LA GIORNATA

Bilancio Ue, è scontro. Italia e altri 16 a difesa della coesione

  • Svimez, il Sud cresce più del Nord per il quarto anno consecutivo. Nel 2025 il Pil +0,7%, al Centro-Nord +0,5%
  • Demanio, Archivio di Stato di Napoli: al via la prima concessione integrata dei servizi al pubblico
  • Fs lancia nuovo green bond da 650 mln a supporto investimenti infrastrutturali

19 Giu 2026 di Maria Cristina Carlini

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IN SINTESI

Si infiamma il confronto sul futuro Bilancio dell’Unione europea. Al primo scambio tra i leader dei Ventisette sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 emergono infatti posizioni ancora molto distanti tra il fronte dei Paesi frugali e quello degli “Amici della Coesione”, confermando la complessità di un negoziato destinato a protrarsi nei prossimi mesi. I contributori netti chiedono un bilancio più contenuto, respingono l’ipotesi di nuovo debito comune e chiudono alla possibilità di ricorrere agli eurobond anche solo per rifinanziare il NextGenerationEU in scadenza. Sul fronte opposto, l’asse guidato da Italia e Spagna difende le risorse destinate alla Coesione e alla Politica agricola comune, sostenendo che le nuove priorità dell’Unione, dalla difesa alla competitività, non possano essere finanziate a scapito delle politiche tradizionali previste dai Trattati. A margine del vertice europeo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente romeno Nicusor Dan hanno riunito i diciassette Paesi del gruppo degli “Amici della Coesione” per coordinare la strategia negoziale in vista delle prossime tappe del confronto sul bilancio pluriennale. Al termine dell’incontro, Meloni ha avuto anche un colloquio bilaterale con il premier spagnolo Pedro Sanchez per concordare una linea comune tra Roma e Madrid, fondata sulla necessità di reperire risorse per le nuove priorità strategiche senza ridurre i fondi destinati alla Coesione.

Sul fronte opposto, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ribadito che “non può esistere nuovo debito europeo” e che il bilancio dell’Unione deve rimanere in equilibrio. Sulla stessa linea il premier olandese Rob Jetten, che ha escluso il ricorso agli eurobond per la difesa o per il rifinanziamento del Recovery Fund, mentre il cancelliere austriaco Christian Stocker ha ricordato che i contributori netti “non sono un bancomat dell’Unione europea”. Sanchez, dal canto suo, ha giudicato insufficiente anche l’ultima proposta di compromesso avanzata dalla presidenza cipriota del Consiglio Ue. Parallelamente al negoziato sul bilancio, cresce l’attesa a Bruxelles per le iniziative che la Commissione europea starebbe valutando per affrontare gli squilibri macroeconomici globali e rafforzare la competitività industriale europea. Tra le ipotesi allo studio figurano nuovi strumenti per sostenere l’approvvigionamento di materie prime critiche e contrastare pratiche commerciali considerate distorsive, in particolare nei confronti della Cina, pur evitando un deterioramento delle relazioni con Pechino. Secondo diverse fonti diplomatiche, Francia, Italia e Paesi Bassi sarebbero tra i principali sostenitori di un rafforzamento degli strumenti di difesa commerciale dell’Unione. L’attenzione si concentra in particolare sulla possibilità di introdurre meccanismi che consentano a Bruxelles di reagire più rapidamente a comportamenti ritenuti sleali da parte dei partner commerciali, sulla scia di strumenti già utilizzati dagli Stati Uniti.

Svimez, il Sud cresce più del Nord per il quarto anno consecutivo. Nel 2025 il Pil +0,7%, al Centro-Nord +0,5%

Per il quarto anno consecutivo il Sud è cresciuto più della media italiana. I dati a consuntivo del 2025 registrano un Pil delle regioni meridionali aumentato dello 0,7%, rispetto allo 0,5% del Centro-Nord, con un tasso di crescita, però, inferiore al 2024 quando raggiunse l’1%. E’ quanto rende noto Svimez, sottolineando che la crescita maggiore del Sud per 4 anni di seguito non si registrava “dal boom economico del dopoguerra”. Preoccupa, però, rileva ancora l’associazione, il dato del divario di crescita dell’Italia rispetto all’Unione europea. Se nel 2025 il Pil nazionale è cresciuto di mezzo punto percentuale, al di sotto anche dello 0,8% del 2024, resta stabilmente inferiore alla media Ue a 27, +1,5%. La Spagna prosegue la sua significativa espansione +2,8%, la Francia si attesta allo 0,8%, la Germania, invece, dopo la recessione del biennio precedente, è ferma a un modesto 0,2%. In questo contesto la performance delle singole regioni appare molto variabile. Nel Sud spicca il dato dell’Abruzzo, con +1,9% grazie al traino dell’industria e, in particolare, delle costruzioni. Anche la Campania registra un buon risultato con una crescita dello 0,9%, la Calabria fa meglio della media nazionale con uno 0,8%. Molte regioni del Nord scontano invece la debolezza dell’export, conseguente alla crisi geopolitica, e ciò appare molto evidente in Lombardia e Veneto. Nel 2025 gli investimenti fissi lordi, rileva Svimez, hanno segnato un +3,5%, riflettendo una tendenza consolidatasi dal 2021, quando il Superbonus prima (edilizia privata residenziale), e il Pnrr dopo (edilizia non residenziale privata e opere pubbliche), hanno dato una spinta decisiva alla crescita. La dinamica della spesa in opere pubbliche evidenzia chiaramente l’impatto del ciclo di investimenti attivato dal Pnrr dal 2023 in poi. Nel triennio 2022-25 gli investimenti in opere pubbliche sono quasi raddoppiati in entrambe le aree del Paese: +88,3% al Sud e +87,8% al Centro-Nord. Si registra, inoltre, una certa variabilità tra le singole Regioni ma comunque in un contesto di crescita che per tutte, ad eccezione di Trentino Alto-Adige (Regione a statuto speciale) e Abruzzo (dove la componente privata ha “corso”), è stato superiore al 60%. Le Regioni che hanno fatto segnare gli incrementi più rilevanti sono il Friuli Venezia Giulia, la Valle d’Aosta, il Lazio, la Toscana, la Puglia e la Calabria.

