LA GIORNATA
Scuola, Mattarella: “E’ aperta a tutti”. Fdi, emendamento anti-Spin Time
- Snam avvia la cessione del 5% di Industrie De Nora
- Ey, cresce la fiducia degli investitori nelle infrastrutture italiane
- Prologis si espande a Milano con un nuovo hub di logistica al Mercato alimentare
IN SINTESI
“La scuola è la più efficace leva di integrazione. È aperta a tutti, come dispone l’articolo 34 della Costituzione. Deve stabilire legami, non formare ghetti, aiutare a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e non lacerare: è chiamata a produrre coesione sociale”. A neanche 24 ore di distanza, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, inaugurando l’anno scolastico ad Amatrice, ieri, ha risposto all’annuncio della premier Giorgia Meloni sull’introduzione di un tetto nelle classi agli studenti stranieri e del divieto di indossare il burka nelle aule. Dopo aver reso omaggio alle vittime del sisma, deponendo una corona d’alloro di fronte alla stele che le ricorda, il presidente ha salutato una delegazione dei soccorritori che aiutarono, quindi si è recato alla scuola del Comune. “Tutto quello che si acquisisce è libertà, la cultura rende liberi”, ha detto, parlando poi dei rischi dell’intelligenza artificiale e spiegando che “abbiamo costruito nei decenni una buona scuola. Grazie al lavoro di tanti. Dobbiamo farla diventare migliore, sapendo innovare”.
Durante la stessa cerimonia, il ministro Valditara ha ricordato che oltre ai 12 miliardi complessivi già investiti per l’edilizia, “abbiamo stanziato negli ultimi mesi altri 430 milioni di risorse nazionali per la messa in sicurezza dei nostri edifici e oltre 114 milioni per l’adeguamento sismico.
Spin Time, emendamento di Fdi contro le occupazioni
“Stop a qualsiasi forma di regolarizzazione o corsia preferenziale per chi occupa abusivamente immobili privati”. È il principio del nuovo emendamento presentato dal vicepresidente della Camera Fabio Rampelli (FdI) al dl pubblica amministrazione. “La norma – spiega – stabilisce un divieto chiaro: se il Comune o altro ente pubblico decide di acquistare un immobile precedentemente occupato abusivamente, l’acquisto impedisce la regolarizzazione a qualunque titolo dell’occupazione”. L’annuncio arriva dopo il caso Spin Time, ma spiegano dallo staff di Rampelli “non è una norma su questo caso, riguarda tutti gli immobili d’Italia”.
“La grande esperienza di Spin time è diventata un incubo per Fratelli d’Italia”, il commento del deputato Avs Filiberto Zaratti, sostenendo che l’emendamento “entra a gamba tesa nelle competenze che la Costituzione affida ai Comuni in materia urbanistica”. A difendere la norma sono però gli addetti ai lavori: per Giorgio Spaziani Testa, presidente della Confedilizia “pensare che un’amministrazione comunale possa” trasformare le occupazioni “in una scorciatoia per ottenere un alloggio, per di più a spese dei contribuenti, dovrebbe indignare qualsiasi cittadino rispettoso delle regole”.
Snam avvia la cessione del 5% di Industrie De Nora
Asset Company 10 S.r.l., società interamente controllata da Snam S.p.A. (il “Venditore”), annuncia la vendita di circa 10 milioni di azioni ordinarie, pari al 5% del capitale sociale della Società (le “Azioni”), che detiene in Industrie De Nora S.p.A. (la “Società” o “De Nora”).
La vendita sarà effettuata attraverso una procedura di accelerated bookbuilding riservata a investitori istituzionali (la “Operazione” o l’“Offerta”).
Il prezzo di offerta per azione sarà determinato mediante una procedura di accelerated bookbuilding riservata a investitori istituzionali. Il periodo di raccolta degli ordini (bookbuilding) avrà inizio immediatamente dopo il lancio dell’Offerta e potrà concludersi in qualsiasi momento con limitato preavviso. I risultati dell’Offerta, inclusi il numero di Azioni collocate e il prezzo per Azione, saranno resi pubblici non appena possibile a valle della chiusura della procedura di bookbuilding.
Le Azioni deriveranno dalla conversione di azioni a voto plurimo in azioni ordinarie al momento del trasferimento.
L’Operazione è coerente con il programma di asset rotation delineato nel Piano Industriale di Snam, che consente di riallocare capitale verso attività che rafforzano ulteriormente la piattaforma infrastrutturale gas di Snam e ne supportano la strategia energetica integrata.
Il Venditore si è impegnato nei confronti del Sole Bookrunner a non trasferire né disporre in altro modo della propria partecipazione residua nella Società per un periodo di 90 giorni dalla data di regolamento dell’Operazione, salvo le consuete eccezioni e previo consenso del Sole Bookrunner. Goldman Sachs agisce in qualità di Sole Bookrunner dell’Operazione.
Panetta: l’Ia è sfida per le banche centrali
I cambiamenti dell’Intelligenza artificiale sono una sfida anche per le banche centrali” che dovranno “perfezionare le loro analisi” per cogliere gli effetti sulla domanda, i consumi, “le previsioni di inflazione” e le banche. Lo ha affermato il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta nel suo intervento alla 10a Conferenza annuale di ricerca della National Bank of Ukraine e della Narodowy Bank Polski Kyiv. Per questo gli istituti centrali “devono muoversi” in maniera pragrmatica, guardando i dati in un ambiente di “cambiamenti rapidi” difficili da “valutare”.
