano i rapporti che instauri con gli amministratori e con chi appalta”. Pertanto chiosa il segretario degli edili “dalla relazione, estremizzando il messaggio, emerge che bisogna investire in conoscenze, non su diritti, innovazione e formazione. Questo fattore insieme alla liberalizzazione del sub appalto diventa un tema industriale che spinge verso la frammentazione del tessuto industriale. La dimensione delle imprese non cresce e questo era uno degli obiettivi alla base del Pnrr. Più frammentazione e meno competizione reale sul mercato, allentano le tutele dei lavoratori e oggi è quello che riscontriamo. Soprattutto sui grandi interventi, se davvero la mole delle cosiddette Riserve presentate dalle aziende è così grande, dovremmo chiederci quanto investiamo nella qualità dei progetti e quanto le ‘vecchie pratiche’ siano scomparse”. “Il Pnrr ha risentito di una serie di questioni irrisolte – sottolinea infine Di Franco – registriamo infatti troppe crisi di imprese, che corrispondono a progetti rallentati e a difficoltà per i lavoratori nei pagamenti. Forse è arrivato il momento di dire che le anticipazioni economiche previste dalla legge vanno vincolate ai singoli progetti e questa cosa è un tema anche di legalità”.
Tlc, Labriola (Asstel), ‘serve un decreto connettività e sicurezza’
Le reti di comunicazione elettronica sono l’infrastruttura su cui poggia l’ecosistema digitale europeo, ma gli operatori delle tlc continuano a sostenere il peso di investimenti e obblighi regolatori senza poter beneficiare di condizioni competitive equivalenti rispetto agli altri grandi attori digitali. È quanto emerge dalla ricerca ‘L’urgenza di agire: regole eque per crescere, investire, competere nel digitale’, presentata alla Luiss nel corso di un evento promosso dal Centro di Ricerca in Strategic Change ‘Franco Fontana’ e da Asstel. Secondo lo studio, il settore è attraversato da uno squilibrio strutturale sempre più evidente: tra il 2019 e il 2025 il traffico dati è cresciuto del 280% sulle reti mobili e del 130% su quelle fisse, con una quota compresa tra 70-80% delle risorse di rete assorbita da poche grandi piattaforme digitali. A fronte di questa crescita, la capacità di monetizzazione resta limitata: nel 2024 l’Arpu mobile medio in Europa è pari a 20,4 euro, meno della metà rispetto ai 42,4 euro degli Stati Uniti, mentre sul fisso si attesta a 17,9 euro contro i 32,8 euro americani. Il divario emerge anche sul fronte degli investimenti e dello sviluppo infrastrutturale. Parallelamente, il valore economico si sta spostando verso i servizi digitali e le piattaforme: il mercato globale degli Ott è destinato a crescere da 202,5 miliardi di dollari nel 2022 a 434,5 miliardi nel 2027, con un tasso annuo del 16,5%, mentre le grandi piattaforme hanno registrato una crescita della capitalizzazione del 357% tra il 2015 e il 2023. La ricerca individua cinque direttrici di intervento: integrare gli obiettivi della regolazione economica con investimenti, qualità e sicurezza; ridurre la stratificazione normativa; passare da una regolazione ancorata alla qualifica formale degli operatori a un approccio fondato sulla funzione economica svolta, in modo che obblighi e responsabilità riflettano il servizio prestato e il ruolo effettivamente esercitato nel mercato; creare nuovi strumenti di monetizzazione della qualità e di cofinanziamento degli investimenti; riconoscere economicamente gli oneri legati a sicurezza e resilienza. Il presidente di Asstel Pietro Labriola ha chiesto ‘un decreto connettività e sicurezza nazionale, capace di coordinare in modo organico tutte le riforme necessarie e di riconoscere pienamente il valore strategico delle telecomunicazioni per il Paese’. Un provvedimento che consenta di superare una situazione in cui ‘gli operatori di tlc continuano a sostenere obblighi pubblicistici, investimenti infrastrutturali e costi di sicurezza senza adeguati meccanismi di compensazione’. ‘Le reti tlc non sono più un servizio ordinario di mercato: sono infrastrutture strategiche per la sicurezza nazionale, la competitività industriale e la sovranità digitale. Per questo – ha sottolineato Labriola -occorre introdurre strumenti che riconoscano in modo esplicito la natura pubblicistica di tali oneri e ne rendano sostenibile l’assorbimento da parte degli operatori, ad esempio attraverso incentivi fiscali, fondi dedicati, meccanismi di compensazione compatibili con il diritto europeo sugli aiuti di Stato e criteri regolatori che tengano conto dei costi imposti da obblighi di interesse generale’.
