I DATI ISFORT

Mobilità sostenibile: Italia ferma da 25 anni, arrancano Sud e piccoli centri. I Comuni si muovono sui progetti ma mancano strategie locali e risposte dal governo

16 Set 2026 di Mauro Giansante

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Mobilità sostenibile: Italia ferma da 25 anni, arrancano Sud e piccoli centri. I Comuni si muovono sui progetti ma mancano strategie locali e risposte dal governo

Macchine elettriche, monopattini, e-bike, piste ciclabili. Se ne parla tanto ma l’Italia resta ancora molto indietro. Secondo i nuovi numeri di Isfort – l’Istituto Superiore di Formazione e Ricerca per i Trasporti – l’indice di mobilità sostenibile del nostro Paese è fermo da inizio millennio. Considerando, infatti, la quota di spostamenti effettuati a piedi, in bicicletta, in monopattino e con il trasporto pubblico, l’Ims si attesta nel 2025 al 34%, come nel 2000.

Ci sono tante sfumature da considerare, ovviamente, con eccezioni positive. Per esempio, da un lato il numero di spostamenti giornalieri è cresciuto rispetto agli ultimi anni (101 nel 2025 contro 89 nel 2021) ma non i chilometri percorsi. L’auto continua a farla da padrone (per qualunque spostamento) attestandosi ancora oltre il 60%, mentre il trasporto pubblico è fermo sotto il 10%, mostrando ancora difficoltà nel recuperare le posizioni del 2019. Al tempo stesso, però, è cresciuto il ricorso alle due ruote: sia bicicletta e micromobilità sia moto.

I deficit dei piccoli centri e del Mezzogiorno

Altre sfumature sono territoriali. Scrive l’Isfort, infatti, che nelle città con oltre 250mila abitanti il trasporto pubblico raggiunge il 18,4% degli spostamenti, oltre il doppio della media nazionale. Invece nei Comuni con meno di 50mila abitanti l’indice scende al 4-5%. Su questa linea, il peso dell’auto arriva a sfiorare il 75% nei piccoli Comuni e il 65% nel Mezzogiorno. “Un divario che chiama direttamente in causa la capacità di investimento e di programmazione dei territori”, rileva l’istituto.

Come immaginabile, poi, la quota del trasporto pubblico è molto più alta tra i giovani (15,4%) che nelle fasce di età mature (5,2%), mentre le donne mostrano scelte più sostenibili – in particolare per il peso maggiore della mobilità pedonale, dei mezzi pubblici e dell’auto in condivisione – sebbene superino di quasi dieci punti percentuali gli uomini nella mobilità dedicata alla gestione familiare (34,2% vs 25,1%). Quanto agli spostamenti in sé, secondo il rapporto afferma che oltre l’80% dei viaggi avviene entro un raggio di 10 chilometri e l’85% dura meno di 30 minuti. Insomma, mobilità iper-locale.

Italiani pronti a cambiare mezzo di trasporto ma l’auto domina ancora

Tutti questi numeri possono, poi, essere visti anche da un altro fronte: quello della propensione al cambio modale, vale a dire l’indicatore che misura la differenza tra la quota di cittadini che, rispetto all’attuale utilizzo di un mezzo, dichiara di volerlo usare di più e quella di chi vorrebbe utilizzarlo di meno. Bene, nel 2025 questo indice resta negativo per l’automobile (-10,8), mentre è positivo per mezzi pubblici (+13,8) e soprattutto per la bicicletta (+25,2). Dunque c’è una domanda potenziale di cambiamento, ma con una disponibilità molto più marcata verso bicicletta e trasporto pubblico rispetto ai servizi di sharing, che comunque crescono di 2,5 punti. Il 23,8% degli italiani dichiara di voler diminuire l’uso dell’auto, contro il 12,9% che vorrebbe aumentarlo; per il trasporto pubblico il 36,3% vorrebbe aumentarne l’utilizzo, a fronte del 9% che vorrebbe ridurlo. Per la bicicletta, invece, il 38,2% vorrebbe utilizzarla di più e appena il 3,9% di meno.

Buone pratiche, risposta nazionale mancante e poche strategie locali

Come sbrogliare queste matasse? Una delle leve individuate è quella dell’integrazione dei servizi di mobilità, anche attraverso le tecnologie digitali. Il Ministero delle infrastrutture ha promosso, ad esempio, l’esperienza del MaaS for Italy in 13 territori tra città e regioni per accelerare la trasformazione digitale della mobilità. Il gruppo Fs, invece, ha introdotto strumenti come il Biglietto Digitale Regionale e il Tap&Tap, lo sviluppo dell’intermodalità e nuovi servizi digitali.

Guardando la situazione odierna dei Comuni, dopo il decreto per l’erogazione dei circa 500 milioni dal ministero dell’ambiente per chi ha superato i limiti sulla qualità dell’aria, i progetti presentati non hanno ancora ricevuto risposte. Milano, Reggio Emilia, Venezia: ogni città punta a rigenerarsi con il trasporto pubblico locale, le velostazioni, le scuole. Ma aleggia il rischio che senza risposte dal Ministero delle infrastrutture almeno una parte dei fondi possano essere cassati.

Gli stessi governi locali, però, difettano di strategie di pianificazione. Malgrado le nuove linee guida sui Piani urbani della mobilità sostenibile (Pums) invochino il superamento dei confini amministrativi tra settori per unire trasporti, urbanistica, economia e ambiente, le amministrazioni italiane sono ancorate all’idea di governare solo entro i propri confini anziché nei nodi urbani interconnessi. Il termine per adeguare i Pums esistenti o produrne di nuovi è fissato al prossimo anno.

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