LA GIORNATA
Bce, con uno shock simile al 2022-23 rischi significativi crescita-inflazione
- A Hormuz merci ferme per 23,7 miliardi dollari
- Tim: Antitrust apre istruttoria su accordo con Fastweb sul 5G aree nelle aree rurali
- Trasporto aereo, Enac: nel 2025 +5% rispetto al 2024 per un totale di oltre 229,7 milioni di passeggeri negli aeroporti italiani
IN SINTESI
Uno shock simultaneo nei termini di scambio e nell’incertezza per le famiglie, due fattori chiave per la loro propensione al risparmio, creerebbe “rischi significativi per la crescita e l’inflazione” se si ripetesse nell’intensità vista con la guerra in Ucraina e il successivo shock energetico. Lo rileva uno studio contenuto in un’anticipazione del bollettino economico della Bce che analizza i potenziali impatti della guerra in Medio Oriente. L’analisi, partendo dall’ipotesi di uno shock energetico simile a quello del 2022-23, traccia uno scenario in cui “il peggioramento dei termini di scambio erode il reddito reale, poiché i prezzi dell’energia importata salgono mentre i salari nominali si adattano lentamente, pesando sui consumi. Questo aumenta l’inflazione di 0,4 punti percentuali – quasi interamente trainata dalla componente energetica – e riduce la crescita di 0,1 punti percentuali nel 2027. Questi effetti si attenuano parzialmente nel 2028”. Al contrario – si legge “un’incertezza maggiore tra i consumatori rafforza il comportamento precauzionale e riduce la domanda delle famiglie, comportando una contrazione della crescita di 0,3 punti percentuali nel 2027, con effetti trascurabili sull’inflazione. Uno shock simultaneo nei termini di scambio e nell’incertezza per le famiglie, due fattori chiave per la loro propensione al risparmio, creerebbe “rischi significativi per la crescita e l’inflazione” se si ripetesse nell’intensità vista con la guerra in Ucraina e il successivo shock energetico. Lo rileva uno studio contenuto in un’anticipazione del bollettino economico della Bce che analizza i potenziali impatti della guerra in Medio Oriente. L’analisi, partendo dall’ipotesi di uno shock energetico simile a quello del 2022-23, traccia uno scenario in cui “il peggioramento dei termini di scambio erode il reddito reale, poiché i prezzi dell’energia importata salgono mentre i salari nominali si adattano lentamente, pesando sui consumi. Questo aumenta l’inflazione di 0,4 punti percentuali – quasi interamente trainata dalla componente energetica – e riduce la crescita di 0,1 punti percentuali nel 2027. Questi effetti si attenuano parzialmente nel 2028”. Al contrario – si legge “un’incertezza maggiore tra i consumatori rafforza il comportamento precauzionale e riduce la domanda delle famiglie, comportando una contrazione della crescita di 0,3 punti percentuali nel 2027, con effetti trascurabili sull’inflazione. Un shock energetico di solito si riflette negli indicatori di inflazione molto più rapidamente che in quelli di crescita, e i dati in arrivo sull’attività economica “non saranno positivi”, ha detto in un’intervista al Financial Times il vice presidente della Bce Luis de Guindos a proposito di un rialzo dei tassi Bce. “Per questo invito alla prudenza: l’impatto sulla crescita diventerà molto più visibile nelle prossime settimane”, ha affermato il membro del Consiglio direttivo, il cui mandato scade questo mese. “E abbiamo bisogno di maggiore chiarezza riguardo al conflitto”. De Guindos ha aggiunto che, anche se i rendimenti dei titoli di Stato sono saliti da marzo, i mercati “sono stati molto tranquilli finora”, ma “a un certo punto presteranno più attenzione all’aumento del debito pubblico”. Sia i rendimenti dei titoli di Stato che gli spread tra i diversi Paesi potrebbero salire, portando a condizioni monetarie più restrittive anche senza cambiamenti nei tassi di politica monetaria della Bce. “La stretta potrebbe venire dai mercati”, ha affermato.
