LA GIORNATA

Usa-Iran, si lavora al negoziato. I mercati in festa, giù gas e petrolio

  • Meloni-Takaichi, asse Italia-Giappone su investimenti, tecnologia e sicurezza. Nuove intese dall’Africa all’Artico
  • Conti pubblici, Bankitalia: ad aprile debito in calo a 3.155,3 miliardi
  • Ivass, da compagnie passi importanti in attuazione obbligo polizze catastrofali

16 Giu 2026 di Maria Cristina Carlini

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IN SINTESI

Un testo di intesa lungo circa due pagine, già ribattezzato “Memorandum di Islamabad”, sancirebbe la fine delle ostilità tra Stati Uniti e Iran e aprirebbe una fase di negoziati destinata a durare 60 giorni prima di un accordo definitivo. La firma ufficiale è attesa venerdì a Ginevra, mentre restano numerosi nodi da sciogliere nel periodo transitorio che dovrebbe consolidare la tregua. L’intesa, secondo quanto trapela, prevede innanzitutto la cessazione immediata delle operazioni militari su tutti i fronti coinvolti nel conflitto, Libano incluso. Resta tuttavia irrisolta la posizione di Israele: il ministro della Difesa israeliano Katz ha ribadito che le forze di Tel Aviv manterranno la presenza nelle cosiddette “zone di sicurezza” in Libano, Siria e Gaza, segnalando un elemento di potenziale frizione rispetto al quadro dell’accordo.nSul piano della sicurezza marittima, il memorandum includerebbe la riapertura completa dello Stretto di Hormuz e la fine del blocco navale statunitense. Secondo la versione iraniana, il transito delle navi sarebbe esente da pedaggi solo per i 60 giorni di negoziato, periodo durante il quale Teheran punta a ridefinire il proprio ruolo nella gestione del passaggio strategico, anche attraverso la fornitura di servizi di sicurezza, assicurativi e ambientali in collaborazione con l’Oman. Washington, dal canto suo, per bocca del vicepresidente Vance, si aspetta una riapertura stabile e senza pedaggi nel lungo periodo, tema che sarà al centro dei colloqui tecnici.

Un altro punto centrale riguarda i beni iraniani congelati all’estero. Secondo fonti di Teheran, il memorandum prevederebbe lo sblocco complessivo di circa 24 miliardi di dollari in asset immobilizzati durante la fase negoziale. Una quota pari a metà delle risorse potrebbe essere resa disponibile già prima dell’avvio dei colloqui successivi, anche se questo elemento non trova al momento conferma da parte statunitense. Parallelamente, si ipotizza una sospensione temporanea delle sanzioni sul petrolio iraniano, misura che resterebbe in vigore fino al raggiungimento di un accordo definitivo. Per Teheran, questo punto rappresenta uno dei dossier principali su cui si concentreranno i negoziati nei 60 giorni successivi alla firma. Il tema più delicato resta comunque quello del programma nucleare iraniano, destinato a essere il fulcro dei colloqui tecnici post-intesa. Il presidente statunitense Donald Trump ha parlato della necessità di affrontare la “questione nucleare” nel breve periodo, avvertendo che, in assenza di un accordo definitivo, non è esclusa una ripresa delle operazioni militari. Sul tavolo restano due possibili opzioni: da un lato la richiesta americana di distruzione delle scorte di uranio arricchito, dall’altro la proposta iraniana di una loro diluizione controllata all’interno del Paese. Una divergenza ancora significativa che rappresenterà uno dei principali banchi di prova dei negoziati dei prossimi due mesi.

 

Accordo Usa-Iran, i mercati brindano: crollano petrolio e gas, Borse in rialzo 

 I mercati finanziari hanno accolto con entusiasmo l’accordo preliminare di pace tra Stati Uniti e Iran, che prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz. La prospettiva di un ritorno alla normalità nei traffici energetici ha innescato un forte calo delle quotazioni di petrolio e gas, mentre Borse e titoli di Stato hanno registrato rialzi diffusi. Il petrolio ha perso oltre il 5%, con il Wti sceso a circa 80 dollari al barile e il Brent a 82 dollari, mentre il gas ad Amsterdam è crollato del 9,5%. Il ridimensionamento dei prezzi dell’energia ha attenuato i timori sull’inflazione e sostenuto le aspettative di una politica monetaria meno restrittiva da parte della Federal Reserve. Sui mercati azionari hanno brillato soprattutto i titoli legati ai trasporti, alle compagnie aeree e al turismo, favoriti dalla prospettiva di costi energetici più bassi. In calo invece le società petrolifere e le utilities. Milano ha chiuso in rialzo dello 0,66%, Francoforte dell’1%, mentre Wall Street è apparsa particolarmente tonica, con il Nasdaq in progresso di circa il 3%. Gli analisti mantengono tuttavia un atteggiamento prudente, sottolineando che potrebbero servire ancora diversi mesi prima che il commercio energetico marittimo torni pienamente alla normalità e che gli effetti del calo delle quotazioni si riflettano sui prezzi al consumo.

 

Meloni-Takaichi, asse Italia-Giappone su investimenti, tecnologia e sicurezza. Nuove intese dall’Africa all’Artico

Italia e Giappone rafforzano la loro partnership strategica e puntano a estendere la cooperazione ben oltre i tradizionali rapporti economici, spaziando dalla sicurezza energetica alle nuove tecnologie, dall’Africa all’Artico, fino al nucleare civile di nuova generazione. È il messaggio emerso dall’incontro a Roma tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la premier giapponese Sanae Takaichi, alla vigilia di un G7 definito da entrambe “particolarmente importante” per il contesto internazionale. Nelle dichiarazioni congiunte alla stampa, Meloni ha sottolineato la “straordinaria sintonia” che lega le due nazioni, le rispettive leadership e le loro visioni strategiche. Una convergenza che, ha osservato, non si limita al piano bilaterale ma riguarda anche le principali sfide globali. “Italia e Giappone sono naturalmente alleati strategici destinati a lavorare insieme perché sanno che insieme possono incidere sul presente e sul futuro”, ha affermato la premier. Sul piano economico, i due governi intendono rafforzare ulteriormente gli investimenti reciproci e l’interscambio commerciale. In questa prospettiva, nel 2027 sarà convocata una nuova riunione dell’Italy-Japan Business Group, dopo quella tenutasi recentemente a Nagoya. L’obiettivo è favorire una maggiore apertura dei mercati, sostenere le imprese dei due Paesi e sviluppare una collaborazione più stretta sulle materie prime critiche, considerate strategiche per le filiere industriali e tecnologiche. Particolare attenzione è stata dedicata alla sicurezza economica ed energetica. In questo ambito la premier giapponese ha accolto con favore la firma di un memorandum intergovernativo volto a rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento, tema diventato centrale dopo le recenti tensioni geopolitiche e commerciali.

