LE CONCESSIONARIE AUTOSTRADE
Aiscat, per la rete servono 50 mld. Larini: anticipiamo noi gli investimenti, anche senza Pef. Salvini: aumenti tariffari saranno limitati
L’assemblea annuale di Aiscat sancisce l’avvio del nuovo corso dell’associazione, grazie a una ritrovata compattezza interna. Per affrontare le sfide del settore, le concessionarie chiedono tempi certi per i nuovi Pef e un quadro normative stabile. Intanto, alla vigilia della sentenza sul Ponte Morandi, l’ad di Aspi Giana rompe il silenzio porgendo le scuse ai familiari delle vittime.

FABRIZIO LARINI, PRESIDENTE AISCAT
IN SINTESI
Le tensioni e le turbolenze sembrano ormai alle spalle. Con l’elezione del nuovo presidente, Fabrizio Larini, l’Aiscat, l’associazione delle concessionarie autostradali, affronta il nuovo corso ricompattata al proprio interno e aperta al confronto per superare le criticità e affrontare le nuovo sfide. Non a caso, Larini, eletto nel maggio scorso e alla sua prima uscita pubblica in occasione dell’assemblea annuale, ieri a Roma, pone l’accento sulla necessità di “una nuova traiettoria” tra le concessionarie e le istituzioni proprio grazie a una rappresentanza più autorevole del comparto, una maggiore coesione tra le società e un dialogo con i propri interlocutori per accompagnare la trasformazione del sistema autostradale italiano. Questo nuovo abbrivio coincide, peraltro, con un compleanno importante perchè l’Aiscat compie 60 anni e il titolo dell’assemblea recitava “Un comparto, una visione: i valori della ripartenza per il futuro del settore”. Una ripartenza che, ha messo in chiaro Larini, potrà avvenire a precise condizioni: quelli di tempi certi per i nuovi Pef, di procedure autorizzate più snelle, di un quadro normativo stabile e prevedibile. “Assumo questo incarico in una fase di profonda trasformazione del settore. Aiscat deve tornare a essere il luogo in cui il settore costruisce una visione comune e parla con una voce unitaria. Oggi le sfide che abbiamo davanti – dagli investimenti all’nnovazione, dalla sicurezza alla sostenibilità – richiedono una rappresentanza forte, credibile e capace di dialogare con le istituzioni nell’interesse del Paese”, sottolinea nella convinzione che “i compiti cui ci apprestiamo non potranno essere svolti individualmente da nessuna delle associate, nemmeno quelle più grandi e strutturate” e che la forza sta nella convivenza tra “grandi gruppi industriali, società a partecipazione pubblica e concessionarie di dimensioni più contenute”.
Se il clima è tornato disteso, le priorità non sono meno pressanti. “Le infrastrutture autostradali italiane richiedono importanti interventi di rigenerazione: oggi il comparto si trova nella situazione di dover adeguare alle nuove norme oltre il 70% delle gallerie e il 50% dei ponti esistenti, costruiti prima degli anni ‘80. Pertanto, si rende necessario per le società concessionarie effettuare investimenti dell’ordine di 50 miliardi di euro complessivi, che le concessionarie hanno già cominciato ad avviare negli scorsi anni anche in assenza di nuovi Pef aggiornati o approvati”, dice Larini sottolineando come le concessionarie si sono fatte carico di questi investimenti assumendone i rischi. “Gli anni che ci attendono saranno dunque, per il settore autostradale, una nuova stagione di grandi trasformazioni, paragonabile a quella degli anni Settanta. Saremo chiamati ad adeguare la rete alle nuove esigenze della mobilità, ad aumentare ulteriormente i livelli di sicurezza, a recepire le normative europee e a garantire infrastrutture sempre più accessibili e inclusive, con particolare attenzione alle persone con disabilità. Dobbiamo quindi senz’altro guardare al futuro con lungimiranza. È giusto affrontare le esigenze dell’oggi, ma con una visione capace di costruire la mobilità dei prossimi decenni”.
La nuova fase avviata dall’associazione si inserisce in un contesto che conferma la centralità del comparto per il sistema Paese. Secondi i dati del Rapporto di Sostenibilità Aiscat 2025, presentati ieri, nel 2024 le concessionarie associate hanno generato 4,81 miliardi di euro di valore aggiunto globale netto, restituendo 1,36 miliardi di euro alla Pubblica Amministrazione sotto forma di imposte, tasse e oneri concessori. Le associate gestiscono circa l’84% della rete autostradale nazionale a pedaggio, pari a oltre 5.100 chilometri, sui quali nel corso dell’ultimo anno sono stati percorsi 78,5 miliardi di chilometri. “Il nostro settore viene spesso raccontato solo attraverso il pedaggio o i disservizi. In realtà le concessionarie gestiscono un patrimonio infrastrutturale strategico che sostiene ogni giorno la mobilità del Paese, la logistica, il turismo e la competitività del sistema economico. Raccontare questo valore significa restituire ai cittadini una fotografia più completa del nostro ruolo”, puntualizza Larini.