Al via l’edizione 2026 del Global Technology Conference: Italgas, Cadent e GRDF insieme per ridefinire il futuro dell’energia
Ha preso ieri il via l’edizione 2026 del Global Technology Conference (GTC 2026), l’appuntamento internazionale che riunisce i tre principali distributori europei di gas – l’italiana Italgas, la britannica Cadent e la francese GRDF – per due giornate di confronto e scambio su innovazione e know-how. Sotto il tema “Redefining the Energy Industry”, l’incontro rappresenta un’unicità nel panorama energetico europeo: per la prima volta, i tre più importanti DSO del continente annunciano una linea comune per accelerare il percorso di trasformazione digitale delle reti del gas, esplorare nuove tecnologie e costruire le opportune partnership per guidare il settore verso la neutralità carbonica. All’evento parteciperanno oltre 90 supplier provenienti da tutto il mondo, con l’obiettivo di individuare e sviluppare le soluzioni tecnologiche che consentano di migliorare il grado di “intelligenza” delle reti, di flessibilità e di sostenibilità. In agenda, sessioni plenarie, tavole rotonde e momenti di networking. “In un contesto in cui la sicurezza energetica è tornata al centro dell’agenda internazionale – ha commentato Paolo Gallo, AD di Italgas – il ruolo delle reti di distribuzione del gas è più strategico che mai: un’infrastruttura capillare che porta quotidianamente energia a milioni di persone e di imprese, un sistema linfatico che va costantemente sviluppato nella prospettiva di supportare una transizione energetica equa ed economicamente sostenibile. La capacità di Italgas, Cadent e GRDF di innovare in modo coordinato può fare la differenza per l’intero continente europeo. Ed è per questo che eventi come la GTC hanno un valore concreto: perché l’innovazione che nasce dalla collaborazione produce impatti reali, per le imprese e per i cittadini.” “Alla conferenza dello scorso anno abbiamo posto una serie di grandi domande e, insieme, siamo riusciti a trasformare molte di quelle conversazioni e idee iniziali in soluzioni tecnologiche concrete che stanno già contribuendo a plasmare il nostro business. Quest’anno, insieme ai nostri partner Italgas e GRDF, vogliamo fare ancora di più: sviluppare nuove partnership, esplorare tecnologie all’avanguardia e spingerci oltre nei campi delle capacità digitali, dell’eccellenza operativa, della decarbonizzazione e nella ridefinizione del settore energetico. Siamo entusiasti delle nuove collaborazioni e innovazioni che emergeranno nei prossimi due giorni.” – ha commentato Howard Forster, Chief Operating Officer di Cadent.
“Nelle nostre aziende condividiamo un impegno chiaro e incrollabile per la decarbonizzazione del settore del gas: ridurre le emissioni, digitalizzare le reti e accelerare lo sviluppo di alternative più pulite. La decarbonizzazione del sistema energetico richiede sia l’elettrificazione sia la transizione verde del gas. Solo un approccio complementare tra le fonti energetiche ci permetterà di affrontare le sfide del cambiamento climatico, della competitività e della sovranità energetica.” – ha dichiarato Laurence Poirier-Dietz, Chief Executive Officer di GRDF.
Imprese: quasi 700 in più nel I trimestre 2026. Frenano le chiusure, aperture stabili
Il sistema imprenditoriale italiano apre il 2026 con un segnale di vitalità inatteso: sono 690 le imprese in più tra gennaio e marzo, frutto della differenza tra 105.051 iscrizioni e 104.361 cessazioni. Un risultato in controtendenza considerando che il primo trimestre è storicamente penalizzato dal consolidamento delle chiusure maturate a fine anno. L’unico precedente dell’ultimo decennio risale al 2021, ma in un contesto eccezionale, distorto dalle dinamiche pandemiche. Il saldo di oggi nasce invece in condizioni ordinarie e, in particolare, come frutto di una significativa contrazione delle chiusure, a fronte della stabilità delle aperture rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il tasso di crescita trimestrale si attesta così a +0,01%, in miglioramento rispetto allo stesso periodo sia del 2025 (-0,05%) che del 2024 (-0,18%). Al 31 marzo 2026, lo stock complessivo delle imprese registrate in Italia ha raggiunto 5.811.877 unità. Questi i dati che emergono da Movimprese, l'analisi statistica condotta da Unioncamere e InfoCamere sulla base del Registro delle Imprese delle Camere di commercio. “Il risultato del bilancio trimestrale tra aperture e cessazioni riflette il clima di attesa delle imprese, che, in una situazione di incertezza diffusa, prima di compiere una scelta definitiva, aspettano di capire l’evoluzione del contesto” ha dichiarato il presidente di Unioncamere, Andrea Prete. “Bene il risultato del Mezzogiorno, che conferma una dinamica di