LA GIORNATA

Vertice di Governo: puntare sulla flessibilità contro il caro energia

  • Dazi, Trump pronto a imporre nuovi dazi
  • Enti locali, rinnovato il contratto: 154 euro di aumenti medi
  • Terna: a giugno consumi elettrici +1,8%, valore mensile più alto degli ultimi 10 anni

22 Lug 2026 di Maria Cristina Carlini

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Il governo punta a sfruttare la maggiore flessibilità concessa dall’Unione europea per affrontare il caro energia e sostenere famiglie e imprese. È questa la linea tratteggiata dal vertice di maggioranza convocato, ieri, dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, nel quale l’attenzione si è concentrata soprattutto sull’utilizzo dei 14 miliardi di euro di margini di bilancio resi disponibili dall’estensione della National Escape Clause agli investimenti energetici. Secondo quanto emerso dalla riunione, il governo intende concentrare nel prossimo biennio la nuova capacità di spesa sul contrasto all’aumento dei costi dell’energia, in un contesto internazionale che continua a destare preoccupazione. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha aperto il confronto con un aggiornamento sulla situazione geopolitica, richiamando le tensioni legate all’Iran e ai rischi di un coinvolgimento degli Houthi nel Mar Rosso, fattori che potrebbero ripercuotersi sulle rotte commerciali e sui prezzi delle materie prime energetiche. Sul piano interno, l’esecutivo lavora alla definizione del provvedimento che dovrà tradurre in misure concrete la flessibilità ottenuta in sede europea. L’obiettivo, secondo fonti di maggioranza, è portare il testo all’esame del Parlamento già nei primi giorni di agosto, anche se resta ancora da individuare lo strumento normativo più idoneo.

Al termine del vertice, Palazzo Chigi ha confermato “la piena condivisione” tra le forze della maggioranza sull’opportunità di ricorrere ai nuovi margini di flessibilità previsti dalle regole europee, sottolineando come la maggiore capacità di spesa sarà destinata prioritariamente agli interventi contro il caro energia. Il governo ha inoltre ribadito che l’eventuale ricorso alla National Escape Clause per le spese relative a difesa, sicurezza ed energia sarà sottoposto al previsto iter parlamentare, nel rispetto delle prerogative delle Camere. Le misure arrivano mentre Bruxelles continua a lavorare alla revisione del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS), un dossier considerato strategico dall’Italia per limitare l’impatto della transizione energetica sui costi sostenuti dal sistema produttivo. Il confronto con la Commissione europea resta quindi centrale nella definizione della strategia economica dell’esecutivo per i prossimi mesi. Sul vertice non hanno invece trovato spazio i temi della riforma elettorale, nonostante il provvedimento sia approdato al Senato nella stessa giornata. La riunione si è concentrata esclusivamente sul quadro economico e internazionale, considerato prioritario alla luce delle incertezze geopolitiche e dei possibili effetti sui mercati energetici.

Dazi, Trump pronto a imporre nuovi dazi

Donald Trump si appresta a imporre nuove tariffe su decine di paesi già questa settimana, nonostante i suoi consiglieri lo mettano in guardia dal rischiare di replicare lo shock economico della sua guerra commerciale iniziale in vista delle Midterm. Lo scrive il Financial Times. Funzionari Usa hanno predisposto diverse opzioni per consentire al tycoon di introdurre nuove tariffe su decine di paesi, dato che i dazi globali del 10% già imposti scadranno entro la fine della settimana, secondo fonti del quotidiano. Ieri Trump ha annunciato tariffe del 50% sulle merci canadesi, dopo aver già colpito quelle brasiliane con dazi del 25%. Le nuove tariffe arrivano dopo che la Corte Suprema, all’inizio di quest’anno, ha annullato i dazi reciproci imposti in seguito all’annuncio di Trump nel “giorno della liberazione” nell’aprile del 2025. Washington ha adottato un regime tariffario del 10% a seguito della decisione della Corte Suprema di febbraio, ma tali misure scadranno venerdì. La nuova serie di dazi verrebbe introdotta a seguito di un’indagine sulle pratiche di lavoro forzato, consentendo a Trump di evitare di ricorrere ai poteri di emergenza annullati dalla Corte Suprema. Sebbene si preveda che i nuovi dazi immediati siano in linea con le tariffe del 10% già in vigore, l’amministrazione sta lavorando anche ad altre indagini che potrebbero conferirle l’autorità legale per proporre dazi più elevati. Secondo due persone a conoscenza della questione, dietro le quinte alti funzionari hanno consigliato al presidente di mantenere la stabilità con i partner commerciali e di rispettare gli accordi stipulati da Washington per la riduzione delle tariffe nel 2025. Il tentativo di Trump di riaccendere la sua guerra commerciale arriva in un momento di crescente ostilità tra Stati Uniti e Iran, che ha sconvolto i mercati energetici globali e rischia di estendersi a un conflitto regionale. Dopo due recenti indagini commerciali su minerali critici e componenti aeronautici, i funzionari hanno raccomandato a Washington di avviare negoziati con i propri partner commerciali anziché imporre dazi. I dazi che potrebbero essere annunciati questa settimana, secondo il Ft, varieranno tra il 10% e il 12,5% su 60 Paesi a causa di pratiche di lavoro forzato e sono stati proposti per la prima volta dai funzionari commerciali statunitensi a giugno. Gli Stati Uniti hanno avviato l’indagine – condotta ai sensi della Sezione 301 del Trade Act del 1974 – a marzo, insieme a un’altra sulla sovraccapacità produttiva, e hanno tenuto audizioni pubbliche sulle loro proposte. Questa indagine include l’Ue, la Cina, Singapore, la Svizzera, la Norvegia, l’Indonesia, la Malesia, la Cambogia, la Thailandia, la Corea del Sud, il Vietnam, Taiwan, il Bangladesh, il Messico, il Giappone e l’India.

Upb, dal 1990 salari stagnanti e più diseguali, -6,6% in termini reali

In oltre 30 anni in Italia le retribuzioni dei dipendenti del settore privato “sono state stagnanti e più diseguali”, con solo un’attenuazione per i redditi medio bassi, grazie alle riforme dell’Irpef. E’ quanto si legge nella nota dell’Upb, l’ufficio Parlamentare di Bilancio, secondo cui “dal 1990 le retribuzioni lorde sono diminuite in media del 6,6 per cento in termini reali”. “È cresciuta inoltre la loro dispersione, anche per l’incremento del part-time”, si legge nel rapporto, secondo cui ha pesato “la crescente segmentazione del mercato del lavoro per settore, tipologia contrattuale e qualifica”. Il sostegno alle retribuzioni basse attuato attraverso lo strumento dell’Irpef “ha ormai dei margini limitati”, e sarebbe “meglio agire con la spesa”, indica l’Upb. Nel rapporto si riconosce come l’Irpef abbia “svolto un ruolo crescente nel compensare la dispersione dei redditi lordi da lavoro dipendente, anche se non è possibile stabilire un nesso causale fra dinamiche salariali e riforme non potendo escludere l’ipotesi che la disponibilità di strumenti fiscali di sostegno ai redditi più bassi possa aver influito sugli esiti delle contrattazioni”. Tuttava l’attuale modello distributivo presenta dei limiti: “il rafforzamento della capacità redistributiva è stato ottenuto soprattutto riducendo il prelievo sui redditi bassi e medi e concentrando il carico sui redditi medio-alti, con una maggiore esposizione del sistema agli effetti del drenaggio fiscale e con differenze di trattamento tra lavoratori dipendenti e altre categorie di contribuenti. Tali interventi, pur attenuando la crescente dispersione dei redditi lordi, non affrontano le cause strutturali della stagnazione salariale e della precarizzazione del lavoro”. E per questo, sottolinea “ulteriori incrementi della redistribuzione richiederebbero interventi complementari, come la revisione dei regimi agevolati, che sottraggono base imponibile al sistema ordinario, l’allargamento della base imponibile attraverso il contrasto all’evasione e politiche strutturali volte a contrastare la stagnazione salariale, eventualmente affiancati da strumenti di sostegno al reddito operanti dal lato della spesa. Queste evidenze suggeriscono che l’attuale modello redistributivo potrebbe aver raggiunto i propri limiti”.

