LA GIORNATA

G7: imperativo rapida riapertura di Hormuz e stop alla guerra in Iran

  • Panetta: ‘economia globale presa tra forze opposte, crisi energetica e occasione IA’
  • Dombrovkis, ‘stiamo esaminando la richiesta di deroga dell’Italia’
  • Enel lancia maxi bond da 2,5 miliardi di euro, domanda per 8,5 miliardi

20 Mag 2026 di Maria Cristina Carlini

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IN SINTESI

Il G7 Finanze lancia l’allarme sui rischi per crescita e inflazione legati al conflitto in Medio Oriente e individua nella riapertura dello Stretto di Hormuz una priorità per la stabilità economica globale. Nel comunicato finale del vertice di Parigi, i ministri finanziari e i governatori delle banche centrali dei Sette sottolineano che “l’incertezza economica globale ha accentuato i rischi per la crescita e per l’inflazione”, soprattutto attraverso le pressioni sulle catene di approvvigionamento di energia, alimenti e fertilizzanti, con effetti più pesanti sui Paesi vulnerabili. “L’incertezza economica globale ha accentuato i rischi per la crescita e per l’inflazione, in un contesto di conflitto in corso in Medio Oriente, in particolare attraverso le pressioni sulle catene di approvvigionamento di energia, alimenti e fertilizzanti, che colpiscono in modo particolare i paesi più vulnerabili. Per mitigare questi impatti negativi, riconosciamo che un rapido ritorno alla libera e sicura circolazione attraverso lo Stretto di Hormuz e una soluzione duratura del conflitto sono imperativi”, si legge nel comunicato.  “Rimaniamo impegnati – prosegue il comunicato finale – a monitorare da vicino questi impatti sulla crescita globale e sulle condizioni dei mercati finanziari”- e “riaffermiamo il nostro impegno per mercati dell’energia e delle altre materie prime ben funzionanti, stabili e trasparenti, favorendo condizioni per una gestione adeguata dell’offerta e della domanda globali. Invitiamo tutti i Paesi a evitare restrizioni arbitrarie alle esportazioni e sottolineiamo l’importanza di flussi commerciali sicuri”. Guardando al futuro, il G7 Finanze sottolinea “l’importanza di rafforzare la resilienza delle nostre economie attraverso la diversificazione delle catene di approvvigionamento”. Il comunicato, poi, si sofferma sulla necessità di raggiungere “una crescita globale equilibrata e sostenibile attraverso la riduzione degli squilibri globali”, tema da tempo caro all’amministrazione Usa con riferimento al surplus nel commercio dei beni di Paesi come Cina e Germania così come dell’Ue. “Gli squilibri delle partite correnti globali derivano in gran parte dalle dinamiche sottostanti tra risparmio e investimenti” – dicono i ministri e governatori dei Sette – “siamo d’accordo sulla necessità di affrontare questi squilibri, che è di interesse comune sia per le economie in avanzo che per quelle in disavanzo. In assenza di un riequilibrio tempestivo, squilibri ampi e persistenti potrebbero alimentare ulteriori tensioni commerciali e potrebbero risolversi in modo disordinato, anche attraverso il canale finanziario”. L’impegno del G7 è che “ciascuno di noi, tenendo conto delle circostanze nazionali, dei rispettivi mandati interni e dei consigli di politica economica del Fmi, mira a promuovere politiche specifiche che favoriscano una crescita equilibrata e la stabilità macroeconomica” e in particolare “i paesi con disavanzi esteri ampi e persistenti dovrebbero attuare politiche che includano il sostegno al risparmio interno e il consolidamento fiscale. I Paesi con avanzi esteri ampi e persistenti dovrebbero rafforzare le fonti interne di crescita”.

Intanto, un report di S&P sull’impatto della guerra con l’Iran delinea uno scenario di forte deterioramento per l’economia europea. L’agenzia prevede un rallentamento della crescita e un aumento dell’inflazione, con effetti negativi sulla domanda dei consumatori. “Prevediamo un rallentamento dell’economia europea e un aumento dell’inflazione, con impatti negativi sulla domanda dei consumatori. Una recessione diventa più probabile quanto più a lungo lo stretto (di Hormuz, ndr) rimane di fatto chiuso”, si legge in un report di S&P. “Ci aspettiamo che i flussi energetici interrotti, le prospettive economiche più deboli e il peggioramento del sentiment di mercato” spingano “il tasso di default europeo sul debito speculative-grade al 3,75% entro marzo 2027, rispetto al 3,3% di marzo 2026”. Nello scenario pessimistico “il tasso di default potrebbe salire al 5%”.Nello scenario ‘pessimistico’, S&P prevede che “le interruzioni dei flussi energetici e delle rotte marittime attraverso lo Stretto di Hormuz si prolungano, con un allargamento dello stress creditizio. Questo stress sarebbe determinato meno dallo shock iniziale e più dalla durata, dalla carenza di beni critici, dagli effetti inflattivi di secondo livello e da condizioni di finanziamento più restrittive. In questo scenario, il petrolio Brent potrebbe mantenersi in media intorno ai 200 dollari al barile (bbl) per alcuni mesi”. Ciò comporterebbe “effetti diretti più marcati sui prodotti chimici di base e sulle compagnie aeree entro uno-sei mesi, seguiti da impatti su automobili e trasporti marittimi in un orizzonte temporale più lungo. L’impatto sulla domanda sarebbe più elevato rispetto al nostro scenario base, mettendo sotto pressione il grande numero di anelli deboli (emittenti con rating ‘B-‘ o inferiore e con outlook negativo o in CreditWatch negativo) nel settore dei beni di consumo. Tassi di interesse più alti per contenere l’inflazione aggraverebbero i costi crescenti delle aziende altamente indebitate in un contesto di domanda più debole”.

Panetta: ‘economia globale presa tra forze opposte, crisi energetica e occasione IA’

“Ci troviamo in una situazione in cui l’economia globale è presa tra due forze, tecnicamente ‘shock di offerta’, una negativa, la crisi dell’energia, che frena la crescita e aumenta le pressioni inflazionistiche. L’altra è l’intelligenza artificiale, che ha l’effetto diametralmente opposto, sostiene la crescita e comprime l’inflazione attraverso i guadagni di produttività”: lo ha detto ai giornalisti, al termine del G7 Finanza a Parigi, il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, aggiungendo che “quale di queste due forze vincerà determinerà le politiche sia fiscali sia economiche ma soprattutto la politica monetaria. È un problema di tempi”, ha sottolineato.
“I temi che si sono trattati in questi 3 giorni – ha detto il governatore facendo il punto sui lavori del G7 al quale ha partecipato – sono stati principalmente l’andamento dell’economia globale che, come potete ben immaginare, è legato alle sorti, alla durata, all’intensità della guerra. E poi alle conseguenze sul settore energetico. Il secondo argomento importante che è stato trattato in modo abbastanza diffuso è quello degli squilibri globali”.

Dombrovkis, ‘stiamo esaminando la richiesta di deroga dell’Italia’

“In Commissione Ue, continuiamo a seguire attentamente la situazione e a valutare quale tipo di risposta richieda e richiederà. Ed è in questo spirito che stiamo anche esaminando la richiesta dell’Italia”: lo ha detto il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovkis, al termine del G7 Finanze a Parigi, rispondendo alle domande dei giornalisti sulla richiesta avanzata dall’Italia per allargare la clausola di salvaguardia già prevista per la difesa anche all’energia. “Non c’è soltanto la deroga, ci sono tante vie per arrivare al risultato, le stiamo esplorando tutte”, ha spiegato detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, al termine del G7 Finanze rispondendo ai giornalisti sui colloqui a margine della riunione per far avanzare la richiesta dell’Italia all’Ue di allargare la clausola di salvaguardia già prevista per la difesa anche all’energia. “Stiamo lavorando, è una cosa complessa, credo che non ci siano pregiudizi, c’è la consapevolezza della situazione eccezionale, dopo di che ci sono varie forme, varie modalità, varie possibilità, le stiamo esplorando tutte”.

