IL RAPPORTO "AMBIENTE URBANO" DI ISTAT
La prima spinta del Pnrr sulle città: su verde, Tpl, mobilità condivisa, rifiuti e fotovoltaico accelerano già dal 2024
IN SINTESI
I dati sono del 2024 ma evidenziano tendenze importanti anche per gli anni successivi. Stiamo parlando delle performance ambientali dei capoluoghi italiani: secondo il nuovo rapporto Istat, infatti, questi Comuni hanno visto accrescere gli impianti di fotovoltaico, gli interventi di riforestazione e aumento del verde pubblico, le infrastrutture e i mezzi di trasporto pubblico locale e condiviso, ma anche i livelli di raccolta differenziata, al netto di un aumento dei rifiuti urbani. Tutti questi indicatori, insomma, risultano in crescita rispetto alla rilevazione precedente e grazie agli investimenti del piano nazionale di ripresa e resilienza.
I successi Pnrr sulla mobilità locale
Nello specifico, per quanto riguarda la mobilità locale – oggetto dell’Investimento M2C2-4.2 del Pnrr per lo “sviluppo del trasporto rapido di massa” – tornano a crescere le principali infrastrutture a impianti fissi quali tram, filobus e metropolitana. Per quest’ultima, la rete in esercizio al 2024 risulta essere di 212,3 kilometri e per i filobus di oltre 305 km. Si espande anche la rete delle piste ciclabili, che supera i 6mila km nell’insieme dei Comuni capoluogo (+5,6% rispetto all’anno precedente, +28,8% dal 2019) e si estende per almeno 10 km in tre capoluoghi su quattro (nel 2019 erano due su tre). Anche in termini di flotte dei mezzi di trasporto, dice Istat, aumentano soprattutto i bus elettrici e ibridi (+54,9% sull’anno precedente), mentre quelli alimentati a gas presentano una crescita più contenuta (+9,7%) pur restando ancora in testa nella classifica complessiva: 29,9% degli autobus in esercizio nei Comuni capoluogo, contro il 18,4% dei bus elettrici e ibridi.
Non solo: nel 2024 i servizi di Tpl hanno prodotto, nell’insieme dei Comuni capoluogo, 4.699 posti-km per abitante: il 2% in più dell’anno precedente ma quasi lo stesso valore del 2021, a conferma di una stabilizzazione dell’offerta dopo il rapido recupero post-pandemico. Inoltre, continua a ridursi il gap tra le città del Centro-Nord e quelle del Mezzogiorno. Qui, l’offerta è cresciuta del 13,2%, a fronte di una flessione del 2,5% nelle città del Centro e dell’1,3% in quelle del Nord. Questo si lega all’aumento della domanda di questo tipo di trasporti. Ma il divario è ancora ampio: 5.979 posti-km/ab. nel Nord e 5.263 nel Centro, contro i 2.240 del Mezzogiorno.
Il focus su Roma
Commentando il rapporto, l’assessore alla mobilità di Roma Eugenio Patanè ha raccontato la situazione della Capitale. “Rispetto al 2019, Roma cresce sia nell’offerta di trasporto pubblico locale sia, in modo più netto, nella sostenibilità del parco autobus. Ed è un dato che ancora non tiene conto della grande operazione di rinnovamento delle linee, della flotta bus, metro e tram. I 121 nuovi tram CAF Urbos e i treni Hitachi in consegna, il rinnovo della flotta bus, gli interventi sulla rete metropolitana, sulla rete tranviaria e le nuove linee tram in via di realizzazione, l’operazione idrogeno per il deposito di Acilia e il servizio a chiamata che sta dando risultati molto importanti.”.
Nel dettaglio, ha proseguito l’assessore, “nel 2019 gli autobus a basse emissioni del trasporto pubblico romano erano il 21,4% del totale, tra le quote più basse registrate nei grandi Comuni italiani. Nel 2024 quella quota supera il 50%, sopra la media dei capoluoghi metropolitani italiani, ferma al 47,5%. Sull’offerta di trasporto pubblico, Roma conferma e rafforza una posizione già solida: nel 2019 era terza in Italia con 6.883 posti-km per abitante, dietro solo a Venezia e Milano. Nel 2024 l’offerta è salita a 7.293 posti-km per abitante, una crescita del 5,9%, nonostante il crollo della pandemia nel mezzo” e “nonostante la quota pro capite per cittadino del Fondo Nazionale Trasporti sia 1/3 rispetto ad altre grandi realtà italiane”.