L’Upb segnala poi come la “progressività selettiva su alcune categorie di contribuenti (lavoratori dipendenti) rispetto ad altre (autonomi e pensionati) solleva questioni di equità orizzontale. A parità di reddito complessivo, infatti, il prelievo effettivo differisce sensibilmente in funzione della tipologia di reddito percepito, per effetto sia dei regimi sostitutivi che sottraggono ampie fasce di basi imponibili e contribuenti alla progressività ordinaria, sia degli interventi di sostegno specificamente riservati al lavoro dipendente, che non trovano analoghi nel trattamento delle altre categorie reddituali”. Inoltre, l’evoluzione della funzione redistributiva dell’Irpef, che si è progressivamente orientata anche al sostegno dei redditi da lavoro più contenuti, pur avendo svolto un ruolo importante nel contrastare la povertà lavorativa, rappresenta una risposta ex post a fenomeni emersi nel mercato del lavoro, che non affronta le cause strutturali della stagnazione retributiva”. “Queste considerazioni suggeriscono che il modello redistributivo attuale, fondato su un’imposta fortemente progressiva sul lavoro dipendente, ma con base imponibile relativamente ristretta, e caratterizzato da un’accentuata disparità di trattamento orizzontale tra le diverse tipologie di reddito, potrebbe aver raggiunto i propri limiti”.

Eurozona, nel I trimestre deficit/Pil in leggero calo, aumenta il debito

Nel primo trimestre del 2026, il rapporto tra deficit e Pil, destagionalizzato, si è attestato al 3,1% nell’area dell’euro e nell’Ue. Il rapporto dell’area dell’euro è diminuito leggermente rispetto al 3,2% registrato nel quarto trimestre del 2025, mentre quello dell’Ue è sceso rispetto al 3,4% del trimestre precedente. Sempre nel primo trimestre il rapporto tra debito pubblico e Pil nell’area dell’euro si è attestato all’88,9%, in aumento rispetto all’87,7% registrato alla fine del quarto trimestre del 2025. Nell’Ue, il rapporto è aumentato anch’esso dall’81,8% all’82,9%.

Enti locali, rinnovato il contratto: 154 euro di aumenti medi

L’Aran e i sindacati hanno firmato l’accordo per il rinnovo del contratto degli enti locali per il 2025-2027. Il contratto che riguarda circa 403mila persone prevede fino a 154 euro di aumenti medi a regime e arretrati medi fino a 1.136 euro. Il contratto è stato firmato anche dalla Cgil, che non aveva sottoscritto l’accordo per la tornata precedente. Gli incrementi – spiega l’Aran – sono destinati agli stipendi tabellari, con effetti su tutti gli istituti collegati, e comprendono l’anticipazione già corrisposta ai sensi della legge di bilancio 2025. A regime, l’incremento medio complessivo è pari a 152 euro lordi mensili per tredici mensilità per il personale dei Comuni e a 141 euro lordi mensili per tredici mensilità per il personale degli altri enti del comparto. Gli arretrati medi ammontano a circa 1.136 euro. A queste risorse si aggiungono quelle specificamente destinate ai Comuni dalla legge di bilancio 2026. E’ previsto un fondo con una dotazione di 50 milioni di euro per il 2027 e di 100 milioni di euro annui a regime dal 2028. Le risorse sono finalizzate all’incremento del trattamento accessorio, anche nella componente fissa e ricorrente, del personale non dirigenziale dei Comuni. La ripartizione tra gli enti sarà definita con decreto del ministro dell’Interno, di concerto con il ministro per la Pubblica amministrazione, sulla base dei criteri stabiliti dalla contrattazione collettiva nazionale. Il contratto introduce, per la prima volta nella contrattazione collettiva delle Funzioni Locali, un titolo interamente dedicato all’intelligenza artificiale. In coerenza con l’impianto già adottato per le Funzioni Centrali,- spiega l’Aran – i criteri generali di funzionamento dei sistemi di IA che incidono sul rapporto di lavoro entrano tra le materie di confronto sindacale. Viene regolamentata la figura del social media e digital manager, in attuazione del decreto-legge 25/2025 ed è previsto un meccanismo di copertura economica in caso di vacanza contrattuale. A partire dall’anno successivo alla scadenza, sarà riconosciuta un’anticipazione pari al 30% dell’inflazione Ipca misurata sugli stipendi tabellari, che salirà al 50% dopo sei mesi. Sono poi previste maggiori flessibilità per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, con priorità per i soggetti più fragili e per chi svolge un ruolo di cura. Il rinnovo è finanziato con risorse che a regime il primo gennaio 2027 ammontano a circa 989 milioni di euro.

“Un contratto che avvia il percorso di armonizzazione del trattamento economico accessorio dei dipendenti dei Comuni a quello degli altri comparti, semplificando le procedure di costituzione e riparto del Fondo per le risorse decentrate.  Ora è fondamentale che Ministero dell’Interno adotti rapidamente il decreto di riparto delle risorse statali – richieste e ottenute dall’Anci nell’ultima legge di bilancio – e dedicate a tale armonizzazione”,  dichiara il vicepresidente Anci e delegato a PA e personale, Ignazio Messina. “Nell’esprimere soddisfazione sulla traduzione in norma contrattuale delle modalità di riparto dei 100 milioni di euro del fondo statale destinato solo ai Comuni per la perequazione stipendiale con gli altri comparti, va ricordato tuttavia che questo rinnovo – aggiunge Messina – comporta comunque un costo di 740 milioni di euro per i bilanci comunali già in difficoltà e che il gap retributivo con gli altri comparti resta comunque ampio; pertanto l’Anci continuerà a chiedere al Governo maggiori risorse statali per colmare quel divario”. Il vicepresidente Anci sottolinea inoltre come “il nuovo contratto porti ad un aumento
degli stipendi tabellari: la retribuzione mensile cresce di 138,52 euro per i funzionari, 127,63 per gli istruttori, 113,53 per gli operatori esperti e 108,95 per gli operatori, con un incremento medio complessivo pari a 152 euro, per 13 mensilità”. Tra le altre novità, il delegato Anci ricorda infine “’;ampliamento delle risorse per finanziare le Elevate Qualificazioni, fino al 10% delle capacità assunzionali non utilizzate; e la nuova disciplina del trattamento economico durante le ferie per il personale turnista”, conclude Messina.