“I paesi che integrano l’Intelligenza artificiale più rapidamente potranno assicurarsi un duraturo vantaggio di produttività, espandere le loro quote sui mercati globali e attrarre più investimenti e capitale”, ha detto il governatore. L’esperienza della banca centrale dell’Ucraina è “Una lezione per tutte le banche centrali” nel mantenere l’elemento centrale della “credibilità. La credibilità – spiega – non si conquista quando esplode una crisi ma è costruita nel tempo attraverso istituzioni solide, azioni rigosorse e la volontà di intraprendere riforme difficili”. E viene “messa alla prova quando le circostanze diventano estreme. La credibilità – ha rilevato – richiede alle istituzioni di restare saldi, salvaguardare la loro indipendenza e preservare la capacità di agire sotto pressione” adattandosi “anche ai tempi”. Il governatore ha ripercorso così le azioni della banca centrale ucraina e ha lodato il comportamento del popolo ucraino che “per un decennio e specialmente dopo l’invasione russa del 2022 ha difeso la sua libertà e sovranità con straordinario coraggio e resilienza. In questo modo gli ucraini hanno difeso i valori sul quale poggia il cuore del progetto europeo: democrazia, libertà e lo stato di diritto”.
Post-Pnrr, Anie: dare continuità agli investimenti
Otto imprese ANIE su dieci temono gli effetti della fine del Piano. La sfida è trasformare ciò che il Piano ha messo in moto in una capacità duratura di investire e innovare.
Dare continuità agli investimenti oltre il PNRR e trasformare l’esperienza degli ultimi anni in condizioni stabili per sostenere la crescita. È questa la sfida al centro dell’Assemblea Pubblica 2026 di ANIE Confindustria, dal titolo “Quale crescita dopo il PNRR?”, che ha riunito a Milano rappresentanti dell’industria, dell’economia e delle istituzioni.
Ad aprire i lavori, moderati da Nicola Porro, Vicedirettore de il Giornale, è stato, in collegamento, il Presidente di Confindustria Emanuele Orsini, seguito dalla relazione del Presidente di Federazione ANIE Vincenzo de Martino. Benedetta Brioschi, Partner di TEHA Group, ha quindi presentato lo Studio “L’eredità del PNRR: impatti e prospettive per i settori ANIE”, realizzato da TEHA Group e ANIE.
Il confronto su crescita e nuovi equilibri globali ha visto la partecipazione di Domenico Siniscalco, Presidente della Fondazione Luigi Einaudi, e Marco Simoni, Direttore dell’Istituto Affari Internazionali. Agli interventi conclusivi hanno partecipato Alessandro Morelli, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Attilio Fontana, Presidente della Regione Lombardia, Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy, in collegamento, e Ignazio La Russa, Presidente del Senato della Repubblica.
«Il PNRR ha rappresentato una stagione straordinaria di investimenti e ha accelerato processi che non possono fermarsi con la conclusione del Piano. L’esperienza degli ultimi anni ha mostrato che, quando la domanda viene accompagnata da una prospettiva chiara e da condizioni favorevoli, il sistema industriale è in grado di reagire e crescere. Ora dobbiamo proseguire su questa strada, evitando che venga meno la domanda generata dagli interventi del Piano» – ha dichiarato Vincenzo de Martino, Presidente di Federazione ANIE
Il PNRR ha rappresentato il principale sostegno agli investimenti pubblici in Italia dal secondo dopoguerra. Con circa 194 miliardi di euro assegnati, l’Italia è il primo beneficiario del Next Generation EU. Senza il contributo del Piano l’economia italiana sarebbe entrata in recessione già nel 2024.
Energia, Building, Industria e Infrastrutture rappresentano le quattro filiere strategiche abilitate dalle tecnologie elettrotecniche ed elettroniche, generando complessivamente 930 miliardi di euro di fatturato aggregato. Il loro peso emerge anche dalla distribuzione delle risorse del Piano: i quattro settori abilitati dal Sistema ANIE hanno beneficiato del 22% dei progetti e del 63% del valore dei finanziamenti. Di queste risorse, il 49% è destinato a infrastrutture e trasporti, il 33% all’edilizia, il 10% all’energia e l’8% all’industria.
La capacità di crescita dei settori ANIE trova riscontro anche dai dati più recenti. Nel 2025 il fatturato settoriale ha superato i 118 miliardi di euro; nel primo semestre 2026 è cresciuto su base tendenziale del 9%, contro il +3% della manifattura. Sui mercati esteri, le esportazioni hanno registrato incrementi superiori al 10% in Nord America, Medio Oriente e Nord Africa, confermando una progressiva diversificazione rispetto alla tradizionale concentrazione sul mercato europeo.
«L’Italia non deve soltanto utilizzare tecnologia. Deve continuare a progettarla e a produrla, rafforzando le filiere strategiche e la collaborazione tra imprese, ricerca e università», ha sottolineato de Martino.
La survey realizzata da ANIE Confindustria e TEHA ha coinvolto circa 200 aziende associate, rappresentative del 35% del fatturato attribuibile ai settori industriali di ANIE. Otto imprese su dieci hanno partecipato a progetti o gare collegati al PNRR; tra queste, il 60% ha preso parte a più di cinque iniziative e il 61% ha partecipato come fornitore o subfornitore.
L’impatto sul business è stato significativo: per il 54% delle imprese i progetti e le gare legati al PNRR hanno generato oltre il 10% del fatturato 2024-2025; per il 32% la quota ha superato il 20%. Più limitato è stato l’accesso diretto alle risorse: circa il 20% degli associati ha ricevuto fondi PNRR destinati agli investimenti e, per circa otto beneficiari su dieci, le risorse hanno consentito di incrementare investimenti già previsti o di avviarne di nuovi.
