LA GIORNATA

Meloni-Modi: legami più forti con partenariato, scambi per 20 mld

  • Csc: lo scenario continua a deteriorarsi. Sale l’inflazione e investimenti in frenata, cruciale il Pnrr
  • Dazi, intesa nella Ue: l’Europa onora gli impegni
  • Cdp: dal CdA via libera a operazioni per 1,3 miliardi

21 Mag 2026 di Maria Cristina Carlini

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IN SINTESI

Si rafforza il legame tra Italia e India. Il primo ministro indiano Narendra Modi è stato accolto ieri dalla premier Giorgia Meloni, dopo l’incontro con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. È il primo capo di governo indiano a tornare in Italia dopo 26 anni. «Eleviamo il nostro rapporto al livello di partenariato strategico speciale», ha dichiarato Meloni al termine del vertice a Villa Pamphili. «Stiamo facendo fare un balzo in avanti ai nostri rapporti, puntando a scambi commerciali da 20 miliardi di euro», ha sottolineato Modi. Sono sette gli accordi raggiunti, dalla cooperazione industriale nella difesa alla mobilità di infermieri dall’India all’Italia. I due leader hanno inoltre rilanciato la cooperazione industriale attraverso nuovi strumenti, tra cui centri per l’innovazione e il rafforzamento dei collegamenti tra startup, università e imprese. Modi ha evidenziato la complementarità tra i due sistemi economici: l’Italia come riferimento per design e manifattura, l’India per l’innovazione su larga scala. Ampio spazio anche ai temi geopolitici. Meloni e Modi hanno discusso di Ucraina, crisi iraniana e sicurezza marittima, ribadendo l’impegno per la stabilità internazionale e per una «pace giusta e duratura» in Ucraina. Entrambi hanno inoltre confermato la centralità della libertà di navigazione e della cooperazione nell’area indo-pacifica.

Sul fronte infrastrutturale, i due Paesi hanno rilanciato il progetto India-Middle East-Europe Economic Corridor, il corridoio economico tra India, Medio Oriente ed Europa, considerato strategico per commercio e connessioni globali. Gli accordi firmati riguardano anche difesa, spazio, minerali critici e innovazione tecnologica, con aperture alla co-produzione industriale in settori come elicotteri, piattaforme navali e guerra elettronica.

Meloni ha definito «storica» la visita di Modi a Roma, rivendicando di aver costruito questo percorso attraverso un rapporto di amicizia con il leader indiano, alla guida del Paese dal 2014. La premier ha sottolineato la convergenza di vedute sulle grandi sfide del nostro tempo: stabilità internazionale, sicurezza economica, resilienza delle catene del valore, promozione della pace e sviluppo inclusivo. L’accoglienza riservata a Modi è stata particolarmente curata: dalla visita notturna al Colosseo, mantenuta segreta fino alla pubblicazione delle immagini sui social, alla cena ufficiale e alla forte copertura mediatica dell’evento, accompagnata anche da un editoriale firmato congiuntamente da Meloni e Modi sul Corriere della Sera. Modi ha ribadito la necessità di «dialogo e diplomazia» per risolvere i conflitti, dall’Iran all’Ucraina. Tra i temi affrontati anche la crisi legata allo Stretto di Hormuz e la necessità di garantire la libertà di navigazione. Grande attenzione è stata dedicata inoltre al corridoio economico IMEC, definito dal vicepremier Antonio Tajani «straordinariamente importante». Il premier indiano ha parlato di «una nuova fiducia» nei rapporti bilaterali, ricordando la presenza di oltre 800 imprese italiane in India. Al pranzo di lavoro hanno partecipato i vertici di aziende pubbliche e private come Almaviva, Maire, Fincantieri, Ferrovie dello Stato Italiane e Leonardo, oltre al Consiglio per la ricerca in agricoltura.I due leader hanno infine annunciato il 2027 come anno della cultura e del turismo Italia-India.

Csc: lo scenario continua a deteriorarsi. Sale l’inflazione e investimenti in frenata, cruciale il Pnrr

Lo scenario economico internazionale continua a deteriorarsi e i rischi per la crescita italiana aumentano. È l’allarme lanciato dal Centro studi di Confindustria nella consueta analisi mensile sulla congiuntura economica, che fotografa un quadro segnato dall’instabilità geopolitica, dall’aumento dei costi energetici, dal rallentamento della fiducia di famiglie e imprese e da un’economia che, al momento, continua a reggersi soprattutto sulla spinta degli investimenti legati al Pnrr. Secondo gli economisti di viale dell’Astronomia, il principale elemento di preoccupazione resta il protrarsi della crisi in Medio Oriente. La tregua nell’area non è infatti bastata a riaprire pienamente lo stretto di Hormuz e il traffico navale continua a rimanere su livelli minimi, mantenendo elevato il prezzo del petrolio Brent. A maggio il greggio si è attestato poco sopra i livelli di aprile, confermando, secondo il Centro studi, come questo conflitto stia producendo effetti diversi rispetto alla guerra in Ucraina: l’impatto sul gas naturale appare più contenuto, ma resta comunque significativo. I prezzi del gas, infatti, pur lontani dai picchi di marzo, continuano a mantenersi molto superiori rispetto ai livelli di fine 2025. Il protrarsi dello shock energetico, avverte Confindustria, sta progressivamente ampliando i propri effetti sull’economia reale. In Italia l’inflazione ha registrato in aprile il previsto balzo dei prezzi al consumo, mentre i mercati iniziano a scontare la possibilità che la Banca centrale europea avvii già da giugno una nuova fase di rialzo dei tassi ufficiali. L’aumento dell’incertezza sta incidendo direttamente sulla fiducia di famiglie e imprese. Per le famiglie, il rischio principale è una frenata dei consumi. Il calo della fiducia si accompagna infatti all’assenza di quel “cuscinetto” di extra-risparmio che aveva sostenuto la domanda interna nel 2022 durante la precedente crisi energetica. Secondo il Centro studi, l’indebolimento della capacità di spesa potrebbe diventare uno dei principali fattori di rallentamento dell’economia italiana nei prossimi mesi.

Anche sul fronte produttivo emergono segnali di crescente debolezza. L’industria, che finora ha mostrato una certa tenuta, inizia a registrare un peggioramento delle prospettive. Ad aprile l’indice Pmi manifatturiero ha segnalato una domanda più debole, confermata dal deterioramento dei giudizi sugli ordini e dal calo delle attese di produzione da parte delle imprese, direttamente collegato al protrarsi del conflitto in Medio Oriente. Ancora più fragile appare il comparto dei servizi. L’indice S&P Global Pmi dei servizi è sì risalito in aprile a 49,8 da 48,8, ma resta sotto la soglia dei 50 punti che separa crescita e contrazione economica. Per Confindustria si tratta di un segnale di domanda ancora debole. Anche la fiducia delle imprese dei servizi è diminuita, soprattutto nei settori del turismo e dei trasporti, dove si registra una riduzione degli ordini. Il Centro studi sottolinea inoltre come la prosecuzione della crisi nel Golfo possa compromettere anche la crescita della spesa dei turisti stranieri in Italia, uno dei motori più importanti della ripresa post-pandemica.

