GLI 80 ANNI DI ANCE

Brancaccio: “Un quarto pilastro per il Piano Casa, va superata la rigidità del 70-30. Servono certezze su tempi e governance”

La presidente di Ance indica l’obiettivo da perseguire per superare le rigidità che rischiano di rendere l’operazione inefficace. Servono flessibilità per rispondere alle esigenze dei territori e certezze sui tempi e sulla governance. Sul fronte risorse, c’è un miliardo attivabile dal 2027. Post Pnrr, cambiamento climatico e lavoro le altre sfide in agenda.

16 Giu 2026 di Maria Cristina Carlini

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Brancaccio: “Un quarto pilastro per il Piano Casa, va superata la rigidità del 70-30. Servono certezze su tempi e governance”

Federica Brancaccio ai festeggiamenti per gli 80 anni dell'Ance

Tre gambe non bastano. Il Piano Casa deve poggiare anche su un quarto pilastro per aprire anche ad agevolazioni destinate a interventi più piccoli, sotto la quota di un miliardo di euro. E’ quello che serve per introdurre più flessibilità superando lo schema rigido previsto dal decreto nel terzo pilastro con la formula ’70-30′, ovvero la ripartizione tra il 70% di edilizia convenzionata e il 30% di edilizia sul mercato libero, che calata dall’alto su tutto il territorio nazionale rischia di non funzionare. E’ la sfida verso la quale la presidente di Ance, Federica Brancaccio, proietta l’associazione dei costruttori ed è questo lo “sforzo in più” che chiede al Governo e alla politica, consapevole che, verosimilmente, il Piano “partirà così com’è ma in corso d’opera potranno poi esserci aggiustamenti e modifiche”.  Non demorde, dunque, Brancaccio, su uno dei nodi più critici da subito evidenziati dopo l’approvazione del provvedimento il 30 aprile scorso. E nella conferenza stampa in occasione della celebrazione dell’ottantesimo anniversario della nascita di Ance, che cade proprio negli ultimi giorni del suo mandato quadriennale, sollecita questo quarto pilastro per superare gli attuali limiti del Piano. Pena la sua inefficacia. “Nel decreto sono previste moltissime agevolazioni a grandi fondi. Non siamo contrari a questa decisione ma deve essere chiaro – spiega – che certi interventi possono essere più veloci nei grandi centri urbani. Per questo, ci vorrebbe un quarto pilastro con agevolazioni anche a interventi di minore entità, pensando a centri con minore tensione abitativa”.

Quello del Piano Casa è stato il tema principale al centro dell’incontro con la stampa, ieri sera nella cornice del Museo di Valle Giulia a Roma, che non ha certo avuto solo un tono celebrativo. Tanti i messaggi arrivati, da quello della premier Giorgia Meloni al titolare del Mit Matteo Salvini, da Romano Prodi a Giuseppe Conte e Matteo Renzi. Ma, soprattutto, i riflettori sono stati puntati sui principali dossier in agenda e sulle sfide più pressanti del mondo delle costruzioni.  Non c’è dubbio, e questo Brancaccio lo riconosce, che “finalmente l’Europa e anche il nostro Paese si siano accorti dell’emergenza casa di cui eravamo ben consapevoli”. Ma nel momento in cui si parla di emergenza deve essere chiaro che “le risposte devono essere veloci”. Insomma, allo stato attuale “la tempistica è un fattore di preoccupazione” e per questo “nelle nostre interlocuzioni abbiamo chiesto di fissare i tempi per le nomine dei commissari e per i decreti attuativi”. Servono tempi certi e trasparenza nelle gare, incalza Brancaccio. Centrale la questione della governance: l’assenza di specifiche norme attuative rischi di rallentare l’effettiva realizzazione del Piano Casa. Il messaggio è chiaro: la disponibilità di fondi da sola non garantisce il successo dell’iniziativa se non viene accompagnata da procedure amministrative snelle e da una chiara individuazione delle responsabilità operative.

Sul fronte delle risorse, quelle che potrebbero essere rese disponibili già nel 2027 ammontano a quasi un miliardo di euro, consentendo l’avvio immediato di numerosi interventi. Tuttavia il potenziale finanziario complessivo è molto più elevato. Sommando infatti le risorse nazionali e quelle provenienti dalla politica di coesione europea, il volume degli investimenti potrebbe raggiungere circa 10 miliardi di euro, dei quali 3,3 miliardi derivanti dai fondi europei. Inoltre, parte delle risorse potrebbe essere anticipata attraverso il ricorso a finanziamenti erogati da istituzioni finanziarie, accelerando ulteriormente l’avvio dei programmi.