Tra le imprese beneficiarie, il 69% ha investito in sostenibilità ed efficienza energetica, il 53% ha aumentato il personale, il 52% ha sviluppato nuove competenze. Ma è il post-PNRR a generare incertezza: il 79% degli associati si dichiara molto o abbastanza preoccupato per gli effetti della conclusione del Piano sugli investimenti e sulla crescita economica del Paese in assenza di ulteriori politiche e programmi di sostegno. Dall’esperienza del PNRR emergono anche le criticità che le imprese chiedono che non si ripetano. Per il 52% degli associati ANIE l’eccesso di burocrazia è stato il principale elemento di complessità nella partecipazione a progetti e gare, seguito dalla carenza di personale qualificato (32%) e dai tempi di autorizzazione (31%). Dati che riportano al centro il tema della capacità di attuazione, oltre a quello delle risorse. Guardando alla prossima politica industriale, le indicazioni delle imprese sono nette: transizione energetica (50%) e potenziamento delle infrastrutture tecnologiche (48%) sono le priorità più indicate, seguite dalla semplificazione normativa (38%). Ricerca e innovazione e digitalizzazione delle infrastrutture rappresentano entrambe il 29% delle risposte, mentre il 28% indica l’attrazione di investimenti industriali.
I dati dello Studio delineano così il punto di partenza del dopo PNRR e indicano le condizioni su cui costruire la fase successiva. La sfida è trasformare l’eredità del Piano in una capacità duratura di sostenere investimenti e crescita nel medio e lungo periodo. Lo Studio individua tre domande per il dopo PNRR: su cosa investire, con quali risorse e attraverso quale modello di governance. Su queste evidenze si innesta la posizione industriale di ANIE Confindustria.
Sul primo punto, la direzione indicata è quella di continuare a investire nella transizione energetica e nelle infrastrutture tecnologiche e digitali, senza perdere di vista produttività e competenze. Tra i risultati richiamati dallo Studio, la diffusione della fibra è cresciuta del 32%, il risparmio di energia primaria del 66% e i chilometri di rete ferroviaria ad alta velocità del 25%. Restano però divari da colmare: sul fronte della produttività, dal 1995 l’Italia ha registrato una crescita del 6%, contro il +39% della media UE27.
La transizione energetica, per ANIE Confindustria, è insieme una sfida ambientale e un fattore di competitività. Reti più moderne, elettrificazione, efficienza, accumuli e flessibilità devono accompagnarsi a un rafforzamento delle infrastrutture tecnologiche e digitali. Allo stesso tempo, automazione, digitalizzazione, dati, intelligenza artificiale ed elettronica sono leve decisive per aumentare la produttività e la capacità competitiva delle imprese.
Anche il mercato deve sostenere questa trasformazione. Qualità, sicurezza, affidabilità, efficienza e interoperabilità devono pesare nelle scelte di acquisto, rafforzando le filiere europee e consentendo alle imprese di competere in condizioni eque. Centrale resta il capitale umano: formazione tecnica, ITS, università, ricerca e formazione continua sono indispensabili per accompagnare l’adozione delle nuove tecnologie.
Sul fronte delle risorse, il post-PNRR richiederà un maggiore coinvolgimento dei capitali privati: secondo le stime richiamate da TEHA, il 78% del fabbisogno europeo per la transizione verde e digitale nei prossimi anni dovrà provenire dal settore privato. Perché questi investimenti si attivino, servono però condizioni stabili e una prospettiva di lungo periodo.
È qui che programmazione, semplificazione e coerenza diventano le condizioni abilitanti della crescita. Il 60% degli associati indica nella programmazione pluriennale delle risorse l’elemento dell’esperienza PNRR da mantenere nelle future politiche di investimento pubblico; il 49% chiede maggiore velocità di attuazione e la stessa quota indica la definizione di obiettivi e traguardi misurabili. Per ANIE Confindustria, programmazione significa dare continuità agli strumenti e visibilità alle imprese; semplificazione significa ridurre la complessità amministrativa e rendere i tempi compatibili con i cicli industriali; coerenza significa fare in modo che gli indirizzi nazionali trovino applicazione nelle norme attuative e nelle decisioni sul territorio.
«Il dopo non può essere un ritorno al prima», ha concluso de Martino. Tre sono le priorità essenziali per la Federazione: dare prospettiva agli investimenti, creare le condizioni perché le aziende possano crescere sostenute dalle competenze necessarie e fare della tecnologia una leva fondamentale della competitività.
Alleanza Italia-Belgio sull’underwater
Oggi, martedì 22 settembre, la città costiera di Ostenda si trasformerà nel centro della cooperazione tecnologica e industriale tra Italia e Belgio ospitando la ‘Giornata industriale Italia-Belgio 2026 – Oltre la Superficie: il Futuro del Settore Underwater’. Organizzato da ICE-Agenzia e Blue Cluster con il supporto istituzionale dell’Ambasciata d’Italia a Bruxelles, l’evento nasce con l’obiettivo operativo di catalizzare nuove sinergie industriali e commerciali tra i due Paesi. Presso gli spazi del Blue Cluster, polo d’innovazione che conta oltre 180 tra imprese ed enti, attivo nello sviluppo di robotica subacquea, sensoristica e manutenzione di infrastrutture offshore, le realtà più all’avanguardia dei due Paesi si confronteranno per tracciare le future linee di collaborazione nei comparti della difesa, delle tecnologie dual-use e dell’economia del mare.
L’iniziativa si inserisce in un contesto macroeconomico di forte espansione per entrambi i Paesi. In Italia, i risultati dell’ultima analisi settoriale sul comparto underwater hanno evidenziato un fatturato complessivo di 30,5 miliardi di euro, un valore aggiunto pari a 7,3 miliardi e l’impiego di 63.458 addetti altamente specializzati. Il settore è coordinato dal Polo Nazionale della Dimensione Subacquea (PNS) della Spezia ed è sostenuto dalla Legge n. 9/2026 per favorire l’inserimento delle PMI nella filiera della difesa subacquea europea.