Verde urbano e rinnovabili in crescita
Un altro fronte positivamente intaccato dalle misure Pnrr è quello del verde urbano e delle riforestazioni (interventi compresi nell’investimento “Tutela e valorizzazione del verde urbano ed extra urbano” del Pnrr). Nei comuni capoluogo, spiega il rapporto Istat, l’estensione complessiva delle aree verdi urbane nel 2024 è di oltre 590 km2 (in media il 3% del territorio comunale), pari a una media di 33,7 m2 per abitante (+5% dal 2015). Le città con le maggiori dotazioni (oltre 100 m2/ab.) sono Verbania, Sondrio, Trento, Bolzano e Gorizia al Nord, Terni e Rieti al Centro, Isernia e Potenza al Sud. Considerando anche le aree protette Euap e quelle della Rete Natura 2000, la superficie delle aree verdi sale a 3.840 km2 (19,7% del territorio comunale, +2,8% dal 2015). Quanto alle nuove aree boschive, al 2024 sono 68 i Comuni interessati da interventi conclusi o in corso in un totale di superficie pari a 16 milioni di metri quadrati. Qui, la crescita è del 6,2% rispetto al 2023 e del 27,3% dal 2015.
Bene anche il fronte energetico, con la crescita del fotovoltaico privato e per la pubblica amministrazione che registra un +22,2% di media come crescita degli impianti e un +19,8% di potenza installata. Sale così la produzione netta di energia elettrica del 16,1% (da 232,1 a 269,3 kWh per ab.), l’autoconsumo (+43,4%) che, con 86,4 kWh per abitante, assorbe ormai un terzo della produzione. Nel complesso, i capoluoghi metropolitani hanno, rispetto agli altri capoluoghi, più impianti per km quadrati (18,8 contro 13,4), ma mediamente meno potenti (12,6 contro 18,6 kW), con una potenza media installata di 9,3 kW per 100 abitanti contro 47,2.
La situazione dei rifiuti
Infine, oltre ai numeri sulla mobilità condivisa e le illuminazioni a led, e a brevi accenni all’uso dei Cam nell’acquisto di beni-servizi, le previsioni di edificabilità, acqua potabile, inquinamento acustico e i servizi digitali, il rapporto approfondisce anche il tema dei rifiuti. Se è vero che cresce la produzione, 29,9 milioni di tonnellate totali per un +2,3% sul 2023, di cui 9,7 milioni nei capoluoghi, è altrettanto da registrare la buona performance sulla raccolta differenziata soprattutto al centro-nord. Complessivamente, allora, la raccolta al 2024 è del 58,4%, in crescita di 1,5 punti percentuali rispetto al 2023 ma ben al di sotto della media nazionale (67,7%, +1,1 p.p. sul 2023). Sale al 72,9% nel Nord-est, ma non raggiunge il 50% tra i capoluoghi del Sud, dove però il trend è in positivo: +1,9%. Insomma, numeri positivi anche se non ancora omogenei né stabili. Il buono va visto soprattutto nelle buone pratiche sempre più diffuse tra scuole, uffici e spazi comunali.
Le sfide
Quali sfide restano, allora? Quelle del rinnovamento del parco auto e dei livelli di polveri sottili. Per i bus, i veicoli Euro 5, immatricolati da più di 11 anni (26,5%), e quelli delle classi precedenti, immatricolati da più di 16 anni (il 12,5% nell’insieme dei capoluoghi, e il 22% nelle città del Sud), restano in “quote consistenti”. Ma leggendo il focus sull’inquinamento, Istat rileva come nel 2024, 41 capoluoghi hanno attuato misure di limitazione della circolazione dei veicoli, valore sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente (44). In particolare, 39 capoluoghi hanno attuato limitazioni programmate o preventive e 19 hanno attuato limitazioni emergenziali, quasi tutte disposte in aggiunta alle limitazioni di tipo programmato o preventivo (17 città). Da qui si spiegano i numeri negativi di PM2,5 e PM10: tutti i capoluoghi metropolitani si collocano sopra i limiti Oms e le situazioni più critiche si osservano a Monza, Brescia, Lodi, Cremona, Verona, Vicenza, Padova e Rovigo. Anche sulle concentrazioni medie annue di biossido d’azoto, nonostante il miglioramento complessivo, le concentrazioni di NO2 confermano una maggiore esposizione della popolazione residente nei capoluoghi metropolitani. Insomma, nelle città italiane il Pnrr ha inciso eccome ma non tira ancora una buonissima aria.