Per valutare gli effetti concreti del Piano Casa, Ance ha elaborato alcune simulazioni relative a un’abitazione di 80 metri quadrati situata in una zona periferica, confrontando i costi di acquisto e affitto sul libero mercato con quelli ottenibili attraverso i meccanismi di edilizia convenzionata previsti dal Piano. Le simulazioni mostrano che, grazie alle agevolazioni previste, sia l’acquisto sia l’affitto diventano sostenibili per circa il 20% delle famiglie che oggi incontrano maggiori difficoltà nell’accesso all’abitazione. Si tratta di un risultato significativo in un contesto caratterizzato da un forte aumento dei prezzi immobiliari e dei canoni di locazione. Tuttavia che questi interventi risultano economicamente sostenibili soltanto in alcune aree del Paese, come in grandi città come Milano. Le profonde differenze territoriali nei valori immobiliari, nei costi di costruzione e nella domanda abitativa rendono infatti difficile applicare ovunque lo stesso modello. Di qui la proposta di un approccio più flessibile, capace di adattare strumenti e incentivi alle caratteristiche dei singoli territori, garantendo al tempo stesso l’equilibrio economico per le famiglie e la sostenibilità finanziaria per le imprese.

Ma le sfide non si limitano certo al Piano Casa. Altra urgenza, indica Brancaccio, è il peso crescente del caro energia e del rincaro dei materiali. Tra febbraio e maggio si sono registrati incrementi particolarmente elevati dei prezzi energetici, con inevitabili ripercussioni lungo l’intera filiera produttiva. Il prezzo del petrolio è aumentato del 56%, quello del gasolio del 68% e quello del bitume stradale del 55%. Ancora più marcati gli aumenti dei materiali plastici, con il polietilene HDPE cresciuto del 100% e il polipropilene del 102%. Anche il ferro tondo per cemento armato ha registrato un incremento significativo, pari al 23%. Questi rincari stanno mettendo sotto pressione molte imprese, soprattutto quelle impegnate in contratti stipulati quando i prezzi erano sensibilmente inferiori. Per questa ragione Ance chiede misure urgenti che consentano di fronteggiare situazioni eccezionali, tra cui la possibilità di sospendere temporaneamente le lavorazioni interessate da aumenti superiori al 10% o da gravi difficoltà di approvvigionamento. A questo quadro si aggiunge il ritardo nell’erogazione dei ristori per il caro materiali. Secondo Ance, il settore attende ancora circa due miliardi di euro relativi agli anni 2024 e 2025, risorse considerate essenziali per garantire la tenuta finanziaria di molte aziende. L’allarme è  alto. “C’è il rischio di tornare in una situazione dove le imprese cominciano a soffrire per il caromateriali e a non farcela, già sta succedendo perché stiamo assistendo anche a un rallentamento di pagamenti da parte della pubblica amministrazione”, avverte Brancaccio.

Fronte Pnrr. Il bilancio può dirsi positivo con il settore delle costruzioni viene indicato come uno dei comparti che hanno saputo utilizzare con maggiore efficacia le opportunità offerte dal programma europeo. Ad aprile il 76% dei cantieri risultava concluso oppure in una fase avanzata di realizzazione, un dato che testimonia la capacità del sistema di trasformare rapidamente le risorse disponibili in opere concrete. Anche gli indicatori di efficienza amministrativa mostrano risultati incoraggianti. Secondo i dati richiamati da Ance, i tempi di avvio delle opere finanziate dal PNRR si sono ridotti del 19%, mentre la probabilità di aggiudicazione delle gare è risultata superiore del 20% rispetto agli interventi ordinari non finanziati attraverso il Piano. Procedure semplificate, responsabilità chiare e sistemi di monitoraggio efficaci possono contribuire in modo determinante al successo degli investimenti pubblici. La sfida è ora il post Pnrr. Proprio alla luce dei risultati ottenuti, Brancaccio richiama l’attenzione sul rischio di un rallentamento degli investimenti una volta conclusa l’esperienza del Pnrr. Il tema principale riguarda la programmazione 2021-2027 dei fondi europei, che mette a disposizione dell’Italia circa 72 miliardi di euro attraverso programmi nazionali e regionali. La proposta è quella di un modello Pnrr applicato a questi fondi europei. Casa, energia e acqua dovranno rappresentare le priorità anche della futura programmazione europea 2028-2034, mantenendo al contempo il modello organizzativo e gestionale sperimentato con il Pnrr.

