IL FORUM EUROMED Di FILLEA CGIL

Di Franco: “Nelle costruzioni oltre il 40% di lavoratori stranieri, una risorsa. No alla remigrazione, dalla lotta al caporalato alla casa le nostre proposte”

15 Giu 2026 di Maria Cristina Carlini

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Di Franco: “Nelle costruzioni oltre il 40% di lavoratori stranieri, una risorsa. No alla remigrazione, dalla lotta al caporalato alla casa le nostre proposte”

Ci sono luoghi che non si scelgono per caso. Pozzallo è uno di questi. Città di accoglienza e di frontiera, porta d’ingresso del Mediterraneo, rappresenta infatti uno dei principali punti di approdo per le persone che raggiungono l’Europa attraverso la rotta del Mediterraneo centrale. E’ per questo che la Fillea Cgil ha scelto di tenere nella cittadina siciliana in provincia di Ragusa una due giorni di confronto e dibattito dal titolo “Uniti sotto lo stesso casco”, il Forum sindacale inernazionale dell’Euromediterraneo, il 12 e 13 giugno scorsi. Una tragica coincidenza temporale ha, invece, voluto che questa iniziativa si svolgesse dopo pochi giorni i fatti di Amendolara in Calabria, dove quattro giovani migranti, che lavoravano in un campo di fragole, avevano chiesto di essere pagati per il loro lavoro ma invece della paga che spettava loro sono stati intrappolati in un’auto, cosparsi di benzina e poi dati alle fiamme vicino a una stazione di servizio lungo la Statale Jonica 106. Una nuova tragedia che riconduce alla piaga del caporalato, una nuova schiavitù contemporanea, e che da Pozzallo, dove si è parlato di  migrazioni, lavoro, diritti e lotta allo sfruttamento, è stata denunciata con forza.

Il focus di questa due giorni è stato il lavoro dei migranti nelle costruzioni. L’edilizia è storicamente uno dei settori di ingresso per i lavoratori migranti, in Italia come altrove. Le fotografie ufficiali ci consegnano una realtà nei settori coperti dalla Fillea di una presenza in doppia cifra, ben superiore al tasso della popolazione straniera residente registrato dal Censimento permanente Istat (9%). Secondo la rilevazione sulle forze lavoro Istat, i lavoratori dipendenti di cittadinanza straniera nelle costruzioni (settore ateco F) rappresentano il 19.9% nel 2025, con una proiezione in crescita rispetto al 18.9% del 2024 e nei trimestri stessi del 2025, rispetto all’11,7% del totale dell’economia e al 10,5% dell’industria. I dati delle Casse Edili ed Edilcasse, enti preposti al rilascio del durc, diffusi dalla Commissione Nazionale paritetica per le Casse Edili (CNCE) ci confermano una presenza crescente dei migranti tra gli operai edili. Pertanto risulta evidente come l’incidenza degli operai nati all’estero sul totale cresce da circa il 30% nell’anno Cassa Edile (CE) 2017 (Ottobre 2016-Settembre 2017) al 37,7% dell’anno CE 2023, fino al 39,5% dell’anno CE 2024. Se Albania, Romania ed Egitto rimangono le nazionalità maggiormente rappresentate (21% degli operai complessivi), si segnala un balzo dell’Egitto, con 38.572 nel 2024 a fronte dei 29.465 del 2023 (+31%), ma anche della Tunisia (13.059 operai nel 2024, +21% rispetto al 2023) e del Marocco (26.813 operai nel 2024, +13% rispetto al 2023). Nell’anno CE 2024 sono ben 18 le nazionalità con almeno 2.000 operai (erano 16 nell’anno CE 2023), tra cui accelerano paesi di nuova conoscenza per il settore, come Pakistan (6.869, +18%), India (3.882, +40%), Nigeria (4.008, +6%) e Perù (2.497, +26%).