Sul fronte belga, uno studio IDEA Consult evidenzia come la Blue Economy sviluppi circa 15,4 miliardi di euro di valore aggiunto annuo e impieghi oltre 176.000 addetti, con un valore complessivo superiore a 48 miliardi di euro e una crescita del 26% nel triennio.
Sul piano operativo, la giornata è stata strutturata per garantire il massimo livello di interazione diretta tra le parti. I lavori prenderanno il via con una Welcoming Session istituzionale che vedrà gli interventi del CEO di Blue Cluster Piet Opstaele, del Sindaco di Ostenda John Crombez, dell’Ambasciatore d’Italia in Belgio S.E. Federica Favi, del Direttore per il Benelux dell’Agenzia ICE Tindaro Paganini e del Responsabile dell’Ufficio di Bruxelles, Sergio Jesi, insieme ai rappresentanti delle agenzie belghe Flanders Investment & Trade (FIT) e hub.Brussels e dell’associazione industriale Belgian Security & Defence Industry (BSDI), che hanno collaborato all’evento.
A seguire, le presentazioni tecniche del Contrammiraglio Giulio Marino Cappelletti (Direttore della Struttura Operativa del PNS), del Contrammiraglio Carl Gillis (Capo Relazioni Internazionali della Marina Belga) e dei ricercatori della Royal Military Academy Sonia Papili e Andrea Arlotta. L’evento entrerà nel vivo con le sessioni di matchmaking e incontri bilaterali B2B, studiate per mettere a contatto diretto le imprese, e culminerà con una visita sul campo presso il Marine Robotics Centre del VLIZ, offrendo ai partecipanti un confronto con le tecnologie e le infrastrutture d’avanguardia del settore. Il parterre industriale e istituzionale coinvolto riflette l’eccellenza di entrambi i Paesi.
La delegazione italiana sarà composta da aziende leader quali Bylogix, Dumarey Automotive Italia, ELT Group, Eurocontrol, Fincantieri, Intermarine, Officine Maccaferri Italia, RINA, Saipem e SAR Electronics, affiancate da enti e realtà di rilievo quali Unioncamere, Camera di Commercio Italo-Belga, CEI Piemonte. L’Ufficio ICE di Bruxelles, che organizza l’iniziativa, opera come antenna strategica per convertire le opportunità internazionali in progetti industriali e commerciali concreti per il Sistema Italia. Un approccio già messo in atto a BEDEX 2026, fiera europea del settore difesa, dove l’Agenzia ha guidato 10 eccellenze tecnologiche nazionali accogliendo i vertici della Difesa belga e della NATO, e che prosegue quotidianamente attraverso azioni di promozione commerciale, intelligence economica e assistenza tecnica personalizzata.
Prologis si espande a Milano con un nuovo hub di logistica al Mercato alimentare
Prologis, leader globale nel settore immobiliare logistico, annuncia lo sviluppo di Milano DC5 (Piattaforma Logistica L3), un nuovo immobile di logistica urbana situato a Milano, all’interno del Mercato Alimentare, un’area che negli ultimi anni è stata interessata da un importante intervento di riqualificazione: una delle poche opportunità oggi disponibili per sviluppare spazi logistici nel centro di Milano e un nodo strategico per la distribuzione dei prodotti alimentari freschi in città e non solo.
Il progetto è stato aggiudicato tramite gara pubblica e prevede lo sviluppo, da parte di Prologis, di un nuovo immobile su un terreno concesso in diritto di superficie da Sogemi, società partecipata dal Comune di Milano, che gestisce il Mercato Alimentare e i Mercati di Quartiere di Milano. L’iniziativa si inserisce in un percorso condiviso di modernizzazione e rafforzamento delle infrastrutture agroalimentari della città, per renderle sempre più efficienti e adeguate alle esigenze della distribuzione contemporanea.
Sulla scia degli ottimi risultati di locazione già registrati da Milano DC3 (Logistica L2), Milano DC5 (Logistica L3) si inserisce in una strategia di continuità e consolidamento della presenza di Prologis in questo quadrante urbano. Anche questo nuovo sviluppo nasce per rispondere a una domanda solida e costante da parte di operatori del settore alimentare, player della distribuzione last-mile e piccole e medie imprese. Milano DC3 (Logistica 2) aveva già rappresentato un passaggio importante nel processo di trasformazione di questa area strategica, grazie alla rigenerazione di un sito urbano precedentemente edificato all’interno del mercato. Milano DC5 (Logistica 3) rappresenta una delle pochissime opportunità di sviluppo logistico nel centro di Milano,
in un mercato caratterizzato da una disponibilità di spazi estremamente ridotta, da una forte domanda legata alla distribuzione dell’ultimo miglio e da una marcata scarsità di terreni. L’immobile, destinato alla gestione di prodotti alimentari freschi, sarà a temperatura controllata.
La sua posizione è particolarmente strategica: si trova infatti a circa 6 chilometri dal centro città, 2 chilometri dall’aeroporto di Linate e 1 chilometro dalla tangenziale, garantendo così un accesso diretto al tessuto urbano e una distribuzione rapida ed efficiente. Con una superficie di circa 11.800 metri quadrati, Milano DC5 (Logistica 3) sarà sviluppato come immobile multitenant, articolato in sei unità, con configurazione cross-dock e un layout flessibile pensato per rispondere alle esigenze specifiche degli operatori del comparto food, delle attività di distribuzione urbana e delle piccole e medie imprese. Dal punto di vista ambientale, l’edificio integrerà sistemi ad alta efficienza energetica e una copertura predisposta per l’installazione di impianti fotovoltaici, in piena coerenza con gli impegni ESG di Prologis e con una visione di sviluppo orientata alla durabilità, all’efficienza e alla capacità di adattarsi nel tempo all’evoluzione delle esigenze operative.