Il settore rappresenta inoltre una realtà unica nel panorama europeo. L’Italia dispone infattibndi una delle più vaste reti autostradali a pedaggio d’Europa, ma soprattutto di una delle infrastrutture più complesse dal punto di vista ingegneristico. La particolare bconformazione geomorfologica del Paese e la presenza di oltre 9.000 opere, tra ponti, viadotti, cavalcavia e gallerie, richiedono elevati standard manutentivi, continui investimenti e una costante capacità di innovazione per garantire sicurezza, efficienza e qualità del servizio. Proprio l’innovazione rappresenta una delle principali direttrici di sviluppo del comparto. Dall’impiego dell’intelligenza artificiale per il monitoraggio delle gallerie ai droni e ai modelli digitali per il controllo delle infrastrutture, fino ai sistemi avanzati di gestione del traffico, le concessionarie stanno accelerando il percorso verso una rete sempre più intelligente, resiliente e sicura. Le nuove tecnologie stanno già producendo risultati concreti, come dimostra la significativa riduzione degli incidenti causati dalla fauna selvatica sulle tratte in cui sono stati installati sistemi di protezione dedicati.
Parallelamente, prosegue il percorso di transizione ecologica. Nel 2024 il 67,8% delle transazioni è avvenuto tramite telepedaggio, consentendo di evitare oltre 71.000 tonnellate di CO₂ grazie alla riduzione degli arresti ai caselli. Il 79% dell’energia elettrica utilizzata dalle concessionarie associate proviene da fonti rinnovabili e gli investimenti ambientali hanno raggiunto 304 milioni di euro, confermando l’impegno del settore verso una mobilità sempre più sostenibile.
Il nuovo corso di Aiscat trova subito la disponibilità al confronto del ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, che rivendica il valore della stabilità del Governo sia nell’interlocuzione avuta in questi anni sia, ora, nell’ultimo miglio della legislatura. “Questi 4 anni sono stati impegnativi, riteneteci fino a fine mandato, all’autunno del prossimo anno, interlocutori che hanno nel vostro interesse il nostro interesse”. “Un anno e due mesi erano la durata media di un ministro dei trasporti nelle scorse legislature. Facciamo che abbiamo ancora un anno e due mesi” evidenzia Salvini. E aggiunge: “Mettiamo a frutto quest’anno, abbiamo un anno a due mesi a disposizione, riempiamoli di contenuti” ma “visto che saranno mesi complicati vi chiedo di avere tutti la stessa maglia”. Intanto, riferisce, i 15 Pef scaduti “sono in via di rinnova, alcuni in mano all’Autorità dei Trasporti, mentre Aspi e Gavio sono oggetto di interlocuzione con la Ue”. Sull’aumento delle tariffe, il messaggio rivolto alla platea è chiaro: “non potete pensare che ci sia un ministro che possa ipotizzare aumenti tariffari oltre una certa quota con i problemi che ci sono per le famiglie”. “L’Italia e il ministero hanno sempre più bisogno di partner industriali e non finanziari. Io sono assolutamente pro business, più concorrenza c’è meglio è per tutti” ma serve “un equilibrio giusto tra business e ritorno investimenti e anche rispetto dei Piano di investimenti”. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alessandro Morelli spiega poi che sui Pef “ci sono analisi in corso, l’Autorità dei trasporti sta facendo il suo compito e c’è un dibattito anche con l’Europa ma il fulcro del ragionamento è il miglioramento del servizio e della qualità della vita dei concittadini”.