Sul fronte degli investimenti, il quadro appare ambivalente. Da un lato il Pnrr continua a rappresentare il principale sostegno alla crescita del Pil italiano; dall’altro iniziano a emergere segnali di rallentamento legati all’incertezza economica e geopolitica. Nel primo trimestre del 2026 sono diminuite le richieste di credito da parte delle imprese per finanziare nuovi investimenti, nonostante i tassi applicati non siano ancora aumentati. Ad aprile è inoltre peggiorata la fiducia delle imprese produttrici di beni strumentali, un indicatore tradizionalmente molto sensibile alle aspettative economiche. Secondo Confindustria, proprio il possibile blocco del canale del credito rappresenta uno dei rischi principali per i prossimi mesi. Un eventuale rialzo dei tassi da parte della Bce, sommato all’aumento dell’incertezza internazionale, potrebbe infatti irrigidire ulteriormente le condizioni finanziarie, frenando investimenti e consumi. In questo contesto, il Piano nazionale di ripresa e resilienza continua a essere considerato il principale argine al rallentamento economico. Il Centro studi sottolinea come gli investimenti del Pnrr restino “il principale driver della crescita del Pil” e riconosce che l’avanzamento finanziario del piano colloca l’Italia tra i Paesi europei più avanzati nell’attuazione del programma Next Generation EU. Secondo i dati elaborati da Confindustria, le procedure attivate riguardano ormai 191 miliardi di euro, pari al 98% della dotazione complessiva del piano. Gli impegni finanziari hanno raggiunto 174,5 miliardi, circa il 90% delle risorse disponibili, mentre la spesa già effettuata ammonta a 113,5 miliardi di euro, pari al 58% del totale, con circa 9 miliardi spesi dall’inizio del 2026.

Il monitoraggio, tuttavia, continua a risentire di ritardi e disallineamenti nei caricamenti dei dati. E soprattutto, avverte il Centro studi, l’Italia è entrata nella fase più delicata dell’attuazione del piano. Il 2026 concentra infatti la chiusura amministrativa del Pnrr, il completamento delle opere ancora aperte e la rendicontazione finale alla Commissione europea. Sul piano formale, l’Italia rimane tra i Paesi europei con il migliore stato di avanzamento. Al 29 aprile 2026 risultavano raggiunti 416 traguardi e obiettivi su 575, oltre il 72% del totale previsto, contro una media europea attorno al 50%. Con il pagamento della nona rata, attualmente in fase conclusiva di approvazione, le risorse incassate salirebbero a circa 166 miliardi di euro, oltre l’85% della dotazione complessiva del piano, ben al di sopra della media degli altri Paesi europei. Ma proprio la fase finale viene giudicata la più complessa. Gli economisti di viale dell’Astronomia osservano che gli interventi ancora da completare riguardano prevalentemente opere infrastrutturali e progetti caratterizzati da tempi realizzativi lunghi e da maggiori criticità operative. I dati del portale Italia Domani mostrano infatti che, sebbene oltre la metà dei progetti risulti formalmente conclusa in termini numerici, circa il 70% delle risorse impegnate è ancora associato a interventi non completati.

Per questo, sottolinea il Centro studi, il vero banco di prova sarà la capacità di trasformare rapidamente gli impegni finanziari in opere effettivamente realizzate entro le scadenze europee. È su questo passaggio che si giocherà non soltanto il successo amministrativo del Pnrr, ma anche la possibilità che il piano produca effetti strutturali duraturi su crescita economica, produttività, qualità dei servizi pubblici e riduzione dei divari territoriali e sociali. Nel frattempo, l’unico segnale relativamente positivo arriva dall’export italiano, che continua a mostrare una certa resilienza nonostante il deterioramento dello scenario internazionale. Nei primi tre mesi del 2026 le esportazioni italiane hanno continuato a crescere e a marzo, primo mese del conflitto con l’Iran, l’aumento delle vendite all’estero si è ulteriormente consolidato.Il crollo dell’export verso il Medio Oriente, sceso del 52,5% rispetto all’anno precedente, è stato compensato dalla forte crescita delle esportazioni verso la Svizzera, la Cina e i principali Paesi dell’Unione europea. Una dinamica che, secondo Confindustria, dimostra la capacità di adattamento del sistema produttivo italiano, ma che potrebbe non bastare a controbilanciare un eventuale peggioramento prolungato dello scenario globale. Il quadro internazionale resta infatti fragile. Nell’Eurozona l’industria continua a mostrare debolezza e i servizi entrano in sofferenza. Negli Stati Uniti emergono segnali di rallentamento dell’economia, mentre la Cina continua a crescere soprattutto grazie alla spinta dell’export. In questo contesto, conclude il Centro studi di Confindustria, l’economia italiana si trova sospesa tra la resilienza garantita dal Pnrr e il rischio di un progressivo indebolimento provocato dalla combinazione tra crisi geopolitiche, rincari energetici, inflazione e deterioramento della fiducia economica.

Dazi, intesa nella Ue: l’Europa onora gli impegni

L’Unione europea prova a blindare l’accordo commerciale con gli Stati Uniti e a inviare un doppio messaggio a Donald Trump: da un lato la volontà di mantenere fede agli impegni assunti con Washington, dall’altro la determinazione a non trasformare l’intesa transatlantica in una resa politica ed economica alle pressioni della Casa Bianca. Dopo oltre cinque ore di negoziato notturno a Strasburgo, Parlamento europeo e governi dei Ventisette hanno trovato il compromesso che apre la strada all’attuazione dell’accordo di Turnberry, siglato in Scozia lo scorso luglio tra Bruxelles e Washington. Un’intesa costruita su un equilibrio delicatissimo: preservare il rapporto strategico con gli Stati Uniti evitando però di consegnare l’Europa agli improvvisi cambi di linea dell’amministrazione americana. Il compromesso raggiunto rappresenta, nelle intenzioni delle istituzioni europee, un tentativo di mettere in sicurezza il patto commerciale dalle continue oscillazioni della politica trumpiana. Non a caso, il negoziato è maturato dopo settimane di forte tensione, segnate dalle ripetute dichiarazioni aggressive del presidente americano: prima la minaccia di annettere la Groenlandia, poi quella di aumentare fino al 25% i dazi sulle automobili europee nonostante l’intesa già raggiunta. Proprio questo clima di incertezza aveva spinto il Parlamento europeo, guidato dal presidente della commissione Commercio Bernd Lange, a chiedere nuove garanzie politiche e giuridiche prima di dare il via libera definitivo all’accordo. A marzo, una larga maggioranza dell’Eurocamera — 417 eurodeputati — aveva infatti sollecitato meccanismi di protezione contro eventuali nuove iniziative unilaterali degli Stati Uniti. La trattativa con i governi europei, molto più prudenti e preoccupati per il rischio di una nuova escalation commerciale, si è sviluppata soprattutto attorno a questo punto. In particolare, la Germania del cancelliere Friedrich Merz ha spinto per evitare uno scontro diretto con Washington che avrebbe potuto avere effetti pesanti sull’industria esportatrice europea. Il risultato finale mantiene l’impianto centrale dell’accordo di Turnberry: l’Unione europea conferma la riduzione dei dazi sui prodotti industriali e su gran parte dell’agroalimentare statunitense, mentre gli Stati Uniti fissano un tetto del 15% sui dazi applicati alla maggior parte delle esportazioni europee. Ma il testo introduce anche una serie di clausole pensate per rafforzare le tutele europee. Tra queste, una “sunset clause” con scadenza nel 2029, meccanismi specifici di protezione per i settori dell’acciaio e dell’alluminio e soprattutto il diritto per Bruxelles di sospendere l’accordo in caso di violazioni o di danni significativi all’industria europea. Per le istituzioni europee si tratta di un compromesso necessario per garantire prevedibilità ai mercati e scongiurare il ritorno di una guerra commerciale tra le due sponde dell’Atlantico. “L’Europa è un partner affidabile”, ha rivendicato la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, sintetizzando una linea condivisa da popolari, socialisti e liberali, con il sostegno dei conservatori dell’Ecr e l’appoggio più prudente dei Verdi.

