GLI STATI GENERALI DI CONFINDUSTRIA
Destro: “Una politica industriale per i trasporti e la logistica. Nei prossimi 15 anni l’Italia dovrà spendere duemila miliardi per le infrastrutture”

Leopoldo Destro, vicepresidente di Confindustria con delega ai Trasporti, Logistica e Turismo
Non più un costo, ma il principale moltiplicatore della crescita economica. È da questa premessa che Confindustria ha aperto i primi Stati Generali dei Trasporti e della Logistica, trasformando il confronto tra imprese, istituzioni e operatori in una vera e propria chiamata all’azione per il rilancio della competitività del settore. Sul tavolo c’è una sfida che non ha precedenti: nei prossimi quindici anni l’Italia dovrà mobilitare investimenti infrastrutturali fino a 2.000 miliardi di euro per sostenere competitività, transizione energetica, digitalizzazione e sviluppo economico. “Non siamo qui per ascoltare relazioni. Siamo qui per costruire una nuova politica industriale del Paese”, ha premesso il vicepresidente di Confindustria con delega ai Trasporti, Logistica e Turismo, Leopoldo Destro, aprendo i lavori. Un messaggio che fotografa la consapevolezza crescente del sistema produttivo: senza reti efficienti, mobilità moderna e logistica competitiva, la crescita italiana rischia di rallentare ulteriormente. ma a parlare sono soprattutto i numeri, quelli dello studio presentato da McKinsey, evidenziati poi da Destro nella sua relazione. Negli ultimi quindici anni l’Italia ha investito circa 340 miliardi di euro nelle infrastrutture di trasporto. Nel prossimo quindicennio ne serviranno almeno 550 miliardi soltanto per strade, ferrovie, porti, aeroporti e logistica. Ma il conto complessivo sale fino a una forchetta compresa tra 1.500 e 2.000 miliardi di euro se si includono le nuove esigenze infrastrutturali legate alla decarbonizzazione, ai data center, alle reti energetiche, alla difesa e alle infrastrutture dual use, utilizzabili sia in ambito civile sia militare.
La portata dello sforzo appare ancora più evidente se confrontata con le risorse oggi disponibili. Negli ultimi anni gli investimenti sono stati sostenuti soprattutto dalla spesa pubblica e dall’effetto straordinario del PNRR. Tuttavia, mantenendo invariati gli attuali livelli di finanziamento statale e gli investimenti dei concessionari, nei prossimi anni si aprirebbe un deficit superiore ai 200 miliardi di euro. Una distanza che impone un cambio di paradigma perché non sarà sufficiente aumentare la spesa pubblica: occorrerà attrarre in misura molto maggiore il capitale privato, differenziare i modelli di governance delle infrastrutture, aumentare la produttività attraverso la tecnologia e ampliare la platea degli investitori. Il nodo riguarda anche l’Europa. Negli ultimi venticinque anni la domanda di mobilità è cresciuta molto più rapidamente della capacità delle reti ferroviarie, stradali e aeroportuali, alimentando congestione e inefficienze. Parallelamente, la Cina ha accelerato la costruzione delle proprie infrastrutture a un ritmo nettamente superiore a quello europeo, aumentando la pressione competitiva sul continente. In questo scenario, secondo Confindustria, trasporti e logistica devono diventare una priorità nazionale. “Ogni milione di euro investito nella logistica genera oltre due milioni di euro di produzione aggiuntiva”, ha ricordato Destro, sottolineando come infrastrutture più efficienti significhino non solo crescita economica ma anche maggiore coesione territoriale e qualità della vita.
Negli ultimi 25 anni la domanda di mobilità in Europa è cresciuta rapidamente: il traffico aereo è quasi raddoppiato, quello ferroviario è aumentato del 47% e la mobilità stradale del 26%. A questa crescita non ha però corrisposto un adeguato sviluppo delle infrastrutture: la rete ferroviaria europea è rimasta sostanzialmente invariata e il numero degli aeroporti è aumentato solo marginalmente. Questo squilibrio tra domanda e capacità infrastrutturale rappresenta oggi un fattore di debolezza per la competitività europea, la connettività dei territori e la crescita industriale. Le reti TEN-T costituiscono l’ossatura del mercato unico, ma i ritardi accumulati nella loro realizzazione generano costi economici e riducono l’efficienza del sistema produttivo europeo.
Per completare la rete TEN-T entro il 2040 servono investimenti stimati in circa 845 miliardi di euro, a fronte di risorse oggi insufficienti. È quindi necessario rafforzare gli strumenti finanziari europei, mobilitando capitali pubblici e privati attraverso nuove piattaforme di investimento dedicate alle infrastrutture strategiche. In questo contesto, i valichi alpini assumono un ruolo centrale. Attraverso queste direttrici transitano ogni anno circa 400 miliardi di euro di scambi commerciali, oltre un terzo dell’interscambio italiano con l’Europa. Brennero, Torino-Lione, Monte Bianco e l’intero sistema alpino sono infrastrutture strategiche europee, poiché ogni inefficienza lungo questi corridoi si ripercuote sull’intera catena del valore continentale, con costi stimati in circa 1,5 miliardi di euro l’anno. Per questo Confindustria propone di riconoscere i valichi alpini come infrastrutture strategiche europee; attribuire loro priorità nei programmi di finanziamento dell’Unione; nominare un Coordinatore europeo dedicato; adottare un piano pluriennale di manutenzioni coordinate, programmate e trasparenti.