La struttura è progettata per supportare attività di logistica urbana e distribuzione last-mile, con caratteristiche che la distinguono nettamente dagli asset logistici tradizionali. La sua collocazione all’interno dell’ecosistema del mercato agroalimentare milanese assicura infatti l’accesso diretto a uno dei principali hub della distribuzione food legata al Made in Italy, rafforzando ulteriormente il valore strategico dell’iniziativa. L’inserimento organico all’interno del mercato costituisce inoltre un elemento di particolare rilievo, poiché rende i grossisti e i distributori che già vi operano interlocutori naturali per gli spazi realizzati da Prologis, in virtù della piena rispondenza tra il contesto, il layout dell’immobile e le loro esigenze operative.
Il progetto contribuisce inoltre alla rigenerazione di un sito urbano esistente, confermando un approccio allo sviluppo fondato sulla riattivazione di aree già urbanizzate, anziché sul consumo di nuovo suolo. Una direzione sempre più centrale nelle grandi città europee, dove la scarsità di aree disponibili rende la riqualificazione una delle poche strade percorribili per realizzare infrastrutture logistiche moderne, efficienti e integrate nel contesto urbano.
Terna, consumi elettrici a +5% sul 2025 a causa delle alte temperature
Ad agosto la domanda di energia elettrica in Italia ha raggiunto il valore più elevato mai registrato per questo mese, attestandosi a 28,9 TWh, in aumento del 16,5% rispetto ad agosto 2025.
A sostenere la crescita del fabbisogno hanno contribuito in particolare le temperature eccezionalmente elevate, rimaste costantemente superiori a quelle dello stesso periodo dello scorso anno. Nelle ore notturne le temperature, in media, sono state superiori di 5°C rispetto ad agosto 2025, determinando un maggiore ricorso ai sistemi di raffrescamento.
Nel mese di agosto, la produzione da fonti rinnovabili è stata pari a 12 TWh, coprendo il 41,4% del fabbisogno elettrico nazionale. In particolare, il fotovoltaico ha raggiunto i 6,2 TWh (+20,4% rispetto ad agosto 2025), sostenuto anche dall’aumento della capacità installata.
Da gennaio ad agosto, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il fabbisogno è in crescita di 10,4 TWh (+5%) e la produzione da fonti rinnovabili dell’1,2%. Con una capacità installata di 88,1 GW, le rinnovabili hanno coperto il 42,4% della domanda nazionale grazie soprattutto al contributo del fotovoltaico (+19,6%).
Per quanto riguarda i consumi industriali, secondo le elaborazioni di Terna sull’indice IMCEI, che monitora i consumi di circa 1.000 imprese “energivore”, ad agosto si è registrato un incremento dell’1,1% rispetto allo stesso mese del 2025. Nel periodo gennaio-agosto 2026 la crescita è pari al 3,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
È quanto emerge dai dati di Terna, la società guidata da Pasqualino Monti che gestisce la rete elettrica di trasmissione nazionale.
Le temperature elevate di agosto incidono sulla domanda elettrica, in aumento per il quarto mese consecutivo. Sul dato del fabbisogno del mese di agosto, ha inciso sia un giorno lavorativo in più rispetto lo scorso anno (21 contro 20) sia le condizioni climatiche. La temperatura media mensile è risultata superiore di 2,6°C rispetto ad agosto 2025 e di 3°C rispetto alla media del decennio. Anche le temperature minime, eccezionalmente elevate nelle ore notturne, hanno determinato un utilizzo più prolungato dei sistemi di raffrescamento, contribuendo ulteriormente all’aumento della domanda elettrica.
Al netto degli effetti di temperatura e calendario, la crescita tendenziale della domanda si attesta al 5,9%. La domanda elettrica, destagionalizzata e corretta dagli effetti di calendario e temperatura cresce del 3,5% rispetto al mese di luglio 2026. Si tratta del quarto incremento mensile consecutivo che porta la richiesta elettrica sui livelli più elevati degli ultimi dieci anni.
A livello territoriale, la variazione tendenziale è positiva in tutto il Paese: +13,2% al Nord, +18,2% al Sud e nelle isole e +21,7% al Centro. In particolare, in Sicilia, le temperature record, in media superiori di 2,9°C rispetto ad agosto 2025, hanno determinato un aumento del fabbisogno del 25%. Dall’inizio dell’anno la domanda elettrica regionale è cresciuta dell’8% rispetto allo stesso periodo del 2025, con punte eccezionali che hanno superato i precedenti record del 2023.
Ad agosto 417 MW di nuova capacità rinnovabile installata. Lo scorso mese la produzione nazionale ha soddisfatto l’85,7% della domanda; il restante 14,3% è stato coperto dal saldo degli scambi con l’estero.
La produzione nazionale netta si è attestata a 25,2 TWh, 4 TWh in più rispetto ad agosto 2025 (+14,6%). A fronte dell’elevata domanda, sono aumentate sia le importazioni di energia dall’estero (+25,2%) sia la produzione termoelettrica, che ha contribuito alla copertura delle elevate punte di fabbisogno registrate nel periodo.
Secondo le rilevazioni di Terna, ad agosto la capacità installata rinnovabile è aumentata di 417 MW, per un totale di 4,6 GW dall’inizio dell’anno. Alla fine del mese la potenza rinnovabile installata in Italia ha raggiunto 88,1 GW, di cui 47,7 GW di solare e 14 GW di eolico.
Nel complesso, la generazione da fonti rinnovabili è risultata stabile rispetto ad agosto 2025 (+0,4%). Sul risultato hanno inciso, da un lato, l’aumento della produzione fotovoltaica (+20,4%) e, dall’altro, la contrazione della produzione eolica (-24,2%), idroelettrica (-16%), geotermica (-3,4%) e da bioenergie (-3,5%). Per quanto riguarda gli accumuli elettrochimici, in Italia si registra una capacità complessiva di 19,54 GWh e una potenza nominale di 8,1 GW.