A Hormuz merci ferme per 23,7 miliardi dollari
Quasi 1.000 navi risultano ferme nel Golfo Persico, per un valore stimato di 23,7 miliardi di dollari di merci trasportate, con impatti sulle catene globali di approvvigionamento, in primis l’agroalimentare. A fare il punto sulla logistica in standby dopo la chiusura del traffico marittimo nello stretto di Hormuz è il report “Port Infographics” realizzato da Assoporti e Srm (Centro studi che fa capo al gruppo Intesa Sanpaolo). Lo Stretto di Hormuz movimenta il 37% del petrolio mondiale via mare e il 28% del Gpl globale e il 25% dei fertilizzanti: le tensioni nell’area hanno provocato un calo dell’89% dei transiti giornalieri in pochi mesi, rileva l’analisi di Assoporti e Srm nel sottolineare che le deviazioni delle rotte, ad esempio via Capo di Buona Speranza, comportano un aumento fino a 20 giorni di navigazione aggiuntivi e rincari significativi dei costi. Per l’Onu il persistente blocco di fertilizzanti nello Stretto di Hormuz rischia di causare entro “qualche settimana” una “grave crisi umanitaria”. E, lamentano gli operatori riuniti a Tuttofood, rischia di scaricare sulle campagne europee e sui listini dei beni agroalimentari una nuova ondata di rincari, speculazioni e instabilità. “Queste tensioni, con ricadute su energia, imballaggi, packaging e approvvigionamento di alcune materie prime strategiche come i fertilizzanti, stanno incidendo negativamente su tutta la catena del valore agroalimentare” avverte il presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino, prefigurando il rischio di stagflazione per l’Italia se il conflitto in Iran continuerà. Per il numero uno dell’industria alimentare “ci vorranno molti mesi per tornare a una normalizzazione dei prezzi e degli approvvigionamenti”. La Fao avverte che, se la crisi dovesse persistere, i prezzi globali dei fertilizzanti potrebbero restare superiori del 15-20% anche nella seconda metà del 2026. Per gli agricoltori italiani ed europei questo si potrebbe tradurre in una scelta dolorosa: ridurre le dosi di fertilizzante (con rese inferiori) o assorbire i costi (con rischio di insolvenza). Conti alla mano, spiega l’Ad di Filiera Italia Luigi Scordamaglia, “l’aumento di energia, gasolio, e fertilizzanti incide a partire dalla filiera agricola per oltre 250 euro per ettaro”. “”Pace e stabilità sono requisiti essenziali per la sicurezza alimentare nel mondo” sottolinea il vicedirettore Fao, Maurizio Martina, dichiarando che l’organizzazione delle Nazioni Unite “è pronta da dare una mano per rendere i nostri sistemi agricoli alimentari più giusti, equi e sostenibili e garantire cibo sano e sicuro alle popolazioni”.
Tim: Antitrust apre istruttoria su accordo con Fastweb sul 5G aree nelle aree rurali
L’Antitrust apre una istruttoria nei confronti di Fastweb e Telecom Italia relativa all’accordo sulla copertura in 5G in aree a bassa e medio-bassa densità abitativa “per accertare l’esistenza di violazioni dell’articolo 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea”. L’accordo, denominato Prism – si legge nel Bollettino settimanale dell’Autorità – “appare suscettibile di configurare un’intesa restrittiva della concorrenza, avente ad oggetto e/o per effetto il coordinamento delle attività di Fastweb spa e Telecom Italia spa”. Il progetto riguarda la condivisione della rete di accesso radio finalizzato alla costituzione e alla gestione congiunta, in talune aree a bassa e medio-bassa densità abitativa del Paese, di una Radio Access Network condivisa”. L’accordo appare “prima facie idoneo a sollevare preoccupazioni di natura concorrenziale”. Più in particolare, “il perimetro della condivisione