Enel lancia maxi bond da 2,5 miliardi di euro, domanda per 8,5 miliardi

Enel ha lanciato sul mercato Eurobond un prestito obbligazionario in due tranche rivolto esclusivamente ad investitori qualificati per un totale di 2,5 miliardi di euro. Lo rende noto il gruppo precisando che la domanda è stata pari a circa 8,5 miliardi di euro, con richieste di sottoscrizione in esubero per circa 3,5 volte.
Il volume della domanda e le condizioni economiche conseguite, sottolinea Enel, “confermano il riconoscimento da parte del mercato della solidità finanziaria del gruppo e della credibilità del piano strategico 2026-2028”. L’emissione ha una durata media di circa 5,5 anni e una cedola media pari al 3,688% e si prevede che i proventi dell’emissione siano utilizzati per finanziare l’ordinario fabbisogno del gruppo. L’emissione è strutturata in due tranche, con data di regolamento prevista al 26 maggio 2026: 1.250 milioni di euro a un tasso di interesse fisso del 3,500% e scadenza al 26 maggio 2030 (il prezzo di emissione è stato fissato a 99,681% e il rendimento effettivo alla scadenza è pari a 3,587%); 1.250 milioni di euro a un tasso di interesse fisso del 3,875% e scadenza al 26 maggio 2033 (il prezzo di emissione è stato fissato a 99,513% e il rendimento effettivo alla scadenza è pari a 3,956%). Il prestito obbligazionario sarà quotato, al momento dell’emissione, sul mercato regolamentato Euronext di Dublino e sul Mercato telematico delle obbligazioni (Mot) regolamentato da Borsa Italiana.L’operazione è stata supportata da un consorzio di banche nell’ambito del quale Banca Akros, BofA Securities, Bnp Paribas, Bper, CaixaBank, Commerzbank, Imi-Intesa Sanpaolo, ING, J.P. Morgan, Mediobanca, Mizuho, Santander e Smbc hanno agito in qualità di joint-bookrunners.

 

Accordo su Natuzzi, Cigs scende al 62%, incentivi all’esodo 

Cassa integrazione al 62% (anziché all’80% come chiedeva l’azienda) per 1.755 lavoratori e 6 milioni di euro (a carico della società) per favorire l’esodo incentivato. L’incentivo sarà erogato dal primo gennaio al 30 settembre 2027 per le uscite volontarie del 2026. Sono questi i punti principali dell’intesa sulla vertenza del colosso dei divani Natuzzi raggiunto al Ministero del Lavoro, insieme al ministero delle Imprese e del Made in Italy, le Regioni Puglia e Basilicata, l’azienda, i rappresentanti di Confindustria e i sindacati. Un accordo che sembra essere una prima “messa in sicurezza” dell’azienda che ha stabilimenti in Puglia e Basilicata, e che da tempo attraversa una crisi profonda a causa delle turbolenze dei mercati internazionali, della contrazione degli ordini e delle tensioni economiche globali che stanno colpendo in maniera significativa l’intero distretto produttivo del mobile imbottito tra Puglia e Basilicata.

    Gli altri punti della vertenza e le strategie future saranno affrontate nel tavolo permanente confermato per il 27 maggio al Mimit. Si parlerà di volumi produttivi, investimenti, stabilimenti italiani, politiche attive, formazione e prospettive occupazionali. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, parla di “un primo passo nella giusta direzione”. “Era ciò che avevamo sin dall’inizio auspicato – spiega – quale elemento decisivo per un confronto nel merito che potrà svolgersi al tavolo ministeriale convocato al Mimit, che avrà l’obiettivo di raggiungere un’intesa che tuteli i lavoratori e la continuità produttiva di un’azienda orgoglio del Made in Italy”.
A palazzo Piacentini, il 27 maggio, si terrà il tavolo con azienda, sindacati e Regioni, “con l’obiettivo di avviare un confronto finalizzato alla definizione di un piano serio e credibile, capace di garantire la piena sostenibilità industriale e occupazionale dell’azienda”, rileva il ministro. Per i sindacati di categoria, l’intesa sulla modifica della Cigs “rappresenta un primo tassello in una vertenza difficile, che riguarda il presente e il futuro industriale del Gruppo Natuzzi“. Per l’assessore pugliese allo Sviluppo economico, Eugenio Di Sciascio, l’accordo è “un risultato importante perché consente di mettere in sicurezza i lavoratori in una fase ancora delicata della vertenza e, allo stesso tempo, crea le condizioni per riaprire concretamente il confronto sul futuro produttivo e occupazionale del gruppo”.

 

Logistica: Protocollo d’Intesa tra Enac e Confetra per lo sviluppo del settore cargo

Enac e Confetra hanno sottoscritto un Protocollo d’Intesa volto a promuovere lo sviluppo e la competitività del cargo aereo in Italia, attraverso interventi mirati su qualità dei servizi, digitalizzazione, infrastrutture e sostenibilità. Il Protocollo, firmato dal Presidente dell’Enac Pierluigi Di Palma e dal Presidente di Confetra Carlo De Ruvo, si inserisce nel quadro delle iniziative finalizzate al rafforzamento del sistema logistico nazionale, riconoscendo al cargo aereo un ruolo strategico per il commercio internazionale. In base ai dati più recenti, circa il 29% dell’export italiano verso Paesi extra UE, in termini di valore, è trasportato per via aerea.
“L’accordo firmato oggi – ha dichiarato il Presidente Enac Pierluigi Di Palma – nasce dalla consapevolezza che logistica e movimentazione delle merci rappresentano leve strategiche per la crescita economica e commerciale del Paese. Questa intesa segna un passo concreto verso un rafforzamento della cooperazione tra Istituzioni e imprese, a sostegno del cargo aereo e dello sviluppo delle infrastrutture logistiche nazionali, con una visione orientata a sostenibilità, intermodalità, innovazione tecnologica e gestione sempre più efficiente dei flussi. L’obiettivo è costruire un sistema logistico moderno, integrato e competitivo, capace di
rafforzare il ruolo dell’Italia negli scambi internazionali e di accompagnare la crescita del Paese nei prossimi anni”.
L’accordo definisce una serie di azioni prioritarie: introduzione della Carta dei Servizi Merci per gli aeroporti con traffico superiore a 100.000 tonnellate annue, con individuazione di indicatori di qualità e sistemi di monitoraggio delle performance; uno strumento indispensabile per stabilire livello di qualità di servizio minimi per perseguire una politica volta al miglioramento continuo; promozione della digitalizzazione dei processi logistici, anche mediante lo sviluppo di piattaforme integrate di gestione (Airport Cargo Community System) e l’adozione di tecnologie innovative;  potenziamento della capacità infrastrutturale del sistema aeroportuale, con interventi su poli logistici, handling e integrazione intermodale; applicazione della metodologia ICAO del Balanced Approach per la gestione sostenibile dell’impatto acustico. L’intesa interviene in un contesto in cui il traffico cargo nazionale risulta ancora sottodimensionato rispetto al suo potenziale: nel 2025 il settore è cresciuto del 2% a fronte di una crescita del 5% del traffico passeggeri. Inoltre, una quota significativa delle merci italiane transita attraverso aeroporti di altri Paesi europei, evidenziando margini di miglioramento per l’efficienza del sistema nazionale. “Rafforzare la filiera logistica significa sostenere concretamente il sistema produttivo nazionale e la collaborazione tra Istituzioni e mondo imprenditoriale è la chiave per cogliere questa sfida. Una quota rilevante del valore delle merci extra UE viaggia per via aerea e la crescita dei traffici nei principali hub nazionali rende indispensabili investimenti per l’ampliamento delle infrastrutture e la digitalizzazione dei processi”, ha sottolineato De Ruvo. Per l’attuazione del Protocollo sarà istituito un Tavolo Tecnico congiunto, incaricato di coordinare le attività previste e monitorarne lo stato di avanzamento. Tra gli obiettivi operativi la definizione della Carta dei Servizi Merci e la redazione di un documento strategico sullo sviluppo del cargo aereo. Il Protocollo prevede inoltre il coinvolgimento degli operatori della filiera – tra cui spedizionieri, handler e corrieri espressi – rappresentati dalle associazioni aderenti a Confetra: AICAI, ANAMA e ASSOHANDLERS. Insieme, ciascuna nell’esercizio della rappresentanza di categoria e nell’ambito della propria competenza, le Organizzazioni si impegnano a supportare Enac nella finalizzazione del processo di adozione del Regolamento della Carta dei Servizi Merci e a collaborare con i gestori aeroportuali per il raggiungimento dei relativi obiettivi.