Anche il vicepremier e ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha salutato l’intesa come un elemento di “stabilità e certezza economica” per le imprese europee, mentre Merz ha parlato apertamente di una “buona notizia” per l’industria continentale. Dietro il clima di soddisfazione, però, resta forte la consapevolezza della fragilità dell’accordo. A riportare immediatamente tensione sul dossier è stato il rappresentante americano al Commercio Jamieson Greer, che ha raffreddato l’entusiasmo europeo ricordando come i dazi rappresentino “solo un aspetto” del confronto tra Washington e Bruxelles. Secondo Greer, il vero terreno di scontro si sposterà ora sulle cosiddette “barriere non tariffarie”, a partire dalle regole europee sulle Big Tech e dalle normative ambientali del Green Deal. Un messaggio interpretato a Bruxelles come il segnale che la Casa Bianca intende continuare a esercitare pressione sull’Unione europea anche dopo l’intesa commerciale.

È proprio questo il nodo politico che continua a dividere il dibattito europeo. Da una parte c’è chi considera il compromesso l’unico modo realistico per evitare un nuovo conflitto commerciale con gli Stati Uniti; dall’altra restano forti le critiche, soprattutto a sinistra, di chi vede nell’accordo una concessione eccessiva alle richieste americane. Lange ha respinto apertamente l’accusa di un’Europa piegata ai diktat di Trump, rivendicando la differenza tra il modello decisionale europeo e quello statunitense. “In Europa le decisioni si prendono democraticamente. Non c’è un uomo solo che decide in modo imprevedibile”, ha sottolineato il negoziatore socialista, in un riferimento diretto al presidente americano. Nel frattempo, Ursula von der Leyen continua a lavorare sulla strategia della diversificazione commerciale europea. Consapevole della crescente instabilità del rapporto con Washington, la presidente della Commissione insiste sulla necessità di rafforzare “l’indipendenza europea” attraverso una rete sempre più ampia di accordi internazionali. Dopo le intese raggiunte con India, Australia, Mercosur e Svizzera, von der Leyen è volata in Messico insieme al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa per consolidare un nuovo partenariato strategico. Il prossimo passaggio decisivo sarà la ratifica dell’accordo da parte del Parlamento europeo, prevista nella plenaria del 16 o 17 giugno. Non si escludono però nuove tensioni politiche nelle prossime settimane, soprattutto tra le forze che continuano a giudicare l’intesa troppo sbilanciata a favore degli Stati Uniti. A spingere verso l’approvazione resta soprattutto il timore di un ritorno immediato alla guerra commerciale. Sullo sfondo incombe infatti la scadenza del 24 luglio, quando terminerà l’efficacia dell’articolo 122, la base giuridica americana che sostiene gli attuali dazi.

Cdp: dal CdA via libera a operazioni per 1,3 miliardi

Il consiglio di amministrazione di Cassa Depositi e Prestiti, presieduto da Giovanni Gorno Tempini, su proposta dell’amministratore delegato, Dario Scannapieco, ha deliberato operazioni per un valore complessivo di 1,3 miliardi di euro a favore della Cooperazione internazionale, delle aziende italiane e degli Enti territoriali. Per potenziare il sistema energetico, rafforzare la resilienza climatica e supportare la transizione sostenibile, il Consiglio d’Amministrazione ha dato il via libera a diversi progetti volti a favorire investimenti e programmi in Africa e in Sud America, anche in collaborazione con primarie Istituzioni finanziarie internazionali e banche di sviluppo attive in queste aree. In particolare, le iniziative sono finalizzate al rafforzamento delle economie locali, attraverso il sostegno a settori strategici dei Paesi coinvolti – tra cui l’energia e la filiera del caffè – contribuendo alla valorizzazione delle attività di imprese italiane operative nei medesimi comparti. Il Consiglio ha inoltre deliberato nuove operazioni nei Paesi partner della Cooperazione internazionale per il potenziamento dei programmi in materia di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici promossi dalle principali Istituzioni globali. In linea con gli obiettivi definiti dal Piano Strategico 2025-2027, il Consiglio ha deliberato iniziative per supportare gli investimenti in infrastrutture chiave per il Paese e sostenere la crescita delle imprese, anche in sinergia con i principali stakeholder locali. A conferma della vicinanza del Gruppo CDP alle Pubbliche Amministrazioni sul territorio, è stato inoltre dato il via libera a misure per sostenere gli investimenti degli Enti pubblici e favorire l’utilizzo di risorse europee volte a sviluppare e realizzare progetti che abbiano come finalità il potenziamento degli investimenti sostenibili, ad esempio nel settore idrico e in quello dell’abitare sociale.

Art: per apertura del mercato ferroviario e condizioni di accesso eque

“Tra le prerogative istituzionali dell’Autorità di regolazione dei trasporti, definiti dalla legge istitutiva e posti alla base della sua azione regolatoria, vi sono l’apertura del mercato e la garanzia di condizioni di accesso eque e non discriminatorie per tutti gli operatori. In questa prospettiva, lo sviluppo della concorrenza rappresenta un elemento fondamentale anche ai fini del miglioramento della qualità dei servizi o erti ai passeggeri, altro pilastro del mandato istituzionale dell’Autorità”. Ad affermarlo è la stessa Art in un a nota in merito ad alcune recenti ricostruzioni apparse sulla stampa, che attribuiscono all’Autorità, con riferimento all’impugnazione della delibera Agcm, un ruolo di freno alla concorrenza e, nello specifico, all’ingresso nel mercato ferroviario italiano dell’operatore francese Sncf. Con specifico riferimento al settore ferroviario, sottolinea l’Autorità, “si ricorda che proprio grazie all’azione regolatoria dell’ART si è resa possibile l’apertura del mercato italiano dell’alta velocità a nuove imprese ferroviarie, dando vita a un modello di piena ed e ettiva concorrenza, ancora unico in Europa, e producendo benefici concreti in termini di qualità e competitività dei servizi. L’ART ha impugnato il provvedimento dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato n. 31869 del 3 marzo 2026 per profili attinenti alle proprie competenze regolatorie. La questione non riveste carattere meramente formale, poiché riguarda aspetti sostanziali che rischiano di compromettere, di fatto, un percorso strutturato ed efficace di ingresso di nuovi player nel mercato. Nel parere reso all’Agcm nell’ottobre 2025, l’Autorità aveva già formulato numerose osservazioni critiche, evidenziando possibili interferenze con le prerogative istituzionali attribuitele dalla legge. Nonostante tali rilievi, l’Agcm ha concluso il procedimento, superando di fatto il lavoro istruttorio e regolatorio svolto dall’ART”. Il provvedimento dell’Antitrust “interviene infatti su un tema particolarmente delicato, quale l’assegnazione della capacità ferroviaria a un nuovo operatore, senza che – a parere dell’Autorità – siano state e ettuate le necessarie analisi di impatto tecnico, economico e regolatorio e siano state considerate le possibili ricadute sugli equilibri complessivi del sistema ferroviario, anche alla luce delle attuali criticità infrastrutturali e della saturazione di alcune tratte della rete. Il tema centrale riguarda le modalità di allocazione della capacità ferroviaria, materia di esclusiva competenza dell’Autorità di regolazione dei trasporti, e che richiede valutazioni complesse e multidisciplinari al fine di garantire equilibrio, sostenibilità ed e ettiva contendibilità del mercatoDa mesi l’ART è impegnata ad a inare questo processo, anche attraverso un confronto costante con tutti gli stakeholder coinvolti, inclusi i rappresentanti dell’operatore francese interessato all’ingresso nel mercato italiano. È inoltre attualmente in corso una consultazione pubblica relativa ad una nuova delibera dell’Autorità dedicata proprio all’aggiornamento dei criteri di allocazione della capacità ferroviaria. L’azione regolatoria di ART, dunque, è sempre focalizzata ad incentivare l’ingresso di nuovi operatori. A inché tale processo possa realizzarsi in modo e icace e realmente competitivo, è necessario che esso avvenga sulla base di approfondite analisi e secondo criteri di trasparenza, equità e non discriminazione, elementi cardine dell’attività regolatoria dell’Autorità”.

