I CONTENUTI DELLA BOZZA DI BRUXELLES

Nel regolamento appalti Ue BIM obbligatorio sopra i 25 milioni (e non sempre). Delega alla Commissione per abbassare la soglia

La bozza di regolamento europeo sugli appalti messa a punto dgli uffici del vicepresidente Stéphane Séjourné è piena di sorprese: una di quelle che farà discutere in Italia è la soglia di importo dei lavori pubblici al di sopra della quale scatta l’obbligo di progettazione in BIM: è fissata dall’articolo 64 in 25 milioni, quando in Italia è fissata dal codice appalti a due milioni.

14 Lug 2026 di Giorgio Santilli

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Nel regolamento appalti Ue BIM obbligatorio sopra i 25 milioni (e non sempre). Delega alla Commissione per abbassare la soglia

Stéphane Séjourné, vicepresidente della commissione Ue con delega al mercato interno

Ricorderete le polemiche tipicamente italiane seguite all’abbassamento della soglia dell’obbligo di progettazione in BIM nei lavori pubblici da cinque milioni a un milione, soglia poi rettificata a due milioni in segno di compromesso fra istanze diverse. Si scatenarono allora paure di produrre un effetto paralizzante dei mercati, una grande ansia nei RUP spesso non propensi al digitale e la tesi opposta (sposata fra gli altri dal Presidente dell’ANAC Busìa) che sarebbe stato necessario invece andare avanti comunque. PRoprio questa ultima tesi alla fine la vinse.

Polemiche che faranno sorridere qualcuno e arrabbiare qualcun altro ora che la commissione Ue ha definito la propria bozza di regolamento appalti e ha posto questa soglia per l’obbligo del BIM a 25 milioni di euro., A stabilirlo è il primo comma dell’articolo 64 dedicato proprio al Building Information Modelling. Ma la cosa che più sorprende della proposta europea – soprattutto se vista in opposizione ai nostri dibattiti – è che la commissione non si scompone affatto, non mostra alcun tentennamento o dubbio nel porre una soglia così alta, nonostante negli articoli precedente avesse riconfermato come l’innovazione e la digitalizzazione siano priorità assolute dell’Unione. Nel comma successivo, infatti, la bozza di regolamento afferma che “i committenti pubblici possono decidere di richiedere l’uso del BIM solo all’appaltatore, a determinati appaltatori o per determinati lotti, qualora tali requisiti imporrebbero altrimenti un onere sproporzionato agli operatori economici interessati e non sia necessario coprire l’intero progetto in BIM”.

Avete capito bene. Non solo la soglia è siderale rispetto a quella imposta dal nostro codice appalti, ma non è neanche un obbligo assoluto e generalizzato. Per gli appalti sopra i 25 milioni, infatti, la stazione appaltante è tenuta ad applicare il BIM ma può farlo parzialmente, solo a certi appaltatori o per certi lotti.

La questione non finisce qui. C’è una scappatoia, anche se è impensabile che possa avvicinare la soglia proposta dalla Ue a quella italiana. La commissione inserisce infatti al comma 4 dello stesso articolo una delega a se stessa – ovviamente il Parlamento e il Consiglio gliela dovranno approvare – per emanare un atto che può rivedere al ribasso la soglia di 25 milioni.

La solita questione, delicatissima, che ci accompagnerà in moltissimi casi se il regolamento vedrà effettivamente la luce, si affaccia anche stavolta: che cosa ne sarà delle norme del nostro codice appalti quando risultino in contrasto? Decadrebbero. E parametri che semplicemente sono più severi, come in questo caso di una soglia nettamente più bassa? Generalmente dovrebbero sopravvivere, se sposano una finalità europea. Ma in questo caso bisogna fare attenzione perché ci sono spinte contrarie e il secondo comma dell’articolo 64 afferma con molta nettezza che imporre il BIM dove non necessario comporerebbe oneri sproprorzionati agli operatori economici e una compressione della concorrenza. Una norma scritta chiaramente a difesa delle PMI che costituiscono il tessuto prevalente del sistema economico degli appalti e che la commissione dichiara esplicitamente, in più norme, di voler difendere.

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