PARLA IL PRESIDENTE CNAPPC
Progettazione, dilagano gli accordi quadro. Il caso Demanio. Panci: “Non solo tempi rapidi, attenzione a qualità dei progetti e concorrenza che non tagli fuori i professionisti”

Alessandro Panci, Presidente del CNAPPC
Il campanello d’allarme dei professionisti tecnici ha cominciato a suonare all’impazzata quando, il 26 luglio scorso, la struttura di progettazione dell’Agenzia del Demanio ha pubblicato un bando di gara per un accordo quadro per l’affidamento dei servizi di progettazione del valore di 216 milioni di euro, per assegnare 39 incarichi triennali (alcuni con limite di importo di 5 milioni, altri senza limite specifico). Procedure che, almeno sul piano astratto, vanno benissimo per lavori ripetitivi e relativamente “poveri” come quelli di manutenzione, in cui infatti gli accordi quadro dilagano da anni, ma non sembrano proprio adatte per affidare servizi di progettazione che richiedono una prestazione di qualità e di capacità professionale sul singolo progetto. La procedura massificata dell’accordo quadro non sembra proprio essere il modo migliore per questo genere di selezioni, anche se il campanello di allarme sul bando del Demanio è suonato così forte perché da mesi l’accordo quadro stava già dilagando anche nei servizi di progettazione. A giugno Consip aveva pubblicato un bando da 58 milioni per 11 lotti.
Non sorprende, quindi, che il Consiglio nazionale degli architetti e quello degli Ingegneri, insieme a Inarcassa, abbiano chiesto all’Agenzia del Demanio un incontro urgente che è stato calendarizzato rapidamente per il 9 settembre. Ne è nato un tavolo tecnico permanente, “aperto anche ad altre rappresentanze professionali”, dice il Demanio, sui principali ambiti legati alla progettazione e alla trasformazione del patrimonio immobiliare pubblico: qualità della progettazione, sostenibilità ambientale ed efficienza energetica, sicurezza e miglioramento sismico, digitalizzazione e BIM, evoluzione del mercato dei servizi di ingegneria e architettura e valorizzazione delle competenze professionali della pluralità dei soggetti che operano nel settore.
Ne abbiamo parlato con uno dei protagonisti dell’incontro, il Presidente del Consiglio nazionale degli Architetti, Alessandro Panci, che conferma il clima collaborativo e valuta positivamente il tavolo aperto al Demanio, senza, però, che cessi l’allarme sugli accordi quadro.
“Sembra che ormai nel mondo degli appalti – dice Panci – la principale finalità sia diventata quello di riuscire a chiudere le gare nel più breve tempo possibile. Capisco che l’accordo quadro, in questo senso, sia una facilitazione per un grande ente pubblico, perché evita di fare centinaia di gare, ma parliamo di 36 incarichi milionari cui possono avere accesso soltanto poche strutture imprenditoriali con requisiti di milioni di fatturato. Non mi pare siamo in linea con il principio della concorrenza contenuto nel codice degli appalti. Anzi, mi pare che ce ne stiamo proprio dimenticando. Non solo. Mi chiedo se un ente pubblico come il Demanio non debba adottare procedure che guardino anche alla qualità di quello che va a realizzare, perché la maggior parte di questi interventi saranno realizzazioni di edifici che poi rimangono alle comunità. Un’ampia partecipazione di professionisti garantisce concorrenza, quindi, trasparenza, e anche un risultato migliore. Penso che la priorità debba essere la qualità dell’opera che rimane alla comunità”.
Vi siete confrontati con l’Agenzia del Demanio su questo? Avete trovato attenzione?
“L’impegno del tavolo permanente è una risposta di attenzione da parte del Demanio – dice Panci – ma è molto importante anche che l’Agenzia del Demanio promuova una immagine di attenzione alla qualità delle cose che si fanno per le comunità e anche l’immagine di chi vuole favorire la partecipazione dei professionisti che sono una espressione fondamentale di queste comunità. Bisogna superare l’atteggiamento che oggi spesso hanno i nostri enti pubblici, e qui non parlo specificamente del Demanio ma generalizzo, di attenzione all’apparato normativo che è strettamente legato all’iter, a spendere i soldi pubblici dando priorità al rispetto dei tempi molto stretti”.
Che vi aspettate concretamente da questo tavolo tecnico?
“Ci aspettiamo di trovare insieme le procedure che da una parte garantiscano di non allungare troppo i tempi, ma contemporaneamente consentano un’apertura al mondo delle professioni, con gare che non necessariamente abbiano una durata triennale. L’Agenzia del Demanio ha un grande patrimonio pubblico che certamente ha la necessità di coprire anche tanti piccoli interventi. Ma soprattutto al tavolo tecnico ci aspettiamo di trovare insieme procedure che consentano una selezione per garantire la qualità dell’opera che si realizza”.
Sta pensando ai concorsi di progettazione?
“Certo, anche”, risponde Panci. “Il Demanio ne ha fatto qualcuno, attraerso il MePa, ma non è abbastanza e forse non è la piattaforma migliore per questo genere di competizioni. Noi abbiamo offerto la nostra piattaforma che in questo senso garantisce il risultato migliore sia in termini di qualità che di rapidità. E abbiamo ricordato lo studio del Cresme che, comparando varie procedure, è giunto alla conclusione che il concorso di progettazione garantisce i tempi più celeri se si prende l’intero processo di realizzazione di un’opera perché il progetto che viene scelto è già una soluzione pronta per essere realizzata, mentre se la gara sceglie il progettista, questi poi deve comiciare il progetto dall’inizio”.