Tra i nuovi ambiti di collaborazione figura anche l’Africa. Roma e Tokyo condividono infatti una visione comune sul ruolo del continente nello sviluppo globale e intendono avviare un dialogo strutturato per creare sinergie tra il Piano Mattei promosso dall’Italia e il Ticad, la Conferenza internazionale di Tokyo sullo sviluppo africano. La cooperazione si estenderà inoltre all’Artico, indicato da Meloni come uno dei quadranti strategici del presente e del futuro, in un contesto in cui le trasformazioni climatiche e le nuove rotte commerciali stanno accrescendo la rilevanza geopolitica della regione. Sul fronte dell’innovazione, Italia e Giappone hanno deciso di approfondire il lavoro congiunto in settori ad alto contenuto tecnologico, a partire dall’intelligenza artificiale e dalle biotecnologie. Tra i temi individuati come prioritari figura anche la prevenzione dei disastri naturali, settore nel quale i due Paesi condividono esperienze e competenze avanzate, in particolare nella gestione del rischio sismico. Tra i dossier destinati a svilupparsi nei prossimi mesi compare anche il nucleare civile di nuova generazione, ambito nel quale Roma e Tokyo intendono intensificare il confronto e la cooperazione tecnologica.

L’incontro ha offerto inoltre l’occasione per un approfondimento sulle principali crisi internazionali. Entrambe le leader hanno accolto con favore il memorandum tra Stati Uniti e Iran, auspicando che possa favorire una rapida normalizzazione della situazione nello Stretto di Hormuz. Meloni ha ribadito l’importanza della riapertura del passaggio marittimo, mentre Takaichi ha espresso l’auspicio che si possa giungere rapidamente a un accordo capace di garantire una navigazione “libera e sicura”, considerata essenziale per la stabilità dei mercati energetici e del commercio internazionale. Le due premier hanno infine annunciato l’intenzione di tornare a incontrarsi entro la fine dell’anno, a margine del G20, con l’obiettivo di presentare nuove iniziative concrete e dare seguito agli impegni assunti nel vertice di Roma.

 

Usa-Iran, von der Leyen: stretto Hormuz sia libero senza pedaggi

‘La liberta’ di navigazione deve essere ripristinata senza pedaggi’. E’ questa la posizione espressa dalla presidente della Commissione europea von der Leyen sull’accordo Iran-Usa ritenendo essenziale il rispetto di tale principio anche per lo stretto di Hormuz perche’ ‘essenziale per la stabilita’ regionale e per l’economia globale’. Secondo von der Leyen l’intesa ‘apre la strada a negoziati piu’ ampi sulla pace e la sicurezza in Medio Oriente e dovrebbe porre fine ai programmi nucleari e balistici dell’Iran e alle sue attivita’ destabilizzanti nella regione’. Quanto agli approvvigionamenti energetici, la presidente della Commissione dice che la Ue deve diversificare le rotte e sviluppare corridoi di esportazione alternativi ‘per non dipendere piu’ dal collo di bottiglia di Hormuz’.

 

Usa-Iran, Lagarde: tregua buona notizia, ma la Bce resta vigile sull’inflazione. Nagel: tutte le opzioni aperte per luglio

La tregua raggiunta tra Stati Uniti e Iran rappresenta una “buona notizia”, soprattutto se porterà alla piena riapertura dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio energetico mondiale. Lo ha affermato la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, in un’intervista a France Culture, sottolineando tuttavia la necessità di mantenere prudenza. “Se questa notizia sarà confermata dagli sviluppi dei prossimi giorni e dalla firma di un memorandum d’intesa, allora è una buona notizia. Possiamo solo accoglierla con favore”, ha dichiarato. La presidente della BCE ha però ricordato che il dossier iraniano resta aperto, poiché “tutta la questione dell’arricchimento dell’uranio deve ancora essere discussa, concordata e definita nell’ambito di un accordo”. Lagarde ha difeso la recente decisione dell’Eurotower di aumentare i tassi d’interesse, nonostante le critiche provenienti da alcuni Paesi europei, in particolare dalla Francia. “Sento le critiche e le comprendo”, ha affermato, spiegando però che il compito della BCE resta quello di impedire che le tensioni sui prezzi si consolidino nell’economia. Secondo la presidente, l’aumento dei prezzi dell’energia causato dalla crisi in Medio Oriente sta già producendo effetti indiretti su numerosi comparti produttivi. “Abbiamo iniziato a vedere questi effetti più o meno ovunque nelle ultime settimane”, ha osservato, segnalando il rischio che lo shock energetico si trasmetta all’inflazione di fondo, ormai attestata attorno al 2,5%. “Se l’inflazione esce dalla bottiglia, rimetterla dentro sarà molto più difficile e molto più costoso”, ha avvertito Lagarde, ribadendo che una fase prolungata di elevata inflazione non sarebbe sostenibile né per le imprese né per i consumatori. A essere maggiormente penalizzate sarebbero soprattutto le famiglie a basso reddito, che destinano una quota significativa delle proprie risorse a beni essenziali come alimentazione, affitti ed energia. La linea di cautela è stata confermata anche dal presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, secondo il quale la BCE mantiene “tutte le opzioni aperte” in vista della riunione di politica monetaria di luglio. Pur riconoscendo l’importanza dell’intesa sul dossier iraniano, Nagel ha osservato che anche un rapido ritorno alla normalità della navigazione nello Stretto di Hormuz non eliminerebbe immediatamente le tensioni sui mercati energetici. “Ci vorranno mesi prima che l’approvvigionamento di petrolio torni alla normalità”, ha sottolineato. Le dichiarazioni dei vertici dell’Eurotower confermano dunque come, nonostante i segnali di distensione geopolitica, la BCE continui a considerare prioritario il controllo dell’inflazione, mantenendo aperta la possibilità di ulteriori interventi sui tassi qualora le pressioni sui prezzi dovessero intensificarsi.

 

Ocse: Pil G20 +0,7% nel primo trimestre, Italia +0,3%

Il Pil dei Paesi del G20 ha mantenuto una crescita stabile, allo 0,7%, nel primo trimestre 2026: è quanto emerge da stime provvisorie pubblicate oggi dall’Ocse. In Italia la crescita del primo trimestre 2026 è dello 0,3%, come nel trimestre precedente.