“Abbiamo portato a casa un traguardo straordinario, perché, voglio ricordarlo, l’ultimo contratto l’abbiamo firmato solo 6 mesi fa. Per la prima volta nella storia repubblicana, dimostriamo di essere performanti anche dal punto di vista delle dinamiche salariali”, commenta il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, in merito al rinnovo del contratto dei lavoratori degli enti pubblici. Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, parla di “un risultato di grande rilievo”. Per la prima volta viene realizzato un investimento concreto e significativo sul personale che ogni giorno garantisce servizi essenziali e i diritti dei cittadini. È un passo importante per ridurre il divario che negli ultimi anni si era progressivamente ampliato rispetto agli altri comparti del pubblico impiego”. Per il leader della Cgil “attraverso un finanziamento statale aggiuntivo, di natura extracontrattuale, destinato al fondo per il personale degli enti locali, si raggiunge un risultato significativo, che dovrà essere ampliato nel tempo”. “E’ un’ottima notizia”, commenta il segretario generale della Uil, PierPaolo Bombardieri. “Lo è per le lavoratrici e i lavoratori della categoria che, in questa tornata, grazie alle nostre insistenti rivendicazioni sindacali, vedono riconosciuti i loro diritti economici e normativi in anticipo sui tempi previsti: un cambiamento di rotta apprezzabile per il pubblico impiego. Lo è anche per il mondo del lavoro nel suo insieme – ha proseguito Bombardieri – perché questo risultato rafforza ulteriormente l’impegno per la salvaguardia dei diritti e del potere d’acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori di tutti i settori”.

Pnrr: raggiunti gli obiettivi sul Cloud, migrate 13mila Pa

L’Italia raggiunge con successo uno dei traguardi che si era posta con il Pnrr, che aveva messo a disposizione fino a 1,9 miliardi per portare sul cloud le pubbliche amministrazioni: “oltre il 75% delle amministrazioni italiane” si è trasferita sullo spazio virtuale. Nello specifico, il target per la Misura 1.1 è stato raggiunto con la realizzazione del Polo Strategico Nazionale (Psn) , l’infrastruttura ad alta affidabilità che ospita gli asset strategici dello Stato e la migrazione di oltre 280 Pa Centrali e Asl/Aziende Ospedaliere verso il Psn. L’obiettivo della Misura 1.2 è stato superato con la migrazione di oltre 12.700 tra Pa Locali e Scuole verso ambienti cloud certificati. “Questo traguardo rafforza la qualità e la sicurezza di oltre 135mila servizi pubblici digitali per cittadini e imprese – sottolinea una nota del Dipartimento digitale -. Con questo risultato l’Italia si pone tra i Paesi europei più avanzati nella protezione dei dati della pubblica amministrazione. Un contributo fondamentale è arrivato dalla creazione del Polo Strategico Nazionale, l’infrastruttura ad alta affidabilità, che ha consentito a oltre 280 amministrazioni centrali e strutture sanitarie di migrare dati e servizi, a partire da quelli critici e strategici, nel rispetto dei più elevati standard di sicurezza”. Le amministrazioni centrali hanno completato la migrazione di dati e servizi critici verso l’infrastruttura ad alta affidabilità del Psn. Ministeri, Agenzie e Autorità indipendenti hanno trasferito servizi fondamentali per il funzionamento dello Stato: dai sistemi di protocollo, gestione documentale, personale e contabilità, ai servizi dedicati alla sicurezza fisica delle sedi, alla gestione dei procedimenti amministrativi e delle banche dati nazionali. Sono stati migrati anche servizi strategici per il mercato del lavoro, la sanità, la ricerca scientifica, la regolazione dei mercati, la tutela dei dati personali, la vigilanza sulle infrastrutture e la gestione dei fondi pubblici. Le Asl e le Aziende Ospedaliere potenziano i servizi dedicati all’assistenza sanitaria, tra cui gestione del pronto soccorso, fascicolo sanitario, individuazione del rischio clinico, gestione delle malattie infettive e croniche, aumentando l’efficacia dei propri protocolli interni. Sia le amministrazioni centrali che le strutture ospedaliere hanno migrato i propri dati e servizi, a partire da quelli critici e strategici, verso il Psn. Comuni e Scuole ottimizzano, grazie alle piattaforme cloud qualificate da Acn (Agenzia per Cybersicurezza Nazionale) , la gestione di dati e servizi, rafforzando la sicurezza e l’affidabilità dei propri sistemi informatici. I Comuni ampliano i propri strumenti digitali per una gestione più efficiente, rapida e sicura dei bilanci annuali e pluriennali, degli atti di stato civile, dei certificati e dei dati demografici, potenziando nel complesso l’offerta di servizi pubblici per i cittadini. Le Scuole migliorano la gestione delle informazioni su presenze, esami e votazioni finali, insieme ai processi economici, amministrativi e del personale, a vantaggio della pianificazione didattica.

Webuild: completato lo scavo della galleria Trebisacce, il tunnel più lungo del terzo megalotto della 106 Jonica

Completato lo scavo della Galleria Trebisacce, il tunnel più lungo del Terzo Megalotto della Strada Statale Jonica (SS 106), in corso di realizzazione da parte di Webuild per conto di ANAS (Gruppo FS Italiane). Tra le opere più complesse e significative del Terzo Megalotto, la Galleria Trebisacce, lunga 3,3 km e a
doppia canna, una per senso di marcia, è stata scavata con metodo tradizionale ed è fondamentale per superare l’area collinare interna ed eliminare l’attraversamento urbano della vecchia SS106. L’abbattimento simultaneo del terzo e del quarto diaframma segnano un passo decisivo verso la realizzazione dei 38 km di nuova e moderna strada statale a doppia carreggiata tra Sibari e Roseto Capo Spulico. Il Terzo Megalotto è il principale intervento previsto lungo la tratta calabrese della SS106 Jonica. Contribuirà a collegare i litorali jonici di Calabria, Basilicata e Puglia, potenziando l’accessibilità di numerosi comuni costieri e collegando gli assi autostradali A14 e A2, con benefici in termini di riduzione dei tempi di percorrenza. Per la realizzazione del progetto sono circa 1.200 i posti di lavoro creati, tra diretti e terzi, con il coinvolgimento da inizio lavori di una filiera produttiva di circa 900 imprese, di cui il 45% calabresi.