Italia-India, Rixi: nostri porti candidati a diventare punti riferimento Imec

“Italia e India sono due grandi potenze marittime e hanno tutto l’interesse a rafforzare la cooperazione in un settore strategico come quello portuale, logistico e infrastrutturale. Il Memorandum firmato oggi rappresenta un punto di arrivo importante di un percorso avviato circa due anni fa, che ha visto una serie di incontri e missioni istituzionali in India, e apre ora una fase nuova di collaborazione concreta tra i due sistemi Paese”. Lo ha detto il deputato e viceministro al MIT Edoardo Rixi a margine del vertice Italia-India svolto a Roma alla presenza del premier Giorgia Meloni. “L’Italia guarda con grande attenzione all’Indo-Pacifico e al ruolo sempre più centrale che questa macro-regione riveste per lo sviluppo economico globale, la sicurezza delle rotte marittime e la resilienza delle catene di approvvigionamento. In questo scenario il nostro Paese rappresenta il terminale naturale del corridoio IMEC e può offrire un sistema logistico unico in Europa. Possiamo contare su due direttrici strategiche fondamentali: quella occidentale che collega Genova al Reno attraverso la Svizzera e quella orientale che, partendo da Trieste, raggiunge Austria, Germania, Polonia e l’Europa centro-orientale. A questo si aggiunge una rete articolata di porti, interporti e infrastrutture che consente di offrire soluzioni logistiche competitive e diversificate. Per queste ragioni crediamo di poter essere il partner di riferimento dell’India in Europa, costruendo una collaborazione stabile e strategica capace di generare crescita, occupazione e sviluppo per entrambi i Paesi”.

 Salvini, obiettivo operatività Porti d’Italia entro fine anno

“L’obiettivo e’ far lavorare Porti d’Italia Spa entro la fine di quest’anno non entro al fine della legislatura”. A dirlo il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini a margine della sua visita al cantiere della stazione di Mestre (Ve). ‘Io sono il segretario del partito piu’ autonomista d’Italia – ha detto Salvini – ma che occorra una cornice per evitare sprechi duplicazioni e burocrazia mi sembra assolutamente doveroso tanto piu’ in un contesto in cui ci sono in Italia ben 16 autorita’ portuali. Avere una regia che permette alle 16 autorita’ portuali di spendere al meglio e specializzarsi credo che sia corretto. Da autonomista non e’ mia intenzione togliere fondi o autonomia ai porti, si tratta piuttosto di avere un disegno comune”.

Mascia (Cisl): “Su Intercity, porti, diritto di sciopero e salari pronti alla mobilitazione senza risposte positive

“Ribadiamo con chiarezza che il sistema dei trasporti ha bisogno di responsabilità istituzionale, visione industriale e rispetto del lavoro. Non accetteremo scelte calate dall’alto, frammentazioni dei servizi pubblici essenziali o interventi che comprimono diritti fondamentali delle lavoratrici e dei lavoratori”. Così dichiara in una nota Monica Mascia, Segretario Generale della Fit-Cisl, a margine della tre giorni di lavori con i Segretari Generali regionali per fare il punto della situazione sul sistema dei trasporti e sulla vertenzialità in atto. “Sul servizio Intercity diciamo no, senza ambiguità, a qualsiasi ipotesi di gara che preveda la lottizzazione. Gli Intercity rappresentano un servizio pubblico nazionale, garantiscono continuità territoriale, collegano aree interne, città medie e grandi direttrici del Paese. Oggi funzionano grazie a un modello integrato che tiene insieme programmazione, esercizio, manutenzione, sicurezza e qualità del lavoro. Spezzare questo equilibrio – si legge ancora nella nota – significherebbe indebolire il servizio, aumentare il rischio di dumping contrattuale e scaricare le conseguenze su lavoratori e cittadini. Chiediamo risposte immediate al Governo e alle istituzioni competenti. In assenza di risposte concrete, avvieremo un percorso di mobilitazione a tutela del lavoro, della sicurezza e del diritto alla mobilità degli italiani”. “Esprimiamo inoltre forte perplessità sulla riforma dei porti e, in particolare, sull’esclusione delle organizzazioni sindacali dal gruppo di lavoro recentemente istituito dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. I porti sono infrastrutture strategiche per l’economia nazionale, per la logistica, per l’industria e per la competitività del Paese. Una riforma seria non può prescindere dal confronto con chi rappresenta le lavoratrici e i lavoratori che ogni giorno garantiscono operatività, sicurezza e continuità negli scali italiani. Le scelte strategiche devono nascere dalla condivisione, non da tavoli che non prevedono la partecipazione di tutti gli stakeholder”. Prosegue Mascia: “Ancora più grave è la delibera della Commissione di Garanzia sul diritto di sciopero, che intende sottoporre tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori del settore della logistica e del trasporto merci alla regolamentazione della legge 146. Siamo nettamente contrari a una decisione unilaterale che ribalta trent’anni di prassi, altera gli equilibri consolidati delle relazioni sindacali e comprime in modo ingiustificato l’esercizio del diritto di sciopero. La regolazione dei conflitti non può trasformarsi in una limitazione generalizzata dei diritti”. “Infine, sul trasporto pubblico locale – rimarca – diciamo con fermezza che eventuali difficoltà o ritardi nell’erogazione degli incrementi retributivi previsti dal rinnovo contrattuale sono inaccettabili. Il salario di chi garantisce ogni giorno un servizio pubblico essenziale deve essere puntualmente corrisposto. Autisti, operatori di esercizio, manutentori, personale amministrativo e tecnico assicurano mobilità, sicurezza e coesione sociale nei territori. Le aziende e le istituzioni competenti devono assumersi fino in fondo le proprie responsabilità. La Fit-Cisl seguirà con la massima attenzione ogni evoluzione e interverrà in tutte le sedi necessarie”.

Oice, ad aprile boom valore gare, +91% a 422 milioni

L’aggiornamento dell’Osservatorio Oice/Informatel sul mercato dei servizi tecnici continua a mostrare, ad aprile, un’importante crescita del valore delle gare sul lungo periodo. Infatti, il valore dei bandi, ottenuto sommando l’importo delle gare per servizi di ingegneria (414,5 milioni) al valore della progettazione esecutiva compresa negli appalti integrati (8,0 milioni), raggiunge l’importo complessivo di 422,5 milioni con un calo dell11,6% su marzo e un aumento del 91,6% su aprile 2025. Lo si legge in una nota dell’Oice, l’associazione delle organizzazioni di ingegneria, architettura e di consulenza tecnico economica di Confindustria.
Fra le gare di maggiore rilievo per l’affidamento di servizi di ingegneria e architettura emergono quelle di Consip S.P.A. per un Accordo Quadro (15 lotti) per Servizi di Progettazione per adeguamento antincendio edilizia scolastica), per un valore di 98 milioni, e di Autostrade per l’Italia SPA, Accordo Quadro in 8 lotti da 43,5 milioni.

Maire: nuove aggiudicazioni per un valore di 1,3 mld

Maire annuncia nuove aggiudicazioni e lavori aggiuntivi relativi a ordini precedentemente annunciati per un importo complessivo di circa €1,3 miliardi, con progetti localizzati in Asia, Europa e nelle Americhe, nelle Business Unit Integrated E&C Solutions (IE&CS) e Sustainable Technology Solutions (STS). Nel segmento IE&CS, le nuove aggiudicazioni includono un progetto onshore large-scale, che sarà realizzato da Tecnimont, volto a supportare l’ottimizzazione di impianti Oil & Gas esistenti, inclusi unità di processo e utilities, nonché l’ammodernamento di una raffineria esistente su base EPC, che sarà eseguito da KT. Nel segmento STS, Stamicarbon, la società licensor di Nextchem, si è aggiudicata il licensing e il process design package per un impianto di urea. Questa iniziativa fa leva sul know-how proprietario e sulle soluzioni di processo avanzate di Nextchem per supportare i clienti nel miglioramento dell’efficienza e dell’affidabilità all’interno dell’industria dei fertilizzanti. Ulteriori dettagli saranno comunicati prossimamente, una volta completate alcune formalità attualmente in fase di finalizzazione tra le parti coinvolte.