Da Confindustria, attraverso il vicepresidente Leopoldo Destro arriva poi un appello a investire in un sistema infrastrutturale “moderno e sicuro, superando la logica delle singole opere e costruendo una strategia nazionale delle connessioni che unisca distretti produttivi, città, porti, interporti, aeroporti, valichi e corridoi europei”.“Gli Stati Generali dei Trasporti e della Logistica hanno ribadito una priorità chiara: infrastrutture e logistica devono essere al centro della politica industriale del Paese perché leva strategica di competitività per un paese manifatturiero ed esportatore come l’Italia. Per essere davvero attrattivi occorre investire in un sistema infrastrutturale moderno e sicuro, superando la logica delle singole opere e costruendo una strategia nazionale delle connessioni che unisca distretti produttivi, città, porti, interporti, aeroporti, valichi e corridoi europei”. Destro ricorda i dati di uno studio di McKinsey secondo cui nei prossimi 15 anni serviranno fino a 2 trilioni di euro di investimenti infrastrutturali, di cui 550mld per i trasporti: “la sfida è trasformare queste risorse in opere funzionanti, nei tempi previsti. L’intermodalità è la chiave di questo percorso: strada, ferrovia, mare e aeroporti devono funzionare come un unico sistema, con una rete autostradale capace di collegare efficacemente ogni nodo logistico. In questo quadro è indispensabile completare le reti Ten-T, spina dorsale del mercato unico europeo; rafforzare le reti secondarie; valorizzare i valichi alpini – attraverso i quali transitano ogni anno quasi 180mln di tonnellate di merci e circa 400mld di euro di interscambio con l’Europa -, come infrastrutture europee. Il messaggio è chiaro: una rete continua, efficiente e integrata è il motore della crescita e la condizione per trasformare la posizione geografica e la forza industriale dell’Italia in un vantaggio competitivo duraturo”.
Ponte Morandi, la lettera aperta dell’ad Giana: chiedere scusa è un’esigenza morale. Salvini: conto che le responsabilità vengano punite
L’assemblea di Aiscat cade alla vigilia della sentenza di primo grado sul Ponte Morandi. Ne parla Larini quando fa riferimento a quelle “esperienze difficili che hanno portato lo Stato e il comparto a prevedere standard più rigorosi, maggiori controlli, investimenti mirati ad una sempre maggiore sicurezza”. “Se gestisci le autostrade, devi fare manutenzione – incalza Salvini – e non entro nelle vicende delle prossime ore. Ma conto che le responsabilità del passato vengano punite e indicate. Non solo Genova ma tutta l’Italia merita e aspetta giustizia”.
Sulla tragedia del crollo del Ponte Morandi, il 14 agosto del 2018, che ha causato 43 vittime, l’amministratore delegato di Autostrade Arrigo Giana rompe il silenzio con una lettera aperta. “In queste ore siamo in attesa della sentenza di primo grado sulla tragedia del Ponte Morandi, con lo stesso desiderio di verità che sentono i familiari delle vittime, i cittadini genovesi e tutti gli italiani. Tutti noi ricordiamo, come fosse oggi, quella mattina del 14 agosto 2018. Io ero uno dei milioni di cittadini che si trovava attonito davanti agli schermi della televisione, dove scorrevano le drammatiche immagini di quella tragedia che si stava consumando a Genova. In quegli istanti il pensiero di tutti correva alle vittime innocenti, alle loro famiglie irreparabilmente distrutte, ai feriti assistiti da eroici soccorritori”, scrive Giana. “Nel tempo che seguì il crollo del Ponte Morandi, continuavo quindi a domandarmi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo. Un’ulteriore incomprensibile ferita, vissuta altrettanto drammaticamente dalla comunità. Le azioni e le scelte di alcuni hanno lasciato ferite indelebili, quindi porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è – sottolinea – una nostra esigenza morale che va al di là dell’accertamento delle responsabilità e del corso della Giustizia verso la verità. Autostrade per l’Italia preserva la sua storia e il suo nome anche per custodire la memoria di quanto accaduto il 14 agosto 2018 come monito costante, anche se oggi questa azienda è altro rispetto ad allora: un nuovo corso sotto il controllo dello Stato e con nuovi azionisti. Una nuova gestione, con nuovi dirigenti che lavorano giorno per giorno per monitorare la rete, pianificare gli interventi e prevenire i rischi, garantendo così la sicurezza delle infrastrutture, dei viaggiatori e dei lavoratori”. Di qui la decisione di rompere il silenzio: “Ribadendo l’assoluto impegno delle nostre diecimila lavoratrici e lavoratori affinché fatti del genere non si ripetano mai più, a nome del Gruppo Autostrade per l’Italia voglio chiedere scusa ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani, per le sofferenze originate dal tragico evento del Morandi. Pur consapevole che il nostro gesto non potrà mai cancellare il loro dolore”.
Scuse tardive e inopportune, invece, secondo Egle Possetti, portavoce del Comitato ricordo vittime. “Dovevano essere fatte a suo tempo, ma nessuno le fece, i nuovi amministratori che via via si apprestano a dirigere la società forse dovrebbero fare le scuse non appena nominati, spiegando però insieme alle scuse il loro piano dettagliato e molto convincente che vada in direzione opposta alla gestione pre crollo, le scuse non bastano, occorrono sempre i fatti conseguenti. Noi siamo preoccupati per la sicurezza, avendo purtroppo toccato con mano gli esiti nel caso in cui la stessa sia stata sempre sottovalutata”.