As Roma scrive a Sessa per chiedere l’avvio della conferenza dei servizi decisoria e del Paur

L’AS Roma ha inviato una Pec a Massimo Sessa, Commissario straordinario per gli Stadi di UEFA Euro 2032, con la quale richiede l’avvio della conferenza di servizi decisoria e del Procedimento Autorizzatorio Unico Regionale (Paur) relativo al progetto dello stadio a Pietralata La procedura prevede ora la convocazione di tutti i soggetti coinvolti, tra cui Ministeri, Prefettura, Questura, Soprintendenza di Stato, uffici tecnici della Regione Lazio, della Città Metropolitana, del Comune di Roma e del Municipio IV. Verranno inoltre chiamati a partecipare gli enti di pubblici servizi come Ferrovie dello Stato, Cotral, Atac, Ama, Terna, Enel e Acea. La prima seduta della conferenza è prevista già per la prossima settimana. Durante la conferenza verranno esaminate tutte le tavole progettuali nel dettaglio. La durata standard del procedimento può arrivare fino a 90 giorni, con possibilità di proroga per ulteriori 30 giorni per eventuali approfondimenti. La conferenza potrà formulare prescrizioni e raccomandazioni che dovranno essere integrate nella stesura del progetto esecutivo, pronto per il cantiere. Parallelamente, sarà avviata la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). Una volta completati conferenza di servizi e VIA, i due atti confluiranno nel Paur, che rappresenterà il via libera definitivo per l’avvio dei lavori.

Pa, Zangrillo: dati chiari nel rapporto Aran, le retribuzioni sono in crescita

“Il Rapporto ARAN sull’andamento delle retribuzioni nel 2025 conferma che la strategia di questo Governo sulla contrattazione pubblica sta producendo risultati concreti e misurabili. I dati parlano chiaro: le retribuzioni nella Pubblica Amministrazione sono cresciute del 2,7% nel 2025, con effetti già visibili dei principali rinnovi contrattuali. Ma il dato più significativo riguarda le Funzioni Centrali, dove la crescita retributiva di fatto nel periodo 2021–2023 ha raggiunto il 13% — circa il doppio di quanto stimabile sulla sola base degli incrementi contrattuali formali. Un risultato che dimostra come gli investimenti sull’organizzazione del lavoro, sulla carriera e sulla produttività producano valore reale per i lavoratori pubblici”. A rilevarlo è il ministro della Pa, Paolo Zangrillo. Va sottolineato che il Rapporto non incorpora ancora gli effetti dei contratti chiusi a fine 2025 e nei primi mesi del 2026 — Sanità, Istruzione e Ricerca, e Funzioni Locali — il cui pieno impatto si dispiegherà nei prossimi mesi. Siamo quindi solo all’inizio di un percorso virtuoso”. Così il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, che ha poi continuato:“Questo Governo ha scelto di dare continuità alla contrattazione collettiva, stanziando risorse per tre trienni consecutivi — 2022–2024, 2025–2027, 2028–2030 — con una visione di lungo periodo che la pubblica amministrazione italiana non aveva conosciuto da tempo. La continuità non è un dettaglio tecnico: è la condizione perché i lavoratori pubblici possano programmare il futuro, e perché le amministrazioni possano attrarre e trattenere i talenti di cui hanno bisogno. I frutti di quella scelta sono oggi visibili nei numeri. E le trattative in corso per il triennio 2025–2027 sono la prova che quella rotta non cambierà”.

Il ruolo e le nuove tendenze del risparmio in Italia: confronto promosso da CDP con l’Istituto Einaudi per l’Economia e la Finanza

Il risparmio delle famiglie come asset che contraddistingue l’economia dell’Italia e le cui potenzialità rappresentano una fondamentale leva per accrescere la competitività del Sistema-Paese. Questi i temi al centro del dibattito promosso da Cassa Depositi e Prestiti e ospitato nella sede dell’Istituto Einaudi per l’Economia e la Finanza (EIEF). I lavori sono stati aperti dagli interventi di Giovanni Gorno Tempini, presidente di CDP, e Dario Scannapieco, amministratore delegato di CDP, con il saluto istituzionale di Daria Perrotta, Ragioniere Generale dello Stato. L’incontro è proseguito con un confronto focalizzato sugli argomenti chiave del volume “Famiglie e risparmio. Come cambiano le scelte finanziarie degli italiani”, realizzato in occasione dei 175 anni di CDP, cui hanno preso parte Ignazio Visco, Governatore onorario della Banca d’Italia, Luigi Guiso, curatore del libro e docente presso l’EIEF, e gli economisti Nicola Rossi e Luana Zaccaria. Dopo gli appuntamenti di Bologna e Torino, si tratta del terzo incontro che, sulla base dei contenuti del volume, approfondisce le tendenze del risparmio in Italia e i fattori che ne influenzano la distribuzione. Nuovi incontri dedicati alle questioni affrontate nello studio sono in programma nei prossimi mesi a Milano e Napoli.

A2a: 166 mln investiti in FVG per energia sostenibile e transizione green

È stata presentata oggi da Lorenzo Spadoni, Direttore della BU Generazione e Trading di A2A, la decima edizione del Bilancio di Sostenibilità Territoriale del Friuli Venezia Giulia, che rendiconta le prestazioni ambientali, economiche e sociali del Gruppo sul territorio nel 2025 e i piani di attività previsti per i prossimi anni. “Nell’ultimo decennio A2A ha investito in Friuli Venezia Giulia circa 615 milioni di euro e distribuito un valore economico pari a 260 milioni. Valori significativamente cresciuti nel corso degli anni che testimoniano il nostro impegno per lo sviluppo sostenibile di questa Regione – ha dichiarato Lorenzo Spadoni, Direttore della BU Generazione e Trading. – Nel 2025 oltre 160 milioni di euro sono stati destinati alla riconversione della centrale termoelettrica di Monfalcone in un impianto a ciclo combinato ad altissima efficienza, allo sviluppo della produzione di energia da fonti rinnovabili e ad attività di efficientamento del nucleo idroelettrico di Udine. Lo scorso anno il Gruppo ha inoltre distribuito un valore economico di circa 39 milioni di euro. Un contributo concreto per la transizione ecologica del territorio, raggiunto anche grazie al costante dialogo e alla collaborazione con le istituzioni e le comunità locali”. La presentazione è stata seguita da un dibattito sulle prospettive della transizione sostenibile della Regione, a cui hanno partecipato Fabio Scoccimarro, Assessore alla Difesa dell’Ambiente, Energia e Sviluppo Sostenibile del Friuli Venezia Giulia, Roberts Florencs, Vicepresidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Alto Adriatico e AD di Monticolo Foti Impianti e Martina Norbedo, Segretaria Generale della Fondazione Monticolo&FotiETS. Il Friuli Venezia Giulia rappresenta una regione di rilievo per A2A per il ruolo che svolge nella produzione di energia. Nel 2025 sono stati generati 39 milioni di euro di valore economico distribuito sul territorio e sono stati investiti 166 milioni di euro, la cui quasi totalità (oltre 162 milioni) nella generazione di energia, e la restante parte nell’economia circolare e nello sviluppo di asset per la mobilità elettrica e l’illuminazione pubblica. Oltre 110 milioni di euro sono stati destinati nel 2025 al sito di Monfalcone, dove continuano i lavori per la realizzazione di un impianto a ciclo combinato ad alta efficienza alimentato a gas e predisposto per l’uso di idrogeno. Per Monfalcone complessivamente il Gruppo ha previsto circa 600 milioni di euro di investimenti nel periodo 2019-2035, 17 dei quali dedicati al progetto di riqualificazione dell’area. Dopo il completamento dello svuotamento del carbonile a inizio 2025, sono partiti nel 2026 i montaggi elettro-strumentali e quelli meccanici dei circuiti di raffreddamento; sono inoltre in corso la finalizzazione delle opere civili e la dismissione delle strutture impiantistiche che occupano il fronte mare fino la linea di 100 metri dal filo banchina. Il Gruppo continua, inoltre, a investire nella produzione di energia rinnovabile. È entrato in funzione lo scorso settembre il parco fotovoltaico da 59,1 MWp tra i comuni di Santa Maria la Longa (UD) e Pavia di Udine (UD). Entro il 2027, negli stessi comuni, verrà realizzato un secondo sito da 112 MWp. L’intero polo, a regime, sarà in grado di produrre più di 200 GWh l’anno, evitando l’emissione di 90 mila tonnellate di CO2 e servendo l’equivalente di 75 mila famiglie. Nel 2025 è stata ottenuta l’autorizzazione per un nuovo impianto fotovoltaico a Torviscosa (Udine) da 8,7 MWp. Nella Regione sono stati prodotti da A2A 8 GWh di energia elettrica da matrice agricola e zootecnica, evitando l’emissione di circa 3.500 tonnellate di CO2. Il Gruppo ha investito 13 milioni di euro in …