Nelle scorse settimane Webuild ha completato anche il varo dei viadotti Avena e Straface, tra le opere di scavalco di maggiore rilievo ingegneristico del lotto. Il Viadotto Avena si estende per 660 metri tra i comuni di Albidona e Amendolara e rappresenta una delle opere di maggior pregio architettonico dell’intero progetto grazie a un impalcato sorretto da quattro maestose pile, di cui due dalla caratteristica forma a ‘V’. Proseguono anche le lavorazioni sul Viadotto Annunziata, lungo circa un chilometro, che presenta un caratteristico impalcato a due piani, uno per ciascuna corsia di marcia. Il progetto del Terzo Megalotto prevede anche la realizzazione di 13 gallerie (naturali e artificiali) per un totale di 10 km, e di 16 viadotti per una lunghezza complessiva di 7 km. La tratta si sviluppa nella provincia di Cosenza, attraversando i comuni dell’Alto Jonio Cosentino di Cassano all’Ionio: Francavilla Marittima, Cerchiara di Calabria, Villapiana, Trebisacce, Albidona, Amendolara e Roseto Capo Spulico. Il tracciato comprende anche quattro svincoli (Sibari, Cerchiara-Francavilla, Trebisacce e Roseto), che garantiscono il collegamento con la rete stradale già esistente, gli insediamenti sulla costa e l’entroterra. Sulla SS106 Jonica, infrastruttura strategica per il Sud Italia, Webuild si è aggiudicata anche i lavori del Lotto 1, nel tratto compreso tra il viadotto Coserie e lo svincolo di Corigliano Ovest. Con questa nuova opera, salgono a circa 55 i chilometri complessivi che il Gruppo sta realizzando o realizzerà per il potenziamento dell’arteria. Il nuovo lotto, commissionato da ANAS (Gruppo FS Italiane), prevede circa 17 km di nuova strada statale, con opere di elevata complessità ingegneristica tra cui 15 viadotti e cavalcavia, per un totale di 3 km, e una galleria artificiale a doppia canna di 1,4 km. Per l’esecuzione dei lavori, si prevede saranno occupate fino a circa 500 persone, tra diretti e terzi, puntando anche alla valorizzazione del patrimonio di competenze ed esperienze maturate nell’ambito della realizzazione Terzo Megalotto. I due lotti della SS106 Jonica rientrano tra i 21 progetti che Webuild sta realizzando nel Sud Italia, per un valore complessivo aggiudicato di oltre €16 miliardi, che danno occupazione a 10.200 persone, tra diretti e terzi, con 7.500 fornitori diretti coinvolti da inizio lavori. In Calabria Webuild si è aggiudicata anche la gara per il Raddoppio Cosenza–Paola/San Lucido, commissionata da RFI (Gruppo FS Italiane) e parte integrante del futuro collegamento AV/AC Salerno-Reggio Calabria. I lavori prevedono la realizzazione di oltre 22 km di nuova linea, inclusa la Galleria Santomarco, opera principale del progetto, che si estenderà per 15 km, contribuendo a migliorare la capacità e l’efficienza del collegamento ferroviario tra la costa tirrenica e l’entroterra calabrese.

Terna: a giugno consumi elettrici +1,8%, valore mensile più alto degli ultimi 10 anni

Prosegue a giugno la crescita della domanda elettrica nazionale. Secondo i dati diffusi da Terna, il fabbisogno è aumentato dell’1,8% rispetto allo stesso mese del 2025, registrando il decimo mese consecutivo con segno positivo. L’incremento, che si confronta con un livello già particolarmente elevato registrato lo scorso anno (+7,5%), consente di raggiungere i 28 TWh, il valore mensile di giugno più alto degli ultimi dieci anni. Continua anche l’andamento positivo dei consumi industriali: secondo le elaborazioni di Terna sull’indice IMCEI, che prende in esame i consumi industriali di circa 1.000 imprese “energivore”, il dato del mese di giugno è in aumento del 3,1% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, segnando anche in questo caso il decimo mese consecutivo di crescita. In particolare, positivi i comparti della siderurgia, ceramiche e vetrarie, cartaria e mezzi di trasporto. In flessione chimica, meccanica, metalli non ferrosi, alimentari e cemento, calce e gesso. La produzione fotovoltaica risulta ancora in crescita: a giugno ha superato i 6,5 TWh (+15,7% in confronto allo stesso periodo dello scorso anno), guidata soprattutto dalla capacità installata, +3,1 GW da Si conferma in crescita il fabbisogno: giugno ha registrato un giorno lavorativo in più (21 invece di 20) e una temperatura che, pur inferiore ai livelli eccezionalmente elevati registrati a giugno 2025, risulta al di sopra della media decennale. Depurando il dato dagli effetti contrapposti di calendario e temperatura, la variazione sale a +2,9%; considerando il solo effetto temperatura, la variazione del fabbisogno sarebbe pari a +3,5%. In termini congiunturali, la variazione della richiesta elettrica destagionalizzata e corretta dagli effetti di calendario e temperatura è in aumento dell’1%.

A livello territoriale, la variazione tendenziale di giugno è stata ovunque positiva: +1,6% al Nord, +1,8% al Centro e +2,1% al Sud e nelle Isole. Inoltre, il consumo ha raggiunto un picco di 57,4 GW il 29 giugno (+3,6% rispetto al 2025, valore mensile record), per effetto delle temperature elevate registrate nell’ultima decade del mese. Infine, nel primo semestre 2026 si è registrato un significativo incremento della produzione fotovoltaica (+19,2%) ed eolica (+16,4%) rispetto allo stesso periodo del 2025. Complessivamente, la produzione da fonti rinnovabili rispetto al primo semestre dello scorso anno è in aumento dell’1,4%. Da gennaio a giugno, l’indice IMCEI (Indice Mensile dei Consumi Elettrici Industriali) elaborato da Terna, ha fatto registrare un +4,3% rispetto allo stesso periodo del 2025. Tra i settori che hanno trainato la crescita troviamo la siderurgia e i metalli non ferrosi.

L’indice IMSER, elaborato da Terna sui dati dei consumi elettrici mensili forniti da alcuni gestori di rete di distribuzione (E-Distribuzione, UNARETI, DUERETI, A-Reti, Edyna, Deval) e presentato in differita di due mesi rispetto ai dati dei consumi elettrici e industriali, evidenzia ad aprile 2026 un lieve aumento dello 0,3% rispetto allo stesso mese del 2025. Nel periodo gennaio-aprile 2026 i consumi elettrici del settore dei servizi risultano complessivamente in aumento dell’1,1%, rispetto al periodo analogo dell’anno 2025. Tra i settori maggiormente positivi si distinguono l’alberghiero, la ristorazione, informazione e comunicazione. La produzione nazionale ha coperto l’84,9% della domanda di energia elettrica, mentre il restante 15,1% è stato soddisfatto dal saldo dell’energia scambiata con l’estero. La produzione nazionale netta si è attestata a 24,2 TWh, in aumento del 2,6%, mentre è risultato sostanzialmente stabile il saldo estero, per effetto di una diminuzione sia dell’importazione (-2,9%) che dell’esportazione (-26,4%). In crescita la fonte termica (+8%), come diretta compensazione delle fonti intermittenti e a copertura delle punte di fabbisogno del mese di giugno. Le fonti rinnovabili hanno coperto il 47% della domanda elettrica nazionale (contro il 49,5% di giugno 2025). In flessione la fonte idrica (-23,7%), le bioenergie (-8,4%), la fonte geotermica (-2,1%) ed eolica (-3,2%). In crescita il fotovoltaico (+15,7%). La produzione fotovoltaica è la prima fonte rinnovabile del mese: l’incremento di 888 GWh è dovuto principalmente al contributo della maggior capacità installata (+954 GWh), che ha compensato la minore producibilità dovuta all’irraggiamento (-66 GWh). Secondo le rilevazioni di Terna, a giugno la capacità rinnovabile installata è aumentata di 533 MW, con un contributo degli impianti connessi in alta tensione, pari a 171 MW, tra solare ed eolico. Al 30 giugno si registrano 86,95 GW di potenza installata rinnovabile, di cui, in particolare, 46,61 GW di solare e 13,96 GW di eolico. Relativamente agli accumuli, in Italia si registrano 943.798 impianti che corrispondono a 19,34 GWh di capacità e 7,99 GW di potenza nominale.