A fotografare lo stato dell’arte degli investimenti , anche in vista della chiusura del Pnrr, è stato il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini. “Contati, finanziati, a terra abbiamo 264 miliardi di investimenti come Mit. 194 miliardi di euro in totale” dal Pnrr “38 miliardi di euro in capo al Mit che trovai quando arrivai nel 2022, ne abbiamo recuperato altri 4, quindi siamo a 42 e l’obiettivo è spendere almeno 30 di questi 42 miliardi entro agosto”, ha spiegato il ministro. “Ovviamente non ne lasciamo 12 accantonati, con le rimodulazioni portata avanti, 5 miliardi avranno una vita post 2026, 2 miliardi vengono considerati sul tema casa e acqua e altri 3 miliardi restituiti ai comuni per il tema abitare, tpl, gli ultimi 2 miliardi, che contiamo di riuscire a rimodulare, sono meno del 5% e hanno già alcune proposte di riassegnazione”, ha illustrato il ministro, sottolineando che “l’obiettivo è spendere tutto e bene”. Salvini ha poi invitato Confindustria a una “battaglia comune su marebonuis e ferrobonus in vista della prossima legge di bilancio”. Ed è anche tornato sull’inchiesta giudiziaria legata alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina che ha coinvolto la dirigente del Mit, Elisabetta Pellegrini, alla quale ha rinnovato la propria fiducia. Intanto, “siamo riusciti a investire altri 600 milioni di euro per opere in Lombardia e Veneto per il sistema viario e trasportistico”.
Servono investimenti massicci per completare le infrastrutture europee e rilanciare la competitività. È il messaggio finale del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, toccando il tasto dolente delle risorse per i corridoio Ten-T. “La stessa Europa dichiara che queste opere servono per essere più efficienti. Ma con 81 miliardi non si può fare», ha osservato Orsini, evidenziando un rapporto «uno a dieci» tra risorse disponibili e investimenti necessari. Secondo il leader degli industriali, il problema riguarda più in generale la capacità dell’Europa di sostenere la propria competitività: “Oggi ci sono 280 miliardi da dividere tra 27 Paesi, quando ne servirebbero 1.200 per tornare competitivi. Essere competitivi vuol dire fare investimenti”. Anche con la crisi dello stretto di Hormuz, ha sottolineato Orsini, “ci siamo accorti di quanto importante è la logistica, quanto ha impattato sui costi delle imprese, e non solo sul tema dell’energia, del petrolio, del gasolio, ma anche su materie prima, come alluminio e nichel, che comunque sono prodotti importantissimi”. Nel corso dei panel, Barbara Cimmino,vicepresidente di Confindustria per l’Export e l’Attrazione degli Investimenti, ha evidenziato che trasporti, infrastrutture e logistica sono leve decisive per la competitività delle imprese, l’export e la capacità dell’Italia di attrarre investimenti, sottolineando il valore di accordi commerciali, corridoi europei e dell’IMEC. Mario Zanetti, Special Advisor di Confindustria per l’Economia del Mare, ha ribadito il ruolo strategico dell’economia del mare e dei porti per la crescita del Paese, chiedendo una politica industriale basata su sviluppo delle infrastrutture portuali e logistiche, transizione energetica sostenibile e formazione di nuove competenze.
La portata della sfida al centro degli Stati Generali di Confindustria è chiaramente emersa anche dai programmi dei principali operatori pubblici. L’amministratore delegato di Anas, Claudio Andrea Gemme, ha annunciato un Piano Industriale 2026-2035 da 43,2 miliardi di euro, di cui 27,6 miliardi destinati a nuove opere e 15,6 miliardi alla manutenzione programmata. Oltre 10 miliardi saranno concentrati sulla rete strategica europea TEN-T, che in Italia copre 4.634 chilometri. Numeri rilevanti che tuttavia rappresentano soltanto una parte del fabbisogno complessivo. Lo stesso Gemme ha evidenziato come il settore stradale non abbia beneficiato delle risorse del PNRR, definendo «una forte penalizzazione» l’assenza di finanziamenti dedicati. “In otto anni abbiamo triplicato la produzione e oggi siamo in grado di investire oltre 3 miliardi di euro l’anno. Ma i numeri non bastano: ciò che conta è dove investiamo e come lo facciamo. Il nostro Piano destina 10 miliardi alla Rete TEN-T perché siamo convinti che il futuro dell’Italia passi dalla capacità di integrarsi nei grandi corridoi europei. Ogni euro speso su un raccordo portuale, su uno svincolo autostradale o su una strada digitale che dialoga con il porto non è una spesa: è un investimento in competitività. La sfida che abbiamo davanti non è costruire più strade ma costruirle nei luoghi strategici, collegate alle altre modalità. Perché la logistica del futuro si vince o si perde sull’ultimo miglio, sulla fluidità dei nodi intermodali, sulla capacità di far viaggiare dati e merci alla stessa velocità. Anas è pronta a fare la sua parte: i cantieri sono aperti, le risorse ci sono, la visione è chiara”.