sviluppo delle regioni meridionali attestata anche da altri indicatori economici”. Il saldo positivo del trimestre è interamente sostenuto dal dinamismo delle società di capitali, che registrano +15.739 unità (tasso di crescita +0,80%), in accelerazione rispetto allo stesso periodo del 2025 (+0,70%). Questa performance compensa le flessioni delle imprese individuali (-9.669 unità, – 0,33%) e delle società di persone (-4.879, -0,61%), confermando una tendenza strutturale: l’imprenditoria italiana si sposta progressivamente verso forme giuridiche più strutturate e capitalizzate. L’analisi settoriale – che per la prima volta adotta la nuova codifica delle attività economiche ATECO 2025 – racconta il progressivo spostamento dell'economia italiana verso i servizi. Le migliori performance si registrano nelle Attività finanziarie e assicurative (+2.301 imprese, +1,55%) e nelle Attività professionali, scientifiche e tecniche (+3.168 unità, +1,25%). Crescono anche le Attività immobiliari (+1.836, +0,56%) e le attività di supporto operativo alle imprese (+1.243, +0,54%). Sul fronte opposto, i comparti più tradizionali continuano a faticare: il Commercio cede 9.617 unità (-0,77%), l'Agricoltura perde 6.141 imprese (-0,91%) e la Manifattura si contrae di 2.517 unità (-0,52%). Da segnalare il forte dinamismo percentuale nel settore della fornitura di energia elettrica, gas e vapore (+1,70%). Il Sud e Isole registra il risultato migliore in valore assoluto: +1.673 imprese (+0,08%), trainato dalla Campania (+1.193) e dalla Sicilia (+638). La crescita percentuale più alta spetta al Centro (+0,12%, pari a +1.506 imprese), trascinato quasi interamente dal Lazio: +2.477 unità, il dato regionale più alto d’Italia, con un tasso del +0,42%. Chiudono in negativo entrambe le ripartizioni settentrionali. Il Nord- Est flette dello 0,15% (-1.694 unità), mentre il Nord-Ovest limita le perdite allo 0,05% (-795 imprese), grazie alla Lombardia, che va controcorrente rispetto alla sua macro-area, con un saldo positivo di+722 imprese. A livello provinciale, in termini assoluti i migliori risultati vengono da Roma (+2.391), Napoli (+1.192) e Milano (+1.093).
Saipem, Puliti, ‘nessun impatto significativo per il gruppo dalla guerra in Iran’
Il conflitto in Medio Oriente ‘non ha avuto nessun impatto negativo significativo” sulle attività di Saipem nell’area, che vale il 34% degli ordini in portafoglio del gruppo. Lo afferma l’amministratore delegato Alessandro Puliti spiegando che “una grande parte del nostro portafoglio ordini da inizio anno proviene dal Medio Oriente, confermando la resilienza dell’attività commerciale nella regione”. “Dall’inizio dell’anno – spiega – ci sono stati assegnati da Aramco commesse per un totale di 900 milioni di dollari. L’ad spiega che “la forte performance a livello di margine ipetativo lordo, cresciuto del 24% a 434 milioni è il risultato dell’elevato livello di utilizzo della nostra flotta di costruzione e del miglioramento del mix di progetti”. “Nonostante il conflitto nel Golfo -aggiunge – abbiamo fatto solidi progressi su tutti i nostri progetti nella regione, registrando 1,1 miliardi di euro di ricavi nel primo trimestre in Medio Oriente”. Puliti sottolinea poi che “abbiamo confermato le nostre stime nonostante la chiusura dello stretto di Hormuz”. L’attuale crisi, secondo il manager, “può incrementare nel medio termine gli investimenti energetici a livello globale”. Saipem potrebbe subire “alcuni effetti se lo stretto di Hormuz non dovesse riaprire entro la fine di maggio o giugno”. “Tra la fine di giugno e luglio abbiamo alcune attività di manutenzione chiave, che coinvolgono componenti che, in alcuni casi, devono uscire dalla regione del Golfo e, in altri casi, devono essere importati nella regione”. “Quindi – sottolinea – il periodo critico da monitorare è tra la fine di giugno e luglio”. Puliti spiega che “per quanto riguarda i lavori di riparazione offshore esistono effettivamente alcune strutture che sono state danneggiate a seguito del conflitto”. “Per quanto ne sappiamo – prosegue – queste strutture si trovano in mare aperto”. Sugli interventi da realizzare il manager prevede che “ci sarà certamente competizione, anche da parte di operatori locali, tuttavia è importante riconoscere che molte di queste installazioni sono state originariamente costruite da Saipem, il che ci conferisce un forte vantaggio in termini di conoscenza e comprensione degli asset”. “Inoltre – conclude – in diversi casi siamo già mobilitati nella regione, il che rende più semplice per noi integrare ulteriori attività di riparazione nelle nostre operazioni in corso. Per questi motivi, riteniamo di essere ben posizionati qualora e quando i nostri clienti richiedano questo tipo di interventi”.