Clima, Mase: avviato l’iter per il piano sociale da trasmettere all’Ue

“Si conferma che l’iter politico – istituzionale di approvazione del Piano sociale per il clima è stato avviato, e che il ministero provvederà successivamente alla formale trasmissione alla Commissione europea”. Lo ha detto la viceministra dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Vannia Gava, rispondendo a un’interrogazione del Pd nel corso del question time in commissione Ambiente alla Camera. Gava ha spiegato che la proposta di Piano sarà “oggetto della valutazione della Commissione europea secondo la procedura prevista dal predetto Regolamento Ue, che comprende la verifica della coerenza delle misure proposte con le finalità del Fondo e del rispetto dei requisiti stabiliti dalla normativa europea, ivi compreso il rispetto del principio di addizionalità”. “Si precisa – ha aggiunto la viceministra al Mase – che ogni Stato membro presenta alla Commissione un piano, a seguito di una consultazione pubblica con le autorità locali e regionali, i rappresentanti delle parti economiche e sociali, le pertinenti organizzazioni della società civile, le organizzazioni giovanili e altri portatori di interessi, così come stabilito dalla normativa eurounitaria”.

“In ottemperanza a quanto disposto – ha ricordato Gava –, la procedura di consultazione ha riguardato l’intero processo di stesura del testo sin dalla sua fase di avvio, garantendo a tutti i portatori di interessi l’opportunità di partecipare all’elaborazione della proposta, assicurando la massima informazione nonché ogni forma di proficuo confronto. Inoltre, la sintesi delle osservazioni pervenute, ovvero gli esiti di ogni fase di consultazione, è oggetto di trasmissione alla Commissione europea, al fine di assicurare la massima trasparenza del procedimento, oltre che per ogni opportuna valutazione di competenza della stessa. Gli esiti delle consultazioni – ha chiosato – saranno infine altresì resi disponibili sul sito istituzionale del ministero”.

Porto Gioia Tauro, 30 milioni per completare elettrificazione banchine

Prosegue il percorso di transizione energetica del porto di Gioia Tauro. Il presidente dell’Autorità di sistema portuale dei mari Tirreno meridionale e Ionio, Paolo Piacenza, ha firmato il decreto di aggiudicazione dei lavori per la realizzazione della sottostazione e della relativa seconda cabina elettrica destinata al sistema di “cold ironing”, per un investimento di 30 milioni di euro estendibili a 70 milioni. Con questo provvedimento prende ufficialmente avvio la fase conclusiva dell’aggiudicazione dei lavori di elettrificazione delle banchine del porto, che consentirà di completare un’infrastruttura strategica capace di garantire una potenza complessiva di 160 megawatt, in grado di soddisfare sia il fabbisogno energetico delle infrastrutture portuali (progetto in capo all’Autorità di sistema portuale per oltre 100 milioni di euro) sia le esigenze operative del terminalista MedCenter container terminal. Con la realizzazione della seconda cabina elettrica e delle connesse opere elettromeccaniche, la banchina di levante sarà dotata complessivamente di cinque prese elettriche: tre previste nel primo lotto e due nel secondo. A regime, il sistema consentirà l’elettrificazione di 1.5 km lineari di banchina, di cui 900 metri già interessati dal primo lotto e ulteriori 600 metri con il completamento dell’intervento.

Strage di Casteldaccia,  Feneal UIl ammessa come parte civile

“Accogliamo con soddisfazione la decisione del Tribunale di Termini Imerese (Palermo) di ammettere la costituzione di parte civile della FenealUil nel processo per la strage di Casteldaccia”. Lo dichiara il segretario generale FenealUil, Mauro Franzolini. “È una decisione – prosegue il leader degli edili della Uil – che certifica l’impegno della nostra organizzazione sindacale sul territorio siciliano nel promuovere salute, sicurezza e diritti nei luoghi di lavoro e che, allo stesso tempo, vuole essere un segnale di vicinanza ai familiari dei cinque lavoratori edili morti il 6 maggio 2024 in una tragedia sul lavoro che poteva e doveva essere evitata. Ci auguriamo che il processo possa rapidamente fare chiarezza sull’accaduto e accertare tutte le responsabilità – conclude Mauro Franzolini – per ridare dignità ai cinque lavoratori e rafforzare la fiducia dei familiari delle vittime e di tutti i lavoratori e le lavoratrici nelle Istituzioni.”.

Ey, scesi nel 2025 investimenti esteri in Italia ed in Europa. Ma il nostro paese sale nell’indice dell’attrattività

Nel 2025 l’Italia ha contato 206 progetti di investimenti diretti esteri, in calo dell’8% rispetto al 2024, in linea con il rallentamento europeo (-7%) e con una tenuta migliore rispetto ai principali Paesi (Francia -17%, Regno Unito -14%, Germania -10%). L’Italia mantiene stabile la propria quota di mercato europea al 4,1%, più che raddoppiata rispetto al periodo pre-Covid. E’ quanto emerge dalla nuova edizione dell’EY Attractiveness Survey Italy. Gli Stati Uniti restano il primo paese investitore (18%), seguiti dalla Germania (14%); crescono i prodotti industriali e la mobilità, primo settore con 58 progetti (da 43), e le infrastrutture digitali, con i data center che passano da 2 a 8. L’Italia sale al nono posto in Europa per attrattività (+3 posizioni). A sostenere l’attrattività del Paese, secondo gli intervistati, sono soprattutto la sicurezza e la qualità della vita, la qualità della forza lavoro, la dotazione infrastrutturale e la competitività fiscale. Al tempo stesso, il limitato supporto ai settori strategici, la complessità normativa e amministrativa e i limitati investimenti in formazione e sviluppo del personale restano le aree che frenano la capacità del Paese di trasformare l’interesse degli investitori in decisioni effettive. «L’Italia parte oggi da una posizione più solida rispetto al passato, ma alcune priorità richiedono un’accelerazione: energia, semplificazione, competenze e un sistema di incentivi più efficace e coordinato. La vera sfida non è più dimostrare di essere attrattiva, ma di esserlo abbastanza, in linea con il proprio potenziale e la competizione europea»,spiega Marco Daviddi, Managing Partner EY-Parthenon in Italia.

Ristorazione scolastica: Legacoop e Anir, gara Roma modello per revisione prezzi negli appalti

La nuova gara da oltre 23 milioni di pasti l’anno con cui Roma Capitale affiderà il servizio di ristorazione scolastica viene indicata dagli operatori del settore come un possibile punto di riferimento per gli appalti pubblici dei servizi. Al centro dell’apprezzamento di Legacoop Produzione e Servizi e di Anir Confindustria c’è soprattutto il recepimento delle Linee guida del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sulla revisione ordinaria dei prezzi, ritenuto un passaggio decisivo per garantire la sostenibilità economica dei contratti in un comparto fortemente esposto all’aumento dei costi del lavoro, delle materie prime, dell’energia e della logistica. La procedura, presentata in Campidoglio dal sindaco Roberto Gualtieri insieme agli assessori competenti, interessa circa 150 mila utenti in 816 strutture educative e scolastiche della Capitale, con oltre 23,6 milioni di pasti serviti ogni anno. Per dimensioni e valore economico rappresenta la principale gara italiana del settore.