L’indice IMSER (Indice Mensile dei Servizi), elaborato da Terna sulla base dei dati dei consumi elettrici mensili forniti da alcuni gestori di rete di distribuzione (E-Distribuzione, UNARETI, A-Reti, Edyna, DUERETI e Deval), e pubblicato con due mesi di differita, è rimasto stabile rispetto al 2025 (+0,4%). Si tratta comunque del valore più elevato per il mese di giugno dall’inizio del periodo osservato (2019). Nei primi sei mesi dell’anno l’indice registra un aumento dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Clima: Enea, i venti deboli riducono l’assorbimento di CO₂ nel Mediterraneo
Il Mediterraneo centrale ha assorbito il 30% di anidride carbonica in meno all’inizio del 2023 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, in coincidenza con venti deboli e un’intensa ondata di calore marina. È uno dei principali risultati dello studio condotto da ENEA e pubblicato sulla rivista Journal of Geophysical Research: Oceans, che raccoglie per la prima volta dati continui sugli scambi di CO₂ tra atmosfera e mare in questa area del Mediterraneo.
“Anche questa ondata di calore eccezionale ha avuto con ogni probabilità un importante impatto anche sugli scambi di CO2 tra atmosfera e oceano, con un rilascio significativo dall’oceano verso l’atmosfera. I dati raccolti all’Osservatorio Oceanografico di Lampedusa durante l’eccezionale ondata marina di calore dell’estate 2026 mostrano valori di temperatura che hanno superato 31°C a 1 metro, 30°C a 5 e a 18 metri di profondità. Valori così elevati e per un periodo così esteso non si sono mai osservati da quando ci sono rilevazioni”, spiega Alcide di Sarra, ricercatore del Laboratorio ENEA Modelli e Misure per la Qualità dell’Aria e Osservazioni Climatiche e responsabile, insieme a Damiano Sferlazzo, dell’Osservatorio Oceanografico di Lampedusa.
Le misure contenute nello studio sono state effettuate dall’Osservatorio Oceanografico di Lampedusa dell’ENEA tra dicembre 2021 e giugno 2023, nell’ambito delle attività della rete europea ICOS (Integrated Carbon Observation System), che ha attribuito all’osservatorio il massimo riconoscimento europeo (Classe 1) per la qualità e l’affidabilità dei dati atmosferici forniti.
Efficienza energetica: nel 2025 quasi 5 edifici certificati su 10 nelle classi peggiori
Bollette che salgono, un contesto internazionale che rende l’approvvigionamento energetico sempre più complesso e un patrimonio immobiliare che, nella sua parte più consistente, disperde energia perché vecchio e mai riqualificato. È l’intreccio che pesa oggi sulle famiglie italiane: perché il modo più diretto per ridurre i consumi, e quindi i costi, passa dallo stato degli edifici in cui viviamo. E la fotografia non è incoraggiante: secondo l’elaborazione di SAIE – La Fiera delle Costruzioni: progettazione, edilizia, impianti su base dati SIAPE, quasi la metà degli edifici residenziali per i quali nel 2025 è stato richiesto un attestato di prestazione energetica (APE) ricade nelle due classi peggiori, F e G. Solo l’11% appartiene alle classi A.
A smuovere qualcosa, negli ultimi anni, è stata soprattutto la stagione dei bonus edilizi, che secondo le recenti stime di Nomisma avrebbe permesso al Paese di raggiungere il 56% degli obiettivi 2030 previsti dalla Direttiva Case Green. Un risultato che però non basta: senza un piano di attuazione definito e un investimento costante di fondi, il percorso di riqualificazione rischia di fermarsi proprio mentre servirebbe accelerare. Gli incentivi fiscali hanno comunque messo in moto uno svecchiamento del patrimonio edilizio oggi più necessario che mai. Di riqualificazione edilizia e di efficientamento energetico si discuterà durante SAIE – La Fiera delle Costruzioni, in programma a BolognaFiere per la sua sessantesima edizione, dal 7 al 10 ottobre 2026.
Qual è veramente lo stato degli edifici residenziali? Secondo il sistema informativo sviluppato da ENEA, dal 2019, l’ultimo anno prima dell’introduzione del Superbonus, ad oggi sono quasi 7 milioni gli Attestati di Prestazione Energetica (APE) registrati in Italia, con circa 1,3 milioni solo nel 2025 (+6,4% rispetto al 2024). Guardando alla distribuzione per classe energetica, il quadro mostra una presenza ancora molto rilevante degli immobili nelle fasce meno efficienti: il 46% delle certificazioni richieste nel 2025 ricade infatti nelle ultime classi energetiche, F e G, pari rispettivamente al 22% e il 24% del totale (+2% rispetto al 2024). Sul fronte opporto, le classi energetiche più elevate, dalla A1 alla A4, rappresentano complessivamente l’11% degli APE (con la A4 che da sola raggiunge il 4,4%); un dato che però è in netta diminuzione rispetto al 2024, quando erano pari al 14%.
E nelle regioni italiane, qual è la situazione? A livello territoriale, il quadro presenta differenze significative tra le diverse aree del Paese. Nel 2025, le classi energetiche più performanti — considerando complessivamente A1, A2, A3 e A4 — ai primi posti si collocano la Valle d’Aosta (20%), la Provincia autonoma di Bolzano (18,7%) e la Lombardia (18%), seguiti dalla Provincia autonoma di Trento (18%), il Veneto (16%) e la Sardegna (14%).