Fincantieri guiderà l’upgrade delle unità PPA alla configurazione full combat system
È stata firmata l’Integrazione contrattuale al contratto del programma PPA – Multipurpose Combat Ship, finalizzata all’upgrade delle unità della classe PPA alla configurazione Full Combat System. L’accordo è stato sottoscritto dal Direttore di OCCAR-EA e da Fulvio Palermo, Responsabile Project Management della Direzione Navi Militari di Fincantieri, in rappresentanza del Raggruppamento Temporaneo di Imprese costituito da Fincantieri e Leonardo. L’intesa prevede l’esecuzione delle attività di adeguamento necessarie per consentire l’upgrade delle unità classe PPA dalle configurazioni Light e Light Plus alla configurazione Full Combat System, oltre all’introduzione di capacità avanzate nel dominio della difesa cyber. Per la quota di competenza di Fincantieri, il valore complessivo delle attività è pari a circa 62 milioni di euro. Gli interventi, coordinati da Fincantieri, riguarderanno sia le unità già consegnate sia quelle attualmente in fase di costruzione e allestimento, assicurando l’allineamento dell’intera classe PPA alla configurazione operativa più avanzata. Il programma PPA – Multipurpose Combat Ship rappresenta una tipologia di nave altamente flessibile, progettata secondo un approccio “fitted for” che consente l’integrazione progressiva di capacità operative. Le unità sono in grado di svolgere un ampio spettro di missioni, dal pattugliamento con capacità di soccorso in mare fino a compiti di combattimento, grazie a un sistema di combattimento scalabile che evolve dalle configurazioni più leggere a quella completa. Con questa iniziativa, Fincantieri rafforza il proprio ruolo nel programma PPA, confermando il posizionamento del Gruppo nello sviluppo e nell’upgrade di piattaforme navali complesse ad alto contenuto tecnologico, in linea con le esigenze operative della Marina Militare.
Enel sul territorio con l’Arma dei Carabinieri, al via i workshop contro le truffe
Enel rafforza il proprio impegno nella tutela contro le truffe e, insieme ai Carabinieri, inaugura dal mese di aprile un nuovo ciclo di incontri, all’interno dei propri negozi, dedicati alla prevenzione delle frodi. L’iniziativa offrirà un momento di confronto diretto con il personale dell’Arma per condividere esperienze, ricevere informazioni utili e acquisire strumenti concreti per riconoscere e prevenire i tentativi di truffa. Al centro degli incontri le forme di raggiro oggi più diffuse: dalle telefonate moleste alle e-mail di phishing, fino ai falsi interventi di assistenza, con l’obiettivo di smascherare le tecniche utilizzate nelle comunicazioni telefoniche fraudolente. L’iniziativa offre ai cittadini strumenti concreti per riconoscere i principali tentativi di truffa, orientarsi con maggiore consapevolezza tra i diversi canali di contatto e individuare tempestivamente i segnali d’allarme, adottando comportamenti più sicuri. Il progetto nasce in risposta al forte aumento delle chiamate moleste (spoofing), phishing e contatti fraudolenti che colpiscono non solo il settore energetico, un fenomeno che colpisce clienti di ogni età e richiede interventi sempre più strutturati. Enel è impegnata da tempo nel contrasto a queste pratiche con campagne informative, sistemi di contatto certificati e iniziative per rafforzare la sicurezza digitale, con l’obiettivo di garantire un’esperienza più semplice e soprattutto più protetta. La nuova iniziativa si inserisce nel format degli Enel Energy Bar, attraverso cui gli Enel Store aprono le porte al pubblico. In questi appuntamenti, esperti e consulenti guidano i cittadini in un percorso pratico alla scoperta dell’energia.
Federmobili: 15.500 imprese e 645 mila addetti, la distribuzione regge e rilancia dal Salone del Mobile
Se il Salone del Mobile rappresenta il cuore pulsante del design mondiale, la rete capillare della distribuzione indipendente ne rappresenta le arterie vitali: 15.500 imprese, 65.000 addetti, con una stima per il 2026 di fatturato medio per azienda di 1,25 milioni di euro (con una lieve flessione dello 0,5% su base annua). Numeri che segnalano un mercato ormai maturo, in cui la crescita non può più prescindere da strategie strutturate. Quanto al rapporto con l’online, in un contesto sempre più digitalizzato, emerge con chiarezza la tenuta del punto vendita fisico. L’e-commerce nel comparto dell’arredo di qualità resta, infatti, marginale (con un’incidenza tra il 4% e il 7%) e si conferma il valore della relazione per i consumatori: cresce, infatti, la domanda di consulenza personalizzata, progettazione su misura e servizi post-vendita qualificati. Dunque, in un mondo che corre verso la standardizzazione, la strada della qualità certificata e del servizio evoluto, sembra essere l’unica via per garantire la tenuta del “Sistema Italia”. È su questi fattori che si gioca la competitività della distribuzione indipendente: questi i dati che emergono dall’Osservatorio Federmobili Confcommercio diffuso in occasione del Salone del Mobile di Milano, dove l’Associazione è presente con un proprio stand. Dal Salone del Mobile arriva anche un messaggio strategico chiaro: rafforzare la filiera. Per Federmobili Confcommercio, fare rete non è uno slogan ma una leva decisiva per competere in un mercato sempre più complesso e globalizzato. Concetto ribadito anche dal presidente di Federmobili, Stefano Calzavara: “Rappresentiamo un motore per il PIL e per l’occupazione del Paese, ma non è il momento di facili entusiasmi. Dobbiamo essere consapevoli che la nostra forza risiede nella compattezza della filiera. Il negozio di prossimità resta insostituibile solo se evolve, puntando su una cura maniacale del servizio e su un’offerta sempre più personalizzata. È questo il valore aggiunto che ci permetterà di difendere il nostro posizionamento”.