La Fondazione Maire presenta lo studio ‘Climate Goals’ sulla transizione energetica

Nell’ambito del Nextchem Symposium all’Aja, evento internazionale dedicato ai fertilizzanti sostenibili, Fondazione MAIRE – ETS presenta i risultati della quarta edizione dello studio “Climate Goals: winning the challenge of climate goals through the creation of skills and competences worldwide” (Addendum 3) con un approfondimento dedicato ai Paesi Bassi, tra i mercati europei più maturi e al tempo stesso più esigenti nel valutare i progressi della transizione energetica. Lo studio – promosso da Fondazione MAIRE e realizzato in collaborazione con Ipsos Doxa, con il supporto di MAIRE – monitora dal 2023 la consapevolezza e la percezione pubblica della transizione energetica a livello globale, andando oltre la produzione di energia a basse o zero emissioni per includere la trasformazione dei processi industriali, dei prodotti, dei modelli di business, delle modalità di distribuzione e consumo, nonché lo sviluppo delle competenze necessarie. La ricerca fornisce evidenze basate sul coinvolgimento di 2.850 individui e integra il contributo di 25 esperti in 17 Paesi distribuiti su quattro continenti: Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti per il Medio Oriente; India, Cina, Azerbaigian, Kazakistan e Turchia per l’Asia; Stati Uniti, Cile e Argentina per le Americhe; Algeria per l’Africa; Germania, Italia, Polonia, Paesi Bassi e Regno Unito per l’Europa. Nei Paesi Bassi, la transizione energetica è interpretata non solo come cambiamento tecnologico, ma come trasformazione economica e industriale che richiede innovazione finanziaria e modelli circolari. La consapevolezza è prossima alla totalità (98%) e il 59% degli intervistati si dichiara molto informato; le motivazioni principali sono il clima (35%) e la salute pubblica (30%), mentre il 33% prevede la creazione di nuovi posti di lavoro nei settori sostenibili. Emergono al contempo aspettative realistiche nel breve periodo: il 50% ritiene che nei prossimi 1-3 anni i costi supereranno i benefici, evidenziando una fase iniziale caratterizzata da investimenti significativi. Gli intervistati attribuiscono alle istituzioni un ruolo chiave nel mitigare tali costi, attraverso il finanziamento di tecnologie innovative, sussidi e incentivi. Parallelamente, le imprese sono viste come il principale motore operativo (57%), con aspettative elevate: il 43% giudica infatti insufficienti gli sforzi attuali. Le priorità individuate riflettono i punti di forza del sistema produttivo: chimica verde (43%), energia solare ed eolica (42%) e soluzioni ICT/digitali (33%). Il capitale umano riveste un ruolo centrale: il 75% indica la necessità di figure professionali “ibride”, che combinino competenze tecniche (rinnovabili e materiali riciclati, entrambe al 47%) e capacità cognitive avanzate (pensiero critico 57%, problem solving 56%). Il 70% degli intervistati riconosce l’esigenza di upskilling, privilegiando tuttavia un approccio strutturale e di medio periodo: il 41% indica un orizzonte di 2-3 anni per integrare le nuove competenze. L’evento ha visto la partecipazione di S.E. Augusto Massari, Ambasciatore d’Italia nel Regno dei Paesi Bassi, per un saluto istituzionale; Mark Schmets (Ministero degli Affari Economici e del Clima); Pejman Djavdan, CEO Stamicarbon; Ilaria Catastini, General Manager Fondazione MAIRE – ETS, che ha presentato i risultati, seguita da un panel con Fabio Fritelli, Managing Director Nextchem; Gert Jan de Geus, CEO OCI Nitrogen; Ralph Koekkoek, CEO Blue Circle Olefins; e Theo Bovens, membro del Senato olandese, con Esther van Rijswijk nel ruolo di moderatrice. Fabrizio Di Amato, Presidente e Fondatore di MAIRE e Fondazione MAIRE – ETS, ha concluso l’evento.

Maire è un gruppo ingegneristico leader che fornisce soluzioni tecnologiche ed esecuzione di progetti nel segmento downstream dei servizi energetici, nonché nei settori chimico e dei fertilizzanti, con 10.800 dipendenti in 50 Paesi. Il Gruppo può contare su una presenza ben radicata nei Paesi Bassi attraverso NEXTCHEM e la sua controllata Stamicarbon, società con sede a Sittard e leader globale nelle tecnologie per i fertilizzanti. Nextchem, il braccio tecnologico del Gruppo MAIRE, fornisce soluzioni proprietarie per la decarbonizzazione dell’industria dell’energia, grazie a un portafoglio completo di tecnologie e proprietà intellettuale per fertilizzanti sostenibili, vettori energetici a basse emissioni di carbonio ed economia circolare.Fabrizio Di Amato, presidente di MAIRE e di Fondazione MAIRE – ETS, ha dichiarato: “I Paesi Bassi si distinguono per una consapevolezza pressoché universale della transizione energetica, a conferma che il dibattito è andato oltre il “perché” per arrivare alla ben più impegnativa domanda del “come”. I dati ne evidenziano anche l’urgenza: la transizione energetica è inarrestabile e oggi la credibilità dipende dalla capacità di colmare il divario tra aspettative e risultati, trasformando la consapevolezza in progressi misurabili attraverso investimenti, innovazione e competenze. MAIRE può contribuire al nuovo scenario energetico grazie alle proprie capacità tecnologiche e di esecuzione. Oggi ribadiamo il nostro impegno dai Paesi Bassi, dove abbiamo uno dei nostri poli tecnologici per i fertilizzanti sostenibili. In ogni singolo Paese valorizziamo competenze industriali specifiche per costruire una vera piattaforma europea, grazie alle nostre oltre 30 entità legali operative in Europa”.

Rina Prime e Renovit: accordo strategico per la riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare

RINA Prime, la società del Gruppo RINA specializzata in servizi per il settore immobiliare, e Renovit, primario operatore nel mercato dell’efficienza energetica nato da un’iniziativa di Snam e CDP Equity, annunciano l’avvio di una collaborazione strategica finalizzata allo sviluppo di progetti di riqualificazione energetica nel settore immobiliare, con l’obiettivo di supportare investitori, gestori di patrimoni immobiliari strumentali, developer, operatori del real estate e corporate nel percorso verso modelli più sostenibili, efficienti e allineati alle evoluzioni normative europee. L’accordo si inserisce in un contesto di profonda trasformazione del real estate, guidata da fattori quali la direttiva EPBD (Energy Performance of Buildings Directive) – normativa che disciplina la prestazione energetica degli edifici -, la crescente attenzione ai criteri ESG e la necessità di ridurre consumi ed emissioni del patrimonio edilizio. La partnership nasce dalla complementarità tra RINA Prime, società di consulenza immobiliare specializzata in servizi tecnici, ingegneristici e di advisory, e Renovit, player attivo nello sviluppo e realizzazione di soluzioni per l’efficienza energetica. L’integrazione delle rispettive competenze consente di proporre al mercato un modello di intervento completo, capace di coprire l’intero ciclo di vita dei progetti di riqualificazione. “Questa collaborazione nasce dalla consapevolezza che la riqualificazione energetica e la riduzione dell’impatto ambientale degli edifici rappresenta oggi una priorità per il settore immobiliare. L’integrazione tra competenze tecniche e capacità realizzative consente di affrontare in modo concreto le sfide poste dalla transizione energetica, trasformandole in opportunità di creazione di valore per gli investitori. Il mercato immobiliare sta infatti evolvendo rapidamente verso logiche sempre più orientate alla qualità del dato, alla sostenibilità e alla trasparenza. In questo contesto, progetti come quello avviato a Roma dimostrano come sia possibile coniugare efficienza energetica e valorizzazione degli asset, rispondendo alle aspettative degli investitori istituzionali”, ha dichiarato Ugo Giordano, CEO di RINA Prime. “Siamo molto soddisfatti di questa collaborazione con RINA Prime, che conferma il posizionamento di Renovit come partner di riferimento per la riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare. Attraverso un modello che prevede investimenti diretti, Renovit si propone di accompagnare il mercato real estate lungo un percorso di trasformazione orientato all’efficienza, alla decarbonizzazione e alla creazione di valore nel lungo periodo. Mettiamo a disposizione del settore la nostra esperienza nell’implementazione di soluzioni innovative, capaci di rispondere in modo efficace alle crescenti esigenze normative e alle nuove aspettative del mercato. Come società certificata B Corp, siamo inoltre orgogliosi di contribuire attivamente alla riduzione dell’impronta ambientale e alla responsabilità sociale, generando un impatto positivo sui territori e sulle comunità in cui operiamo”, ha aggiunto Cristian Acquistapace, CEO di Renovit.