Guardando invece alle classi energetiche F e G, la maggiore incidenza di APE si registra in Campania (61%), seguita da Lazio (59%), Toscana (59%), Basilicata (57%), Molise (56%), Puglia (55%) e Umbria (54%).
Le differenze diventano ancora più marcate a livello provinciale. Tra le province con la maggiore incidenza di APE nelle classi A si distinguono Sondrio (30%), Brescia (25%), Ascoli Piceno (20%), Bergamo (20,2%) e Monza e Brianza (18%). Sul fronte opposto, le quote più elevate di certificazioni nelle classi F e G si rilevano a Isernia, Rieti ed Enna (tutte al 70%), a cui seguono Massa-Carrara (66%), Viterbo (65%), Frosinone (65%) e Napoli (65%).
“I dati SIAPE fotografano un patrimonio residenziale che resta in larga parte energivoro, con quasi la metà delle certificazioni rilasciate nel 2025 ancora ferma alle classi F e G – ha dichiarato Emilio Bianchi, Direttore Generale di SAIE. È un ritardo strutturale, che il ciclo dei bonus ha in parte intaccato e che oggi si lega a due elementi: la volatilità dei prezzi dell’energia e un quadro europeo che, tra recepimento della direttiva e nuovi requisiti minimi, alza progressivamente l’asticella. In questo scenario la filiera delle costruzioni ha un ruolo decisivo. La riqualificazione è quindi un investimento che genera un effetto domino su produttività, occupazione e valore degli immobili: servono però innovazione, tecnologie e competenze diffuse per renderla scalabile. È la ragione per cui SAIE si conferma il punto di incontro tra imprese, associazioni e professionisti: una sfida di questa portata, che tocca la struttura stessa del Paese, si affronta solo mettendo intorno allo stesso tavolo tutta la filiera.”.
Ey, cresce la fiducia degli investitori nelle infrastrutture italiane
Il nuovo Infrastructure Barometer di EY-Parthenon Italia evidenzia che la percezione degli investitori attivi nel mercato infrastrutturale italiano è in aumento. Infatti, il 58% degli investitori individua nei solidi fondamentali economici e infrastrutturali una delle principali ragioni per investire in Italia, in crescita di 19 punti percentuali rispetto al 2025. Energia e trasporti restano le principali destinazioni degli investimenti (45% e 19% degli operatori), mentre le strategie value-add hanno più che raddoppiato il proprio peso, arrivando al 12% (+8 p.p.). Per i prossimi 12 mesi, il 32% degli investitori indica l’energia come principale destinazione dei capitali; il 46% individua nell’intelligenza artificiale la tecnologia con il maggiore impatto sul settore. Migliora anche la percezione del contesto italiano: il rischio Paese è indicato come ostacolo dal 7% degli operatori, rispetto al 15% del 2025.
Marco Daviddi, Managing Partner di EY-Parthenon in Italia, commenta: “Energia e infrastrutture digitali stanno diventando sempre più complementari e oramai rappresentano i settori principali di interesse degli investitori infrastrutturali in Italia. È un dato molto positivo che emerge dalla nostra survey perché mostra come l’attività degli operatori e investitori privati incida su temi critici per l’attrattività e lo sviluppo futuro del nostro Paese, a complemento dell’azione degli investimenti pubblici. Dalla nostra indagine è emerso che il 62% degli operatori si aspetta una maggiore concorrenza per le opportunità di investimento nei prossimi dodici mesi, a conferma dell’interesse verso il settore delle infrastrutture in Italia. L’attività degli investitori in Italia sta determinando buoni risultati in termini di creazione di valore e performance degli asset. Questo sta aprendo nuovi spazi di investimento value add, grazie al miglioramento del clima di fiducia e ai risultati tangibili.”
Daniele Ruggeri, EY-Parthenon Partner, Private Equity Infrastructure Leader Italy di EY-Parthenon, osserva: “La percezione degli investitori rispetto al Paese e al comparto delle infrastrutture in Italia si conferma positiva, principalmente grazie alla presenza di un contesto regolatorio favorevole agli investimenti e ai positivi risultati ottenuti sugli investimenti fatti nel passato, dove quasi il 60% degli intervistati ha riportato una performance superiore alla media del portafoglio. Come conseguenza di questo, circa il 50% degli intervistati si attende un livello di investimenti nel prossimo anno superiore a quanto fatto negli ultimi 12 mesi. È un segnale importante, perché arriva in una fase in cui il PNRR è in fase di implementazione avanzata ma ancora tanti investimenti sono necessari nel settore dell’energia, delle infrastrutture digitali e dei sistemi di accumulo con la necessità di un’attiva partecipazione del comparto privato”.
Immobiliare: patrimonio di enti previdenziali italiani a quasi 20 mld, 17 in fondi
I grandi patrimoni istituzionali italiani confermano una crescente preferenza per gli investimenti indiretti e gestiti professionalmente. Il valore complessivo del patrimonio immobiliare degli enti previdenziali italiani ha raggiunto quasi 19,8 miliardi di euro a fine 2024, di cui 16,7 miliardi rappresentati da quote di fondi immobiliari, pari a oltre l’84 per cento del totale. Gli immobili detenuti direttamente si attestano a 2,45 miliardi di euro, mentre le partecipazioni in società immobiliari valgono circa 576 milioni di euro. È quanto emerge da un focus sui grandi patrimoni italiani di Scenari Immobiliari, che è stato presentato durante il panel su “INVESTIRE PER L’ITALIA”, organizzato in collaborazione con Fabrica Immobiliare Sgr, nel corso del 34°Forum Scenari di Rapallo.