comprende la quasi totalità degli elementi della rete di accesso radiomobile, sia passivi che attivi, nonché l’insieme della dotazione frequenziale di ciascuna delle due imprese partecipanti”. Le parti “verranno a condividere elementi significativi per l’elaborazione delle proprie strategie di radio planning, che rappresentano una delle principali leve concorrenziali degli operatori mobili. L’accordo ha inoltre una durata significativa e peraltro, “in base alle attuali previsioni, risulterebbe ancora vigente nel momento in cui saranno indette le prossime gare per l’assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze, considerata la scadenza dei diritti d’uso attualmente allocati ai diversi operatori del mercato”. Anche sotto il profilo geografico, “l’accordo ha un impatto significativo, in quanto interessa i Comuni italiani con meno di 35.000 abitanti, che corrispondono a circa il 90% del territorio nazionale e riguardano circa il 60% della popolazione italiana”. L’intesa è posta “in essere dai due principali operatori nei mercati interessati: Fastweb e Tim che infatti, sono rispettivamente il primo e il secondo operatore sia nel mercato dei servizi all’ingrosso di accesso e raccolta delle chiamate su reti mobili, con una quota congiunta superiore all’80%; sia nel mercato dei servizi di rete mobile al dettaglio, con una quota congiunta superiore al 55% che supera il 70%, nel segmento business. Inoltre, le parti verranno a condividere almeno 580 MHz, che rappresentano oltre il 60% dello spettro assegnato per la fornitura di servizi mobili nelle aree soggette all’accordo”. Analizzate queste ragioni, l’Antitrust delibera dunque l’avvio dell’istruttoria, per accertare l’esistenza di violazioni dell’articolo 101 Tfue che vieta gli accordi, le decisioni di associazioni di imprese e le pratiche concordate che possono pregiudicare il commercio tra Stati membri e che hanno l’effetto di impedire, restringere o falsare la concorrenza all’interno del mercato unico.
Tim: Moody’s alza rating a Ba1, outlook stabile
Moody’s ha alzato il rating del Gruppo Tim a Ba1 da Ba2, con outlook stabile. La decisione dell’agenzia di rating si inserisce nel percorso intrapreso da TIM negli ultimi anni, con una profonda revisione del proprio perimetro industriale e profilo finanziario, caratterizzati da una struttura semplificata, minore intensità di capitale e forte focalizzazione sulla generazione sostenibile di cassa. Alla base dell’upgrade Moody’s pone la solida esecuzione del piano – sostenuta da ricavi Consumer resilienti, espansione continua sull’Enterprise e crescita costante in Brasile – e l’attesa di una solida generazione di cassa nel triennio 2026-2028 che sosterrà una riduzione della leva finanziaria congiuntamente al previsto ritorno alla remunerazione per gli azionisti. La promozione odierna a Ba1 rappresenta il terzo upgrade da parte di Moody’s negli ultimi due anni e avvicina ulteriormente TIM alla categoria investment grade.
Italo e Ita, protocollo d’intesa per un’intermodalità aereo + treno sempre più innovativa ed efficiente
Joerg Eberhart, amministratore delegato e direttore generale di ITA Airways, e Gianbattista La Rocca, amministratore delegato e direttore generale di Italo, hanno siglato oggi un importante protocollo di intesa presso la sede della compagnia aerea italiana di riferimento. Il protocollo d’intesa segna non solo il lancio di un prodotto intermodale ma anche la volontà delle Compagnie di continuare a investire e sviluppare offerte integrate attraverso progetti di intermodalità concreti. L’obiettivo principale è ottimizzare un prodotto integrato, rendendo il viaggio più fluido