Demanio, Archivio di Stato di Napoli: al via la prima concessione integrata dei servizi al pubblico

La Direzione generale Archivi e l’Archivio di Stato di Napoli del Ministero della Cultura annunciano l’avvenuta pubblicazione del bando per l’affidamento in concessione della gestione integrata dei servizi al pubblico presso la sede centrale dell’Istituto di piazza del Grande Archivio. L’iniziativa rappresenta una tappa strategica nel processo di rinnovamento degli Archivi di Stato italiani e si inserisce nel più ampio programma di valorizzazione delle sedi monumentali promosso dalla Direzione generale Archivi e dall’Agenzia del Demanio nell’ambito dell’Accordo istituzionale sottoscritto il 25 marzo 2024. Dopo l’esperienza avviata a Palazzo del Senato a Milano, Napoli rappresenta il secondo grande progetto che punta a trasformare gli Archivi di Stato in luoghi sempre più aperti, attrattivi e integrati nel tessuto culturale delle città. Oltre all’apertura di un punto di ristoro, come nel caso milanese, il bando pubblicato il 18 giugno intende individuare operatori economici interessati a garantire i seguenti servizi: servizi di accoglienza, informazione e orientamento del pubblico; biglietteria e sistemi di prenotazione; visite guidate e percorsi di valorizzazione del patrimonio documentario e monumentale; gestione del bookshop e vendita di pubblicazioni e prodotti editoriali;
caffetteria-buvette e punto di ristoro leggero; attività di promozione e comunicazione dell’offerta culturale; presidio e gestione degli accessi dei visitatori dal varco di Vico Monte di Pietà. In particolare, grazie al presidio degli accessi dal varco di Vico Monte di Pietà, l’Archivio di Stato sarà per la prima volta realmente aperto ai frequentatissimi decumani del centro storico e ai flussi turistici che percorrono via dei Tribunali, rafforzando la propria integrazione con il tessuto urbano e culturale della città.

La procedura, aggiudicata secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, prevede una concessione della durata di 60 mesi e un valore complessivo stimato di oltre 1,2 milioni di euro. Le offerte potranno essere presentate entro le ore 12 del 4 settembre 2026. L’avvio della concessione si inserisce in un più ampio programma di investimenti da circa 12 milioni di euro che negli ultimi anni ha interessato le sedi dell’Archivio di Stato di Napoli, con interventi finanziati dal Grande Progetto UNESCO, dal PNRR e dal Programma Nazionale Cultura 2021-2027. Tra questi figurano il recupero e la rifunzionalizzazione del complesso monumentale dei Santi Severino e Sossio, il restauro dei giardini storici, gli interventi per l’accessibilità dei percorsi di visita e i progetti di efficientamento energetico e miglioramento sismico della sede di Pizzofalcone.  “Si tratta di una vera e propria rivoluzione. Dopo Milano, anche Napoli compie un deciso salto di qualità nell’accoglienza e nella valorizzazione dei propri spazi monumentali; inoltre, a differenza dell’Istituto lombardo, oltre al punto di ristoro saranno qui attivati anche servizi di bookshop e di biglietteria per l’accesso alle aree di visita diverse da quelle di studio. Ogni profilo dei nostri Archivi viene così valorizzato nella sua dimensione culturale ed economica. Si tratta di un modello sperimentato per la prima volta in Italia nel sistema degli Archivi di Stato», dichiara il Direttore generale Archivi, Antonio Tarasco. «Per averlo reso possibile, ringrazio l’Agenzia del Demanio e il suo Direttore, Alessandra Dal Verme, per l’insostituibile supporto tecnico offerto con grande generosità e competenza».

«In un patrimonio che racchiude secoli di storia, arte e cultura – il complesso monumentale dei Santi Severino e Sossio, sede centrale dell’Archivio di Stato di Napoli – nel cuore del centro storico della città, si aprono alla collettività nuovi spazi di vita per diffondere la memoria e l’identità dei luoghi. L’Agenzia ha collaborato con gli Archivi di Stato per attivare una forma di partenariato mirata a offrire servizi di prossimità culturali», dichiara Alessandra dal Verme, Direttore dell’Agenzia del Demanio. «L’immobile pubblico è strumento di una rinnovata visione che dà centralità alla persona, per rispondere alle esigenze contemporanee creando nuove relazioni con la città e luoghi di socialità ove il cittadino possa godere della loro bellezza architettonica e artistica». La collaborazione tra Direzione generale Archivi e Agenzia del Demanio proseguirà anche nei prossimi anni. Grazie ai finanziamenti del Programma Nazionale Cultura 2021-2027 saranno infatti realizzati interventi di efficientamento energetico e miglioramento sismico anche presso la sede sussidiaria dell’Archivio di Stato di Napoli a Pizzofalcone. A valle di tali interventi, l’Amministrazione intende promuovere anche qui nuove forme di partenariato pubblico-privato, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente il ruolo degli Archivi di Stato come uno dei grandi attrattori culturali e generatori di sviluppo economico.

 

Finanza locale, Canelli (Anci): “Auspichiamo massima urgenza nell’erogazione del Fondo di solidarietà comunale”

Nel corso della Conferenza Stato-Città di ieri il Governo ha annunciato la firma del provvedimento che consente l’erogazione della prima quota del Fondo di solidarietà comunale 2026, risorse particolarmente attese dai Comuni e il cui pagamento era previsto entro il mese di maggio. L’annuncio della firma arriva dopo settimane di forte preoccupazione da parte degli enti locali per il ritardo nei trasferimenti, che ha generato difficoltà nella programmazione finanziaria e nella gestione dei flussi di cassa di molti Comuni. “Accogliamo con soddisfazione l’annuncio della firma del provvedimento sul Fondo di solidarietà comunale, una risorsa fondamentale per garantire i servizi ai cittadini e gli equilibri di bilancio degli enti locali. Ora però è necessario procedere con la massima urgenza alle erogazioni”, ha dichiarato Alessandro Canelli, sindaco di Novara e delegato Anci alla Finanza locale. “Il Fondo costituisce una delle principali entrate dei Comuni e segue una tempistica consolidata, pensata per assicurare adeguati flussi di liquidità nel corso dell’anno. Il ritardo registrato in queste settimane ha inevitabilmente generato preoccupazione tra gli enti. Per questo è importante che, oltre allo sblocco delle risorse, si garantiscano per il futuro tempi certi sia nell’adozione dei provvedimenti sia nell’effettiva erogazione delle somme, così da consentire ai Comuni una programmazione finanziaria efficace e una gestione ordinata delle proprie attività”.