Una delle riflessioni più rilevanti riguarda poi il crescente impatto economico degli eventi climatici estremi. Nei primi tre mesi del 2026 sono già stati destinati oltre 1,2 miliardi di euro per affrontare le conseguenze delle alluvioni che hanno colpito il Centro-Sud Italia. Si tratta di una cifra addirittura superiore ai 933 milioni stanziati dalla legge di bilancio per gestire tutte le emergenze dell’intero anno. Per Ance questo dato dimostra come il sistema continui a spendere molto per riparare i danni e troppo poco per prevenirli. Negli ultimi quindici anni sono stati stanziati 21,6 miliardi di euro per interventi di prevenzione, finanziando circa 24.000 opere per un valore complessivo di 19 miliardi. Tuttavia, i cantieri effettivamente conclusi ammontano a soli 3,9 miliardi di euro, pari appena al 20% delle risorse disponibili. Di fronte a questa situazione, l’associazione propone un cambio di paradigma: abbandonare la logica della riparazione e adottare una vera politica di adattamento climatico. Ciò significa pianificare il futuro delle città e dei territori tenendo conto dei cambiamenti climatici, dotandosi di una governance nazionale forte, basata su una cabina di regia presso la Presidenza del Consiglio, una conferenza di servizi permanente e il coinvolgimento diretto dei presidenti di regione come commissari straordinari. A questa riorganizzazione istituzionale dovrebbero affiancarsi un maggiore utilizzo delle tecnologie digitali, sistemi avanzati di monitoraggio e un rafforzamento della concorrenza nell’attuazione degli interventi, seguendo il modello sperimentato con il Pnrr. Inoltre, Ance propone che gli investimenti destinati all’adattamento climatico siano esclusi dai vincoli del Patto di Stabilità europeo. La dimensione della sfida è confermata dalle stime della Commissione europea, secondo cui l’Italia dovrà investire circa 10 miliardi di euro ogni anno fino al 2050 per adattarsi agli effetti dei cambiamenti climatici.

L’ultima questione affrontata riguarda il mercato del lavoro nel settore delle costruzioni. La presidente di Ance ribadisce il ruolo fondamentale svolto dal sistema bilaterale e dalle casse edili, considerati strumenti essenziali per contrastare il lavoro irregolare, l’evasione contributiva, la concorrenza sleale e il dumping contrattuale. Il sistema non svolge soltanto una funzione di controllo, ma rappresenta anche un importante presidio per la formazione professionale, la sicurezza nei cantieri e l’erogazione di servizi di welfare ai lavoratori. Di qui la preoccupazione rispetto all’eventuale ingresso nel sistema di soggetti che non garantiscano adeguati livelli di indipendenza, competenza e tutela dei lavoratori. Una scelta di questo tipo, secondo l’associazione, rischierebbe di compromettere i progressi raggiunti negli ultimi vent’anni in materia di sicurezza e protezione sociale. A sostegno di questa posizione viene richiamata la riorganizzazione dell’Archivio nazionale dei contratti e degli accordi collettivi effettuata dal Cnel, dalla quale emerge che i tre principali contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni rappresentative della filiera delle costruzioni trovano applicazione nel 98% dei lavoratori del settore.

Come si è detto, il mandato di Brancaccio è agli sgoccioli. E’ tempo di bilanci e di passaggio delle consegne. Brancaccio sottolinea il valore della condivisione in questi quattro anni di presidenza: “ai miei colleghi dico di crederci fino in fondo”. “E’ cambiata la percezione di questo settore. Non cementificatori ma imprenditori che possono dare grandi risposte sulla sostenibilità, ambiente, città inclusive. E non bisogna aver paura di questo”, sollecita Brancaccio. E non da ultimo la sua visione delle imprese. “Le grandi imprese si creano con la stabilità di merato non con l’accorpamento di imprese in crisi. E’ con la crescita sana che si creano i player del Paese. Ma si può poi scegliere di essere piccoli. Ma bisogna essere delle eccellenze. Non c’è più spazio – avverte infine –  per l’improvvisazione e l’arte di arrangiarsi”.

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