 

Conti pubblici, Bankitalia:  ad aprile debito in calo a 3.155,3 miliardi

Lo scorso aprile il debito delle Amministrazioni pubbliche è diminuito di 2,9 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 3.155,3 miliardi. E’ quanto si legge nella pubblicazione Bankitalia su Fabbisogno e debito. Il decremento riflette la diminuzione delle disponibilità liquide del Tesoro (21,6 miliardi, a 42,4), parzialmente compensato dal fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (16,6 miliardi) e dall’effetto degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio (2,1 miliardi). Con riferimento alla ripartizione per sottosettori, la diminuzione del debito è imputabile a quella osservata per le Amministrazioni centrali (3,2 miliardi), in parte compensata dall’aumento del debito delle Amministrazioni locali (0,3 miliardi). Il debito degli Enti di previdenza è rimasto invariato. La vita media residua del debito – immutata rispetto al mese precedente – è risultata pari a 7,9 anni. La quota del debito detenuta dalla Banca d’Italia ha continuato a diminuire, collocandosi al 17,3 per cento (dal 17,6 del mese precedente). A marzo (ultimo mese per cui questo dato è disponibile) quella detenuta dai non residenti era diminuita al 35,2 per cento (dal 35,4 per cento del mese precedente), mentre quella detenuta dagli altri residenti (principalmente famiglie e imprese non finanziarie) è aumentata al 14,5 per cento (dal 14,2 per cento del mese precedente). Ad aprile le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 44,0 miliardi, in aumento del 5,0 per cento (2,1 miliardi) rispetto al corrispondente mese del 2025. Nei primi quattro mesi del 2026 le entrate tributarie sono state pari a 173,1 miliardi, in aumento dell’1,8 per cento (3,1 miliardi) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

 

Ivass, da compagnie passi importanti in attuazione obbligo polizze catastrofali

“Il mercato assicurativo ha compiuto un passo importante nell’attuazione del nuovo obbligo di copertura contro i rischi catastrofali, con prodotti generalmente conformi alla normativa e, in molti casi, arricchiti da servizi aggiuntivi”. E’ quanto scrive l’Ivass nella la seconda indagine sull’offerta di polizze a copertura dei rischi catastrofali. L’autorità di vigilanza comunque avvisa come “resta essenziale rafforzare la chiarezza contrattuale, anticipare le verifiche sul valore dei beni assicurati e assicurare che le imprese possano comprendere pienamente limiti, condizioni ed esclusioni della copertura. L’analisi ha riguardato 41 polizze offerte da 38 compagnie, pubblicate sui rispettivi siti internet nel mese di marzo 2026. Si tratta di prodotti “standard”, rivolti in particolare a microimprese e Pmi. Le polizze per le grandi imprese, generalmente costruite su misura, non rientravano nel perimetro dell’indagine. Nella maggior parte dei casi, le coperture rispettano i requisiti previsti dalla normativa in termini di rischi coperti, beni assicurati, criteri di risarcimento, limiti a franchigie e scoperti ed esclusioni. Tra i profili da migliorare si rileva la determinazione del valore dei beni assicurati che in diversi casi resta affidata all’assicurato, mentre la compagnia verifica la congruità della somma assicurata solo al momento del sinistro.C’è poi da migliorare la trasparenza delle informazioni nei casi in cui siano offerti servizi di assistenza e pronto intervento:deve essere chiarito con precisione quando i costi sono a carico dell’assicurato e quando possono essere rimborsati dalla compagnia.

Usura, operativa riforma Fondo prevenzione Mef: ampliato e semplificato accesso al credito per famiglie e Pmi a rischio

È operativa dal 15 giugno 2026 la riforma del Fondo MEF per la prevenzione del fenomeno dell’usura che rinnova e rafforza uno strumento già presente sul territorio, basato sull’azione dei Confidi, delle Fondazioni e Associazioni antiusura. Dalla sua istituzione il Fondo ha consentito l’accesso al credito per oltre 2 miliardi di euro a famiglie e piccole e medie imprese in temporanea difficoltà, contribuendo a prevenire il ricorso a circuiti illegali. A trent’anni dalla sua introduzione (art. 15 della Legge n. 108/1996), si è reso necessario un aggiornamento per adeguarlo al nuovo contesto. Con il Decreto Ministeriale del 27 febbraio 2026, attuativo della Legge di Bilancio 2025, il Fondo viene quindi rafforzato e aggiornato, introducendo diverse novità. In primo luogo, la riforma consente un monitoraggio più puntuale dell’utilizzo delle risorse, anche grazie a un rinnovato sistema informativo. Viene inoltre valorizzata l’attività di Confidi, Fondazioni e Associazioni che dimostrano nel tempo una maggiore capacità di utilizzare efficacemente i fondi a favore di famiglie e PMI. La nuova disciplina, coordinata con il Fondo di garanzia per le PMI, semplifica e rende più chiare le regole operative, ora raccolte in apposite Disposizioni operative disponibili sul sito del Dipartimento del Tesoro. La riforma amplia inoltre l’ambito di intervento del Fondo includendo nuove operazioni, come il microcredito, aprendo a nuovi soggetti finanziatori (intermediari finanziari e operatori di microcredito) oltre alle banche, estendendo tipologie e durata dei finanziamenti, aumentando la possibilità di finanziamenti diretti (fino a 40.000 euro) da parte dei Confidi e introducendo costi calmierati (0,50% dell’importo) per l’accesso delle PMI alle garanzie e ai finanziamenti diretti dei Confidi. Sul sito del Dipartimento del Tesoro, che gestisce il Fondo, è pubblicato l’elenco – suddiviso per regione – di Confidi, Fondazioni e Associazioni a cui famiglie e PMI a rischio usura possono rivolgersi per l’attivazione delle garanzie sui finanziamenti o per accedere a piccoli prestiti. I Confidi già abilitati secondo il precedente sistema potranno continuare a rilasciare garanzie con le risorse del Fondo fino al 31 dicembre 2026. Entro tale data dovranno accreditarsi secondo le nuove regole per avviare ulteriori operazioni. Le Fondazioni e le Associazioni avranno tempo fino al 26 febbraio 2027 per adeguarsi. Nel frattempo potranno continuare a operare secondo la normativa precedente.