Nel corso della riunione, Canelli ha inoltre accolto con favore il via libera al decreto che dispone l’anticipazione ai Comuni del rimborso dei minori gettiti Imu legati all’esenzione per i fabbricati inagibili nelle aree colpite dagli eventi sismici del Centro Italia del 2016, sottolineando l’importanza di assicurare tempestivamente risorse ai territori ancora impegnati nei percorsi di ricostruzione. Il delegato Anci alla Finanza locale ha poi richiamato l’attenzione sul ritardo nella pubblicazione del riparto delle risorse destinate al rimborso delle spese sostenute dai Comuni per il referendum del marzo 2026, una situazione che sta creando difficoltà agli enti sia per il pagamento degli oneri sostenuti sia in vista delle imminenti scadenze di rendicontazione. “Più in generale – ha concluso Canelli – è necessario assicurare tempi certi e tempestivi nell’erogazione delle risorse statali agli enti locali. La prevedibilità dei trasferimenti rappresenta una condizione essenziale per garantire stabilità finanziaria ai Comuni, continuità dei servizi ai cittadini e rispetto dei tempi di pagamento verso imprese e fornitori”.

 

Fs lancia nuovo green bond da 650 mln  a supporto investimenti infrastrutturali

Ferrovie dello Stato Italiane  ha concluso il collocamento di un nuovo green bond a valere sul proprio Programma EMTN, per un valore nominale di 650 milioni di euro e con scadenza a giugno 2031. L’operazione si inserisce nella strategia di indebitamento deliberata dal Gruppo FS lo scorso marzo e conferma il presidio del mercato dei capitali da parte di FS e del ruolo della finanza sostenibile quale leva a supporto degli investimenti del Gruppo nella mobilità ferroviaria e nelle relative infrastrutture. L’emissione sarà dedicata al finanziamento di Eligible Green Projects in conformità a quanto previsto dall’attuale Green Bond Framework di FS. In particolare, i proventi saranno destinati al finanziamento di investimenti in Italia nel trasporto passeggeri e nell’infrastruttura ferroviaria, 100% allineati alla Tassonomia UE, come descritto nel Green Bond Framework di FS. La cedola è stata fissata al 3,25%, con spread finale pari a 54,7 basis points sopra il tasso mid-swap di riferimento.
Il titolo sarà quotato presso Euronext Dublin e sul MOT (Mercato Telematico delle Obbligazioni) di Borsa Italiana. L’operazione ha registrato una domanda pari a circa 3,2 volte l’offerta e circa 90 ordini da parte degli investitori, con una significativa partecipazione dall’estero, con la maggior parte della domanda proveniente da investitori ESG e con una quota di investitori SSA pari a circa il 38% dell’allocazione complessiva. La qualità e la diversificazione del book, anche in termini di partecipazione internazionale e di investitori ESG, confermano ulteriormente l’efficacia del dialogo continuativo di FS con la comunità finanziaria.
Il riscontro del mercato, in un contesto molto dinamico, conferma l’interesse degli investitori per il profilo creditizio di FS e per i suoi progetti con ampie ricadute in termini di sostenibilità ambientale. Con questa nuova emissione, FS rafforza il proprio posizionamento tra le principali aziende in Italia per ammontare complessivo di green bond in essere. Barclays, BNP Paribas, Crédit Agricole CIB, Intesa Sanpaolo (Divisione IMI CIB), Morgan Stanley e UniCredit hanno agito in qualità di Active Bookrunners. Banca Akros, CaixaBank e ING hanno agito in qualità di Passive Bookrunners.

Ponte sullo Stretto, Salvini: conto di avere risposte positive ad agosto

Ponte Stretto: Salvini, conto di avere risposte positive ad agosto Milano, 18 giu. (LaPresse) – “Conto che agosto sia il mese in cui verranno risposte positive”. Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, nel suo intervento agli Stati Generali dei Trasporti e della Logistica di Confindustria, riferendosi al Ponte sullo Stretto di Messina.

 

Tunnel di Tenda, confermato l’impegno frqancese per il completamento dell’opera, soddisfatto il Mit

AFIT, l’Agenzia francese per il finanziamento delle infrastrutture di trasporto ha formalizzato ad ANAS l’impegno a garantire l’intera quota di finanziamento aggiuntivo necessario al completamento dell’opera. Si tratta di un passaggio decisivo per poter procedere con il bando per i lavori sul Tunnel “storico” del Col di Tenda l’avvio delle procedure di gara e completare l’opera secondo il cronoprogramma concordato tra i due Paesi. L’atto approvato da AFIT recepisce il nuovo costo di riferimento dell’intervento, aggiornato a 350 milioni di euro, ed assicura la copertura della quota francese del finanziamento integrativo, pari a circa 39,6 milioni di euro. Un risultato favorito dal costante lavoro di coordinamento ed interlocuzione svolto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con le autorità francesi, rafforzato anche dal confronto tra il viceministro Edoardo Rixi ed il ministro francese Philippe Tabarot in occasione della recente riunione a Lussemburgo, a margine del Consiglio Trasporti UE, durante la quale è stata condivisa la comune volontà di garantire il completamento dell’opera ed il pieno rispetto degli impegni assunti dai due Paesi.

Autorità vigilanza, ‘sistema finanziario solido ma attenti a rischi IA’

– Le condizioni di intermediari, famiglie e imprese presentano condizioni “finanziarie complessivamente solide”, pur rimandendo esposti ai rischi geopolitici globali. I mercati finanziari hanno mantenuto “un funzionamento ordinato”, ma nel comparto tecnologico, dove le quotazioni sono a livello globale particolarmente elevate, il forte sviluppo dell’intelligenza artificiale “accentua le vulnerabilità e i rischi, in particolare quelli operativi e cibernetici. Tali rischi sono attentamente valutati dalle autorità italiane, che ne hanno segnalato la rilevanza agli intermediari vigilati”. Lo afferma il Comitato per le politiche macroprudenziali al termine della riunione tenutasi ieri  in Bankitalia. Il Comitato “continua a seguire l’andamento degli investimenti delle famiglie in certificates, strumenti con caratteristiche complesse da valutare che possono esporre i detentori a rischi di perdite significative; nella seconda metà del 2025 l’ammontare di questi strumenti detenuto dalle famiglie è rimasto pressoché stabile, su livelli tuttavia elevati”.

