IL BILANCIO DI UNA PRESIDENZA
Molti lavori rincorrendo le emergenze, poche riforme. Brancaccio, addio con rimpianto: “La maledizione della Rigenerazione urbana, ora adattare il modello Pnrr ai fondi Ue”. E Salvini fa i conti sul Piano di ripresa e resilienza

Federica Brancaccio ai festeggiamenti degli 80 anni dell'Ance
Federica Brancaccio lascia la guida dell’Ance, l’8 luglio sarà eletto il nuovo presidente dei costruttori. I festeggiamenti degli 80 anni dell’Associazione dei costruttori sono stati anche l’occasione per fare un bilancio della Presidenza 2022-2026. Il segno è positivo, sono stati anni di cantieri, di lavori eseguiti e non solo avviati, di fatturati crescenti e di maggiore solidità per le imprese. Il Pnrr è stato portato in gran parte a casa, il caro materiali ha messo a dura prova le imprese ma il sistema ha retto anche grazie ai decreti Aiuti (nonostante manchino all’appello ancora 2 miliardi per il 2024-2025). Non manca, però, qualche rimpianto, sia pur velato, tenuto basso, giustificato: se si fa eccezione per il codice appalti, sono mancate le riforme che pure erano apparecchiate sul tavolo da inizio legislatura: il testo unico dell’edilizia, ormai sul filo, dopo quattro anni di promesse mancate, solo un miracolo può recuperarlo in extremis a fine legislatura; della riforma urbanistica non si è fatto neanche in tempo a cominciare a discutere; la rigenerazione urbana è il rimpianto più grande. “La maledizione della rigenerazione urbana – dice Brancaccio – vedremo fallire anche il settantasettesimo tentativo”. Quanto al Piano casa, “lo abbiamo proposto per anni, nella speranza si potesse dare vita a una politica capace di rispondere a una domanda in grande crescita”, mentre alla fine sarò solo “una risposta di emergenza a un’emergenza”.
Si capisce che Brancaccio, nella serata dell’addio, non vuole affondare il colpo contro il governo. “E’ stato un periodo in cui le emergenze si sono susseguite – dice – e non possiamo sapere se, in assenza di queste emergenze, quelle riforme sarebbero state portate a termine”. Diventa l’emergenza, così, la protagonista di questo quadriennio: l’emergenza ha spinto i lavori, a partire dal Pnrr, l’emergenza ha frenato le riforme che avrebbero dovuto mettere l’edilizia e le costruzioni in grado di muoversi su un terreno chiaro e risolto di regole, come i costruttori avevano chiesto, con lucidità, da inizio legislatura.
Restano solo le soddisfazioni del PNRR, il bilancio atteso è positivo e il Paese deve essere grato alle imprese per i target raggiunti. “Credo che la sfida che resti ora – dice Brancaccio – si trasferire il modello PNRR, che ha funzionato con i suoi target e le suue scadenze, anzitutto ai fondi europei di coesione”.
Il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, in una videointervista fatta a Milano che viene proiettata nello spettacolare scenario del Museo etrusco di Villa Giulia, fra una battuta sulle inchieste della magistratura “che non produrranno seguito” e una sul Ponte sullo Stretto apprezzato pure dal premier giapponese, cavalca l’onda del PNRR. “Dovevamo avere dal PNRR – dice – 38 miliardi come ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e ne abbiamo avuti 42. A fine giugno avevamo speso 26 miliardi che diventeranno 30 a fine agosto. Dei 12 miliardi restanti non perderemo neanche un euro e molti li abbiamo usati per finanziare interventi del dopo-Pnrr, grazie alle intese con la commissione Ue e all’aiuto del ministro Foti: 2 miliardi andranno all’acqua, in aggiunta ai 4 già previsti e in gran parte spesi; uno andrà alla casa; 5 andranno ai lavori delle ferrovie post-2026, 3 andranno agli interventi di riqualificazione urbana. Se non dovessimo riuscire a spendere i due miliardi che mancano, abbiamo già uno schema per ripartirli su nuovi interventi”. E saluta Brancaccio annunciando l’imminente nomina del commissario del Piano casa (è quello di competenza MIT ex articolo 3) e promettendo che “stiamo lavorando all’assestamento di luglio per il caro materiali e il decreto aiuti”.
Il tratto vero sono state le emergenze