IA, Polimi: solo 1 azienda su 4 la sta adottando in modo strutturato nei processi di innovazione
Il rapporto tra imprese e Intelligenza Artificiale in Italia ha superato la fase sperimentale. Eppure, nonostante l’accelerazione tecnologica degli ultimi due anni abbia reso l’AI uno strumento operativo a tutti gli effetti, la sua diffusione nei processi di innovazione aziendale rimane limitata: è il momento di passare da un’adozione estensiva, diffusa ma superficiale, a un uso intensivo, con procedure definite, strumenti dedicati, governance e metriche che al momento sono prerogativa di pochi. La ricerca, condotta su un campione rappresentativo di aziende italiane dall’Osservatorio AI4Innovation della POLIMI School of Management (Innovation&Strategy), rivela infatti che solo il 26% si dichiara AI Scalers, cioè ha trasformato l’AI in una componente strutturale del modello di innovazione, mentre il 49% è AI Experimenters, con progetti pilota su casi d’uso specifici e un’integrazione parziale; il restante 25% è AI Starters, realtà in cui l’approccio all’AI è ancora sporadico, guidato dall’iniziativa di singoli, privo di una regia strategica centrale. Sono alcune delle evidenze contenute nel Report “Innovazione & AI nelle imprese italiane: Gen-AI & Agentic-AI” presentato oggi insieme alle aziende partner. Stando al sondaggio condotto tra gennaio e marzo 2026 tra gli Innovation Manager e i responsabili AI delle imprese intervistate, il segmento più critico si trova nelle medie imprese, dove il 50% si dichiara ancora Starter e solo il 9% raggiunge il profilo Scaler: troppo grandi per essere agili, ma non abbastanza strutturate per investire in modo sistematico. Di contro, le piccole imprese del campione mostrano una vitalità sorprendente, con il 30% di Scalers: si tratta però di aziende con un profilo tech elevato, capaci di trasformare l’agilità decisionale in un vantaggio competitivo reale. Tra le grandissime imprese il 16% si dice Scaler (il 67% Experimenters), tra le grandi ben il 39% si posiziona nella fascia più matura: le organizzazioni di maggiore dimensione dispongono di risorse e strutture che accelerano i percorsi di adozione, ma al tempo stesso frenano la scalabilità effettiva.
Il Mediterraneo al centro della COP31 – l’appello di oltre 25 think tank della regione
In occasione della 14ª edizione del Festival sul clima nel Mediterraneo di Palermo (Mediterranean Earth Day Climate), che si svolge nel capoluogo siciliano dal 18 al 22 di aprile, l’Alleanza Mediterranea dei Think Tank per il Cambiamento Climatico (MATTCCh) presenta oggi un manifesto d’appello per chiedere l’adozione di un’agenda mediterranea alla COP31 di Antalya. L’Alleanza, guidata da ECCO – il think tank italiano per il clima, il Sustainable Economic Finance Association turco (Sefia) e l’Initiative for Climate and Development del Marocco (Imal), raduna 25 organizzazioni della società civile provenienti da più di dieci paesi che si affacciano sul Mediterraneo.L’Alleanza propone alla Presidenza turca della COP31, ai governi del Mediterraneo e agli organi dell’UNFCCC di sviluppare un’agenda centrata su quattro priorità: sostenere iniziative per lo sviluppo di rinnovabili, reti e industrie a zero emissioni; rafforzare le azioni sull’adattamento come priorità connessa alla sicurezza regionale; colmare il divario tra impegni finanziari e investimenti effettivi; valorizzare la cooperazione regionale partendo dalle piattaforme esistenti sul modello del TeraMed. “Con i partner del Festival di Palermo e l’Alleanza di think tank del Mediterraneo lavoriamo affinché il Mediterraneo continui a essere uno spazio di incontro e dialogo a fronte delle sfide che il cambiamento climatico impone alla regione e per cogliere al meglio le opportunità della transizione energetica. La regione ha infatti un potenziale enorme per proporre un modello di transizione nuovo, fondato su sicurezza energetica rinnovabile, crescita condivisa e stabilità per tutti i Paesi che si affacciano su questo bacino” afferma Giulia Giordano, Direttrice Strategia Mediterraneo e Globale di ECCO, il think tank italiano per il clima. Il Manifesto è frutto del confronto con decisori politici, società civile e istituzioni della regione, partendo da analisi scientifiche e con l’obiettivo di accelerare la transizione in un’area sempre più esposta al cambiamento climatico. Il Mediterraneo combina da una parte un elevato potenziale per lo sviluppo di energie rinnovabili e industrie a basse emissioni, e dall’altra, una crescente esposizione a siccità, stress idrico, ondate di calore e degrado di ecosistemi, in un contesto di persistenti asimmetrie economiche e istituzionali tra le due sponde. La COP31 di Antalya rappresenta un punto di snodo per tradurre priorità politiche condivise in iniziative operative e strumenti finanziari concreti. «Il Mediterraneo racchiude un significativo potenziale per l’azione climatica e la transizione energetica. Insieme ai nostri stakeholder all’interno della rete MATTCCh, ci impegniamo a valorizzare il potenziale di energia rinnovabile della regione mediterranea, come mezzo per abbandonare i combustibili fossili. Dimostrare una transizione riuscita in quest’area non solo metterebbe in evidenza l’importanza strategica del Mediterraneo per gli obiettivi climatici globali, ma rafforzerebbe anche in modo sostanziale la resilienza regionale in tutte le sue dimensioni,” aggiunge Bengisu Özenç, Direttrice di Sefia. Questo rende necessaria un’azione coordinata su scala regionale sull’adattamento climatico come