Per Legacoop Produzione e Servizi si tratta del primo caso di concreta applicazione delle Linee guida ministeriali in una procedura di questa rilevanza, frutto del lavoro svolto insieme alla Consulta dei Servizi e alle principali associazioni datoriali del comparto. “Il recepimento all’interno del bando delle Linee guida per la revisione prezzi rappresenta un passo importante per la valorizzazione del lavoro e dell’organizzazione d’impresa che presidia servizi delicati e caratterizzati da una forte variabilità dei costi, come la ristorazione scolastica”, afferma il responsabile del Settore Ristorazione di Legacoop Produzione e Servizi, Olmo Gazzarri. Secondo Gazzarri, vedere applicate in una gara di queste dimensioni le previsioni contenute nelle Linee guida costituisce “una preziosa conferma della bontà del lavoro svolto”. L’auspicio, aggiunge, è che anche le altre stazioni appaltanti adottino lo stesso approccio, considerando che la revisione dei prezzi riguarda anche gli incrementi del costo del lavoro derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi. Legacoop valuta inoltre positivamente il confronto promosso dal Comune di Roma con le associazioni imprenditoriali e le organizzazioni sindacali nella fase di predisposizione del bando. Un metodo che, sottolinea Gazzarri, ha consentito di affrontare con trasparenza le principali questioni tecniche e organizzative, favorendo un equilibrio tra le esigenze delle imprese, dell’amministrazione e degli utenti.

Anche Anir Confindustria considera la gara capitolina un passaggio significativo per l’intero comparto della ristorazione collettiva. L’associazione sottolinea che, per un settore ad alta intensità di manodopera e fortemente esposto alle oscillazioni dei costi, la revisione ordinaria dei prezzi rappresenta una condizione indispensabile per garantire continuità del servizio, qualità delle prestazioni e corretta esecuzione dei contratti pubblici. “La gara di Roma è un banco di prova importante”, afferma il presidente di Anir Confindustria, Massimo Piacenti. “Per la prima volta una procedura di questa dimensione assume in modo strutturato il tema della revisione ordinaria dei prezzi. È un segnale che va nella direzione giusta, perché riconosce un principio semplice: gli appalti di servizi non possono restare fermi sulla carta mentre cambiano, nella realtà, i costi che le imprese devono sostenere ogni giorno”. Secondo Anir, l’impianto complessivo del bando valorizza anche aspetti quali la qualità nutrizionale, la sostenibilità ambientale, la riduzione degli sprechi, l’educazione alimentare, la legalità delle filiere e la tutela dell’occupazione, delineando una visione della ristorazione scolastica come componente delle politiche di welfare e salute pubblica. “La qualità richiesta dalla pubblica amministrazione deve essere sostenuta da condizioni contrattuali coerenti”, osserva Piacenti, indicando tra gli elementi essenziali basi d’asta adeguate, revisione dei prezzi effettiva, regole chiare, controlli proporzionati e una corretta valorizzazione del lavoro. Solo così, evidenzia, il servizio può essere realmente sostenibile e garantire gli standard qualitativi richiesti. Per Anir la procedura di Roma può diventare un riferimento nazionale per gli appalti della ristorazione collettiva, purché il modello trovi piena attuazione anche nella fase esecutiva. “Il punto decisivo è stato passare dalla qualità dichiarata alla qualità esigibile”, conclude Piacenti. “Le imprese della ristorazione collettiva hanno fatto e faranno la propria parte. Grazie ad appalti costruiti su un equilibrio vero, perché il cibo pubblico è una responsabilità quotidiana e non può poggiare su contratti fragili”.

Edison Energia e Sapio firmano un contratto PPA off site pluriennale per la fornitura di energia rinnovabile

Edison Energia, società del Gruppo Edison attiva nella vendita di energia elettrica e gas naturale, ha sottoscritto con Sapio, multinazionale italiana che produce, sviluppa e commercializza gas industriali e medicinali, un contratto PPA (Power Purchase Agreement) off-site per la fornitura di energia 100% rinnovabile. La fornitura, iniziata il primo luglio 2026, avrà una durata pluriennale. Tutta l’energia elettrica sarà prodotta da otto impianti idroelettrici e fotovoltaici di Edison di potenza complessiva installata pari a quasi 50 MW. Mario Paterlini, amministratore delegato di Sapio, ha affermato: “L’idrogeno rappresenta una delle leve strategiche per coniugare decarbonizzazione, competitività industriale e sicurezza energetica. Grazie a questo accordo con Edison Energia disponiamo dell’energia rinnovabile necessaria per alimentare il nostro nuovo impianto di elettrolisi di Porto Marghera e produrre idrogeno green RFNBO. È un investimento concreto che conferma il nostro ruolo da protagonista della transizione energetica, mettendo a disposizione dell’industria e della mobilità soluzioni innovative per ridurre la propria impronta carbonica e accelerare il percorso verso un’economia a basse emissioni”. Per Massimo Quaglini, amministratore delegato di Edison Energia, “l’accordo di fornitura di energia rinnovabile siglato con Sapio è reso possibile dalla presenza verticalmente integrata del Gruppo Edison nel settore della produzione, gestione e commercializzazione dell’energia elettrica, con soluzioni contrattuali in grado di soddisfare qualsiasi esigenza. Il contratto PPA off-site sottoscritto con Sapio rafforza il nostro impegno nel supportare i clienti nel loro percorso di decarbonizzazione. Ai nostri clienti industriali offriamo sia energia prodotta da fonti rinnovabili e biometano, sia la nostra vasta esperienza come operatore di riferimento a livello nazionale nella gestione di forniture articolate per grandi e grandissimi consumatori. Puntiamo su qualità del servizio, presenza integrata nei mercati dell’energia elettrica e gas naturale, professionalità, flessibilità e contratti su misura. Il nostro obiettivo è essere un partner capace di proporre soluzioni innovative, facendo leva sugli asset del nostro Gruppo per accompagnare i clienti verso un consumo sostenibile”.

Edison Energia è leader di mercato nelle forniture di energia elettrica e gas naturale alle imprese manifatturiere, energivore e non, e a quelle del terziario. Per supportare la transizione energetica, accompagna le industrie nel processo di decarbonizzazione attraverso contratti di lungo termine da impianti da fonti rinnovabili. La società dispone di un’ampia gamma di soluzioni contrattuali e del ricco portafoglio di impianti del Gruppo Edison, potendo soddisfare qualsiasi esigenza legata a contratti PPA off-site, compresa l’integrazione con i contratti di fornitura di energia elettrica tradizionali. Grazie a questo accordo con Sapio, Edison Energia consolida la propria posizione nel mercato dei contratti PPA, strumenti fondamentali per la transizione energetica e la messa in sicurezza dei prezzi dell’energia in un contesto particolarmente volatile. Il contratto PPA rappresenta un tassello strategico nel percorso di sviluppo di SAPIO nel settore dell’idrogeno e contribuisce a sostenere la crescita di una filiera nazionale fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione del sistema energetico italiano. L’idrogeno rinnovabile è uno dei pilastri della strategia di sviluppo di SAPIO e si configura come una tecnologia abilitante per accompagnare la transizione energetica favorendo la riduzione delle emissioni e il rafforzamento della competitività del tessuto produttivo nazionale. In questo quadro si inserisce l’impianto di produzione di idrogeno rinnovabile appena inaugurato a Porto Marghera.