Di fronte a questi numeri, “affermiamo con maggiore fermezza il ‘no alla remigrazione’ e il diritto a rimanere. In queste due giornate abbiamo voluto ribadire la necessità di politiche capaci di garantire sia la libertà di cercare opportunità altrove sia la possibilità di vivere dignitosamente nei Paesi di origine. migranti decisivi nei cantieri, va superata la Bossi-Fini. Un confronto con il sindacato mondiale nella sola edilizia. I lavoratori migranti nel nostro settore superano il 40% di presenza, soprattutto nel nord ovest e nord siamo al 71 % operai”, ha detto il segretario generale della Fillea Antonio Di Franco.

Di qui un pacchetto di proposte elaborato dalla federazione degli edili che vanno dal rafforzamento del coordinamento migranti a misure di contrasto allo sfruttamento dei lavoratori, passando per maggiori tutile contrattuali e interventi sul tema abitativo. “Intendiamo rafforzare il coordinamento migranti con l’obiettivo di rendere strutturale l’esperienza dell’Assemblea anche in chiave di luogo di proposta e di rivendicazione di politiche inclusive, come il contrasto al sottoinquadramento, al lavoro nero e al caporalato: promozione di una vertenzialità diffusa, coordinata e supportata dalla struttura nazionale, con particolare attenzione agli illeciti che proliferano nelle catene di subappalti; promozione di strumenti volti a promuovere formazione, qualificazione ed ingresso regolare dei migranti nel mercato delle costruzioni, a partire dal Protocollo per l’inserimento socio lavorativo di richiedenti e titolari di protezione internazionale e altri cittadini stranieri in condizioni di vulnerabilità”, ha spiegato Di Franco. Ci sono esempi come quello del comune di Riace che “devono ispirare le politiche dell’accoglienza a livello nazionale, sviluppando un circolo virtuoso tra risposte alle esigenze dei migranti e sviluppo locale, dove, contrariamente alla narrazione dominante, l’immigrazione contribuisce alla sopravvivenza e alla rigenerazione delle comunità locali”. La Fillea affronta poi il tema caldo della casa con “proposte da assumere nell’ambito delle parti sociali e della bilateralità al fine di superare le difficoltà nell’accesso alla casa quale tema centrale nei percorsi di integrazione, anche in relazione all’accesso al lavoro”. C’è poi lo strumento delle politiche contrattuali finalizzate al riconoscimento delle esigenze dei lavoratori migranti, a partire dal riconoscimento di maggiore flessibilità nella gestione delle ferie per facilitare il rientro a casa, dal diritto alle ferie retribuite per le principali festività religiose della comunità di appartenenza. Inoltre, per la Fillea, occorre promuovere nuove prestazioni delle Casse che rispondano a esigenze particolarmente sentite dai migranti e migliorare regole e nomenclatore dei fondi sanitari integrativi di settore, al fine di facilitare il riconoscimento delle prestazioni anche nei paesi di provenienza.

“Siamo convinti che il governo abbia fallito, dopo 5 decreti sicurezza e legge Bossi- Fini, assistiamo a Fini ai fatti drammatici di Amendolara, quelli di caporalato e sfruttamento in edilizia nelle grandi opere. Schiavi contemporanei dove i committenti sono Rfi. Gli edili sono abituati a lavorare in gruppo e non hanno tempo per la xenofobia e per il razzismo. Infine vogliamo mettere in campo buone pratiche, attraverso la conoscenza delle esperienze europee e i contributi di altri Paese, per mettere al centro la necessità di cancellare la legge Bossi-Fini, procedendo con celerità ad una regolarizzazione di tutti quelli che si trovano già in Italia, in contrasto con la politica dei flussi”, ha detto Di Franco. E, ha aggiunto: “da Pozzallo arriva un messaggio chiaro: dalla Sicilia al Golfo, dall’Africa e dall’Asia all’Europa, i lavoratori migranti costruiscono le nostre città, le nostre infrastrutture e tengono in piedi interi settori della nostra economia. Eppure, troppi continuano a subire sfruttamento, discriminazioni e ostacoli all’organizzazione sindacale. L’accoglienza e la cooperazione tra sindacati oltre i confini nazionali è essenziale affinché nessun lavoratore perda diritti, tutele o rappresentanza quando migra. Sotto lo stesso casco”.

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