 

AdR: Troncone, sviluppo Fiumicino di interesse strategico, procedere con rapidità

“Il piano di sviluppo dell’aeroporto di Fiumicino e’ un progetto di interesse strategico nazionale”. Lo ha dichiarato l’amministratore delegato di Aeroporti di Roma (AdR), Marco Troncone, intervenendo agli Stati Generali dei Trasporti e della Logistica organizzati da Confindustria. “Gli aeroporti rappresentano uno strumento di diplomazia economica e di connessione strategica, fondamentale per garantire una presenza sempre piu’ solida nelle geografie di interesse, ad esempio nel continente africano che sara’ protagonista della crescita futura” .“Gli aeroporti rappresentano uno strumento di diplomazia economica e di connessione strategica, fondamentale per garantire una presenza sempre più solida nelle geografie di interesse, ad esempio nel continente africano che sarà protagonista della crescita futura. Il territorio ha già espresso un forte consenso nei confronti del progetto, che è anche al centro delle linee programmatiche del Piano Nazionale degli Aeroporti e delle priorità dí intervento indicate da Confindustria per la competitività del sistema paese. Ora è però necessario procedere con rapidità nei prossimi passaggi autorizzativi, mantenendo un ritmo almeno pari a quello della crescita del mercato. I grandi investimenti richiedono correttamente approfondite valutazioni ambientali e sociali, che possono portare a tempi diluiti. Ciò che serve oggi è la massima speditezza nel rispetto di tutti i soggetti coinvolti, per assicurare di poter assicurare il proprio contributo al progresso del Paese”. “Abbiamo presentato il mese scorso il piano nazionale aeroporti per dare un senso a una rete aeroportuale che ha l’obiettivo di passare da 230 a 300 milioni di passeggeri fra 2026 e 2035, anche qua con dei no sui territori, che però sarebbero un vincolo incredibile, noi ci giochiamo la partita con Istanbul. Fiumicino ha bisogno di una quarta pista perché il mondo aspetta di atterrare a Fiumicino con 9 miliardi di euro di investimento privato, quindi non si può dire di no alla crescita del paese”, ha detto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, intervenendo agli Stati Generali dei Trasporti e della Logistica di Confindustria

 

Aeroporti, Mit: su Grazzanise nessuna preclusione, avanti con le necessarie valutazioni

In merito alle prospettive di sviluppo dell’aeroporto di Grazzanise, il Mit precisa che lo scalo è esplicitamente contemplato nel Piano nazionale degli aeroporti. Non corrisponde dunque al vero che il Ministero ne abbia disposto l’esclusione o la “cancellazione” dalle strategie di sviluppo del sistema aeroportuale campano, come sostenuto strumentalmente da alcuni. Il ministero esprime pertanto sconcerto di fronte a ricostruzioni che gli attribuiscono decisioni mai assunte. Si ricorda che lo scalo era precedentemente classificato per il solo uso militare. Nel marzo 2025, il Ministero della Difesa ne ha riconosciuto la compatibilità con un utilizzo duale, civile e militare, creando così le condizioni per avviare le necessarie valutazioni. Non vi è, quindi, alcuna preclusione. Il Ministero intende procedere con le valutazioni del caso, tenendo conto dell’evoluzione dei flussi di traffico e del più ampio quadro infrastrutturale e trasportistico regionale, ai fini della possibile integrazione di Grazzanise nel sistema aeroportuale campano.

Terna, la domanda elettrica cresce a maggio del 2,1%. Fabbisogno coperto per il 52,8% dalle fonti rinnovabili

A maggio la domanda elettrica è aumentata in Italia del 2,1% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, con un fabbisogno pari a 24,8 TWh, coperto per il 52,8% dalle fonti rinnovabili. Lo rende noto Terna specificando che nel mese si è consolidato l’andamento positivo dei consumi industriali: secondo le elaborazioni sull’indice Imcei, che prende in esame i consumi industriali di circa 1.000 imprese “energivore”, a partire da novembre 2024 si registra un tasso medio annuo di crescita pari al 5% sul dato mensile rettificato dall’effetto calendario.
A maggio le fonti rinnovabili hanno coperto il 52,8% della domanda elettrica nazionale (contro il 57,7% di maggio 2025). In flessione la fonte idrica (-38,5%), le biomasse (-7,3%) e la fonte geotermica (-5,8%). In crescita l’eolico (+14,5%) e il fotovoltaico (+19,3%).
La produzione fotovoltaica è la prima fonte rinnovabile del mese: l’incremento di 975 GWh è dovuto principalmente al contributo della maggior capacità installata (+842 GWh), e in secondo luogo al maggior irraggiamento (+133 GWh).
Il confronto della produzione rinnovabile su base annua, spiega Terna, evidenzia dinamiche differenti in funzione della tecnologia di generazione di riferimento. In particolare, la produzione fotovoltaica continua a crescere, sostenuta dall’incremento della capacità installata, mentre la produzione idroelettrica risulta maggiormente influenzata dalle condizioni meteorologiche e dalla disponibilità della risorsa idrica.