elemento centrale di stabilità, una priorità condivisa anche dalla Presidenza turca di COP31. Un altro elemento critico resta la mobilitazione effettiva di capitale. Nella regione, il divario tra impegni e investimenti è accentuato da un accesso diseguale ai finanziamenti, da strumenti ancora limitati e da un insufficiente allineamento tra attori pubblici e privati. “Per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi è necessario colmare il divario nei finanziamenti. Ciò richiede ambizione politica nelle decisioni di bilancio, come il QFP europeo (Quadro Finanziario Pluriennale), nonché decisioni volte a riformare l’architettura finanziaria internazionale su temi quali il debito sovrano e la cooperazione fiscale. La COP31 può inoltre istituire piattaforme regionali per la mobilitazione dei finanziamenti, riunendo istituzioni finanziarie e soggetti in cerca di risorse,” conclude Iskander Erzini Vernoit, Direttore Esecutivo di IMAL. In questo quadro, la rete MATTCCh si propone come piattaforma di connessione tra analisi scientifica, proposte di politiche e attivazione di partenariati regionali, al fine di rendere la COP31 un momento di avanzamento concreto per l’agenda climatica mediterranea e per la credibilità dell’azione climatica verso il 2030.
Sicilia, transizione energetica frenata: mancati risparmi in bolletta per le famiglie
La Sicilia ha un forte potenziale di elettrificazione, ma la sua mancata valorizzazione impedisce di ridurre i costi energetici delle famiglie, comprimendone il potere d’acquisto. A frenare questo sviluppo sono politiche fiscali e meccanismi di incentivazione che non riescono a sostenerlo adeguatamente. È quanto emerge dallo studio di ECCO, il think tank italiano per il clima, “Integrare la transizione economica, sociale e climatica in Sicilia”, presentato oggi alla 14ª edizione del Festival sul clima nel Mediterraneo di Palermo (Mediterranean Earth Day Climate), che si è svolto a Palermo. Grazie al clima mite e secco, la Sicilia è particolarmente adatta all’adozione di tecnologie elettriche per il riscaldamento domestico, come le pompe di calore, che in queste condizioni risultano ancora più efficienti rispetto alle regioni più fredde. Una maggiore diffusione di queste tecnologie permetterebbe di ridurre significativamente i costi in bolletta, ancora fortemente legati al gas. Eppure, questo potenziale rimane in gran parte inespresso a causa di politiche fiscali che penalizzano l’elettricità rispetto al gas e di incentivi che, per raggiungere obiettivi di efficientamento più alti, favoriscono climi più freddi e territori più abbienti. Infatti, secondo lo studio, la Sicilia ha ricevuto il 50% di fondi Ecobonus in meno rispetto alla media nazionale. “L’Ecobonus ha risposto a una logica comprensibile: concentrare le risorse laddove la riduzione dei consumi era più urgente e onerosa: Il Nord. Ma questo ha lasciato scoperta una parte del Paese dove l’elettrificazione sarebbe già conveniente oggi,” afferma Laura Marinelli, Ricercatrice in Economia e Statistica di ECCO, il think tank italiano per il clima. Inoltre, calcolando il rapporto fra risparmi energetici e fondi Ecobonus investiti in efficientamento, risulta che i risparmi in Sicilia sono rimasti inferiori di circa il 55% rispetto alla media nazionale. Del totale nazionale, infatti, i risparmi siciliani hanno rappresentato solo il 2,3% nel 2023 e l’1.8% nel 2024. Il divario tra il nord e il sud del Paese è ulteriormente accentuato dalla mancanza di politiche calibrate sulle condizioni socioeconomiche locali. Dall’analisi demoscopica utilizzata nello studio emerge che solo il 20% degli intervistati ha provato ad accedere a incentivi come l’Ecobonus, e appena la metà ci è riuscita, principalmente a causa degli elevati costi iniziali e della carenza di supporto tecnico. “Una riforma della tassazione sull’elettricità e incentivi più accessibili permetterebbero a un’ampia fetta di famiglie siciliane di ridurre le bollette, aumentando il loro potere d’acquisto. È un’occasione che stiamo perdendo, soprattutto in un momento in cui i prezzi dell’energia stanno raggiungendo picchi preoccupanti,” aggiunge Marinelli. Segnali più incoraggianti arrivano invece dai fondi europei di sviluppo regionale (FESR), la cui distribuzione tra i comuni siciliani presta una maggiore attenzione ai bisogni energetici e sociali, mostrando che politiche diversificate sono possibili. Si registra, tuttavia, anche in questo caso, una tendenza a favorire l’accesso ai comuni più benestanti, che hanno ricevuto circa il 50% delle risorse totali, contro il 10% destinato a quelli con redditi più bassi. Dall’analisi emerge la necessità di ricalibrare i criteri di allocazione di risorse pubbliche in funzione delle necessità economiche, sociali e climatiche del territorio, al fine di massimizzarne l’efficacia e l’accettazione sociale. Politiche percepite come eque e attente alle vulnerabilità locali rafforzano il consenso pubblico e ne aumentano l’efficacia. In questo contesto, l’entrata in vigore dell’ETS2 – il meccanismo di scambio di emissioni esteso al settore dei trasporti e dell’abitare – prevista per il 2028, e il relativo Fondo Sociale Clima, rappresentano un’importante opportunità politica. Tali strumenti potrebbero generare risorse economiche significative, comprese tra i 16 e 44 miliardi di euro entro il 2032 secondo le stime ECCO. Risorse che potrebbero sostenere un passaggio da misure compensative di breve periodo, a politiche strutturali più mirate ai bisogni delle persone e dei territori.