Sul fronte Fs, “stiamo lavorando molto: abbiamo 1300 cantieri operativi tutti i giorni, grazie ai finanziamenti del PNRR stiamo realizzando quella che è l’infrastruttura del futuro, più affidabile, più radicata, più interconnessa”, ha detto l’ad di RFI, Aldo Isi. . “Lavoriamo su quelli che sono sostanzialmente i corridoi europei: l’asse orizzontale, quindi Milano-Brescia e Brescia-Verona, i collegamenti con i porti – uno su tutti Milano-Genova con il terzo valico – e poi finalmente il sud Italia, con l’asse importantissimo Napoli-Bari: nel 2026 attiviamo un’importante tratta, dal 1° luglio sarà operativo il collegamento diretto Napoli-Lecce. E non dimenticherei la Sicilia che fa parte sempre di questi investimenti, dove abbiamo tutti i cantieri operativi per il collegamento Palermo-Catania-Messina. Siamo sicuramente in una fase storica che non è equivalente al passato e che ha portato questa azienda a realizzare circa 12 miliardi di investimenti e credo che questo sia un numero molto importante”.
L’ad Isi come anche l’ad di Trenitalia, GianPiero Strisciuglio, hanno vissuto giornate a dir poco nere per la circolazione ferroviaria. Inevitabile, dunque, che se ne parlasse. “C’è il tema della puntualità che ci appassiona tutti i giorni e anche ieri ci ha appassionato, ieri abbiamo liberato tre treni fermi in due ore, all’estero hanno impiegato, qualche giorno fa, 19 ore per liberare due treni nella stessa condizione”, ha detto Isi. “Invito a guardare i parametri e gli standard europei di riferimento perché siamo molto bravi nel dire quello che non funziona in questo paese in questo momento ma non guardiamo come funziona all’estero”, ha sottolineato Isi. “Invito a guardare gli standard europei perchè dobbiamo misurare le nostre aziende con parametri europei”, ha rimarcato. “il sistema ferroviario è stato messo a dura prova ma ha reagito, come è doveroso fare, cercando di concentrarci sul cliente, sul servizio e sulla continuità del servizio”, ha detto Strisciuglio. “Abbiamo lavorato per recuperare un guasto importate sulla linea elettrica che ha comportato la disalimentazione della linea da Milano a Piacenza, la macchina del sistema ferroviario si è mossa con grande impegno”, ha spiegato, sottolineando che “l’infrastruttura è riuscita a recuperare la funzionalità della linea”. E “nel frattempo compito nostro, che traportiamo passeggeri, è assistere e soprattutto garantire, in presenza di queste problematiche, la continuità della mobilità che l’abbiamo garantita utilizzando la linea convenzionale”.
“La nostra rete genera valore: una parte consistente del Pil italiano passa ogni giorno dai principali nodi autostradali nazionali”, ha detto Arrigo Giana, amministratore delegato del Gruppo Autostrade per l’Italia. “Una realtà – ha aggiunto – che evidenzia il ruolo strategico delle infrastrutture nel garantire il funzionamento dell’economia reale, contribuendo alla crescita nazionale. L’efficienza delle infrastrutture di trasporto rappresenta infatti una condizione essenziale per la continuità delle filiere produttive, la competitività delle imprese e la capacità del Paese di connettere territori, persone e mercati. Oggi come ieri il sistema dei trasporti continua a essere trainato dalla mobilità su strada, che copre circa il 90% degli spostamenti passeggeri e l’85% del traffico interno delle merci”. Un altro aspetto evidenziato è il fatto che quasi l’80% degli addetti del settore manifatturiero opera in aziende situate a meno di 20 chilometri da un casello, mentre circa il 47% degli italiani, pari a 28 milioni di persone, vive entro 10 chilometri da uno svincolo autostradale. “Numeri che testimoniano il profondo legame tra sviluppo economico, insediamenti produttivi e accessibilità garantita dalla rete autostradale”. Giana ha poi sottolineato che, in un contesto di mobilità in crescita e con una rete autostradale tra le più datate e trafficate del Paese, la tecnologia è essenziale per migliorare la gestione delle infrastrutture e la sicurezza. Un esempio è la Tangenziale di Napoli, recentemente certificata come Smart Road. L’obiettivo di sviluppare infrastrutture capaci di dialogare con i veicoli e fornire informazioni utili ad aumentare la sicurezza e l’efficienza della mobilità, con particolare attenzione anche alle esigenze della logistica. Secondo Giana, la digitalizzazione rappresenta un fattore chiave per monitorare in tempo reale lo stato della rete, intervenire più rapidamente in caso di criticità e rendere più efficace la gestione operativa delle autostrade, con benefici per la sicurezza, la fluidità del traffico e la qualità dei servizi offerti agli utenti.