Edison accelera su sostenibilità, crescono investimenti in rinnovabili. Alla catena di fornitura destinati 1,2 miliardi di euro

Edison avanza nel percorso di sostenibilità ambientale, sociale ed economica che è asse strategico del proprio sviluppo e leva concreta di competitività. Un progresso reso possibile dagli investimenti realizzati dal Gruppo nel 2025 allineati per l’86% agli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, con un incremento di quasi il 20% rispetto al 2024, e grazie alle competenze delle persone che lavorano al suo interno e che lo scorso anno ha visto l’ingresso di oltre 300 unità. Nel 2025 Edison ha effettuato acquisti per 1,2 miliardi di euro destinati per il 97% a imprese basate in Italia attivando oltre 4.000 fornitori, consolidando il legame con il sistema produttivo nazionale favorendone la crescita diffusa. Il piano di crescita di Edison è concentrato in Italia e prevede tra 1 e 1,5 miliardi di euro di investimenti medi all’anno per i prossimi 10 anni che si articolano lungo tre assi – sviluppo delle rinnovabili e della flessibilità, rafforzamento del portafoglio gas e green gas, crescita nei servizi energetici a valore aggiunto per clienti e territori – per garantire la sicurezza del sistema energetico italiano. “I risultati del 2025 confermano la solidità del nostro percorso di sviluppo e la piena integrazione della politica di sostenibilità nella strategia aziendale. In un contesto complesso e sfidante, confermiamo il nostro impegno ad accompagnare il Paese nella transizione energetica”, afferma Nicola Monti, amministratore delegato di Edison. Nel 2025 le attività rinnovabili di Ediosn e l’area clienti e servizi hanno generato più della metà (53%) del margine operativo lordo (Ebitda) di Edison, contribuendo ad evitare l’emissione di 2,5 milioni di tonnellate di Co2. Lo scorso anno Edison ha raggiunto una capacità rinnovabile di 2,3 Gw tra fotovoltaico, eolico e idroelettrico, e una produzione di 4,4 Twh di energia green che ha consentito di evitare l’emissione di circa 1,9 milioni di tonnellate di Co2. Dal 2006 il Gruppo ha ridotto di oltre il 70% le proprie emissioni dirette di Co2. Solo nel 2025 sono stati completati cantieri eolici e fotovoltaici per 200 Mw e pianificati ulteriori sviluppi per oltre 500 Mw nel biennio 2026-2027. Sul fronte delle persone il gruppo conta su 5.800 persone e prevede circa 300 nuovi ingressi all’anno fino al 2030. Nel 2025 la presenza femminile ha raggiunto il 23% del totale, con il 25% nei ruoli dirigenziali e il 32% nel middle management, sostenuta da politiche di parità di genere certificate. “Stiamo facendo evolvere – conclude Monti – il nostro portafoglio industriale per contribuire al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione del Paese accrescendo la capacità rinnovabile e il nostro positivo impatto su tutto l’ecosistema attraverso soluzioni e servizi per i clienti. Questo percorso è reso possibile dal lavoro quotidiano delle nostre persone e dalla collaborazione con i nostri stakeholder con cui condividiamo la responsabilità di rendere il sistema energetico più sicuro, sostenibile e inclusivo per il Paese”.

 

Alstom: in consorzio contratti da 690 milioni con le ferrovie egiziane

Alstom, alla guida di un consorzio composto da Rowad Modern Engineering e Concrete Plus, ha firmato quattro importanti contratti con le Ferrovie Nazionali Egiziane (Egyptian National Railways – ENR) per la modernizzazione dei principali corridoi ferroviari strategici dell’Egitto, tra cui il collegamento ‘6th of October-Alessandria’ e la linea ‘Belbes-10th of Ramadan (B10)’. Il valore complessivo dei contratti e’ di circa 690 milioni di euro, di cui circa 300 milioni di competenza di Alstom. Si tratta di alcuni dei piu’ rilevanti progetti di ammodernamento ferroviario attualmente in corso in Egitto, in linea con gli obiettivi di ‘Egypt Vision 2030′, che ha l’obiettivo di rafforzare la logistica nazionale e migliorare la connettivita’ tra interporti, aree industriali e principali porti marittimi del Paese.

Poste: via libera dell’assemblea a buyback fino a 125 milioni

In sede ordinaria l’assemblea dei soci di Poste Italiane ha dato via libera al piano di buyback. In particolare con il voto favorevole del 99,58% dei presenti, l’assemblea ha autorizzato il consiglio di amministrazione, previa revoca dell’autorizzazione all’acquisto e disposizione di azioni proprie concessa dall’assemblea ordinaria degli azionisti del 30 maggio 2025 per la parte non ancora eseguita, all’acquisto e alla successiva disposizione di azioni proprie per un massimo di 5 milioni di azioni della societa’, rappresentative dello 0,383% circa del capitale sociale, e un esborso complessivo fino a 125 milioni di euro. L’acquisto di azioni proprie e’ stato consentito per diciotto mesi a decorrere dalla delibera assembleare di oggi; non e’ stato invece previsto alcun limite temporale per la disposizione delle azioni proprie acquistate.

L’assemblea ha inoltre definito, secondo quanto proposto dal consiglio di amministrazione, finalita’ – riferite alla destinazione delle azioni proprie a servizio dei piani di incentivazione, nonche’ ad operazioni di copertura a fronte dell’esposizione derivante dai movimenti dell’azione Poste Italiane con riguardo agli obblighi di pagamento derivanti dal piano di remunerazione variabile a lungo termine ILT Phantom Stock Option (2026-2028)) – termini e condizioni dell’acquisto e della vendita di azioni proprie, individuando in particolare le modalita’ operative di effettuazione delle operazioni di acquisto.

Il cda di Leonardo approva la nuova struttura organizzativa

Il cda di Leonardo ha approvato la nuova struttura organizzativa del gruppo. Il presidente Francesco Macrì avrà la piena responsabilità della unità organizzativa Corporate Bodies Affairs mentre, in tandem con l’amministratore delegato e direttore generale, Lorenzo Mariani, gestirà le attività legate alla “Sicurezza di Gruppo”, “Affari Istituzionali” e “Sostenibilità”. Il presidente, inoltre, eserciterà la funzione in seno al cda di sovraintendere le attività della unità organizzativa Internal Audit, “ferme restando le prerogative degli altri soggetti coinvolti nel sistema di controllo interno e gestione dei rischi e si avvarrà, per l’esercizio delle deleghe attribuitegli, anche del supporto delle Unità organizzative: People & Organisation, Communication, Compliance, Legal Affairs, collocate a riporto del ceo”.
All’amministratore delegato e direttore generale, Lorenzo Mariani, che assume la responsabilità ad interim degli affari istituzionali, riporteranno il codirettore generale, Gian Piero Cutillo, le unità organizzative People & Organization, StrategieTecnologia e Innovazione, Commerciale e Business Development, Affari Legali, Comunicazione, nonché tutte le divisioni di Business (Elicotteri, Aeronautica, Elettronica, Spazio, Cyber Security, Automation), oltre al coordinamento delle società operative Partecipate e Controllate. Al codirettore generale, Gian Piero Cutillo, cui viene affidata la gestione ad interim della Unità Organizzativa Procurement & Operations Governance, riporteranno la unità organizzative Finance & Investor Relations, Risk Management, Compliance, M&A e Post Merger Integration, Digital Solution & Infrastructure, oltre alle società di service Leonardo Global Solutions e Leonardo International.