Saipem: pubblicati i risultati sulla sostenibilità 2025. Raggiunto net-zero Scope 2

Saipem ha pubblicato il Sustainability Overview 2025, documento volontario che fotografa i risultati raggiunti nel percorso di integrazione della sostenibilità nel modello di business del Gruppo, a complemento della Rendicontazione Consolidata di Sostenibilità (obbligatoria ai sensi della Direttiva Europea CSRD e del D. Lgs. 125/2024). Tra i principali traguardi raggiunti nell’anno, la neutralità carbonica per le emissioni Scope 2 e la performance positiva in termini di sicurezza sul lavoro, a conferma della centralità della transizione energetica e delle persone nella strategia aziendale.
La neutralità carbonica per le emissioni di Scope 2 è stata raggiunta grazie ad iniziative di risparmio ed efficientamento energetico, all’utilizzo nelle sedi Saipem di energia rinnovabile acquisita dalla rete o autoprodotta e alla compensazione delle emissioni residue. Nel corso dell’anno, Saipem ha inoltre evitato l’emissione di 82.600 tonnellate di CO2 equivalente (relativamente a Scope 1 e 2), grazie all’implementazione di iniziative di gestione dell’energia su asset e cantieri. Questi risultati sono in linea con l’impegno del Gruppo di raggiungere l’obiettivo Net Zero al 2050, coinvolgendo maggiormente i fornitori più rilevanti per ridurre anche le emissioni Scope 3. La sicurezza delle persone resta una priorità assoluta per Saipem. I risultati raggiunti nel 2025, in particolare l’assenza di incidenti mortali, confermano un ulteriore miglioramento della performance in questo ambito. L’azienda ha consolidato un nuovo paradigma di sicurezza basato sul concetto di “Fail Safe”, che punta a prevenire e a rispondere agli errori umani garantendo che siano sempre presenti sistemi di protezione efficaci. Tale approccio è supportato da programmi di formazione, dalla cultura organizzativa e dall’adozione di tecnologie avanzate, incluse soluzioni digitali e di intelligenza artificiale, quali ad esempio: LiSa Hyper Harness, l’imbracatura intelligente salvavita per la maggiore sicurezza dei lavoratori in quota, e le Smart Cameras, sistema di videocamere smart per il monitoraggio delle attività operative e la prevenzione degli incidenti. Le persone sono al centro del percorso di crescita sostenibile del Gruppo. Con oltre 30.000 dipendenti di circa 130 nazionalità, Saipem ha erogato oltre un milione di ore di formazione nel 2025 e promosso lo sviluppo delle competenze, di iniziative di welfare, di inclusione e di una maggiore consapevolezza sul tema dei diritti umani e del lavoro, anche lungo la catena del valore. Rilevante anche l’impegno verso i territori: Saipem ha investito circa 2 milioni di euro in iniziative per le comunità locali ospitanti, realizzando oltre 70 progetti in 20 Paesi in ambiti quali educazione professionale, salute, sviluppo socioeconomico e tutela ambientale, con l’obiettivo di generare valore condiviso e duraturo per le comunità. Tra questi, il programma di women empowerment in Indonesia, focalizzato su formazione e promozione dell’imprenditorialità femminile nelle comunità locali; le iniziative di rigenerazione urbana a Milano, come la riqualificazione del sottopasso della stazione di Rogoredo attraverso un intervento di arte pubblica partecipata; attività di rimozione dei rifiuti e salvaguardia dell’ambiente in 9 Paesi in tutto il mondo e il programma di screening cardiaco per le comunità locali in Mozambico.

Con un portafoglio ordini superiore ai 30 miliardi nel 2025, di cui il 14% relativo a progetti low e zero carbon, il Gruppo conferma ulteriormente la propria solidità industriale e la capacità di affrontare le sfide della transizione energetica. I risultati raggiunti da Saipem in ambito sostenibilità hanno, inoltre, consentito di ottenere riconoscimenti a livello internazionale dalle più autorevoli agenzie di rating ESG, con la conferma di Saipem tra i leader del settore, come, ad esempio, la presenza per il nono anno consecutivo nel Dow Jones Best-in-Class Index World & Europe. Gli obiettivi conseguiti da Saipem e presentati nel Sustainability Overview evidenziano come la sostenibilità sia una leva strategica del proprio modello di business e un elemento centrale per lo sviluppo di un sistema energetico sempre più sicuro e inclusivo nel lungo termine.

Bei, ok a finanziamento di 6 miliardi per l’energia pulita

I consigli di amministrazione del Gruppo della Banca europea per gli investimenti (BEI) hanno approvato un nuovo finanziamento di 6 miliardi di euro per promuovere le energie pulite, un’agricoltura resiliente ai cambiamenti climatici e la competitività europea. Il Consiglio della BEI ha sostenuto le energie rinnovabili in Austria, l’ammodernamento della rete elettrica in Germania, il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici in Slovacchia e Svezia e un nuovo impianto di produzione alimentare in Portogallo. Il Consiglio ha inoltre supportato un progetto di ricerca e sviluppo per la creazione di varietà di sementi di colture da campo e ortaggi in tutta Europa, al fine di migliorare le rese e la resilienza agli stress climatici. Inoltre, il pacchetto di finanziamenti include un sostegno aggiuntivo per le piccole e medie imprese in Spagna e Slovacchia, con particolare attenzione alle aziende nelle regioni meno sviluppate. “I finanziamenti approvati sostengono inoltre l’accessibilità economica, l’agricoltura e la coesione, creando nuove opportunità e prosperità in tutta Europa.”. Tra i progetti recentemente approvati figurano anche iniziative di sviluppo urbano, sanitario e dei trasporti, tra cui alloggi a prezzi accessibili in Italia, l’ampliamento e il ripristino delle reti idriche nei Paesi Bassi, l’ammodernamento degli ospedali in Francia e Spagna e infrastrutture portuali più ecocompatibili in Lituania.

Il Consiglio del Fondo europeo per gli investimenti (FEI) ha approvato una serie di investimenti nell’Europa centrale e orientale: un fondo per il trasferimento tecnologico nel settore deeptech, un fondo infrastrutturale incentrato sulle energie rinnovabili e quattro operazioni di garanzia per sbloccare finanziamenti per le piccole e medie imprese. Le iniziative rafforzeranno la coesione economica e renderanno più dinamiche le reti di investimento locali. Il FEI ha inoltre sostenuto quattro operazioni TechEU per incrementare i finanziamenti destinati agli innovatori europei. Il Consiglio del FEI ha inoltre riconfermato Nadia Calviño, Presidente del Gruppo BEI, alla presidenza. Questa decisione garantisce stabilità e una leadership continua in un momento cruciale per gli investimenti in tutta Europa. Sotto la sua guida, il FEI continuerà a svolgere un ruolo chiave nel sostenere le priorità europee quali l’innovazione, la digitalizzazione e la sicurezza. La Presidente Calviño ha sottolineato l’importanza di valorizzare i punti di forza del FEI e la sua posizione unica all’interno del Gruppo BEI.