La collaborazione ha già portato all’avvio di un primo progetto di riqualificazione energetica su un asset direzionale a Roma, di circa 21.000 mq, parte del portafoglio di un primario investitore istituzionale. L’intervento mira a migliorare l’efficienza energetica, ridurre consumi ed emissioni e incrementare il valore dell’immobile in ottica ESG, confrontandosi con le metriche dei green rating internazionali. Il progetto segue un modello integrato, che copre tutte le fasi – dalla diagnosi energetica, all’analisi preliminare alla realizzazione e al monitoraggio – secondo logiche EPC (Energy Performance Contract), mentre gli interventi riguardano sistemi HVAC, installazione impianti fotovoltaici, involucro edilizio e ottimizzazione delle prestazioni energetiche. L’operazione genererà benefici rilevanti in termini di efficienza, riduzione dei costi operativi, miglioramento del comfort indoor e valorizzazione dell’asset. Questo primo progetto rappresenta un passaggio rilevante per entrambe le società, in quanto consente di validare sul campo il modello di collaborazione sviluppato e di definire un approccio replicabile su portafogli immobiliari analoghi. In un contesto in cui il mercato immobiliare è sempre più orientato verso criteri di sostenibilità, efficienza e gestione data-driven degli asset, questa partnership evidenzia il ruolo crescente di modelli integrati capaci di coniugare competenze tecniche, energetiche e finanziarie.

Plenitude attiva nuovo hub di ricarica per veicoli elettrici presso l’Outlet FoxTown Factory Stores in Svizzera

Plenitude, attraverso la sua controllata Plenitude On The Road, ha attivato di un nuovo hub di ricarica ad alta potenza per veicoli elettrici presso l’Outlet FoxTown a Mendrisio, in Canton Ticino, uno dei principali poli commerciali della Svizzera italiana. Il sito è dotato di 3 colonnine Ultra Fast con potenza fino a 400 kW e 4 colonnine con potenza fino a 100 kW, per un totale di 17 punti di ricarica. L’infrastruttura, caratterizzata da potenze differenziate, è stata progettata per garantire un servizio flessibile, in grado di rispondere alle esigenze sia di chi effettua soste brevi, sia di chi trascorre più tempo all’interno del centro commerciale.
Il nuovo hub, il più grande di Plenitude in Svizzera, rafforza la presenza della Società nel Paese. Situato in un’area ad alto afflusso di visitatori internazionali, il sito risponde alle esigenze di mobilità elettrica di una platea di e-driver provenienti da diverse nazioni, offrendo una soluzione di ricarica affidabile e ad alte prestazioni.
Plenitude, Società controllata da Eni, è presente in oltre 15 Paesi del mondo con un modello di business che integra la produzione di energia elettrica da circa 6 GW di fonti rinnovabili, la vendita di energia e di soluzioni energetiche a oltre 11 milioni di clienti ed un’ampia rete di 23.000 punti di ricarica per veicoli elettrici. Inoltre, attraverso l’interoperabilità delle infrastrutture di ricarica, l’app Plenitude On The Road offre accesso a circa 600 mila punti di ricarica distribuiti in tutta Europa, di
cui 15 mila in Svizzera e 74 mila in Italia.

Sparkle ed Entel Bolivia insieme per potenziare la connettività digitale in Sud America

Sparkle, primo operatore di servizi internazionali in Italia e fra i primi nel mondo, ed Entel Bolivia, la più grande società di telecomunicazioni della Bolivia, hanno firmato un protocollo d’intesa (MoU) per commercializzare una rotta terrestre che collega le coste del Pacifico e dell’Atlantico attraverso la Bolivia. L’accordo, siglato oggi a margine dell’evento globale delle telecomunicazioni ITW 26, mira a offrire un’alternativa ad alte prestazioni alle attuali rotte sottomarine rispondendo alla crescente domanda di connettività scalabile e resiliente a supporto degli ecosistemi digitali regionali. Il settore dell’intrattenimento digitale in America Latina continua a crescere rapidamente, con il Brasile che si conferma un hub centrale per lo sviluppo di videogiochi, la distribuzione di contenuti e i servizi di hosting. Tuttavia, molte aree del Sud America occidentale dipendono ancora da lunghe tratte sottomarine o da istradamenti indiretti verso l’Atlantico, con impatti negativi sulle performance di cloud gaming, streaming, servizi finanziari, IoT e applicazioni basate sull’intelligenza artificiale. Il corridoio digitale bioceanico sfrutta la posizione geografica della Bolivia per creare una rotta terrestre diretta di circa 4.370 chilometri attraverso Perù, Bolivia e Brasile. Il percorso garantisce una connessione tra Lima e San Paolo con una latenza inferiore a 60 millisecondi, rispetto agli oltre 120 ms delle tradizionali tratte sottomarine che superano i 12.000 km. L’iniziativa introduce una dorsale terrestre unificata che supera i limiti delle attuali architetture di istradamento frammentate, migliorando le prestazioni, la diversificazione dei percorsi e la resilienza dei servizi per flussi di traffico regionali e internazionali. In base al MoU, Sparkle ed Entel Bolivia commercializzeranno congiuntamente il corridoio, offrendo collegamenti ad alte prestazioni a società di gaming, ISP, piattaforme OTT, fornitori di servizi digitali e data center dell’intera regione. Un modello commerciale flessibile consentirà l’accesso alla capacità tramite entrambi i partner, con meccanismi di revenue sharing che saranno definiti in un accordo successivo. Entel Bolivia metterà a disposizione il proprio backbone terrestre, che integra segmenti nazionali e transfrontalieri supportati da una rete in fibra ottica di oltre 44.000 chilometri, tecnologie di trasmissione avanzate e un’architettura ridondante, collegando Lurín (Perù) a Puerto Quijarro (Bolivia) e a diversi punti di interconnessione internazionali. Sparkle gestirà invece il tratto brasiliano da Puerto Quijarro a San Paolo. Insieme, i due partner realizzano un corridoio digitale ad alta capacità, progettato per raggiungere i 60 Tbps e supportare flussi di traffico diversificati tra i due gateway oceanici del continente. Le due aziende coordineranno le rispettive attività di vendita, gestione e manutenzione, per garantire elevati livelli di disponibilità, sicurezza, qualità del servizio e diversificazione dei percorsi su scala continentale, rafforzando così la resilienza della rete in tutto il Sud America. «Siamo orgogliosi di collaborare con Entel Bolivia a questo ambizioso progetto, che riflette la nostra visione comune di accelerare l’integrazione digitale della regione e sostenere la crescita del gaming, dei servizi OTT e delle soluzioni cloud in America Latina», ha dichiarato Enrico Bagnasco, amministratore delegato di Sparkle. «Questa iniziativa consolida il ruolo della Bolivia come corridoio digitale del Sud America, consentendo un’interconnessione efficiente tra gli ecosistemi digitali del Pacifico e dell’Atlantico e aprendo nuove opportunità per lo sviluppo di servizi digitali ad alta capacità nella regione», ha aggiunto Jorge del Solar, direttore generale di Entel Bolivia.