 

Dall’Ue 690 milioni per l’espansione della rete elettrica in Egitto

L’Unione europea annuncia la mobilitazione di 690 milioni di euro per modernizzare ed espandere la rete elettrica nazionale egiziana. Si tratta del primo progetto di finanziamento lanciato nel quadro dell’iniziativa di Cooperazione transmediterranea per le energie rinnovabili e le tecnologie pulite (T-Med), che ha preso il via la scorsa settimana. Nello specifico, 600 milioni di euro di prestiti saranno concessi dalla Banca europea per gli investimenti e fino a 90 milioni di euro saranno mobilitati direttamente dalla Commissione europea in forma di sovvenzioni. L’obiettivo, spiega Palazzo Berlaymont in una nota, è integrare 22 GW di energia rinnovabile entro il 2030, sufficienti ad alimentare 10 milioni di abitazioni nel paese. L’iniziativa potenzierà le sottostazioni e le linee di trasmissione critiche nelle regioni del Mar Rosso e del Golfo di Suez. L’avvio dei lavori è previsto per il 2027, con i primi flussi di energia rinnovabile attesi entro il 2028.

 

Tunnel subportuale di Genova, Aspi riapre al traffico il nuovo collegamento in quota tra la sopraelevata portule e il varco di San Benigno

Torna percorribile un accesso fondamentale per i collegamenti dal porto alla città. È stato, infatti, aperto oggi pomeriggio il nuovo tracciato in quota tra la sopraelevata portuale e il varco di San Benigno, previsto nell’ambito della prima fase della cosiddetta “Opera B” del Tunnel Subportuale. Intervento strategico per la mobilità dell’area, pensato per migliorare la fluidità e l’efficienza dei collegamenti, è stato realizzato grazie all’impegno medio di 120 persone al giorno. Il nuovo tratto, interrotto oltre un anno fa con la demolizione del giro Lanterna, ripristina il collegamento diretto tra Varco Etiopia e il varco di San Benigno, sviluppandosi per circa 220 metri alla quota di 16 metri sul livello del mare. Il nuovo collegamento rappresenta un passaggio significativo nel potenziamento della viabilità dell’area portuale e urbana e si inserisce nel più ampio quadro di rinnovamento e miglioramento degli accessi al porto, determinato anche dall’assetto previsto dal progetto del Tunnel Subportuale. L’“Opera B” si compone di un viadotto e di una galleria stradale, stradale che sovrappassa la galleria ferroviaria “nuova Romairone” aperta a marzo di quest’anno, infrastrutture progettate per assicurare continuità al nuovo asse viario. Da oggi viene messa a disposizione una carreggiata a doppio senso di marcia e, entro la fine dell’anno, l’intervento sarà completato con l’apertura di due corsie per senso di marcia. In particolare, verrà completata la galleria stradale, prosecuzione del viadotto: un tunnel artificiale studiato per consentire la futura realizzazione del Parco della Lanterna, che si svilupperà in corrispondenza dell’imbocco Est del Tunnel fino all’attuale piazzale del Museo della Lanterna. La nuova galleria, una volta completata, avrà una lunghezza di circa 120 metri, un’altezza interna di circa 6 metri e una larghezza di circa 21 metri. La realizzazione dell’opera prevede l’impiego di 265 conci e 150 travi prefabbricate, a conferma della rilevanza costruttiva e ingegneristica dell’intervento. Al di sopra della galleria sorgerà il futuro Parco della Lanterna, intervento che contribuirà alla riqualificazione urbana e paesaggistica dell’area, rafforzando il collegamento tra San Benigno e il complesso della Lanterna attraverso un nuovo percorso ciclopedonale. L’opera si inserisce così in una più ampia visione di integrazione tra infrastrutture, accessibilità e valorizzazione del contesto urbano.

 

Confindustria Varese, Zls per Malpensa è una priorità. Serve un fondo per le zone di confine italo-elvetiche

Un fondo per le zone di confine con la Svizzera e il riconoscimento di Zona Logistica Semplificata per Malpensa, sono le due priorità degli industriali di Varese.
“Raccogliamo i nostri sforzi al di là delle diverse appartenenze politiche e di rappresentanza – dice nel suo intervento all’assemblea generale il presidente di Confindustria Varese Luigi Galdabini – dare vita a una gestione intelligente del “Fondo per lo sviluppo economico e il potenziamento delle infrastrutture delle zone di confine italo-elvetiche”. Una partita fondamentale per il futuro del Nord della nostra provincia, che arriverà perfettamente a regime quando il Fondo potrà contare su una dotazione di 220 milioni all’anno. Il secondo punto fermo è la costituzione di una ZLS intorno all’aeroporto di Malpensa. Un’area dove lo Stato possa introdurre procedure amministrative più rapide e agevolazioni per favorire investimenti, sviluppo manifatturiero e logistico. Riparta da qui la rappresentanza del territorio ad ogni livello di governo”.

Cooperative di progettazione Legacoop:  filiera più forte dopo il Pnrr, investimenti e politiche industriali per non disperdere il patrimonio costruito

Dopo una stagione straordinaria di investimenti, la cooperazione della progettazione e dell’ingegneria guarda al futuro con maggiore solidità, competenze e capacità progettuale. La questione che si apre ora è come valorizzare questo patrimonio in una fase in cui si esauriscono le grandi misure straordinarie che hanno sostenuto gli investimenti negli ultimi anni. Rigenerazione urbana, transizione energetica, innovazione tecnologica e sviluppo delle infrastrutture rappresentano alcune delle principali direttrici lungo le quali si orienterà la domanda di progettazione nei prossimi anni. Un percorso che vede la cooperazione pronta a mettere a valore il patrimonio di competenze e capacità costruito nel corso dell’ultima stagione di investimenti. È questo il messaggio emerso da “Progettare OLTRE”, l’Assemblea nazionale delle Cooperative di Progettazione e Ingegneria di Legacoop Produzione e Servizi che si è svolta venerdì 12 giugno nella Sala Trecentesca del Palazzo Pretorio di Gubbio. L’iniziativa, promossa da Legacoop Produzione e Servizi in collaborazione con Cooprogetti e Legacoop Umbria, con il patrocinio della Regione Umbria e del Comune di Gubbio, ha fatto tappa quest’anno in Umbria in occasione del cinquantesimo anniversario di Cooprogetti, storica cooperativa eugubina che rappresenta una delle realtà più significative della cooperazione italiana nel campo della progettazione e dell’ingegneria.