Fincantieri, accordo per gestione centro addestramento Marina Qatar

Fincantieri ha firmato un contratto con la Qatar Emiri Naval Forces (QENF) per la gestione operativa del Training and Simulation Centre (TSC). L’accordo segna uno sviluppo della collaborazione tra Marina del Qatar e Fincantieri, avviata con il programma che ha portato alla realizzazione e di sette unità navali e dei relativi servizi di supporto. Consegnato da Fincantieri nel 2021, il Training and Simulation Centre è un elemento chiave dell’ infrastruttura della Marina del Qatar, progettato per favorire l’addestramento integrato del personale navale attraverso avanzati sistemi di simulazione. Il Centro consente a ufficiali, sottufficiali e marinai di addestrarsi in scenari tattici realistici e complessi, contribuendo al mantenimento e al rafforzamento della prontezza del personale. L’accordo, della durata di tre anni, firmato dal Capo della Logistica per conto delle Forze Armate del Qatar e da Mauro Manzini, Direttore Vendite della Divisione Navi Militari di Fincantieri, mira a supportare la Marina del Qatar nell’addestramento operativo dei propri equipaggi con attività di simulazione. Il training sarà effettuato da un team qualificato composto prevalentemente da ex militari, con lunga esperienza in operazioni navali, gestione delle piattaforme, procedure operative e conoscenza delle principali dottrine marittime. Il personale di Fincantieri consentirà alla Marina del Qatar di raggiungere un livello crescente di autonomia nella gestione del sistema. La firma del contratto continua a far evolvere il proprio ruolo, da fornitore di piattaforme navali avanzate a partner strategico di lungo periodo.

Cisl, serve un piano per abbattere il caro energia. Urgente un tavolo con le parti sociali per misure di sostegno immediato

“L’Italia continua a pagare l’energia significativamente più cara dei principali partner europei, con un divario che negli ultimi anni si è ampliato invece di ridursi. La Cisl denuncia questa situazione e chiede al Governo l’apertura di un tavolo con le parti sociali per individuare, da un lato, misure di sostegno immediato a famiglie e imprese, anche alla luce del protrarsi delle tensioni nello Stretto di Hormuz; e, dall’altro, interventi strutturali capaci di aggredire le cause profonde del problema”. E’ quanto sottolinea in una nota secondo il quale serve “un’urgente revisione della politica energetica che utilizzi il margine di bilancio reso disponibile dalla decisione dell’Unione Europea di estendere all’energia la ‘clausola nazionale di salvaguardia’ già prevista per la difesa: fino a circa 14 miliardi di euro nel triennio 2026-2028, pari allo 0,6% del Pil”. “La Cisl chiede quindi al Governo l’apertura urgente di un tavolo con le parti sociali per costruire, insieme, un percorso su due livelli: da un lato soluzioni di breve termine, per contenere l’impatto immediato dei costi energetici su famiglie vulnerabili e imprese, a partire dalla PMI e da quelle energivore. dall’altro interventi di natura strutturale, che affrontino le cause del divario con l’Europa: revisione degli oneri di sistema, disaccoppiamento tra prezzo del gas e prezzo dell’elettricità, accelerazione degli investimenti in fonti rinnovabili, reti e capacità di stoccaggio, diversificazione dell’approvvigionamento, senza escludere una sperimentazione sul nucleare sicuro”, conclude la Cisl.

Gruppo Bmi Italia, rinnovato il contratto integrativo di secondo livelli

Relazioni industriali, armonizzazione dei trattamenti, valorizzazione delle competenze e rafforzamento del premio di risultato. È stata sottoscritta nei giorni scorsi, presso la sede di Confindustria Ceramica – Raggruppamento Laterizi, l’ipotesi di rinnovo del Contratto integrativo di II livello del Gruppo BMI Italia, valido per il triennio 2026-2028. Il Gruppo, leader nel settore delle coperture per tetti a falda e piani e parte di un gruppo internazionale di proprietà americana, è presente in Italia con otto unità operative e occupa circa 300 dipendenti. Per FenealUil, Filca Cisl e Fillea Cgil “questa ipotesi di rinnovo rappresenta un risultato importante perché interviene concretamente a sostegno delle famiglie, aumentando il potere d’acquisto dei lavoratori e ampliando le tutele previste dalla contrattazione aziendale. L’accordo consolida inoltre relazioni industriali di qualità, fondate sul confronto, sulla condivisione delle informazioni e sulla volontà di affrontare in una logica unitaria le condizioni di lavoro nei diversi stabilimenti del Gruppo”. Sul piano economico viene confermato e rafforzato il modello del Premio di Risultato, la cui redistribuzione continuerà a essere collegata non solo alla redditività aziendale, ma anche ai risultati in materia di produzione, qualità e salute e sicurezza sul lavoro, e consentirà di conseguire un premio che a obiettivo pieno è compreso tra 2.150 e 2.300 euro annui. Tra i risultati più significativi dell’intesa vi sono il percorso di armonizzazione dei ticket restaurant e una particolare attenzione alla valorizzazione delle competenze professionali: analisi e relativi percorsi formativi saranno condivisi con le Rsu. Sul fronte del welfare viene istituita una nuova misura di sostegno destinata ai figli dei lavoratori deceduti, attraverso l’erogazione di borse di studio per l’intero percorso scolastico e universitario. L’intesa introduce inoltre importanti miglioramenti sul piano normativo, con interventi sulle relazioni industriali, sul part-time reversibile, sui permessi e sulla gestione delle assenze per malattia. Per il personale impiegatizio viene prevista una maggiore flessibilità dell’orario di ingresso, mentre entro il 2026 sarà definito un accordo quadro per regolamentare lo smart working all’interno del Gruppo. Ora l’ipotesi di accordo verrà votata dai lavoratori nelle assemblee.

Intesa tra Acea, Assonautica e Ontm per lo sviluppo sostenibile della blue economy

Acea, Assonautica Italiana e Osservatorio Nazionale per la Tutela del Mare (ONTM) hanno sottoscritto oggi un Protocollo d’Intesa volto a promuovere iniziative e progettualità a supporto dello sviluppo sostenibile delle infrastrutture portuali e delle marine italiane, nell’ambito delle strategie nazionali ed europee dedicate alla Blue Economy. Il Protocollo nasce con l’obiettivo di mettere a fattor comune competenze, conoscenze e capacità di coordinamento istituzionale per contribuire alla tutela delle risorse naturali, alla resilienza dei territori costieri e alla modernizzazione sostenibile del sistema mare. L’iniziativa si inserisce nel percorso di valorizzazione del mare come asset strategico per il Paese con Acea che si propone come partner strategico per le Autorità di Sistema Portuale, porti turistici e marine nello sviluppo di modelli innovativi capaci di coniugare sostenibilità ambientale, sicurezza delle risorse idriche, efficienza energetica, digitalizzazione e qualità dei servizi.