La Regione Lombardia aumenta gli obblighi Fer negli edifici dal 2027

La Regione Lombardia ha approvato nuove disposizioni che rafforzano gli obblighi di integrazione delle fonti di energia rinnovabile (FER) negli edifici, con decorrenza dal 1° gennaio 2027. La misura è contenuta nella Delibera di Giunta regionale n. XII/6153 dell’11 maggio 2026, pubblicata sul BURL – Supplemento Ordinario n. 20 del 14 maggio 2026, ed è attuata ai sensi dell’articolo 7 della Legge regionale per il clima n. 11/2025. L’intervento regionale si inserisce nel quadro di aggiornamento della disciplina nazionale introdotta dal D.Lgs. n. 5/2026, attuativo della Direttiva UE RED III (Direttiva UE 2023/2413), che dal 3 agosto 2026 aggiornerà gli obblighi di integrazione delle fonti rinnovabili previsti dal D.Lgs. 199/2021. La delibera lombarda introduce requisiti più stringenti rispetto a quelli nazionali. Per gli edifici di nuova costruzione, comprese le demolizioni e ricostruzioni, la quota minima di copertura tramite FER sale: dal 60% al 65% per i consumi destinati alla produzione di acqua calda sanitaria; al 65% della somma dei consumi previsti per acqua calda sanitaria, climatizzazione invernale ed estiva. Per gli edifici soggetti a ristrutturazioni importanti di primo livello: l’obbligo di copertura passa dal 40% al 50% per i consumi di acqua calda sanitaria; il valore del 50% si applica anche alla somma dei consumi per acqua calda sanitaria, climatizzazione invernale ed estiva. Restano invece confermati gli obblighi già previsti per ristrutturazioni importanti di secondo livello; interventi di ristrutturazione degli impianti termici, per i quali continua ad applicarsi, ove tecnicamente possibile, la copertura del 15% dei consumi per climatizzazione invernale ed estiva. La delibera introduce inoltre requisiti specifici sulla potenza elettrica minima degli impianti FER da installare sugli edifici o nelle relative pertinenze, attraverso l’aggiornamento del coefficiente “K”. Il valore di K viene fissato: a 0,06 per nuove costruzioni o ampliamenti di grandi strutture di vendita e di piattaforme logistiche fino a 3 ettari; ad almeno 0,08 per piattaforme logistiche superiori a 3 ettari e per nuovi data center. Nel caso di ampliamenti, il coefficiente si applica esclusivamente alla porzione ampliata dell’edificio. Per gli edifici pubblici gli obblighi risultano ulteriormente incrementati: di 5 punti percentuali rispetto agli obblighi di copertura previsti dall’Allegato III del D.Lgs. 199/2021; di ulteriori 10 punti percentuali per gli obblighi relativi alla potenza elettrica minima degli impianti FER.
Sanzioni e conseguenze amministrativeLa Regione ricorda che, ai sensi dell’articolo 7, comma 7, della L.R. 11/2025, il mancato rispetto degli obblighi FER comporta:il diniego del titolo edilizio oppure la mancanza del presupposto amministrativo necessario per l’esercizio legittimo dell’attività edilizia; l’applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie.

Sicilia: ddl Aree idonee e bess in aula il 26 maggio

Nel provvedimento la Via obbligatoria per gli accumuli. All’odg anche un altro disegno di legge con disposizioni in materia di produzione energetica superiore a 20 MW.

Roma Capitale: Rocca, 1 mld per rigenerare il Policlinico Umberto I entro il 2033

Il piu’ importante progetto di rigenerazione urbana a Roma e’ quello del Policlinico Umberto I che la Regione Lazio in collaborazione con l’agenzia del Demanio intende rinnovare completamente. La struttura, indica il presidente della Regione Francesco Rocca e’ attualmente composta da 54 edifici che al termine della ristrutturazione saranno in parte destinati a residenze universitarie. Rocca interviene al Rome REgeneration Forum.

Villa Flora, dal 25 maggio via ai lavori

Ieri alla scuola Morandi di viale dei Colli Portuensi a Roma, con l’assessore capitolino all’Urbanistica Maurizio Veloccia si sono presentati i lavori di recupero di Villa Flora, che partiranno il prossimo 25 maggio. La Villa, con un’area di oltre 30.000 mq, è parte del patrimonio di Roma Capitale nel 1978, ma fino ad ora non ha mai beneficiato di lavori di manutenzione ordinaria o straordinaria. Oggi è al centro di un importante progetto di riqualificazione.

Con un investimento complessivo di 5 milioni di euro, grazie alla sinergia tra l’assessorato all’Ambiente e quello all’Urbanistica, e con la collaborazione del Municipio XII e la comunità locale, uno dei parchi storici del quadrante Portuense tornerà a essere fruibile.
I fondi riguardano due diversi filoni d’intervento: il primo relativo al recupero strutturale e al restauro del Casino Nobile del XIX secolo e degli edifici annessi che verranno adibiti a eventi espositivi e culturali, spazi di co-working, una biblioteca, una foresteria e dei laboratori artigianali. Il secondo relativo alla riqualificazione e alla manutenzione dell’area verde, con la realizzazione del parco commissionato dal dipartimento Tutela Ambientale. Verranno restaurati anche la serra, l’ex fienile e creati dei punti di ristoro. Il progetto di riqualificazione della Villa permetterà di recuperare pienamente un luogo a servizio dei cittadini di Monteverde Nuovo e di Portuense, diventando anche una cerniera tra i Municipi XI e XII.

“Dopo 19 anni, inizieranno i lavori di riqualificazione dell’intera area verde e del suo complesso storico”, afferma il presidente del Municipio XII, Elio Tomassetti. “Come Municipio, continuiamo con il tavolo di confronto con i comitati di quartiere e gli enti del Terzo Settore per decidere insieme cosa inserire, a livello di attività sociali rivolte alla collettività, negli edifici della Villa. Siamo molto soddisfatti perché si tratta di un’area residenziale, che aveva necessità di uno spazio culturale e aggregativo. L’intervento s’inserisce nel progetto di recupero complessivo dell’area, con i lavori di riasfaltatura già realizzati in Viale dei Colli Portuensi e Viale Isacco Newton e l’apertura del Centro di Aggregazione Giovanile a Parco Merolli”, conclude Tomassetti.

Simest siglate partnership strategiche con Umana e Orienta per l’ingresso di risorse professionali a supporto dello sviluppo delle competenze di pmi e imprese di filiera

Simest, la società del Gruppo CDP per l’internazionalizzazione delle imprese italiane, annuncia la sottoscrizione di due accordi di collaborazione con le Agenzie per il Lavoro Umana e Orienta.  Il coordinamento tra SIMEST, Umana e Orienta consentirà di progettare politiche personalizzate per il rafforzamento delle competenze tecniche, consolidando il ruolo delle tre realtà quali partner strategici per le aziende italiane impegnate in un contesto internazionale sempre più complesso. Le intese sono finalizzate a sviluppare soluzioni integrate a supporto del settore produttivo nazionale, con particolare focus alla formazione di capitale umano qualificato proveniente dal continente africano, in coerenza con gli obiettivi del Piano Mattei e all’inserimento nell’ambito delle imprese sia italiane sia operative in Africa. La collaborazione si estenderà gradualmente anche ad altre geografie strategiche in coerenza con le esigenze delle imprese italiane. Grazie al supporto congiunto dei partner, alcune imprese appartenenti alle filiere di primari Champion nazionali hanno già avviato i primi percorsi di inserimento e sviluppo delle risorse. Le partnership intendono coniugare le competenze di Umana e Orienta nei processi di reclutamento, selezione e formazione di personale qualificato con il consolidato know-how di SIMEST nella individuazione di soluzioni finanziarie a supporto della crescita e competitività internazionale delle imprese italiane. L’obiettivo è supportare PMI e imprese di filiera, in un percorso di ampliamento delle competenze necessario per assicurarsi un posizionamento strutturato sui mercati globali.