L’analisi evidenzia come il mercato dei fondi immobiliari continui a rappresentare uno dei principali strumenti di investimento per gli investitori istituzionali. In Italia, il patrimonio gestito dai fondi immobiliari ha raggiunto i 144,5 miliardi di euro nel 2025, in crescita rispetto ai 139 miliardi dell’anno precedente, mentre il Net Asset Value del comparto è salito a 125,7 miliardi di euro e il numero dei fondi operativi ha raggiunto quota 700.
Dal punto di vista della composizione degli investimenti, il patrimonio dei fondi immobiliari risulta fortemente concentrato negli uffici, che rappresentano il 56,5 per cento del totale, seguiti dagli asset commerciali (12 per cento) e logistici (7,8 per cento). Per quanto riguarda invece gli enti previdenziali, la quota prevalente è costituita da immobili direzionali (51 per cento), seguiti dal residenziale (22,5 per cento), mentre il restante patrimonio è distribuito tra altre tipologie di investimento.
Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, ha commentato: “I dati confermano come i grandi patrimoni italiani abbiano progressivamente adottato modelli di investimento sempre più evoluti e professionali. La crescita della quota detenuta tramite fondi immobiliari dimostra la ricerca di maggiore efficienza gestionale, diversificazione e capacità di valorizzazione degli asset. In un contesto economico sempre più complesso, gli investitori istituzionali rappresentano un elemento fondamentale per sostenere lo sviluppo del mercato immobiliare italiano e contribuire alla realizzazione di investimenti di lungo periodo a beneficio del Paese”.
Giovanni Maria Benucci, amministratore delegato di Fabrica Immobiliare SGR, ha aggiunto: ”La candela del business immobiliare rimane accesa nonostante venti avversi. E ciò anche per il contributo delle Casse di Previdenza che costituiscono ormai la spina dorsale domestica dell’attività di investimento istituzionale. Con ciò contribuendo alla infrastrutturazione anche sociale, alla crescita ed alla resilienza prospettica del paese”.
Fiscalità flotte aziendali, le associazioni: riforma per sostenere imprese e mercato
Per ANFIA, ANIASA, Motus-E e UNRAE occorre un efficace intervento strutturale per centrare gli obiettivi indicati da Bruxelles e accelerare il rinnovo del parco circolante. Così la clausola di flessibilità può favorire la sicurezza energetica e rilanciare il settore. Con la fine degli incentivi all’acquisto, le flotte aziendali possono diventare uno strumento strategico per rilanciare il mercato automotive italiano a zero e basse emissioni. In Italia il canale aziendale pesa poco meno del 30% delle nuove immatricolazioni, contro circa il 60% nell’Unione europea. Un divario che penalizza non solo la diffusione dell’elettrico sia puro che ibrido plug-in, ma l’intero processo di rinnovo del parco e il successivo ingresso dei mezzi nel mercato dell’usato. Il rafforzamento del canale aziendale può rappresentare, quindi, una leva di politica industriale e di mercato, capace di sostenere contemporaneamente la domanda di veicoli nuovi, la transizione tecnologica e il rinnovo del parco circolante italiano, tra i più anziani dei grandi mercati europei.
Il rafforzamento delle flotte è inoltre al centro della strategia europea: dal Clean Corporate Vehicles Regulation all’Industrial Accelerator Act e all’Electrification Action Plan, l’elettrificazione delle flotte viene riconosciuta come leva per la decarbonizzazione, la competitività industriale e la sicurezza energetica. È in questo quadro che la fiscalità delle auto aziendali deve diventare uno strumento per rilanciare il mercato automotive italiano. Con questo obiettivo, ANFIA, ANIASA, Motus-E e UNRAE hanno trasmesso al Ministero dell’Economia e delle Finanze e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri una proposta congiunta di revisione della fiscalità delle flotte aziendali, costruita per essere sostenibile per i conti pubblici e immediatamente operativa. La proposta consentirebbe l’immatricolazione di circa 400.000 veicoli a zero e basse emissioni nel triennio 2027-2029, a fronte di un impegno finanziario stimato in 515 milioni di euro. La proposta prevede, inoltre, l’eliminazione della penalizzazione fiscale sulla ricarica domestica dei veicoli aziendali, misura il cui impatto finanziario è stimato in meno di 2,5 milioni di euro. L’intervento avrebbe così un effetto che va oltre la sola riduzione delle emissioni, contribuendo, al contempo, a sostenere la domanda di veicoli nuovi, accelerare il ricambio del parco e alimentare il mercato dell’usato con veicoli più efficienti. Un circolo virtuoso a beneficio dell’intera filiera automotive e del tessuto produttivo del paese. La proposta si inserisce, inoltre, in una congiuntura politica europea favorevole, alla luce dei recenti orientamenti assunti a Bruxelles.
La clausola di flessibilità apre, infatti, uno spazio di bilancio per finanziare investimenti con effetti strutturali sulla riduzione delle emissioni e sulla transizione verso una mobilità più sostenibile. Le risorse per intervenire, dunque, ci sono: lo spazio fiscale riconosciuto dalla Commissione è utilizzabile a partire dalla prossima Legge di Bilancio. 1 “È il momento di trasformare le flotte aziendali da anello debole a motore dell’elettrificazione italiana”, sottolineano le associazioni. In un momento in cui il mercato sta risentendo della fine degli incentivi, occorre utilizzare tutti gli strumenti disponibili per sostenere la domanda e accelerare il rinnovo del parco. Una fiscalità delle auto aziendali più competitiva e allineata ai principali mercati europei consentirebbe di raggiungere contemporaneamente obiettivi industriali, ambientali e di sicurezza energetica” . ANFIA, ANIASA, Motus-E e UNRAE confermano la piena disponibilità a confrontarsi con il Governo per rendere operativa la proposta già a partire dalla prossima Legge di Bilancio e trasformare il canale delle flotte aziendali in un motore stabile del mercato automotive, dell’elettrificazione e del rinnovo del parco circolante italiano.