Energia, Banca Mondiale: nel 2025 gettito da 107mld da tassazione su emissioni

Secondo un rapporto della Banca Mondiale, lo scorso anno i Paesi hanno raccolto 107 miliardi di dollari addebitando alle aziende le emissioni di anidride carbonica, con un aumento del 2% rispetto al 2024. Molti altri Paesi, per contribuire al raggiungimento dei propri obiettivi climatici, stanno facendo pagare chi inquina sotto forma di tassa, o attraverso un sistema di scambio di quote di emissioni (ETS), o un sistema “cap-and-trade”. Secondo il rapporto “State and Trends of Carbon Pricing” del 2026 della Banca Mondiale, quasi il 30% delle emissioni globali di gas serra è coperto da un prezzo diretto del carbonio attraverso 87 politiche implementate. Nuovi sistemi di scambio di quote di emissioni e tasse sul carbonio sono stati implementati in India, Giappone, Mauritania, Serbia e Vietnam. Se le politiche in fase di sviluppo in Paesi come Brasile e Turchia venissero implementate, quasi un terzo delle emissioni globali di gas serra potrebbe essere coperto da un sistema ETS o da una tassa sul carbonio. A causa degli aumenti di prezzo del sistema ETS, il prezzo medio del carbonio è raddoppiato tra il 2016 e il 2026, passando da 10 $/tCO2e a quasi 21 $ per tonnellata metrica di anidride carbonica equivalente.

Sparkle espande la connettività Quantum Safe con Equinix

Sparkle, primo operatore di servizi internazionali in Italia e fra i primi nel mondo, annuncia la disponibilità commerciale del proprio servizio Quantum Safe Interconnect (QSI) nei 20 data center Equinix International Business Exchange® (IBX) distribuiti tra Europa, Americhe e Asia, dove sono disponibili le Equinix Managed Solutions. Il servizio è stato validato tramite un Proof of Concept (PoC) realizzato attraverso un tunnel IPsec (Internet Protocol Secure) tra Francoforte e Singapore ed è ora disponibile per imprese, carrier e hyperscaler che necessitano di protezione quantum-safe per le proprie reti virtuali multi-sito, infrastrutture ibride e ambienti multi-cloud distribuiti. A differenza degli approcci basati su ambienti trasmissivi dedicati, catene hardware specializzate o architetture rigide punto-punto, Quantum Safe Interconnect è una soluzione software “overlay” che può essere implementata sulle infrastrutture di rete e sicurezza esistenti. Si integra nativamente con firewall virtuali, ambienti cloud e piattaforme di interconnessione e può essere erogata tramite un modello flessibile Network-as-a-Service (NaaS). Queste caratteristiche rendono QSI particolarmente adatto alle infrastrutture moderne, dove le organizzazioni devono proteggere il traffico tra diverse regioni senza riprogettare le proprie reti. La soluzione consente un’adozione rapida, implementazioni multi-sito scalabili anche su lunghe distanze e una transizione graduale verso modelli di connettività resilienti al quantum computing. “La disponibilità commerciale di Quantum Safe Interconnect nelle sedi Equinix rappresenta una tappa fondamentale nella strategia di Sparkle volta a portare il QSI nei principali ambienti di interconnessione a livello globale”, ha dichiarato Antonella Sanguineti, Head of Networking, Cloud, Security & Identity Solutions di Sparkle. “QSI si distingue per la capacità di offrire protezione quantum-safe in contesti operativi reali attraverso un servizio software scalabile. Questo risultato riflette una visione condivisa con Equinix nello sviluppo di soluzioni sicure, interoperabili e pronte per il futuro all’interno di un ecosistema digitale globale.” “Sparkle sta innovando l’integrazione della sicurezza di nuova generazione direttamente negli ambienti in cui clienti e partner costruiscono e sviluppano la propria infrastruttura digitale presso Equinix”, ha dichiarato Joe Crawford, Vice President di Equinix Managed Solutions. “L’azienda ha dimostrato un approccio integrabile in ambienti IPsec, data center e interconnessione reali, aiutando i clienti a rafforzare la resilienza informatica delle infrastrutture distribuite su scala globale.” Sparkle continuerà a industrializzare ed estendere la soluzione all’intero ecosistema Equinix, inclusa Equinix Fabric®, accelerando l’adozione di connettività resilienti alle minacce quantistiche a livello mondiale.

Gruppo CAP entra nel Leading Utilities of the World, tra le aziende idriche più innovative

In occasione del Global Water Summit di Madrid, Gruppo CAP ha fatto il suo ingresso ufficiale nel Leading Utilities of the World (LUOW), l’esclusivo network internazionale che riunisce le aziende idriche più innovative e performanti a livello globale. Un traguardo importante per la green utility che gestisce il Servizio Idrico Integrato della Città metropolitana di Milano, che diventa così una delle pochissime eccellenze italiane – ad oggi se ne contano solamente altre due – a far parte di questo circuito ristretto. Il network LUOW è concepito non solo come un riconoscimento per i traguardi raggiunti, ma come una vera e propria piattaforma di condivisione strategica. Al suo interno, i leader delle principali utility mondiali, che complessivamente servono oltre 300 milioni di persone, si incontrano per affrontare le sfide comuni del settore, tracciando le direttrici future per una gestione dell’acqua sempre più resiliente e sostenibile. “L’ingresso nel network Leading Utilities of the World rappresenta per noi un riconoscimento importante, ma lo viviamo soprattutto come uno stimolo a fare sempre meglio. In un momento storico in cui la gestione della risorsa idrica è messa a dura prova dai cambiamenti climatici e da scenari sempre più complessi, potersi confrontare direttamente con le realtà più avanzate del pianeta è un valore inestimabile. Non consideriamo questo ingresso come un punto di arrivo, ma come un’opportunità di scambio: vogliamo portare la nostra esperienza internazionale e, al tempo stesso, imparare dalle migliori pratiche dei nostri partner globali, con l’obiettivo di continuare a migliorare il servizio che offriamo ogni giorno ai nostri cittadini e al nostro territorio”, commenta Michele Falcone, direttore generale di Gruppo CAP.

Nel corso della cerimonia di induction, l’azienda ha illustrato le tre direttrici strategiche che hanno motivato l’ammissione nel network, delineando un modello di gestione che guarda concretamente alle sfide future. Il primo pilastro riguarda un approccio innovativo agli appalti pubblici e allo stakeholder engagement. Gruppo CAP ha scelto di integrare radicalmente la sostenibilità in tutta la propria filiera, una scelta che ha un impatto diretto sul mercato: per l’anno 2025, 71 milioni di euro di contratti, pari al 27% del volume totale degli affidamenti, sono destinati esclusivamente a fornitori in grado di garantire le massime performance di sostenibilità.La seconda direttrice trasforma il concetto stesso di depurazione in economia circolare. L’azienda tratta ogni anno 360 milioni di metri cubi di acque reflue, di cui il 35,6% è riutilizzabile – un dato che spicca in modo netto rispetto a una media nazionale di riutilizzo effettivo ancora ferma al 5%. L’obiettivo è convertire la visione di sostenibilità del Gruppo in capacità industriale concreta, trasformando gli impianti in “bioraffinerie urbane” capaci di recuperare materia e produrre energia, puntando a raggiungere la totale neutralità energetica entro il 2045. Infine, l’innovazione tecnologica al servizio della continuità e della resilienza delle infrastrutture. Le reti idriche sono infrastrutture complesse, esposte agli impatti climatici e caratterizzate da un’enorme mole di dati. Per governarle, integrando informazioni diverse tra loro, Gruppo CAP ha sviluppato una piattaforma centralizzata di Technical Analytics. Questo sistema permette di monitorare in tempo reale oltre 13.000 km di tubature e 1,5 milioni di asset. Una visibilità profonda che consente di agire preventivamente sulla gestione delle perdite, ottimizzare i lavori di pronto intervento e ridurre fino al 30% i tempi di risoluzione degli incidenti a tutela dei cittadini.