A delineare il quadro del settore durante la mattinata sono stati i dati della ricerca “Le prospettive delle cooperative di produzione e servizi tra rincari e PNRR”, realizzata da Prometeia e Area Studi Legacoop. Lo studio evidenzia come la filiera cooperativa delle costruzioni, della progettazione e dei beni culturali abbia registrato nel triennio 2022-2024 una crescita media del fatturato del 10,4% annuo, quasi quattro volte superiore alla media della cooperazione italiana. Tra i comparti più dinamici spicca quello della progettazione e dell’ingegneria, che ha fatto segnare una crescita del 17,3%. La ricerca evidenzia inoltre un miglioramento della produttività, della redditività e della solidità patrimoniale delle cooperative. La crescita registrata negli ultimi anni si è tradotta anche in un maggior valore redistribuito a lavoratori e territori: aumenta infatti il peso del costo del lavoro, sostenuto anche dai rinnovi dei contratti collettivi nazionali, mentre la marginalità industriale si mantiene stabile intorno al 5%, confermando la capacità delle cooperative di coniugare competitività, qualità del lavoro e sostenibilità d’impresa. Con circa 100 miliardi di euro destinati al settore delle costruzioni, pari al 52% delle risorse complessive del Piano, il PNRR ha rappresentato un fattore decisivo per il rilancio degli investimenti e della filiera. Con l’attuazione del Piano ormai nella fase finale, il confronto si concentra ora sulle prospettive di medio e lungo periodo del settore. Al centro dell’Assemblea il tema delle condizioni necessarie per sostenere una nuova stagione di investimenti e il ruolo che la progettazione sarà chiamata a svolgere nelle trasformazioni che interessano il Paese.

“Le cooperative della progettazione e dell’ingegneria, insieme all’intera filiera, hanno contribuito alla realizzazione degli interventi del PNRR e hanno saputo rafforzare competenze, organizzazione e capacità competitiva. Oggi la priorità è valorizzare questo patrimonio e metterlo a disposizione delle nuove esigenze del Paese. Rigenerazione urbana, transizione energetica, innovazione tecnologica e sviluppo infrastrutturale rappresentano alcuni dei principali ambiti nei quali la progettazione sarà chiamata a svolgere un ruolo sempre più rilevante”, ha dichiarato Daniele Branca, Responsabile del Settore Progettazione e Ingegneria di Legacoop Produzione e Servizi. “Il PNRR ha rappresentato una leva straordinaria per la crescita della filiera, ma oggi dobbiamo interrogarci su cosa verrà dopo. La questione non è soltanto completare il Piano, ma costruire una prospettiva di sviluppo in una fase in cui non si intravedono programmi di investimento pubblico della stessa portata. Per questo servono politiche industriali di prospettiva, capaci di sostenere gli investimenti e attrarre capitali privati. Occorre inoltre rafforzare gli strumenti di dialogo e progettazione condivisa tra pubblico e privato e valorizzare maggiormente le opportunità offerte dalla finanza di progetto”, ha dichiarato Andrea Laguardia, Vicepresidente e Direttore di Legacoop Produzione e Servizi.

“L’Assemblea nazionale delle cooperative di progettazione e ingegneria a Gubbio ha rappresentato per Legacoop Umbria un momento particolarmente significativo, perché ha unito la riflessione sul futuro del settore alla celebrazione dei 50 anni di Cooprogetti, una cooperativa nata in questo territorio e capace di crescere fino a diventare una realtà di rilievo nazionale e internazionale. La cooperazione, nella sua storia, ha dimostrato di sapersi rinnovare nei momenti di cambiamento: anche oggi può dare un contributo importante, con un modello democratico, partecipativo e radicato nelle comunità”, ha dichiarato Danilo Valenti, presidente Legacoop Umbria. “Il settore della progettazione cooperativa in Umbria è strategico perché rafforza competenze, crea opportunità per i giovani e sostiene lo sviluppo dei territori. Con il Coordinamento Italia Mediana vogliamo consolidare questo percorso, collegando l’Umbria alle regioni vicine e valorizzando nuovi ambiti di crescita: infrastrutture, aerospazio, tecnologie digitali e innovazione”, ha dichiarato Matteo Ragnacci, presidente Legacoop Produzione e Servizi Umbria.

 

Iren, a Genova entro il 2030 un miliardo di investimenti. Per il Comune cedola di 34 milioni di euro

Oltre sei miliardi e 600 mila euro di ricavi consolidati, un contributo complessivo al Prodotto interno lordo di 4,3 miliardi, un miliardo di investimenti a Genova entro il 2030 e una cedola per il Comune di 34 milioni. Sono solo alcuni dei numeri dello studio Il valore generato da Iren per il territorio e per l’Italia, realizzato da Teha Group sul modello dei quattro capitali (economico, sociale, cognitivo e ambientale) e presentato oggi. I ricavi consolidati sono passati da quattro miliardi nel 2018 a 6,6 nel 2025 con un tasso medio annuo di crescita del +7,2%. Il gruppo ha generato in provincia di Genova 585 milioni di ricavi, con 244 milioni di valore aggiunto direttamente generati nella provincia. Acquistati beni e servizi per 1,4 miliardi da 3.386 fornitori italiani, di cui oltre l’85% piccole e medie imprese. A livello nazionale il contributo complessivo al Pil italiano raggiunge 4,3 miliardi. In Liguria è pari al 469 milioni nel 2025 equivalenti a circa l’1% del Pil regionale. “Iren si conferma uno straordinario volano di crescita e sviluppo per il sistema Paese e per il territorio di Genova in particolare – ha spiegato Luca Dal Fabbro, presidente esecutivo – ed evidenzia la solidità di un modello industriale capace di generare valore economico, sociale e ambientale. A questo territorio nel solo 2025 sono stati destinati 525 milioni di investimenti, e dal 2018 al 2025 sono stati distribuiti alla Città di Genova 215 milioni di dividendi”.
“L’impatto del nostro gruppo – ha sottolineato Gianluca Bufo, amministratore delegato – è triplicato negli ultimi tre anni e il piano industriale al 2030 prevede, solo per questa area, più di un miliardo di investimenti destinati al sistema acquedottistico e della depurazione, alle reti gas e alle fonti energetiche”. Numeri importanti anche per quanto riguarda l’occupazione: nel 2025 Iren conta 11.908 dipendenti a livello nazionale, in crescita del +7.8% medio annuo dal 2018.