Ivass-Antitrust, un’indagine conoscitiva sul caro polizze

Un'”indagine conoscitiva” avviata da Ivass e Antitrust sui prezzi delle polizze rc auto in Italia, le più care dell’Unione europee e con una forte disparità regionale. I tempi dell’indagine non saranno immediati ma l’idea è giungere a “possibili linee di intervento per una più efficace regolamentazione”, guardando in particolare “ai meccanismi di compensazione tra imprese nel sistema di risarcimento diretto e al funzionamento del sistema bonus malus”.
A preannunciarla, in occasione delle considerazioni sulla relazione annuale 2025 dell’istituto che vigila sulle assicurazioni, è il presidente dell’Ivass Paolo Angelini. L’Antitrust, in una nota, parla di “possibili criticità concorrenziali”: si tratterà di verificare se nelle polizze rc auto, che hanno natura obbligatoria e una raccolta premi di circa 13,5 miliardi, ci siano “ostacoli allo sviluppo concorrenziale”, e “individuare eventuali interventi idonei al loro superamento”. Focus dell’indagine, i meccanismi di funzionamento dei sistemi di attribuzione del rischio (ad esempio sistema bonus malus e classi di merito), della procedura di risarcimento diretto, ed eventuali ostacoli alla mobilità della domanda: ad esempio scatola nera e comparatori di prezzo.
Dati alla mano, gli automobilisti italiani fronteggiano un aumento del 3,5% del prezzo medio della rc auto a 432 euro nel quarto trimestre del 2025: i livelli più alti dell’Unione europea. Al netto delle tasse, Regno Unito e Italia sono rispettivamente a 450 e 320 euro, mentre Spagna (197 euro) e Francia (194 euro) registrano i valori più bassi. Pesano – spiega l’Ivass – costi delle riparazioni e sistemi di indennizzo. Con “un ulteriore lieve aumento della dispersione del premio medio tra province”, con alcuni picchi in Campania e alta Toscana.

 

Federacciai: a maggio nuova ascesa per l’acciaio +3,1% su maggio 2025 e +3,0% nel cumulato

Nel mese di maggio la produzione di acciaio, attestata a 2,0 milioni di tonnellate (M.t.), è aumentata del 3,1% su base annua (tasso in attenuazione rispetto al +7,2% di maggio). Nel consolidato da inizio anno i volumi produttivi, pari a 9,6 M.t., hanno segnato un incremento del 3,0% sullo stesso periodo del 2025. Nell’ultimo mese la performance dei laminati a caldo mostra un comune rallentamento, ma con dinamiche diverse. La produzione di lunghi si è confermata sui livelli dell’anno precedente (+0,4%), dopo 10 mesi di crescita sostenuta, e pari a 1,2 M.t. è rimasta sui picchi del mese dal 2021. Al contrario, la produzione di piani è diminuita del 12,0% su base annua, continuando la discesa in corso da gennaio, e fermandosi a 732 mila t. Nei primi cinque mesi dell’anno si riscontra per i prodotti lunghi, con 5,8 M.t., un aumento dell’8,1% nel confronto annuo, mentre per i prodotti piani, con 3,8 M.t., una flessione del 7,6%.

 

Ecco: bilancio Ue e flessibilità per la transizione, due occasioni da non sprecare

“Nonostante due crisi energetiche in meno di cinque anni, l’Italia rimane fortemente dipendente dalle importazioni di combustibili fossili, e il costo di questa dipendenza continua ad aumentare. Il prossimo bilancio europeo rappresenta un’opportunità per interrompere questo circolo vizioso, indirizzando le risorse europee verso sviluppo e innovazione, nell’alveo della transizione energetica. In questo senso, la transizione, trainata dall’elettrificazione dell’economia, dallo sviluppo delle rinnovabili e dall’efficienza energetica, costituisce la soluzione strutturale alla dipendenza dai combustibili fossili: riduce l’esposizione agli shock dei prezzi, protegge famiglie e imprese dalla volatilità dei mercati energetici, rafforza la competitività industriale e costruisce la sicurezza energetica di cui l’economia italiana ha urgente bisogno”. Lo dichiara Caterina Molinari, Senior Policy Advisor di ECCO, il think tank italiano per il clima. Il Quadro Finanziario Pluriennale (QFP, o il Bilancio UE) 2028-2034 definirà come l’Europa finanzierà nei prossimi sette anni la decarbonizzazione, la competitività industriale, la sicurezza energetica, la coesione sociale e la difesa. Nella proposta, la Commissione prevede di dedicare il 35% del bilancio, circa 700 miliardi di euro, a clima e ambiente, ma esistono dubbi sulla reale entità delle risorse.

La presenza di un obiettivo orizzontale per il clima e l’ambiente è un elemento di continuità con il Bilancio attuale, per quanto inferiore rispetto al target del 37% stabilito per i fondi stanziati per i PNRR nazionali nell’attuale ciclo di bilancio. Tuttavia, la Commissione prevede un’eccezione che esclude la spesa per la difesa e la sicurezza dalla base di calcolo del target climatico e ambientale. Considerando l’aumento della spesa europea per la difesa previsto nel prossimo Bilancio, il target del 35% rischia, nei numeri, di rivelarsi inferiore alla stima di 700 miliardi di euro menzionata dalla Presidente Ursula von der Leyen durante la presentazione della proposta della Commissione. Si stima, infatti, che per ogni punto percentuale della spesa del prossimo Bilancio dedicata a difesa e sicurezza (una valutazione preliminare prevede che 5-8% del Bilancio sarà dedicato a questi settori), la spesa totale destinata al clima e all’ambiente diminuirà in parallelo di un punto percentuale.