e confortevole, e permettendo ai passeggeri di usufruire di soluzioni di trasporto coordinate e di alto livello, con tempi di attesa ridotti al minimo. Nel dettaglio, la proposta intermodale si articolerà attraverso le seguenti iniziative: vendita di un biglietto combinato (aereo e treno) disponibile per il cliente tramite un unico acquisto, per semplificare l’esperienza di viaggio; il biglietto integrato sarà acquistabile da luglio tramite agenzie di viaggio e travel manager (sistema GDS) e sul sito della compagnia ita-airways.com; proposta di un prodotto integrato e flessibile, con soluzioni che permetteranno di utilizzare le tariffe più adatte alle esigenze del viaggiatore; customer experience al centro del nuovo servizio intermodale, per garantire un’esperienza di viaggio in aereo e in treno di qualità, semplice, integrata e senza complicazioni; “Grazie alla partnership con Italo aggiungiamo un ulteriore tassello nella nostra offerta di connessioni e servizi di qualità – ha dichiarato Eberhart -. Questa collaborazione è frutto di una visione condivisa sul futuro della mobilità e mira a offrire ai viaggiatori un’esperienza di viaggio integrata e sostenibile, valorizzando l’interconnessione tra trasporto aereo e ferroviario, oltre a garantire connessioni sempre più capillari sul territorio italiano e sulle destinazioni internazionali del network di ITA Airways”. “Prosegue il nostro investimento nell’intermodalità. Crediamo che in futuro la mobilità sia sempre più condivisa e sostenibile, per questo da anni integriamo le nostre soluzioni di viaggio in treno con altri mezzi di trasporto: prima i bus, poi le navi e a breve anche gli aerei. Con ITA Airways saremo in grado di offrire un servizio dedicato e costruito sulle esigenze dei viaggiatori, offrendo qualità, capillarità e ampia possibilità di scelta. Un’intesa che nasce da una visione strategica comune, che mette il passeggero al centro della strategia grazie a un’esperienza di viaggio sempre più efficiente, flessibile e sostenibile, in linea con i condivisi impegni ESG” ha commentato La Rocca.
Trasporto aereo, Enac: nel 2025 +5% rispetto al 2024 per un totale di oltre 229,7 milioni di passeggeri negli aeroporti italiani
Nel 2025 sono stati oltre 229,7 milioni i passeggeri negli aeroporti italiani, con il +5% di crescita rispetto al 2024. Questo il dato più rilevante del volume Dati di Traffico 2025, realizzato da Enac sul trafficoaeroportuale e consultabile sul proprio sito: in una pubblicazione di circa 200 pagine, l’Ente, dopo un primo Executive Summary realizzato a inizio anno con i primi dati, fornisce un’analisi completa del panorama italiano, partendo da un inquadramento del sistema nazionale nel contesto europeo, passando per i vettori tradizionali e low cost e le rotte più frequentate, fino ad arrivare alle serie storiche, aeroporto per aeroporto, degli ultimi 20 anni. “La definitiva ripresa del traffico aereo registrata nel 2025 – ha commentato il presidente Enac Pierluigi Di Palma – conferma il ruolo strategico del trasporto aereo per la crescita economica, la competitività e la connettività del Paese. L’auspicio condiviso è che le attuali difficoltà legate al contesto geopolitico internazionale, e alla conseguente incertezza che continua a incidere sull’economia e sul traffico aereo, possano essere rapidamente superate, consentendo di consolidare anche nel 2026
risultati significativi come quelli raggiunti lo scorso anno. L’aviazione civile si conferma, ancora una volta, un asset fondamentale per guardare al futuro con fiducia: un motore di sviluppo economico, turistico e culturale, nonché un ponte immateriale tra i popoli”.