Energia, Aero: Pichetto al question time promette un tavolo sull’eolico offshore
“Ringraziamo il Gruppo Noi Moderati che, attraverso l’on. Alessandro Colucci, ha aperto un faro sulle aspettative di tante imprese che hanno investito ingenti somme per presentare progetti di eolico offshore in Italia e sull’attesa delle aste incentivanti previste dal decreto FER2, pubblicato nell’agosto del 2024 dal MASE, con il Question Time alla Camera dei Deputati rivolto al Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica, On. Gilberto Pichetto Fratin. Un settore che può offrire numeri straordinari in termini di occupazione, soprattutto nel Mezzogiorno, con una filiera industriale nazionale, pronta e di grandissima prospettiva. Abbiamo già inviato al Mase le nostre osservazioni per migliorare il decreto FER2 e chiediamo che nelle prossime settimane si possa chiudere velocemente il confronto con le associazioni di categoria affinché già quest’anno si possa formalizzare il calendario dei bandi che per il solo l’eolico offshore riguardano 3.800MW sino al 2028”. A dichiararlo è il presidente dell’Associazione delle Energie Rinnovabili Offshore, Fulvio Mamone Capria dopo l’intervento al Question Time del ministro dell’Ambiente. “L’eolico offshore galleggiante è una realtà industriale già presente in diversi paesi quali Francia e Gran Bretagna, e non possiamo non segnalare i ritardi che l’Italia ha accumulato in questi anni. Da evidenziare che i francesi, nonostante l’ampia disponibilità di energia nucleare, hanno da pochi giorni annunciato l’avvio di bandi per 10 GW di eolico offshore, mirati a potenziare le rinnovabili e raggiungere la sovranità energetica con un piano che prevede 5 GW per impianti a fondazioni fisse e 5 GW per l’eolico galleggiante, con assegnazioni previste tra fine 2026 e inizio 2027”, prosegue Mamone Capria. “Occorre stringere i tempi. Bene una revisione leggera, rapida, efficace del decreto FER2, ma occorre partire presto con la prima asta. L’eolico offshore è una tecnologia sicura che permetterà all’Italia di produrre tanta energia dai propri mari, dove il vento è molto più costante e potente, fornendo quella stabilità e sicurezza al sistema elettrico nazionale. Ed è un volano economico straordinario: ogni euro investito in questa tecnologia ne genera tre in termini di crescita economica e ricchezza. Abbiamo a disposizione già i primi 4 progetti autorizzati con Valutazione
d’Impatto Ambientale per 2300MW, e diversi altri progetti in avanzata fase autorizzativa potranno costituire un ulteriore tassello all’indipendenza energetica nazionale, non più derogabile in un momento storico di instabilità geopolitica; abbiamo il dovere morale di pianificare e a programmare il futuro energetico delle prossime generazioni.
Regioni Ue, ‘rischio greenwashing nel prossimo bilancio pluriennale’
La struttura del prossimo bilancio Ue (2028-2034) come proposta dalla Commissione europea “comporta il rischio di greenwashing”, indebolendo il raggiungimento degli obiettivi climatici e ambientali e aumentando le disparità territoriali. E’ l’avvertimento lanciato dalla commissione Ambiente (Enve) del Comitato europeo delle Regioni, nell’adottare la propria posizione sul prossimo quadro finanziario.
I leader locali e regionali si sono confrontati con il presidente della commissione Ambiente (Envi) del Parlamento europeo Pierfrancesco Maran, secondo cui va salvaguardato e attuato a pieno “l’obiettivo di destinare il 35% della spesa all’azione per il clima e l’ambiente”. Allo stesso tempo, “l’Ue ha bisogno di finanziamenti più consistenti e dedicati alla natura e alla biodiversità per ripristinare gli ecosistemi danneggiati d’Europa”, ha osservato Maran. I rappresentanti locali e regionali dell’Ue hanno sollevato preoccupazioni per la mancanza di un programma dedicato all’azione ambientale nel prossimo bilancio, avvertendo inoltre che l’obiettivo di spesa del 43% per clima e ambiente dei piani di partenariato nazionale e regionale rischia di essere “difficile da raggiungere” senza una forte titolarità territoriale e una chiara ripartizione delle responsabilità tra i diversi livelli di governo. Il parere approderà al voto della sessione plenaria del CdR a luglio.
