IL CONVEGNO ANNUALE DELL'OICE

Lupoi: governance centrale forte per la prevenzione e la cura del territorio. Scalera: aspetto le vostre proposte per il secondo pilastro casa

L’ex capo della Protezione civile, ora commissario per la ricostruzione in Emilia-Romagna, Toscana e Marche, Fabrizio Curcio, ha spiegato quali sono i caratteri della gestione dell’emergenza che danno efficienza: c’è un sistema decisionale centralizzato, ma esiste anche una pianificazione che viene costruita giorno per giorno, anche con i territori.

19 Giu 2026 di Giorgio Santilli

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Lupoi: governance centrale forte per la prevenzione e la cura del territorio. Scalera: aspetto le vostre proposte per il secondo pilastro casa

GIORGIO LUPOI, PRESIDENTE OICE

La prevenzione e la cura del territorio e il Piano casa sono i due temi che ieri sono stati al centro del Convegno annuale dell’Oice. Il primo tema  è stato segnato dalla posizione del presidente dell’Oice, Giorgio Lupoi, che ha schierato l’associazione sulla richiesta di “una maggiore governance centrale per mettere a terra gli interventi necessari” e ha fatto davvero un passo avanti nella consapevolezza del Paese con l’analisi dell’ex capo della Protezione civile, ora commissario per la ricostruzione in Emilia-Romagna, Fabrizio Curcio, sulle ragioni che rendono difficile strutturare per la prevenzione e la ricostruzione una macchina altrettanto efficiente come quella dell’emergenza.

Sul Piano casa la mattinata è stata segnata dalle parole dell’amministratore delegato di Invimit, Stefano Scalera, che, per la seconda volta in  una settimana dopo l’intervento alla Legacoop, ha lanciato segnali molto chiari sulla volontà di fare rete con il mondo dell’impresa privata per far decollare il secondo pilastro. “Il rapporto pubblico-privato – ha detto – è il motore del secondo pilastro del Piano casa e aspettiamo i vostri progetti sul territorio che potranno accedere al Fondo Housing Coesione se saranno promossi dai comuni come progetti di interesse pubblico. In questo senso, i comuni possono partecipare alle operazioni finanziate dal Fondo non necessariamente con risorse finanziarie o con immobili, ma anche solo con atti amministrativi”. Un’altra posizione della massima importanza che allarga ancora il perimetro di azione e chiarisce via via il disegno del Fondo governato da Invimit.

Alla tavola rotonda sul tema casa e città, coordinata da Francesca Federzoni, vicepresidente Oice e amministratore delegato di Politecnica, hanno partecipato anche Federica Brancaccio, che ha ribadito la posizione critica di Ance sulla “eccessiva rigidità del Piano casa” e in particolare del rapporto 70-30 per l’edilizia convenzionata, e Mario Valducci che ha parlato come amministratore delegato di Fintecna (è anche presidente di Invimit), soffermandosi sui buchi neri delle città, cioè gli edifici abbandonati, quasi sempre pubblici, compresi quelli nel patrimonio della stessa Fintecna. “Sono spazi – ha detto Valducci – che dobbiamo cucire e risanare e anche in questo caso la progettazione è centrale per trovare lo spazio finanziario corretto, lo spazio di costo economico e finanziario corretto per realizzare queste operazioni”.

C’è stata anche una terza tavola rotonda che ha ribadito come le grandi opere rappresentino un motore di sviluppo del Paese in cui vengono sperimentate tecnologie che vengono rivendute in Italia e all’estero. “Le grandi infrastrutture – ha detto il presidente di Proger, Umberto Sgambati – sono necessarie per modernizzare il Paese e bisogna supportare ogni sforzo per realizzarle perché alla lunga il costo sostenuto risulta ampiamente ripagato in termini di benessere per la collettività“.

Il racconto di Fabrizio Curcio sulla differenza di risultati fra gestione dell’emergenza e prevenzione/ricostruzione

Ma torniamo al tema della prevenzione e della cura del territorio. La tavola rotonda dedicata al tema ha trattato il paradosso tra l’efficacia della gestione emergenziale – dovuta principalmente a una pianificazione e programmazione iniziale – e le difficoltà nella prevenzione, sulla quale è opportuno investire in termini di risorse e di impegno per evitare il susseguirsi di interventi legislativi emergenziali e derogatori, volti a fronteggiare il singolo evento catastrofale. La sfida per il futuro è non solo riparare i danni derivanti dagli eventi catastrofali, ma soprattutto passare da una gestione straordinaria ad una capacità ordinaria di manutenzione e prevenzione supportata da strumenti tecnologici e normativi stabili.

Per Fabrizio Curcio a rendere più difficile fare prevenzione e ricostruzione piuttosto che affrontare l’emergenza sono alcune differenze di fondo. “Siamo bravi nelle emergenze – ha detto – perché nella gestione emergenziale abbiamo costruito un sistema che, fin dal tempo del presidente Zamberletti, risponde in modo efficace alla richiesta che gli viene posta. Pianifichiamo e programmiamo. Il nostro sistema trova una forma di armonizzazione per quelle che sono criticità tipiche dell’Italia. Il sistema emergenziale è un sistema federato ed efficiente, con un sistema centralizzato di decisione, ma un sistema che viene costruito giorno per giorno, anche con il territorio, per gli aspetti non solo della realizzazione, ma anche della pianificazione”.

Curcio ha portato alcuni esempi tratti dalla sua esperienza. “Quando costruisci il Comitato operativo nazionale – ha detto – dove siamo tutti seduti intorno a un tavolo, non diventi improvvisamente bravo perché hai condiviso le regole o perché hai una norma che ti consente di fare cose speciali, ma perché hai la consuetudine di pianificare alcune situazioni. Il tuo interlocutore, qualunque giubba abbia, non è un interlocutore calato lì improvvisamente, ma è una persona con la quale hai costruito un percorso giuridico-amministrativo e procedure operative”.

La domanda è perché non riusciamo a fare la stessa cosa nella prevenzione e nella ricostruzione? “In emergenza – risponde Curcio – hai addosso l’attenzione mediatica, politica e dei cittadini che spesso convergono e si alimentano a vicenda. Primo punto, c’è una governance chiara costruita già dal secolo scorso con un percorso chiaro di chi fa che cosa. Anche situazioni difficili, come il rapporto fra la Regione e il prefetto, in passato hanno avuto la necessità di trovare un nuovo equilibrio che è stato trovato. Secondo punto, nelle emergenze arrivano le risorse e questo non è un aspetto marginale. Terzo punto, era legittimo superare la democrazia ordinaria ma ci siamo inventati emergenze per creare procedure straordinarie. Non credo che ci abbia portato bene e penso che oggi bisognerebbe partire dal miglioramento delle condizioni ordinarie, non rendere tutto straordinario. Un altro punto importante è che  oggi abbiamo anche strumenti tecnologici che ci aiutano molto”.

Certo, restano, a monte, alcune differenze decisive che rendono più difficile fare prevenzione o ricostruzione. “Nelle emergenze l’obiettivo è chiaro: salvare vite umane e beni. Chi è contrario? Nella ricostruzione l’obiettivo è di medio lungo periodo e consiste nel ridisegnare un territorio e su questo si possono avere molte opinioni diverse. Noi per ogni situazione specifica territoriale, di prevenzione o di ricostruzione, abbiamo sempre creato modelli differenti. E se nel merito bisogna diversificare le risposte a seconda del territorio, il metodo dovrebbe essere omogeneo: la concertazione tra i vari livelli territoriali è un metodo”.

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