In forte aumento del +5% rispetto al 2024 il numero dei passeggeri che hanno usufruito dei servizi trasporto aereo commerciale transitati negli aeroporti italiani da rotte nazionali e internazionali e che sono stati 229.740.546. L’aeroporto di Roma Fiumicino si conferma primo scalo per traffico passeggeri con circa 50,9 milioni e una quota del 22% sul totale del traffico. Il traffico nazionale, con i suoi 72,5 milioni di passeggeri (pari al 32% del traffico complessivo), mostra volumi sostanzialmente invariati rispetto all’anno precedente. Come primo aeroporto per volumi di traffico si conferma ancora Roma Fiumicino con una quota del 14%, pari a circa 10 milioni di passeggeri. Il traffico internazionale, con 157,2 milioni di passeggeri (pari al 68% del traffico complessivo), è cresciuto del +8% rispetto all’anno precedente. L’aerea geografica con la quale si osserva il maggior traffico è l’Unione Europea (43%), con la Spagna primo paese e Roma Fiumicino – Madrid Barajas quale rotta principale. La composizione del traffico per tipologia di vettore mostra come i voli low-cost abbiano trasportato il 63% del totale passeggeri, pari a 145,4 mln (+6% vs 2024) mentre il traffico su vettori tradizionali si è attestato al 37%, pari a 84,3 mln di passeggeri (+3% vs 2024). In espansione i volumi movimentati (+2% vs 2024), trainati dalla componente Extra-UE (+7%): il settore cargo (merci e posta) nel 2025 ha registrato oltre 1,2 milioni di tonnellate movimentate, segnando un incremento del +2% rispetto al 2024. L’aeroporto di Milano Malpensa si conferma lo scalo con maggiori volumi di traffico, con una quota del 61%, pari a oltre 764 mila tonnellate. Il traffico cargo nazionale con circa 72 mila tonnellate (pari al 6% del traffico cargo complessivo) ha registrato una flessione del -8% rispetto al 2024. Come primo aeroporto per volumi di traffico si conferma Milano Malpensa con una quota del 29%, pari a circa 21 mila tonnellate. Il traffico internazionale cargo (UE e Extra-UE) rappresenta la principale componente di traffico, con oltre 1,1 milioni di tonnellate (pari al 94% del traffico cargo complessivo), con volumi in aumento rispetto al 2024, trainati dalla componente Extra-UE (+7%). L’aerea geografica con la quale si osserva il maggior traffico è l’Extra-UE (69%), mentre il primo
paese per volumi è la Germania, con una quota del 13% (pari a 153 mila tonnellate) e Milano Malpensa – Leipzig-Halle quale rotta principale.
Trasporto aereo, via a consultazione bozza AdS
La Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica sulla bozza di linee guida riviste sugli aiuti di Stato al settore del trasporto aereo, che sostituiranno le linee guida esistenti adottate nel 2014. La consultazione durera’ fino all’11 giugno. Le modifiche proposte riguardano gli aiuti operativi agli aeroporti, che saranno possibili per gli aeroporti con meno di un milione di passeggeri all’anno. Gli aeroporti con un numero maggiore di passeggeri dovranno coprire autonomamente i propri costi operativi. Gli aeroporti con un massimo di 500.000 passeggeri all’anno generalmente non dovrebbero essere economicamente sostenibili senza il sostegno pubblico, ma rappresentano solo una piccola quota del traffico passeggeri, quindi di solito hanno un impatto limitato sulla concorrenza. Bruxelles propone di esentare in blocco gli aiuti operativi per gli aeroporti con un massimo di 500.000 passeggeri annui, in base al nuovo regolamento generale sulle politiche aeroportuali che dovrebbe essere adottato nel 2026. Gli aeroporti con un numero di passeggeri annuo compreso tra 500.000 e un milione spesso registrano ancora livelli di traffico significativamente inferiori rispetto al periodo precedente la pandemia. Pur ritenendo che siano sufficientemente grandi da essere redditizi, la Commissione riconosce che, a causa degli choc esterni degli ultimi anni, potrebbero aver bisogno di piu’ tempo per raggiungere la redditività. La Commissione ritiene pertanto giustificato concedere aiuti operativi agli aeroporti con un massimo di un milione di passeggeri annui per un periodo transitorio di cinque anni. Gli aiuti agli investimenti sarebbero possibili per gli aeroporti con un massimo di tre milioni di passeggeri annui, anziché fino a cinque milioni, come previsto dalle Linee guida per l’aviazione del 2014, e soggetti a condizioni “verdi” in caso di creazione di nuova capacità.
La proposta prevede anche la revisione e la semplificazione dell’analisi dei potenziali effetti distorsivi degli aiuti di Stato sugli aeroporti limitrofi, che fa parte della valutazione al momento della notifica degli aiuti. Questa analisi copre gli effetti degli aiuti di Stato in un’area geografica più ampia intorno all’aeroporto beneficiario, rispetto a quanto previsto dalle norme del 2014. L’analisi stessa e’ stata inoltre semplificata per consentire una valutazione più diretta.