Un’altra criticità riguarda il metodo utilizzato per calcolare l’obiettivo del 35% di spesa destinata a clima e ambiente. La Commissione attribuisce a ciascuna attività finanziabile un coefficiente che ne misura il presunto contributo agli obiettivi climatici (100%, 40%, 0%). Tuttavia, tra le attività considerate favorevoli al clima figurano anche interventi dal beneficio limitato o controverso, come, tra gli altri, alcuni biocarburanti, la cattura e stoccaggio della CO₂ (CCS) o la fissione nucleare, l’espansione di infrastrutture aeroportuali o la mobilità militare. Questo rischia di gonfiare artificialmente la quota di spesa classificata come “climatica” e di ridurre l’effettivo impatto ambientale delle risorse contabilizzate nel target del 35%. Alla luce di queste criticità, ECCO insieme a un gruppo di organizzazioni della società civile ha preparato delle raccomandazioni per favorire la costruzione di un Bilancio europeo che possa garantire la sostenibilità economica della transizione energetica.

La maggiore flessibilità di bilancio, concessa dalla Commissione, rientra nella Clausola di Salvaguardia Nazionale prevista per la spesa per la difesa. Nella sua formulazione originaria, gli Stati Membri possono spendere fino all’1,5% del PIL all’anno in difesa, nel periodo 2025-2028, senza che questo venga contabilizzato ai fini dei vincoli di bilancio europei. Con la nuova flessibilità, parte di quell’1,5% (lo 0,3% all’anno, per un massimo di 0,6% nel periodo 2026-2028) potrà essere speso per misure che accelerino la transizione e l’affrancamento di famiglie e imprese europee dai combustibili fossili. Per l’Italia, si tratterebbe di circa 14 miliardi, per un massimo di 6,7 miliardi di euro all’anno. Questa possibilità mette in luce due punti fondamentali: gli investimenti in transizione energetica sono investimenti per la sicurezza dell’Europa, che non passa solo da una diversificazione dei fornitori esteri di gas, ma dall’aumento di fonti rinnovabili; la spesa pubblica indirizzata all’affrancamento dai combustibili fossili è debito “buono”, inizialmente oneroso, ma capace di ridurre rischi e costi macroeconomici nel medio e lungo termine e di generare valore economico positivo.

Diciotto Stati hanno già attivato la clausola di salvaguardia, l’Italia non è uno di questi. Qualora il Governo decida di incrementare la spesa, beneficiando della deroga al Patto di Stabilità, dovrà dare priorità a soluzioni strutturali e capaci, fin da subito, di abbassare la spesa energetica delle famiglie e di assicurare la competitività delle imprese. Soluzioni come gli investimenti in infrastrutture energetiche (reti e accumuli), supporto con carattere redistributivo alla popolazione per efficientare ed elettrificare le abitazioni, e incentivi alla mobilità elettrica e al trasporto pubblico. Non si dovrà, al contrario, cercare di strumentalizzare questa clausola attraverso artifici contabili per continuare a finanziare misure come il taglio delle accise sui carburanti – costoso, regressivo, e che rinforza la dipendenza degli italiani dal fossile. Su questo, le modalità di rendicontazione degli Stati membri e di monitoraggio della Commissione saranno decisive per valutare l’ammissibilità delle misure finanziate. A livello europeo, è fondamentale che il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale vada nella stessa direzione, assicurando che le risorse pubbliche a disposizione siano dedicate esclusivamente ad attività e progetti che non siano dannosi o controproducenti rispetto agli obiettivi di decarbonizzazione, coerentemente con il principio di “non arrecare danno significativo” ad ambiente e clima (do no significant harm).Quattordici  miliardi in tre anni e 700 miliardi in sette possono essere un punto di partenza o un’occasione sprecata, la differenza sta tutta nella visione strategica che li accompagna.

 

Immobiliare, Yeldo lancia un’operazione da oltre 2 mln di euro per un frazionamento nel centro di Milano

Yeldo, gruppo europeo specializzato nella raccolta di capitali per operazioni immobiliari di livello istituzionale, avvia un nuovo progetto di conversione e frazionamento del primo piano di un immobile nel cuore di Milano, per cui l’inizio dei lavori è previsto entro il secondo trimestre del 2026. L’operazione prevede un investimento di 2,13 milioni di euro in equity preferenziale, finalizzato all’acquisto, alla conversione e frazionamento residenziale di un piano per la creazione di 6 unità abitative per un totale di circa 276 mq di superficie. Dal punto di vista finanziario, il progetto prevede un IRR atteso dell’11% e un ROI atteso del 13,9% a fronte di una durata attesa di 15 mesi. La struttura dell’operazione, con ticket di investimento a partire da 10 mila euro, include una liquidation preference sia sul capitale sia sul rendimento, un mandato a vendere alla scadenza del 18° mese e un Equity Commitment Agreement da parte dello sponsor a tutela degli investitori. L’immobile verrà frazionato in 6 unità residenziali, di cui 5 bilocali e un trilocale, che saranno vendute già arredate, con un valore atteso di 11.700 euro al mq. L’asset è ubicato in Via del Don, a pochi minuti a piedi da Piazza Missori, Piazza Vetra e dal Duomo. La zona beneficia di un’eccellente accessibilità urbana, grazie alla vicinanza delle linee metropolitane M3 e M4, oltre a tram e bus, che consentono collegamenti rapidi con i principali snodi cittadini e le aree business del centro città. Via del Don, inoltre, si inserisce in un contesto caratterizzato da una sostenuta domanda di soluzioni residenziali centrali di qualità e da una limitata disponibilità di soluzioni di questo tipo. Il progetto è promosso da ED Investments, sviluppatore italiano attivo nelle ristrutturazioni di pregio e negli interventi di frazionamento immobiliare, specializzato nella trasformazione di unità abitative tramite finiture di lusso ed elevati standard qualitativi. Negli ultimi anni la società ha completato oltre 30 progetti di ristrutturazione e frazionamento, con una durata media dei lavori pari a circa 6 mesi, vendendo oltre 200 unità dal 2022. Antonio Borgonovo, Founder e CEO di Yeldo Group, ha dichiarato: “Siamo molto orgogliosi dell’avvio di questo nuovo progetto, che dimostra la forza della nostra strategia di selezione di progetti in grado di rispondere alla domanda di soluzioni interessanti nel centro cittadino. L’operazione contribuirà inoltre al processo di valorizzazione di un’area già interessata da importanti interventi di riqualificazione urbana, tra cui quello di Piazza Salvatore Quasimodo, situata a pochi passi dall’immobile. Allo stesso tempo, questa iniziativa consolida ulteriormente il rapporto con ED Investments, partner con cui abbiamo già collaborato con successo in passato, inclusa l’operazione Milano Missori, conclusasi con un’exit positiva e in anticipo rispetto alle tempistiche previste”.