 

Somec si aggiudica contratti da 60 mln con cantiere finlandese

Somec, specializzata nell’ingegnerizzazione, produzione e messa in opera di progetti complessi chiavi in mano nell’ingegneria civile e navale, ha sottoscritto contratti con un primario cantiere finlandese per un valore complessivo di 60 milioni di euro. L’ordine, a beneficio della divisione Horizons, sistemi ingegnerizzati di architetture navali e facciate civili, riguarda la fornitura chiavi in mano di sistemi vetrati integrati su tre nuove unita’ da crociera. L’accordo consolida e amplia ulteriormente un rapporto gia’ in essere, grazie a due opzioni che si convertono in ordini, la cui commessa era stata resa nota a luglio 2025, e a una terza nuova unita’. I lavori si articoleranno tra il 2027 e il 2031, con effetti economici ripartiti lungo l’intera durata del programma. ‘Ribadiamo con soddisfazione la nostra presenza come partner di alcuni dei programmi cantieristici piu’ ambiziosi oggi attivi a livello mondiale, e la complessita’ degli interventi affidati a Somec ne riflette pienamente la portata. Soluzioni di apertura motorizzata verticale, architetture vetrate articolate su diverse tipologie di spazio, risposte tecniche sviluppate su misura per navi che pongono costantemente nuovi standard progettuali: e’ in questo perimetro che le competenze della divisione Horizons trovano la loro applicazione piu’ qualificata. In tutto cio’, la continuita’ su piu’ unita’ consecutive della stessa serie rappresenta, per tutto il Gruppo, la forma piu’ concreta di riconoscimento’, ha commentato in una nota il presidente di Somec, Oscar Marchetto.

Gse: Cer, assegnati altri 202 milioni dal Pnrr con il terzo atto di concessione

Nuovo avanzamento per la misura PNRR dedicata alle Comunità Energetiche Rinnovabili e all’autoconsumo. Il GSE ha pubblicato il terzo atto di concessione, che assegna contributi in conto capitale a ulteriori 5.296 soggetti beneficiari per un importo di 202,6 milioni di euro. Le nuove risorse si sommano ai 361,2 milioni già concessi con i primi due atti, portando il totale complessivo a 563,8 milioni di euro e a più di 24 mila soggetti beneficiari ammessi al contributo. Il Gestore dei Servizi Energetici prosegue così l’attività di assegnazione dei fondi PNRR disponibili per la misura, in coerenza con le scadenze previste dal Piano, puntando a raggiungere entro fine mese circa 30 mila iniziative finanziate. Per le Comunità Energetiche Rinnovabili sono inoltre previste nuove risorse: nel corso dell’audizione in Parlamento sulla rimodulazione del PNRR, infatti, il ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, ha annunciato il reperimento da parte del Governo di 173 milioni di euro aggiuntivi destinati alle CER.

 

Ita Airways e Atitech rinnovano e potenziano il rapporto di collaborazione

Ita Airways e Atitech hanno raggiunto un’intesa preliminare sui principali termini di un nuovo accordo relativo alle attività di manutenzione degli aeromobili della compagnia. L’eventuale finalizzazione dell’accordo resta soggetta alle necessarie approvazioni di corporate governance di ITA Airways e di Atitech, secondo le procedure previste. L’intesa preliminare si inserisce nel percorso di rafforzamento dei processi operativi e industriali della Compagnia, con l’obiettivo di assicurare un presidio sempre più efficace delle attività manutentive a supporto della flotta, introducendo misure di efficientamento tecnico-organizzativo volte a ottimizzare la pianificazione e l’esecuzione dei servizi manutentivi, rafforzando al tempo stesso il coordinamento tra le rispettive strutture tecniche. I nuovi termini dell’intesa sono finalizzati a favorire una gestione più flessibile delle attività di manutenzione, attraverso un rinnovato modello di collaborazione maggiormente orientato alle nuove esigenze di ITA Airways con lo scopo di efficientare ulteriormente il servizio e le performance. In particolare, l’intesa prevede il rafforzamento del presidio dedicato alle attività svolte per ITA Airways, anche attraverso una più ampia disponibilità di risorse certificate dedicate. Le novità previste si inseriscono in un percorso evolutivo volto non solo a migliorare gli aspetti operativi della collaborazione, ma anche a consolidare il rapporto tra ITA Airways e Atitech, orientandolo verso un modello fondato su maggiore integrazione, trasparenza e responsabilità condivisa. “Siamo soddisfatti dell’intesa preliminare raggiunta con Atitech, che rappresenta un passaggio importante nel percorso di rafforzamento delle attività manutentive a supporto della nostra flotta”, ha dichiarato Joerg Eberhart, amministratore delegato e direttore generale di ITA Airways. “L’obiettivo è costruire un modello di collaborazione ancora più efficace, fondato su qualità, flessibilità, fiducia e responsabilità. Auspichiamo che, una volta completato il previsto iter approvativo, questo nuovo accordo possa aprire una nuova fase nei rapporti tra le parti orientata a soddisfare le crescenti esigenze operative ed alla creazione di valore per la Compagnia e per i nostri clienti”. Gianni Lettieri, presidente di Atitech, ha aggiunto: “Questo accordo potrà rafforzare ed ampliare la sinergia tra due realtà che rappresentano un asset strategico per il sistema industriale del Paese. Atitech conferma il proprio impegno nel supportare la crescita di ITA Airways, mettendo a disposizione del partner una struttura organizzativa solida e competenze tecniche altamente specializzate, maturate in decenni di esperienza nel settore. Il nostro obiettivo è affiancare la Compagnia nel suo percorso di sviluppo, garantendo un servizio tempestivo, puntuale e in linea con le sue crescenti esigenze operative, assicurando quegli standard di eccellenza e affidabilità necessari per sostenere la competitività e l’efficienza della flotta, in una visione di lungo periodo condivisa con il nostro partner strategico e nello spirito di una rinnovata collaborazione nell’interesse delle due aziende”.