Gli aiuti iniziali per il lancio di nuove rotte non saranno più consentiti. Finora sono stati utilizzati molto raramente e il settore del trasporto aereo ha aperto molte nuove rotte senza doverne fare affidamento. In un mercato del trasporto aereo completamente liberalizzato ci si aspetta che le compagnie aeree si assumano il rischio di aprire nuove rotte. La Commissione osserva che, nell’ambito del Green Deal europeo, il settore dei trasporti dovrebbe ridurre le proprie emissioni del 90% entro il 2050 e il settore del trasporto aereo deve contribuire a tale riduzione. A tal fine, il settore del trasporto aereo puo’ beneficiare di specifiche misure di aiuto di Stato per la decarbonizzazione, disponibili nell’ambito delle norme esistenti, come le Linee guida in materia di clima, energia e aiuti ambientali, il nuovo regolamento generale per le norme di regolamentazione e il quadro di aiuti di Stato per il Clean industrial deal. Per chiarire come queste norme si applichino al trasporto aereo, la Commissione pubblicherà un documento di orientamento specifico.
Energia, Pichetto: tranquillo su stoccaggi per inverno 2026-27
Con la guerra in Iran “la prima preoccupazione è sull’inverno: a febbraio abbiamo iniziato gli stoccaggi e abbiamo contratti oltre al 90% del fabbisogno di gas. Sono tranquillo sulle quantità che abbiamo per superare l’inverno 2026-2027”. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin nel suo intervento all’evento ‘Futuro Direzione Nord’ in corso a Milano. “Questo è un ragionamento di medio periodo. Nell’immediato siamo molto legati le scelte che faranno nel tentativo di accordo di pace”. “Se si riapre Hormuz ci vorrà qualche mese a ripristinare le condizioni di prima”. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin nel suo intervento all’evento ‘Futuro Direzione Nord’ in corso a Milano. “Se pensiamo che a Doha c’è il più grande impianto del mondo di liquefazione, che è stato bombardato in alcune parti, tra l’altro con un bombardamento chirurgico, colpendo solo alcuni operatori, ma che però prima di riuscire a ripristinarlo e renderlo efficiente ci vorranno un anno come minimo”, ha spiegato. Quindi “sappiamo che per un po’ di tempo la situazione no migliorerà, ci sarà uno squilibrio del mercato sull’offerta che porta alle conseguenze sul prezzo”.
Ue, Commissione aggiorna parametri Ets 2026-’30 per accelerare decarbonizzazione industriale
La Commissione Europea ha presentato oggi la proposta ufficiale per l’aggiornamento dei parametri di riferimento (benchmark) del sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (EU ETS) per il periodo 2026-2030. L’iniziativa, che risponde agli obblighi previsti dall’articolo 10 bis, paragrafo 2, della direttiva ETS, mira a stabilire i livelli di assegnazione gratuita delle quote per gli impianti industriali nei prossimi anni, premiando le realtà più efficienti. Secondo i dati diffusi dalla Commissione, le nuove soglie si basano sulle prestazioni del 10% degli impianti più performanti di ogni settore, garantendo che l’industria continui a ricevere gratuitamente quote a copertura di circa il 75% delle proprie emissioni. La Commissione procede all’aggiornamento dei valori di riferimento con cadenza quinquennale per assicurare che il sistema rifletta i progressi tecnologici e mantenga intatta la propria funzione di incentivo alla decarbonizzazione. Questo processo garantisce il corretto funzionamento del mercato e una distribuzione tempestiva dei titoli gratuiti per l’anno 2026. Attualmente, gli operatori conoscono già l’entità delle quote da restituire entro il 30 settembre per le emissioni dell’anno precedente, ma la pubblicazione del progetto di atto di esecuzione fornisce la necessaria chiarezza sulla dotazione futura.