Accumuli, potenziale inespresso: servono iter rapidi e segnali di mercato

La domanda elettrica nazionale è destinata a crescere da 306 a 362 TWh entro il 2030, mentre la capacità eolica e fotovoltaica dovrebbe quasi raddoppiare, passando da 55 a 107 GW. Una transizione che, secondo le stime di Arthur D. Little, richiederà circa 70-72 GWh di nuova capacità di accumulo entro il 2030, in aggiunta ai 50 GWh garantiti dai pompaggi esistenti, per integrare le fonti rinnovabili e assicurare la stabilità della rete. È quanto emerge dall’analisi di scenario presentata da ADL nel corso della roundtable “Il Paese che accumula: tecnologie e strategie per la nuova energia”, organizzata dal Tavolo Nazionale Accumuli, promosso da Globe Italia, ieri a Roma. Al centro del dibattito un dato che fotografa la distanza tra ambizione e realizzazione: le richieste di connessione per nuovi sistemi di accumulo presentate a Terna hanno raggiunto quota 296 GW, mentre la capacità effettivamente installata in Italia si ferma, a metà 2025, a circa 16,4 GWh. Un divario che testimonia il forte interesse del mercato e apre un interrogativo centrale: quali sono le condizioni necessarie per trasformare questo potenziale in capacità realmente disponibile per il sistema elettrico nazionale? “L’accumulo rappresenta un tassello abilitante della transizione, la cui diffusione su scala richiederà un quadro regolatorio stabile e segnali di mercato chiari,” avverte Chiara Loreti, principal di ADL. “Secondo la nostra analisi, la distanza tra le richieste di connessione e la capacità effettivamente installata segnala la necessità di accelerare i processi autorizzativi, rafforzare la certezza regolatoria e garantire strumenti di mercato capaci di trasformare i progetti in investimenti realizzati. La transizione energetica dipenderà, infatti, tanto dalla capacità di installare nuova generazione rinnovabile quanto dalla capacità di gestire l’energia prodotta”. I lavori sono stati aperti da Roberto Tatò, Direttore Generale per la Politica Energia e Imprese, Economia e Tecnologie Verdi, Economia del Mare del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, e si sono chiusi con l’intervento di Livio De Santoli, componente del Collegio di ARERA. Al confronto hanno preso parte rappresentanti di Eni, Enel, Edison, Acea Produzione, A2A, Iren, Shell, ContourGlobal, FS Energy, Energy Dome, Field Italia, Renew Storage Energy, Cobat RIPA, Elettricità Futura, Kyoto Club, i-TES, UCI, Piombo Leghe e Legance. Significativa anche la partecipazione istituzionale, con gli interventi del responsabile Energia per la Lega Tullio Patassini e l’onorevole Vinicio Peluffo. Secondo Livio de Santoli, Arera, nel panorama attuale emerge in modo sempre più potente il ruolo del gas nella formazione dei prezzi: un’influenza che è urgente ridurre. “L’Autorità è intervenuta su questo fronte, prima con il Capacity Market e poi con il MACSE. Oggi flessibilità, sicurezza e adeguatezza non sono più conseguenza diretta del termoelettrico, ma un fatto strutturale dell’intero sistema elettrico,” ha detto il professor de Santoli. “Proprio perché il sistema è divenuto strutturale, è importante appiattire e neutralizzare la contraddizione tra Capacity Market e MACSE, in un’ottica di efficienza: diminuire le emissioni e aumentare l’efficienza, perché il prezzo finale possa essere abbassato. Per raggiungere questo obiettivo serve costruire una roadmap precisa, che decidiamo qui, oggi. E sono proprio queste decisioni che devono portare a modifiche regolatorie incisive, ormai inevitabili.” Il Tavolo Nazionale Accumuli proseguirà il proprio percorso di confronto tra istituzioni, imprese e stakeholder per contribuire alla definizione delle condizioni necessarie a trasformare il potenziale del settore in capacità effettivamente disponibile per il Paese.

 

Stadio della Roma, primo parere favorevole del Coni

In riscontro all’Ordinanza in oggetto, con la quale è stata indetta, ai sensi dell’art. 13, comma 5, del decreto-legge 10 agosto 2023, n. 104, la conferenza di servizi decisoria per la valutazione e l’approvazione del Progetto di fattibilità tecnico-economica relativo alla realizzazione e gestione di un nuovo stadio di calcio nell’area di Pietralata, in Roma, questo Comitato rappresenta quanto segue per i profili di propria competenza tecnico-sportiva. Quanto all’art. 2 dell’Ordinanza – verifica della completezza documentale: la Commissione Impianti Sportivi del CONI si è già pronunciata sull’intervento con Parere favorevole n. 122/2026 (Pos. n. 0058/2026, Prot. n. 195 del 20/05/2026), reso in linea tecnico-sportiva sulla documentazione di progetto trasmessa dal proponente. Tale parere, che si riallega alla presente, e favorevole alle condizioni e con i rilievi in esso indicati, al cui rispetto integrale è subordinato il carattere favorevole del parere stesso e ai quali occorrerà attenersi nelle successive fasi di realizzazione dell’opera. Per quanto di competenza di questo Comitato, non si formulano osservazioni ulteriori in ordine alla completezza della documentazione, restando integralmente fermo quanto già espresso nel citato parere”.

Così, in una nota ufficiale, il comitato impianti sportivi del Coni – Comitato olimpico nazionale italiano – sul futuro stadio della Roma a Pietralata.

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