Cdp Bnl, Sace e Simest  sostengono la crescita internazionale di eFM

Cassa Depositi e Prestiti, BNL BNP PARIBAS, SIMEST (Gruppo CDP) e SACE annunciano il closing di un’operazione congiunta a sostegno dello sviluppo internazionale di eFM, Gruppo italiano leader nei servizi digitali per la progettazione e la gestione degli immobili. L’operazione contribuisce all’acquisizione da parte di eFM di due società già attive come distributori dei prodotti eFM in Nord America e operative in settori chiave come sanità, Pubblica Amministrazione, corporate ed education: Applied Data Systems Inc. e Horizant Solutions Inc. Grazie a queste acquisizioni, eFM potrà rafforzare la propria presenza negli Stati Uniti e avviare un presidio diretto anche in Canada, accelerando il percorso di crescita internazionale e consolidando un modello industriale già sviluppato con successo in Europa e Sud America. L’espansione internazionale sarà accompagnata anche da un rafforzamento della base italiana del Gruppo, attraverso un incremento delle competenze tecniche e progettuali a supporto delle attività globali. Nel dettaglio, l’operazione è stata sostenuta da CDP, BNL BNP PARIBAS e SIMEST con un impiego di risorse per complessivi 10 milioni di euro, rispettivamente con quote pari a 3 milioni, 3 milioni e 4 milioni di euro. All’intervento di SIMEST hanno contribuito anche le risorse della Sezione Venture Capital e Investimenti Partecipativi del Fondo 394/81, gestito in convenzione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

SACE è intervenuta rilasciando tre garanzie finanziarie, a supporto dell’acquisizione delle due società in Nord America e degli investimenti in Italia per lo sviluppo del software del Gruppo, elemento strategico per rafforzarne la competitività sui mercati esteri. L’intervento congiunto di CDP, BNL BNP PARIBAS, SIMEST e SACE conferma il ruolo chiave degli attori istituzionali nel sostenere la crescita internazionale delle imprese italiane e nel rafforzare la competitività del Made in Italy sui mercati globali.

Daniele Di Fausto, CEO eFM Global, ha dichiarato: “Ringraziamo CDP, BNL BNP PARIBAS, SIMEST e SACE per aver creduto nella nostra capacità di sviluppare modelli avanzati per la gestione e la valorizzazione degli spazi, attraverso un approccio che integra dati, servizi e infrastrutture digitali mettendoli al servizio di esperienze in grado di generare valore e impatto. Il loro impegno contribuisce alla competitività del Made in Italy a livello globale e rappresenta per noi il riconoscimento di una traiettoria industriale che nasce da competenze profonde e si sviluppa nei principali mercati del mondo, portando una visione nuova per rispondere alle complessità del real estate contemporaneo. Questa operazione ci consente di accelerare il nostro percorso di crescita internazionale e di consolidare la nostra leadership nella gestione digitale dei luoghi come esperienze”.

 

Fincantieri, Lares Technologies vince il primo Maritime Security Hackathon

Fincantieri, in collaborazione con Talent Garden e Silicon Mountain, ha concluso il Maritime Security Hackathon, due giornate di lavoro che hanno riunito startup, innovatori, rappresentanti delle istituzioni, del mondo della Difesa e dell’industria per sviluppare nuove soluzioni tecnologiche dedicate alla sicurezza marittima. Oltre 70 i partecipanti. Il primo premio è stato assegnato al team Lares Technologies.
Nella due giorni, 5 team hanno sviluppato dei Minimum Viable Product per la validazione di soluzioni applicate a scenari operativi reali. I prototipi, informa una nota del Gruppo, focalizzati sulla Difesa marittima e protezione delle infrastrutture critiche subacquee, sono stati connessi a sistemi hardware reali per una prima dimostrazione operativa, integrando tecnologie come visori VR, sensori e sistemi radar. I progetti sono stati poi presentati a una giuria composta da esperti del Gruppo Fincantieri, del settore della Difesa e del venture capital.
A vincere è stato il team Lares Technologies, realtà attiva nello sviluppo di soluzioni tecnologiche avanzate per il coordinamento di sistemi autonomi e piattaforme multi-dominio, che si è distinta per la capacità di sviluppare una soluzione in grado di facilitare la gestione integrata di molteplici veicoli tra dominio subacqueo, di superficie e aereo, con funzionalità di coordinamento tra vessel manned e unmanned. Una menzione speciale è stata poi attribuita al progetto EchoLock.
Il Maritime Security Hackathon, spiega la nota, si inserisce nel più ampio percorso di evoluzione dell’innovazione nel dominio della sicurezza marittima. L’iniziativa riflette l’approccio di Fincantieri a operare come catalizzatore di competenze e tecnologie. Le soluzioni selezionate accederanno a un percorso dedicato di accelerazione all’hub Agorai di Trieste, con il supporto di Fincantieri e dei partner dell’iniziativa.

 

Studio T&E sul potenziale di elettrificazione dei traghetti: nel 2035 l’80% delle rotte potrà essere zero emission

Il potenziale di elettrificazione dei traghetti in Italia è tra i più elevati in Europa. L’80% dei traghetti che oggi bruciano carburanti fossili nei loro motori, al 2035 potrebbe essere sostituito – in termini di capacità tecnologica – da versioni full-electric o ibride, che in tre casi su quattro risulterebbero anche più economicamente convenienti da operare per gli armatori, nell’intero arco di vita dell’imbarcazione. È quanto emerge da una recente analisi di T&E, principale gruppo europeo indipendente per la decarbonizzazione dei trasporti, che oggi, a Portoferraio, sull’Isola d’Elba, presenta il suo ultimo studio nel corso dell’evento “il Corridoio Blu”, che riunisce istituzioni europee, nazionali e regionali, soggetti dell’impresa, della società civile, della ricerca e della medicina. La flotta di traghetti che opera in Italia ha un’età media di 33 anni (circa 7 in più rispetto alla media europea), e causa l’emissione di circa 2,4 Mt annui di CO2, pari al 40% di quanto emesso da tutti i traghetti nell’intero Mar Mediterraneo. Queste imbarcazioni, in un anno, passano più di 800.000 ore nelle prossimità dei porti, anche da ferme, causando l’emissione di inquinanti tossici come ossidi di zolfo (SOx), di azoto (NOx) e particolato (PM₂.₅). L’analisi rileva che Napoli è la città che ha registrato i livelli più elevati di inquinamento da SOx causato dai traghetti in Italia, un valore 4 volte superiore a quanto emesso cumulativamente dalle oltre 500.000 auto che circolano nel capoluogo campano. Ugualmente, nelle città portuali che collegano lo Stretto di Messina le emissioni di SOx causata dai traghetti sono tra le 10 e le 170 volte superiori all’inquinamento causato dalle auto che, così come per Portoferraio (circa 165 volte l’inquinamento delle auto), Piombino (circa 72 volte in più) e Livorno (17 volte più elevati). Sebbene nel 2025 sia entrata in vigore una SECA, un protocollo internazionale che fissa limiti severi di emissioni di zolfo e che stimola gli operatori ad adottare carburanti più puliti o ricorrere all’uso di scrubber, permettendo di ridurre sensibilmente i livelli di inquinamento atmosferico, l’elettrificazione è l’unica tecnologia che permette di azzerare la produzione di tali sostanze. Sostituire gli attuali traghetti con versioni full-electric (o ibride, per le rotte che non possono essere totalmente elettrificate), permetterebbe di abbattere drasticamente tanto le emissioni di CO2, quanto quelle di inquinanti locali che affliggono le città portuali italiane, consentendo a chi opera traghetti di risparmiare sul costo totale di possesso del mezzo lungo la vita utile. Si tratta di una soluzione win-win che fa bene al clima, alla salute dei cittadini delle città portuali, ai bilanci delle aziende di trasporto marittimo; e che persegue un paradigma di turismo sostenibile.