Eolico offshore, Il consorzio Oxan Energy, Ingka Investments e Avapa Energy avvia la fase di consultazione pubblica al Mase per un impianto da 1,14 GW in Sicilia

Il progetto eolico offshore Sicily South, chiamato Dentice, al largo della costa meridionale della Sicilia, compie un passo decisivo nel suo percorso autorizzativo. Il consorzio formato da Oxan Energy, Ingka Investments e Avapa Energy ha infatti presentato al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica la richiesta di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), aprendo ufficialmente la fase di consultazione pubblica e confronto con i territori. Il deposito della VIA, avvenuto nel maggio 2026, arriva al termine di oltre due anni di studi tecnici e ambientali, avviati a febbraio 2024. Le attività hanno incluso analisi stagionali dell’ambiente marino, monitoraggi della fauna marina e aviaria, indagini geofisiche e verifiche archeologiche, con l’obiettivo di raccogliere un quadro conoscitivo completo a supporto dello sviluppo del progetto. Con l’avvio della procedura di valutazione ambientale, il progetto entra ora in una nuova fase improntata a trasparenza, dialogo e coinvolgimento degli stakeholder istituzionali e locali. Contestualmente, il progetto assume una nuova identità, prendendo il nome “Dentice”, richiamando una specie marina simbolo del Mediterraneo, sottolineando quindi il legame profondo tra il Canale di Sicilia e la comunità che vive e lavora sul mare. Simbolo della presenza di lungo periodo di un progetto pensato per integrarsi con le attività marittime locali, “Dentice” riflette l’ambizione del consorzio di collaborare con gli stakeholder e generare valore che vada oltre la produzione di energia. Il Sicily South – Dentice Offshore Wind Project è localizzato tra i 22 e i 40 chilometri dalla costa, nel cuore dello Stretto di Sicilia, su fondali che variano tra 280 e 650 metri. Con una capacità installata prevista di 1,14 GW, il progetto potrà generare energia rinnovabile sufficiente ad alimentare fino a 1,5 milioni di famiglie, rappresentando uno dei più importanti sviluppi dell’eolico offshore galleggiante nel Mediterraneo. Dentice contribuirà in modo significativo agli obiettivi di indipendenza energetica e decarbonizzazione dell’Italia, in linea con gli obiettivi del PNIEC 2030–2050, che prevedono il 40% di produzione da fonti rinnovabili, una riduzione del 66% delle emissioni di CO₂ nei settori non ETS e il raggiungimento della neutralità carbonica entro il 2050. Alla base del progetto c’è una partnership internazionale che unisce competenze industriali, esperienza tecnica e solidità finanziaria. Oxan Energy porta al consorzio oltre quindici anni di esperienza nello sviluppo dell’eolico offshore galleggiante a livello globale; Ingka Investments, divisione investimenti del gruppo INGKA, proprietario del gruppo IKEA, è uno dei principali investitori mondiali nelle energie rinnovabili, con un portafoglio superiore ai 10 GW; Avapa Energy contribuisce con una profonda conoscenza del contesto normativo e territoriale italiano ed una lunga esperienza nella gestione dei procedimenti autorizzativi e dello sviluppo di progetti rinnovabili in Italia e all’estero. Il consorzio si impegna ad un approccio orientato al radicamento territoriale, alla collaborazione con le istituzioni, il mondo accademico e le comunità locali e alla valorizzazione delle filiere produttive nazionali. Nei prossimi mesi, il dialogo con i territori accompagnerà l’iter autorizzativo, insieme a ulteriori approfondimenti tecnico-scientifici e al confronto sul quadro regolatorio nazionale, in particolare in relazione alle aste FER II, considerate un passaggio chiave per lo sviluppo dell’eolico offshore in Italia.«La presentazione della Valutazione di Impatto Ambientale rappresenta un passaggio fondamentale per il progetto Dentice e conferma il nostro impegno a sviluppare l’eolico offshore in modo responsabile, trasparente e basato su solide evidenze scientifiche. Questo traguardo apre una nuova fase di dialogo con le istituzioni e con il territorio, che consideriamo parte integrante del percorso di sviluppo del progetto», commenta Alberto Dalla Rosa, responsabile del consorzio.

Svimez, l’accorpamento dei Fondi Ue mette a rischio strategicità della Coesione

“La creazione di un Fondo europeo unico che accorpa coesione, PAC, pesca, aree rurali, sicurezza e gestione delle frontiere, integrando in un unico contenitore politiche oggi separate” e a “gestione concorrente rischia di far venire meno la strategicità della politica di coesione”. Lo hanno detto i rappresentanti di Svimez, il direttore Luca Bianchi e il consigliere scientifico Carmelo Petraglia nell’audizione davanti alle Commissioni Bilancio e Politiche dell’Unione Europea della Camera e alla commissione Bilancio del Senato. “L’inclusione dei Fondi agricoli nei nuovi Programmi rischia di far entrare in conflitto PAC e politica di coesione sul riparto dei fondi assegnati ai Programmi, considerato anche che le risorse per l’agricoltura non si caratterizzano per una distribuzione particolarmente favorevole verso le regioni meno sviluppate. Un conflitto dal quale la politica di coesione rischia di uscire sconfitta, non essendo dotata una di una constituency forte e organizzata che ne sostenga gli interessi. Questa dinamica conflittuale riguarderà non solo il negoziato sulle risorse del Quadro Finanziario Pluriennale 2028-20235 da riservare all’agricoltura, ma anche le modalità con cui ripartire le risorse fra le voci di spesa nell’ambito della proposta di accordo che l’Italia dovrà presentare alla Commissione” hanno detto i rappresentanti della Svimez.

Aree interne, Confcooperative: approvare legge cooperative di comunità ferma da 3 anni

“Nelle aree interne non c’è inverno demografico, c’è glaciazione. Le cooperative di comunità sono cellule di rinascita, un segnale concreto di speranza. Occorre arrivare quanto prima all’approvazione della legge quadro, ferma da tre anni al Mimit, che ne regoli l’attività e ne promuova lo sviluppo. Un passaggio obbligato se non vogliamo la sciare morire di inedia una parte del nostro Paese “. Lo ha detto il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, intervenendo al Festival dell’Economia di Trento ai lavori del panel “Europa e coesione territoriale: il diritto di rimanere a vivere nel luogo che ciascuno chiama casa”, ospitato nella Sala della Federazione Trentina della Cooperazione. Presenti, tra gli altri, Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione Europea con deleghe alla Coesione e alle Riforme, Maurizio Fugatti, presidente della Provincia Autonoma di Trento, Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, e Roberto Simoni, presidente della Federazione Trentina della Cooperazione. Al centro del confronto, il tema dello spopolamento delle aree interne italiane ed europee e il ruolo delle politiche di coesione – e della cooperazione in particolare – nel garantire ai cittadini il diritto concreto di restare nei propri territori. “Le infrastrutture – ha ricordato Gardini – sono fondamentali per la sopravvivenza prima ancora che per lo sviluppo delle aree interne, che troppo spesso si trovano senza fibra ottica, senza adeguati collegamenti stradali e ferroviari. In molte zone non funziona nemmeno più la linea telefonica fissa». In queste aree, dove mancano i servizi essenziali, l’auto-organizzazione imprenditoriale dei cittadini è fondamentale. Le cooperative di comunità sono la forma organizzativa che meglio riesce a interpretare e fornire risposte in contesti come questi.
«Per questa ragione – aggiunge il presidente di Confcooperative – è più che mai urgente il via libera a una legge quadro nazionale che è pronta da tre anni e che inspiegabilmente, giace nei cassetti del Mimit. Non si può aspettare oltre”.