Irex: rinnovabili e accumuli sono la soluzione alla crisi energetica globale. Autorizzazioni impianti Fer a rilento

Il rapporto IREX di Althesys evidenzia la tenuta degli investimenti nelle rinnovabili, accompagnati dal boom di quelli nelle batterie utility scale. Queste spingono l’attrattività del mercato italiano: oltre il 40% degli investitori sono esteri. L’accettabilità sociale e la burocrazia restano però gli ostacoli da superare. Per Marangoni: “La congiuntura difficile non frena la transizione energetica, che anzi va accelerata. Flessibilità, reti e accumuli saranno sempre più strategici”. L’industria italiana delle rinnovabili ha continuato a investire nel 2025, con gli impieghi arrivati a 51 miliardi di euro, seppur in fisiologico rallentamento dopo il picco toccato nell’anno precedente. In un quadro europeo con prezzi in aumento e costi delle rinnovabili stabili o in calo, l’Italia rimane il Paese con i costi dell’energia più alti. Ma non è solo a causa del peso del gas nel fuel mix, anche le rinnovabili (soprattutto l’eolico) hanno costi di generazione superiori alla media europea. L’accettabilità sociale, oltre alle ben note complessità dei processi autorizzativi, resta uno snodo cruciale per la transizione energetica. È, in sintesi, il quadro delineato dall’Irex Annual Report 2026, lo studio di Althesys (TEHA Group) che, come ogni anno, monitora il settore elettrico, analizzando le strategie, delineando le tendenze future e suggerendo policy. Il report è stato presentato questa mattina nel corso dell’evento “Liberare l’energia. Rinnovabili, reti, accumuli oltre la crisi globale” alla presenza, tra gli altri, dell’amministratore delegato di Gse Vinicio Mosè Vigilante e del direttore di Irena Francesco La Camera. “L’Irex Annual Report – ha detto l’amministratore delegato di Althesys Alessandro Marangoni, a capo del team di ricerca – mostra che l’attuale difficile congiuntura non frena la transizione energetica, con i costi delle rinnovabili sempre competitivi. Mentre il percorso di decarbonizzazione vede l’elettrificazione al palo in Italia, il sistema elettrico evolve, rendendo la flessibilità, le reti e gli accumuli sempre più strategici. Strumenti come il capacity market, il MACSE, il FER-X e il FER-Z saranno essenziali per una transizione sostenibile che contribuisca alla competitività e alla supply security”. “L’Irex Annual Report conferma un punto essenziale: lo sviluppo delle rinnovabili non è solo una leva ambientale, ma una scelta strategica per rafforzare la sicurezza energetica del Paese e ridurre progressivamente il costo dell’energia per imprese e famiglie – ha affermato l’amministratore delegato del GSE, Vinicio Vigilante. – In uno scenario internazionale ancora segnato da instabilità e tensioni sui prezzi, accelerare su nuova capacità rinnovabile, reti e accumuli significa rendere il sistema elettrico più efficiente, meno esposto alla volatilità dei combustibili fossili e più competitivo. Il GSE è impegnato a sostenere questo percorso attraverso strumenti concreti, capaci di accompagnare investimenti, territori e imprese verso una transizione energetica sempre più accessibile, sostenibile e condivisa”. “Il vero collo di bottiglia oggi – rileva il direttore generale di Irena, Francesco La Camera – non è più la produzione di energia rinnovabile. Sono le reti, la flessibilità e la velocità delle decisioni. Senza investimenti adeguati, le code per gli allacci si allungano e l’energia pulita viene sprecata, persino nel bel mezzo di una crisi globale”.
Nel 2025 il mercato italiano delle rinnovabili ha segnato un calo fisiologico dopo il boom del 2024, ma ancora numeri importanti: 1.365 operazioni, 37,1 GW e 51 miliardi di euro. I protagonisti sono le aziende con core rinnovabili, gli energetici ma anche operatori esterni al settore. Il fotovoltaico domina per numero di operazioni (761, pari al 56%), mentre l’eolico onshore (12 GW e 15 miliardi di euro) e gli accumuli guidano per valore. Lo storage registra la crescita più significativa: gli impianti stand alone triplicano (da 33 a 106), trainati dall’asta MACSE, con 9,2 miliardi di euro. Segno di grande vitalità è anche la forte presenza di investitori esteri, con 18,6 miliardi di euro (36% del totale) destinati a fotovoltaico, eolico onshore e storage. La presenza estera negli accumuli stand alone arriva addirittura al 41%. Al contrario, l’attività estera degli operatori italiani nel 2025 resta contenuta, con 17 operazioni concluse per il 56% dai grandi gruppi energetici. Cresce anche la presenza di operatori non energetici, che sono l’11% dei soggetti coinvolti (erano il 4% nel 2023), a riprova che le rinnovabili sono una via per superare i costi della crisi energetica e strumenti come l’Energy release possono allineare gli interessi di produttori e grandi consumatori.

Il permitting, nonostante i numerosi interventi normativi, resta un passaggio critico. Nel 2025 sono stati autorizzati 915 impianti per 17,5 GW (+4% sul 2024), mentre i nuovi progetti in iter calano del 31%, soprattutto per eolico onshore e agrivoltaico. Le Regioni hanno autorizzato 790 progetti, per 7,8 GW totali. La Puglia è la prima con 2,8 GW, seguita da Sicilia (1,6 GW) e Campania (805 MW), confermando la concentrazione dei grandi impianti nel Sud. Lo storage registra una forte crescita con 148 operazioni per 13,4 GW (+ 116%) e una taglia media raddoppiata da 44 a 90 MW. L’eolico offshore resta, invece, in stallo con 18 GW in fase di VIA, di cui solo 2,3 GW (4 progetti) hanno avuto esito positivo. L’idrogeno conta 10 operazioni per 379 MW, ancora lontano dalla scala industriale e con una pipeline frammentata. Oltre alle complessità autorizzative, i progetti sono frenati dall’accettabilità sociale, critica in vari territori. Il coinvolgimento delle comunità e la condivisione di valore a livello locale sono essenziali. Strumenti economici, come le compensazioni, il crowdfunding, la riduzione dei costi dell’energia (anche con un reale trasferimento ai consumatori dei prezzi zonali), sono alcune possibili vie, oltre alle mitigazioni ambientali. Il rapporto esamina le categorie e le dimensioni delle compensazioni, che variano dai circa 7.000 €/MW medi degli accumuli, ai 18.400 dell’agrivoltaico, fino agli oltre 55.000 €/MW dell’eolico, cioè dall’uno a oltre il 3% dell’investimento.
L’aumento dei Capex e le difficoltà del permitting sono i fattori che hanno contribuito a rallentare le rinnovabili in Europa nel 2025 (installati 80,2 GW, -2% sul 2024). A dominare sono le aste, mentre cala l’interesse per i PPA. Per l’eolico a terra la crescita della tecnologia è stata più che compensata dalla discesa del costo del capitale, con un LCOE medio (ovvero il costo medio per unità di elettricità generata) di 72,1 €/MWh (-1% sul 2024). Il fotovoltaico utility scale ha un LCOE di 66,1 €/MWh (+4% sul 2024). L’agrivoltaico avanzato ha un LCOE medio di 92,4 €/MWh (-1,5% sul 2024), mentre per l’Italia meridionale è di 90,2 €/MWh. Restano diversificati i costi tra i vari Paesi, con l’Italia che ha quelli più alti per l’eolico ed è competitiva solo nel fotovoltaico utility scale al Sud.  L’evoluzione della struttura industriale del settore, con le possibili dismissioni future di capacità flessibile, metterà a rischio l’adeguatezza del sistema elettrico italiano? Le simulazioni indicano un rischio di uscita dal mercato di 26,3 GW termoelettrici entro il 2030, perché non più economicamente sostenibili, rendendo determinante il capacity market. Il margine minimo di adeguatezza stimato da Terna scende a 0,3 GW nel 2025, ma l’analisi dell’IREX, che ne considera anche la durata, restituisce una fotografia migliore. A fronte di un margine minimo nella prima settimana di luglio 2025, quello medio è di 25,4 GW, mentre il 98,5% delle ore esaminate ha una riserva di almeno 10 GW e il resto tra i 5 e i 10 GW.  L’evoluzione industriale, con la crescita delle rinnovabili, e infrastrutturale del settore elettrico sta cambiando anche il funzionamento del mercato, con l’emergere dei prezzi negativi. A maggio 2025 il 58% dell’energia venduta su MGP è stato offerto a prezzo nullo e il 7,8% a prezzi negativi. La novità è che il fenomeno non è concentrato nelle sole zone meridionali e insulari ma ora è più diffuso e compare anche al Nord. I prezzi risentono però anche della scarsità della capacità di trasmissione che può separare le zone di mercato e generare rendite di congestione, che nelle interconnessioni con l’estero hanno raggiunto 1,4 miliardi di euro nel 2025. In conclusione, il settore elettrico italiano sta cambiando sempre più rapidamente e la transizione verso le rinnovabili è la via per assicurare competitività e sicurezza in un contesto geopolitico e macroeconomico sempre più incerto e volatile. Il mercato italiano continua ad attrarre investitori, oggi in particolare nelle batterie, ma la sfida è accelerare, non solo mettendo in campo rapidamente strumenti come le aste del Fer-X e Fer-Z, ma migliorando ancora il permitting e l’accettabilità sociale degli impianti. L’adeguatezza del sistema, investendo nelle reti e negli accumuli, resta un elemento chiave per abilitare la trasformazione.