L’analisi della fattibilità tecnica – in funzione della stazza delle navi e delle rotte servite – evidenzia che già nel 2030 sarebbe possibile sostituire l’80% dei traghetti con versioni elettriche o ibride, sebbene in un 22% dei casi questa opzione risulterebbe più onerosa per gli armatori. Ma al 2035, la sostituzione con mezzi elettrici sarebbe l’opzione più economica nei tre quarti (76%) dei casi, facendo coincidere gli interessi di chi opera le rotte e con la tutela del clima e dell’ambiente. Tanto al 2030 quanto al 2035, rimarrebbe circa un 20% dei traghetti tecnicamente impossibile da elettrificare: si tratta di quelle navi di stazza molto maggiore, che servono rotte nazionali o internazionali di lunga percorrenza, come la connessione Civitavecchia-Barcellona o Ancona-Patrasso, e per le quali l’opzione dell’elettrificazione diretta risulterebbe impraticabile. La maggior efficienza energetica della navigazione elettrica, secondo l’analisi di T&E, si traduce in un vantaggio dal punto di vista dei costi operativi per le società che operano i traghetti: il passaggio a mezzi a batterie alimentate da elettricità permette di ridurre considerevolmente i consumi energetici (nonché di sottrarsi alla volatilità di prezzo dei carburanti fossili) e di azzerare i costi per conformarsi alle normative europee, che richiedono uno sforzo di decarbonizzazione al comparto. La sostituzione degli attuali traghetti, con versioni elettriche e ibride, permetterebbe di risparmiare circa €1,7 miliardi, su un periodo di 30 anni rispetto alle alternative, pari a circa il 20% dei costi operativi. Risparmi che, T&E ricorda, sarebbe opportuno fossero riflessi sul costo del biglietto, a beneficio dei cittadini e viaggiatori.

“L’Italia ha il più evidente problema di inquinamento causato dai traghetti in Europa, ma ha anche il potenziale per risolverlo. I nostri traghetti utilizzano una tecnologia ormai superata; hanno decenni di vita, bruciano fonti fossili che inquinano l’aria e causano emissioni di CO2 e sono costosi da gestire. L’elettrificazione del comparto risolverebbe ognuno di questi problemi ed è un’opportunità che l’Italia non deve perdere” ha dichiarato Carlo Tritto, Sustainable Fuels Manager di T&E Italia. Che aggiunge: “Questa transizione sarebbe una vittoria per tutti: le città di porto tornerebbero ad avere un’aria respirabile, lo Stato conseguirebbe un importante taglio delle emissioni ai fini degli obiettivi di decarbonizzazione, mentre per gli armatori sono attesi risparmi economici consistenti.

 

Stadio Pietralata (Roma), parte la conferenza dei servizi

È stata emanata la prima ordinanza del Commissario straordinario per la realizzazione e il compimento delle opere necessarie e strettamente funzionali allo svolgimento della fase del campionato europeo di calcio ”Uefa Euro 2032”, ing. Massimo Sessa. Il provvedimento mira ad imprimere un’accelerazione alla procedura di valutazione e approvazione del Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica (P.F.T.E.) presentato dalla società ‘A.S. Roma per la realizzazione e gestione del nuovo stadio di calcio nell’area di Pietralata, dichiarato “di interesse strategico nazionale”. L’ordinanza permette di procedere a un coordinamento della normativa esistente e di ridurre alcuni termini delle singole fasi procedimentali, provvedendo, contestualmente, a disciplinare in maniera dettagliata la procedura volta all’ottenimento del provvedimento di autorizzazione unico e a indire la Conferenza di Servizi decisoria.

“L’avvio della Conferenza dei Servizi rappresenta un passaggio fondamentale per il futuro Stadio della Roma a Pietralata e per il percorso che porterà la città a dotarsi di una nuova infrastruttura sportiva moderna e sostenibile e pienamente integrata con il territorio. È il frutto del serio lavoro svolto dall’Amministrazione in questi anni con un doppio passaggio in Assemblea Capitolina che ha consentito di definire e consolidare l’interesse pubblico dell’opera. Continueremo a lavorare insieme a tutte le istituzioni coinvolte per garantire tempi certi, massima trasparenza e rigorose valutazioni con l’obiettivo di cogliere le opportunità legate agli Europei del 2032 e di realizzare un’opera strategica per tutta la Capitale”. Così il sindaco, Roberto Gualtieri.

“Ci siamo: con l’ordinanza del Commissario Sessa firmata oggi prende il via la fase finale per l’autorizzazione del nuovo Stadio della Roma. Come Amministrazione capitolina continueremo a seguire e supportare questo importante progetto per la città e per i tifosi” è quanto dichiara l’Assessore all’Urbanistica, Maurizio Veloccia.

Il Ministro per lo sport, Andrea Abodi: “La prima ordinanza firmata oggi dal Commissario straordinario per gli stadi, ing. Massimo Sessa, nominato dal Governo e pienamente operativo sul portafoglio dei dossier delle città candidate a UEFA EURO 2032, rappresenta un passaggio decisivo per semplificare e accelerare l’iter relativo alla realizzazione del nuovo Stadio della AS Roma a Pietralata, opera dichiarata di interesse strategico nazionale e inserita tra gli interventi funzionali all’organizzazione della competizione europea. Procedure più snelle, tempi certi e pieno coordinamento tra le amministrazioni – Comune e Regione – consentiranno di ridurre a 90 giorni il percorso autorizzativo, garantendo al tempo stesso il rispetto delle valutazioni ambientali, della trasparenza e della legalità. Un modello di semplificazione amministrativa al servizio di impianti moderni, accessibili, sostenibili e capaci di lasciare un’eredità duratura per lo sport, i territori e i cittadini, che il Commissario Sessa, sotto il coordinamento del Governo, metterà a disposizione delle amministrazioni e dei promotori delle opere finalizzate a UEFA EURO 2032 che contribuiranno a cambiare il volto degli stadi italiani”.

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