Fondazione Fincantieri: al via a Monfalcone il primo corso di formazione civica per lavoratori stranieri dell’indotto

Ha preso avvio ieri, presso il cantiere Fincantieri di Monfalcone, il primo corso di formazione civica per lavoratori stranieri dell’indotto, promosso da Fondazione Fincantieri in collaborazione con la Società Dante Alighieri. Il percorso formativo coinvolge 28 lavoratori che hanno già frequentato, nei mesi scorsi, uno o più corsi di lingua italiana per stranieri promossi dalla Fondazione. Il corso avrà una durata complessiva di 50 ore e si svolgerà presso le aule di formazione del cantiere. L’iniziativa amplia il programma di formazione già avviato dalla Fondazione nei cantieri del Gruppo, introducendo anche temi legati alla formazione civica, alla partecipazione sociale e alla conoscenza dei diritti e dei doveri. I futuri corsi di lingua italiana promossi dalla Fondazione includeranno inoltre moduli dedicati alla formazione civica, con l’obiettivo di rafforzare integrazione e inclusione nei cantieri del Gruppo. Questi percorsi si inseriscono nel più ampio impegno di Fondazione Fincantieri volto a promuovere iniziative ad alto impatto sociale nei territori in cui il Gruppo opera, favorendo inclusione, partecipazione e coesione attraverso la formazione e la valorizzazione delle persone. L’iniziativa è orientata allo sviluppo di competenze di educazione civica con l’obiettivo di favorire una partecipazione sempre più consapevole e attiva alla vita sociale e lavorativa. In linea con quanto previsto dall’Accordo di Integrazione (DPR 179/2011), il programma affronta temi fondamentali quali i principi della Costituzione italiana, i diritti e i doveri, il principio di uguaglianza e il diritto al lavoro. ll progetto si inserisce inoltre nel quadro delle iniziative promosse dal Governo per favorire integrazione, formazione linguistica ed educazione civica nei settori maggiormente coinvolti dall’impiego di lavoratori stranieri. Pierroberto Folgiero, ad di Fincantieri, ha dichiarato: “Un grande Gruppo industriale crea valore quando è capace di generare sviluppo condiviso insieme ai territori in cui opera. I nostri cantieri sono luoghi di lavoro, ma anche comunità aperte, dove persone provenienti da culture e Paesi diversi devono poter trovare strumenti concreti per integrarsi. La conoscenza della lingua italiana, dei principi civici e dei diritti e doveri che regolano la convivenza rappresenta un elemento essenziale per rafforzare sicurezza, partecipazione e coesione sociale. Investire nella formazione significa quindi investire nella qualità del lavoro, nella dignità delle persone e nella crescita sostenibile delle comunità che ospitano i nostri stabilimenti”. Dalla fine del 2024 Fondazione Fincantieri, in collaborazione con la Società Dante Alighieri, ha attivato percorsi di formazione linguistica rivolti ai lavoratori stranieri delle ditte dell’indotto nei cantieri di Monfalcone, Marghera, Ancona, Sestri Ponente, Riva Trigoso e Muggiano. Ad oggi sono stati attivati complessivamente 34 corsi della durata di 50 ore ciascuno, coinvolgendo quasi 900 lavoratori.

Startup Resilco avvia il primo impianto sperimentale per trasformazione di rifiuti industriali in materiali per costruzioni

Resilco – Società Benefit, startup con sede a Bergamo e sede operativa a Caponago (MB), annuncia l’avvio dell’attività del proprio impianto sperimentale nel Comune di Busnago (MB), il primo in Italia dedicato al trattamento di alcune tipologie di residui industriali alcalini – ceneri volanti da impianti di termovalorizzazione, scorie siderurgiche dalla produzione di acciaio e le polveri di abbattimento fumi – che grazie alla tecnologia sviluppata da Resilco vengono trasformati in materie prime secondarie per il settore delle costruzioni, con stoccaggio permanente di CO₂. L’impianto rappresenta un passaggio chiave nel percorso di industrializzazione di Resilco e nell’applicazione su scala semi-industriale di un processo già validato in laboratorio. L’obiettivo è abilitare una filiera waste‑to‑resource sostenibile economicamente, che riduca il ricorso alla discarica e alle materie prime da estrazione, offrendo al mercato materiali per costruzioni (filler e leganti) più economici e sostenibili, con un significativo contributo di decarbonizzazione. Inoltre, la sperimentazione avviata a Busnago è finalizzata a ottenere la classificazione End of Waste e avviare la commercializzazione degli impianti che potranno essere poi installati direttamente nelle sedi delle imprese clienti. Nel dettaglio, la tecnologia di Resilco accelera il processo di carbonatazione naturale (quello per cui una sostanza, in presenza di anidride carbonica, dà luogo alla formazione di carbonati), immobilizzando gli elementi pericolosi presenti nei rifiuti. Una tecnologia innovativa ma molto semplice: opera a temperatura e pressione ambiente, utilizza la CO₂ come reagente principale ed effettua l’intero processo in tempi rapidi. In termini di performance, consente un recupero del rifiuto superiore al 90% e la produzione di materiali secondari per il settore delle costruzioni (filler e leganti), con possibilità – in funzione delle applicazioni – di sostituire fino al 30% del cemento.
Resilco ha impostato il progetto di Busnago come iniziativa sperimentale, limitata nel tempo e finalizzata esclusivamente alla verifica della fattibilità tecnica, ambientale e operativa del processo. Conclusa la fase sperimentale e completato il percorso per l’ottenimento della certificazione End of Waste, l’impianto di Busnago verrà dismesso, concentrando lo sviluppo sulla commercializzazione di impianti installabili presso i siti dei clienti. In coerenza con quanto previsto dal provvedimento autorizzativo, e accogliendo alcune richieste dell’amministrazione comunale di Busnago, è stata ridotta la quantità di materiale trattato, che sarà pari a 20 tonnellate all’anno, corrispondenti a meno di 100 kg al giorno, un limite che è 50 volte inferiore rispetto a quello massimo consentito dalla normativa per impianti sperimentali (5.000 kg/giorno). L’impianto non prevede scarichi idrici riconducibili all’attività di trattamento. Inoltre, Resilco effettuerà nel corso dell’anno, a proprie spese, campagne di monitoraggio volontario della qualità dell’aria non solo nell’area di pertinenza dell’impianto ma anche nelle aree circostanti, condividendone gli esiti con il Comune di Busnago.

Heidelberg Materials Italia presenta nuove tecnologie sostenibili al Salone dell’Edilizia di Caserta

Il cemento come risposta ai cambiamenti climatici. Sembra un paradosso — e fino a qualche anno fa lo era davvero. Eppure, è esattamente la proposta che Heidelberg Materials Italia (la società che ha raccolto lo storico brand di Italcementi), per la prima volta al SED – Salone dell’Edilizia di Caserta (22–24 maggio 2026), la principale fiera del settore costruzioni del Sud Italia. I cambiamenti climatici non sono più uno scenario futuro: sono la condizione in cui le città italiane operano già oggi. Piogge sempre più intense e concentrate, suoli incapaci di assorbirle, infrastrutture progettate per un clima che non esiste più. La sfida non è solo ridurre le emissioni, è ripensare ciò che abbiamo già costruito, a partire da quello che sta sotto i nostri piedi. «Al SED di Caserta, Heidelberg Materials Italia presenterà due tecnologie sviluppate per contesti sempre più diffusi – ha detto Riccardo Pasa, direttore di Ibuild Italia, la società del Gruppo specializzata nella fornitura e posa di pavimentazioni – Un calcestruzzo drenante (i.idro DRAIN) che non impermeabilizza il suolo ma lo rispetta, lasciando che l’acqua piovana filtri in profondità invece di scorrere in superficie fino a trasformare ogni acquazzone in un’emergenza. E una pavimentazione semi-flessibile ad altissima resistenza (i.tech CARGO), pensata per i grandi magazzini e i centri di distribuzione che il boom della logistica ha moltiplicato in tutta la regione: superfici che reggono il transito continuo di mezzi pesanti senza deteriorarsi in pochi anni». Le due soluzioni sono già state applicate in Campania. Su tutte spicca l’utilizzo di i.idro DRAIN per la riqualificazione urbana del Parco La Statera a Poggioreale (NA), un complesso residenziale dall’architettura futuristica, nel quale una serie di elementi, quali il “verde verticale” e il contrasto dei colori, contraddistinguono la linea “europea”, con cui la Committenza ha voluto dare un taglio deciso e di forte personalità all’area residenziale.

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