Presentato il nuovo Piano Regionale di Gestione dei rifiuti del Lazio
Avviare il Lazio, per la prima volta, alla chiusura del ciclo regionale dei rifiuti, prevedendo la completa autosufficienza per il trattamento e lo smaltimento, 13 anni dopo la cessazione dei conferimenti presso la discarica di Malagrotta, la cui chiusura, senza prevedere un’alternativa, aveva messo in crisi tutto il sistema di gestione dei rifiuti. È questo l’obiettivo ambizioso contenuto nel nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR Lazio 2026-2031) approvato dalla Giunta Regionale, che ora dovrà passare l’iter legislativo in Consiglio Regionale.
Il Piano supera il modello precedente che prevedeva 5 ATO provinciali. Con la nuova governance la Regione viene suddivisa in due ambiti:
ATO 1: Lazio senza Roma (2,9 mln abitanti)
ATO 2: Roma Capitale (2,8 mln abitanti)
Questa scelta consente una gestione più mirata e risponde alle differenze strutturali tra territori, ponendosi come obiettivo la riduzione del 6% dei rifiuti entro il 2031.
Il Piano analizza uno “scenario inerziale”, con una produzione di rifiuti costante rispetto al 2023: 2,865 milioni di tonnellate di rifiuti urbani prodotti, pari a 501 kg/abitante; raccolta differenziata al 55,4% (56,2% il dato aggiornato dal Rapporto Arpa Lazio 2024). Esiste un forte divario tra i due ATO, in quanto l’ATO 1 ha già raggiunto e superato l’obiettivo di legge con il 66,5% di r.d., mentre l’ATO 2 è in ritardo (r.d. 46,6%). Il Piano prevede, poi, uno “scenario tendenziale”, che rappresenta il vero obiettivo, considerando una riduzione della produzione di rifiuti al 2031 (<10% rispetto al 2023). Il Piano fissa traguardi ambiziosi per allinearsi alle direttive europee e nazionali: Raccolta Differenziata: raggiungimento di una media regionale del 72,3% entro il 2031. Nello specifico, si punta al 78% per l’ATO 1 e al 68% per l’ATO 2. L’obiettivo normativo del 65%, a livello regionale, sarà raggiunto nel 2028.
Riciclaggio Effettivo dei rifiuti urbani (calcolato secondo i nuovi criteri europei): raggiungimento dell’obiettivo europeo del 60% entro il 2030 (nel 2023 era stimato al 48,2%). Conferimento in Discarica: riduzione drastica dell’uso della discarica, al fine di conferirvi non più del 6% del totale dei rifiuti urbani prodotti entro il 2031, un valore ampiamente inferiore al limite massimo europeo del 10% previsto per il 2035.
Energia, ddl delega Ccs e idrogeno alla commissione ambiente Senato
Il disegno di legge recante “Delega al Governo per la definizione di un quadro legislativo di riferimento per la filiera carbon capture, utilization and storage (Ccus), nonché disposizioni per la disciplina dello sviluppo dell’idrogeno, dell’assetto regolatorio del settore e delle relative infrastrutture di rete, e del sistema di governo per l’adempimento agli obblighi di riduzione delle emissioni di metano nel settore dell’energia”, collegato alla manovra di finanza pubblica, è assegnato alla commissione Ambiente di Palazzo Madama in sede referente. Lo ha annunciato in aula il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio.
Roma, concessioni balneari: Consiglio di Stato accoglie l’appello cautelare
È arrivata la prima pronuncia sul contenzioso relativo alle concessioni balneari di Ostia: il Consiglio di Stato, con ordinanza depositata il 21 aprile 2026, ha accolto l’appello di Roma Capitale superando lo stop disposto in precedenza dal TAR Lazio.
A darne notizia è l’Assessorato al Patrimonio e alle Politiche abitative. I giudici hanno riconosciuto l’urgente interesse pubblico a consegnare le aree ai soggetti aggiudicatari, sottolineando che tale passaggio non può attendere i tempi del giudizio, in considerazione dell’imminente avvio della stagione balneare. La decisione arriva dopo la sospensione degli atti che prevedevano la riconsegna delle aree entro il 31 marzo, passaggio necessario per consentire ai nuovi concessionari di avviare le attività e preparare la stagione. La decisione consente, ora, di completare le procedure e di assicurare l’avvio della stagione balneare a partire dal 1° maggio, garantendo ai cittadini la piena fruizione del litorale.
Ue, Accelerator act: competenza tra Itre, Imco e Inta
La Conferenza dei presidenti dei gruppi del Parlamento europeo ha rigettato la richiesta della commissione Industria (Itre) di avere competenza esclusiva sull’industrial accelerator act. Il lavoro sul dossier legislativo sarà condiviso dalla Itre insieme alle commissioni Mercato interno (Imco) e Commercio internazionale (Inta). La riunione della Conferenza dei presidenti di commissione si esprimerà nella riunione della prossima settimana a Strasburgo sulle commissioni che hanno richiesto di adottare un parere.