Attraverso il Protocollo, le Parti collaboreranno per favorire la diffusione di buone pratiche e soluzioni orientate alla tutela dell’acqua, alla gestione sostenibile delle risorse ambientali, all’efficientamento energetico e alla riduzione dell’impatto ambientale delle infrastrutture marittime. Particolare attenzione sarà dedicata all’innovazione tecnologica, alla valorizzazione dei dati e all’adozione di strumenti digitali avanzati, inclusi sistemi di monitoraggio intelligente e applicazioni di intelligenza artificiale a supporto della gestione delle infrastrutture, delle reti idriche ed energetiche e dei processi ambientali.

L’obiettivo è accompagnare i porti e le marine italiane verso modelli sempre più sostenibili e resilienti, favorendo lo sviluppo di infrastrutture orientate alla progressiva decarbonizzazione, alla riduzione delle emissioni climalteranti e al raggiungimento di obiettivi di carbon neutrality, attraverso l’integrazione di energie rinnovabili, sistemi intelligenti di gestione dei consumi e soluzioni innovative per l’efficienza energetica.

Particolare rilievo sarà inoltre attribuito alla tutela della risorsa idrica, promuovendo modelli di gestione circolare dell’acqua, il riutilizzo delle acque trattate, la riduzione delle perdite e l’adozione di tecnologie avanzate per il monitoraggio e l’ottimizzazione dei consumi, con l’obiettivo di rendere porti e marine sempre più autosufficienti e sicuri sotto il profilo produttivo e ambientale. Tale approccio si inserisce pienamente nei principi della Blue Economy e nella prospettiva di uno sviluppo equilibrato e duraturo delle aree costiere armonizzando la relazione tra porti e città.

Ispra: aumenta produzione rifiuti speciali, nel 2024 oltre 172 mln di tonnellate

In Italia nel 2024 la produzione complessiva di rifiuti speciali derivanti da attività industriali, commerciali, artigianali, di servizio, di trattamento rifiuti e risanamento, ha subito una netta accelerazione, superando i 172 milioni di tonnellate e registrando un incremento del +4,6% rispetto al 2023 (circa 7,6 milioni di tonnellate in più), un dato che evidenzia un forte scollamento rispetto alla crescita più contenuta dell’economia nazionale, che nello stesso periodo ha segnato un +0,8% del PIL e un +1,3% dei consumi. Nei settori chiave l’edilizia è in cima alla lista. Il settore delle costruzioni e demolizioni si conferma il principale motore della produzione di rifiuti speciali, generando da solo 90,4 milioni di tonnellate (il 52,5% del totale nazionale). Seguono a distanza trattamento rifiuti e risanamento (23,1%), attività manifatturiere: 15,9%, altre attività economiche (8,5%). La quasi totalità dei rifiuti speciali prodotti è di natura non pericolosa (93,7%), in crescita del +4,5% rispetto al 2023. I rifiuti pericolosi si attestano a 10,8 milioni di tonnellate, registrando comunque un aumento più marcato in termini percentuali (+6,0%, pari a 612 mila tonnellate in più).

La geografia dei rifiuti speciali riflette la densità del tessuto industriale del Paese, concentrandosi prevalentemente nelle regioni settentrionali. Il Nord traina con il 56% di produzione; la sola Lombardia ne produce 36,4 milioni (il 21,2% del dato italiano), seguita da Veneto (18 milioni), Emilia- Romagna (15 milioni) e Piemonte (13,9 milioni). Centro Italia: 31,3 milioni di tonnellate (18,2% del totale). I valori maggiori si registrano in Toscana (11,5 milioni) e Lazio (11,2 milioni). Nel Sud Italia se ne producono 44,3 milioni di tonnellate (25,8% del totale); la Campania è la regione con la produzione più alta dell’area con 11,7 milioni di tonnellate, seguita da Sicilia (10,1 milioni) e Puglia (9,3 milioni). I dati 2024 sulla gestione dei rifiuti speciali ci dicono che in Italia sono stati gestiti 187,2 milioni di tonnellate, di cui il 94,8 non pericolosi. (177,5 milioni di tonnellate). Il ricorso alla discarica è in progressivo calo: -2% sul 2023 -23,9% rispetto al 2021.

Il recupero è la via maestra: in particolare quello di materia rappresenta ben il 74,3% della gestione (139,1 milioni di tonnellate, in crescita del +6,4% rispetto al 2023). Lo smaltimento si ferma al 13,9%. Import/Export: importiamo 7 milioni di tonnellate (principalmente rottami metallici da Germania e Francia per le nostre acciaierie) ed esportiamo 5,1 milioni di tonnellate (soprattutto verso la Germania). La rete impiantistica presenta 10.563 impianti attivi. La Lombardia si conferma il fulcro nazionale ospitandone quasi il 20% (2.068 infrastrutture).

Maria Alessandra Gallone, Presidente ISPRA e SNPA: «I dati del Rapporto, accanto alle criticità legate all’elevata produzione e alla non uniforme distribuzione del sistema impiantistico, confermano la solidità del percorso intrapreso dal nostro Paese verso un modello di economia sempre più circolare. L’aumento del recupero di materia complessivo, con importanti performance nel riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione, dimostrano come innovazione e corretta gestione dei rifiuti possano tradursi in risultati concreti per l’ambiente e per il sistema produttivo.
Dobbiamo saper cogliere questi segnali positivi perché rappresentino uno stimolo a proseguire lungo la strada della prevenzione, del riutilizzo e del recupero delle risorse, rafforzando le filiere industriali e investendo nelle tecnologie e nelle competenze”.

Sull’amianto pesa la mancanza di un’attività sistematica di decontaminazione sul territorio. Prodotti 272 mila tonnellate di rifiuti contenenti amianto, in forte crescita rispetto al 2023 (+13,4%).  Costruzioni e Demolizioni: è stato raggiunto un tasso di riciclo – calcolato al netto dei quantitativi relativi alle terre e rocce e ai fanghi di dragaggio – dell’82,4%, superando ampiamente il target europeo del 70%. Veicoli fuori uso: il tasso di riciclaggio sale all’86,7% (superando l’obiettivo dell’85%), ma si è ancora lontani dal target del 95% di recupero totale a causa dell’assenza di impianti per il recupero energetico. Pneumatici (PFU): sono state gestite 495 mila tonnellate. L’85% viene avviato a recupero di materia, ma è necessario ottimizzare la raccolta. Fanghi di depurazione: ne sono stati prodotti 3,1 milioni di tonnellate (-3% rispetto al 2023). Il 53,7% viene avviato a recupero, mentre il 44,1% finisce ancora in smaltimento. Rifiuti sanitari: ne sono state prodotte 259 mila tonnellate, per la maggior parte pericolosi (226 mila tonnellate, +4% sul 2023). Lo smaltimento rappresenta la via principale (73,4%). Rifiuti tessili e conciari: gestite oltre 551 mila tonnellate (+5,9% rispetto al 2023). A trainare il flusso sono principalmente gli scarti del settore conciario (72,2%), mentre il comparto tessile rappresenta il restante 27,8%.

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