Federacciai: ad aprile: acciaio +7,2% su aprile 2025 e +2,9% dall’inizio dell’anno

Dopo il lieve incremento registrato a marzo (+0,2%), ad aprile la produzione di acciaio nazionale ha accelerato con una crescita del 7,2% su aprile 2025 e attestata a 1,9 milioni di tonnellate di acciaio ha raggiunto il maggior livello del mese degli ultimi quattro anni. Nel periodo gennaio-aprile la produzione di acciaio, con 7,6 M.t., ha cumulato un aumento del 2,9% sullo stesso periodo dell’anno precedente. Anche nell’ultimo mese si consolida il diverso andamento tra le due famiglie di laminati a caldo: lunghi: ad aprile, pari a 1,2 M.t., hanno registrato una crescita del 12,3% nel confronto tendenziale, consolidando dall’inizio dell’anno, con 4,6 M.t., un miglioramento del 10,5% nel confronto annuo; piani: nell’ultimo mese, attestati a 743 mila t., hanno proseguito la discesa, -9,3% su base annua, portando
la produzione del comparto dall’inizio dell’anno a 3,1 M.t., in contrazione del 6,7% nel confronto annuo.

Formalize avvia una collaborazione con Une in Spagna per integrare gli standard Iso nella piattaforma di compliance

La scaleup danese Formalize, che ha sviluppato una piattaforma per gestire le attività di governance, risk management e compliance (GRC), annuncia l’avvio di una collaborazione ufficiale con UNE (Asociación Española de Normalización), l’ente che rappresenta in Spagna le norme internazionali ISO e IEC. L’accordo – il primo di questo tipo nel mercato spagnolo – consente, per il mercato spagnolo, di integrare la documentazione ISO ufficiale direttamente nella piattaforma Formalize, con l’obiettivo di aiutare le aziende a gestire gli standard in modo più semplice e operativo, riducendo il ricorso a documenti separati, fogli di calcolo e attività manuali. Per gli altri mercati europei, inclusa l’Italia, Formalize potrà rendere disponibili versioni localizzate dei contenuti ISO integrati nella piattaforma per il mercato spagnolo, pensate per supportare l’applicazione quotidiana degli standard, senza sostituire i riferimenti ufficiali dei singoli mercati. Fondata da Magnus Boye, Kristoffer Abell e Jakob Lilholm nel 2021 ad Aarhus, in Danimarca, Formalize sviluppa soluzioni SaaS per la gestione della compliance aziendale. Offre una piattaforma integrata
per automatizzare e semplificare la gestione dei processi di compliance normativa, coprendo aree come GDPR, ISO 27001, NIS2, DORA e il whistleblowing. E’ utilizzata da oltre 8.000 aziende per un bacino complessivo di 15 milioni di utenti, e collabora con un network di oltre 900 società di consulenza e studi legali. Ha uffici a Copenaghen, Aarhus, Milano, Monaco di Baviera e Madrid, dove lavorano oltre 160 dipendenti. In Italia è presente con una sede operativa a Milano dal 2024, dopo aver già servito il mercato con un team dalla Danimarca, e le sue soluzioni sono utilizzate da oltre 1.200 aziende e PMI italiane, tra cui La Feltrinelli, IBL Banca, Cassa Lombarda, Comune di Novara e Burger King. Grazie a questa collaborazione, Formalize integrerà gli standard ISO ufficiali direttamente nella propria piattaforma, permettendo alle aziende di consultarli e applicarli in modo più semplice e operativo. Invece di lavorare su documenti separati, PDF e fogli di calcolo, i team compliance potranno gestire requisiti, controlli, evidenze e attività nello stesso ambiente digitale. L’accordo punta quindi a ridurre la distanza tra ciò che lo standard richiede e ciò che l’azienda deve concretamente fare per essere conforme, rendendo più accessibile la gestione della compliance anche per organizzazioni che non dispongono di grandi team interni specializzati. “Gli standard in formato PDF restano essenziali come fonte informativa, ma non sono stati progettati per l’operatività quotidiana. La nostra piattaforma trasforma i requisiti in azioni concrete, facendo in modo che sistema e standard parlino lo stesso linguaggio. Essere stati selezionati per sviluppare strumenti GRC avanzati con il contributo di un rappresentante ufficiale ISO/IEC è la conferma più forte che stiamo andando nella direzione giusta”, commenta Jakob Lilholm, CEO di Formalize.Un elemento centrale della collaborazione sarà Formalize IQ, la funzionalità basata sull’intelligenza artificiale sviluppata da Formalize per aiutare i team a interpretare gli standard, individuare eventuali gap di compliance e trasformare i requisiti in azioni concrete. A differenza di strumenti AI generici, Formalize IQ potrà lavorare, per il mercato spagnolo, su standard ufficiali integrati nella piattaforma invece di basarsi su dati non verificati, con l’obiettivo di offrire un supporto più affidabile e aderente alle fonti. “Il modo in cui le organizzazioni consultano e implementano gli standard deve evolvere per rispondere alle
esigenze dell’era digitale. Integrando i nostri framework ufficiali in un sistema operativo come Formalize, possiamo fare in modo che gli standard globali restino accessibili e concretamente applicabili per le imprese moderne”, afferma Pablo A. Corróns Crespí, Director of Intellectual Property and Standards Distribution di UNE.

Aspi: arriva al Festival di Trento la mostra “Italia in movimento, autostrade e fututo”

La mostra “Italia in movimento. Autostrade e futuro” arriva al Festival dell’Economia di Trento con una edizione aperta al pubblico dal 20 al 24 maggio presso il Museo Diocesano Tridentino, dopo l’inaugurazione al Maxxi – Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma e le successive tappe alla Triennale di Milano e al Meeting di Rimini. Promossa da Autostrade per l’Italia e realizzata con il MAXXI, la mostra, curata da Pippo Ciorra con Angela Parente, propone una riflessione sul ruolo strategico delle infrastrutture autostradali nella trasformazione dell’Italia contemporanea. Le autostrade vengono raccontate non soltanto come opere ingegneristiche o reti di collegamento, ma come elementi centrali dello sviluppo economico, della mobilità, dell’evoluzione del paesaggio e dell’identità culturale del Paese. Il progetto espositivo si è affermato come uno dei più interessanti casi culturali italiani dedicati al rapporto tra infrastrutture, architettura e società contemporanea. Ha attraversato in breve tempo luoghi espositivi molto diversi tra loro, a conferma della capacità del tema autostradale di parlare a pubblici differenti e di intercettare questioni centrali del presente: mobilità, innovazione, sostenibilità e trasformazione del territorio. “Italia in movimento. Autostrade e futuro” propone un viaggio che racconta il Paese attraverso la rete: il nastro infrastrutturale come asse portante della modernità italiana, spazio del viaggio e della crescita economica, ma anche elemento strategico che ha contribuito a ridefinire il paesaggio e l’immaginario collettivo e a influenzare le abitudini di vita e di viaggio dei cittadini. Grazie a materiali d’archivio, fotografie, mappe, progetti architettonici e contributi visivi, il percorso espositivo intreccia storia, design, ingegneria e cultura visuale, accompagnando il visitatore dentro un secolo di trasformazioni italiane. In occasione della presenza al Festival dell’Economia di Trento, Autostrade per l’Italia, main partner dell’evento, promuove inoltre una serie di incontri aperti al pubblico. Il programma prevede appuntamenti dedicati al viaggio. Tra questi, il 21 maggio presso la Sala degli Arazzi del Museo Diocesano Tridentino, “Sport in Movimento” nel quale il giornalista radiofonico Enrico Galletti dialogherà con Francesca Lollobrigida, campionessa olimpica di pattinaggio di velocità su ghiaccio. Il 23 maggio sarà invece la volta di “Musica in Movimento” con il cantante e musicista italiano Eddie Brock, presso la Cloud di Autostrade per l’Italia allestita in Piazza Duomo.

 

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