Tale misura si inserisce in una strategia più vasta che punta a mantenere l’EU ETS flessibile e reattivo, preservandone la struttura di base mentre si rafforzano la competitività e la sicurezza energetica dell’Unione. Come evidenziato dalla Presidente Ursula von der Leyen durante il Consiglio europeo di marzo, la modernizzazione del sistema è fondamentale per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati e stimolare gli investimenti interni in energia pulita, in attesa di una revisione completa del sistema prevista per il luglio 2026. L’aggiornamento dei parametri intende conciliare il rispetto degli impegni climatici con la tutela del tessuto industriale europeo. Il mantenimento di un’assegnazione gratuita mirata esclusivamente agli impianti che dimostrano le migliori prestazioni operative permette di premiare l’innovazione e sostenere le aziende che guidano la transizione ecologica. Questo approccio garantisce una stabilità normativa essenziale per la programmazione degli investimenti a lungo termine, assicurando al contempo una parità di condizioni (level playing field) all’interno del mercato unico. Il sistema così delineato funge da volano per la trasformazione industriale, dimostrando che gli obiettivi climatici possono coesistere con una solida crescita economica e una maggiore indipendenza energetica europea. Per rispondere alle preoccupazioni espresse dai settori industriali e incentivare l’elettrificazione dei processi, la Commissione ha sfruttato la flessibilità giuridica concessa dalla direttiva ETS. La novità più rilevante riguarda 14 parametri di riferimento di prodotto: in precedenza, questi includevano nel calcolo le emissioni indirette derivanti dal consumo di elettricità, ma l’assegnazione gratuita era limitata alle sole emissioni dirette. Con le nuove regole, l’assegnazione gratuita viene estesa anche alla componente indiretta. Nonostante la direttiva non imponga un metodo specifico per questa modifica, la Commissione ha scelto di continuare a considerare tali emissioni nella definizione dei benchmark. Questa decisione comporta l’adozione di valori di riferimento più elevati, con un beneficio finanziario stimato in circa 4 miliardi di euro per l’industria nel quinquennio 2026-2030, supportando concretamente la transizione verso vettori energetici più puliti.
Il percorso di riforma non si esaurisce con l’atto attuale. Entro luglio 2026, la Commissione presenterà una proposta di revisione sistematica dell’EU ETS per una sua ulteriore modernizzazione. Tra le misure previste per accogliere le istanze dei settori più esposti, vi è l’introduzione di parametri di riferimento di ripiego (fallback) specifici per settore. Tale evoluzione normativa sarà possibile attraverso un conferimento di poteri che permetterà alla Commissione di definire metodologie ad hoc per determinare i rispettivi valori di riferimento. L’obiettivo è applicare queste nuove procedure nel minor tempo possibile per fornire un supporto efficace e tempestivo ai comparti interessati, garantendo che nessuno resti indietro nel percorso verso l’impatto climatico zero.
Parallelamente alla definizione dei parametri, la Presidente von der Leyen ha annunciato nel marzo 2026 un ambizioso piano di incentivazione agli investimenti da 30 miliardi di euro, finanziato tramite la monetizzazione di 400 milioni di quote di emissione. Questo fondo sarà dedicato esclusivamente al finanziamento di progetti di decarbonizzazione. Nella fase di progettazione, la Commissione utilizzerà l’esperienza maturata con le aste per la decarbonizzazione del calore industriale, con un’attenzione particolare alle piccole e medie imprese (PMI). Il focus sarà rivolto ai processi industriali complessi, come quelli che richiedono calore a diverse temperature, per i quali sono necessari percorsi di trasformazione personalizzati e tecnologicamente diversificati.
Nell’analisi delle prestazioni del 10% degli impianti più performanti nel biennio 2021-2022, è emerso che i livelli di efficienza sono nettamente superiori rispetto al passato in quasi tutti gli Stati membri. Questo miglioramento è guidato da una combinazione di fattori tecnologici, tra cui l’elettrificazione, il recupero di calore e l’impiego di biomassa sostenibile.
La Commissione ha chiarito che l’andamento dei valori di riferimento per il riscaldamento di riserva non è influenzato da una singola tecnologia; pertanto, l’aggiornamento dei parametri sarebbe rimasto invariato anche senza includere il contributo della biomassa. Questo dato conferma una tendenza generalizzata verso processi produttivi integrati e tecnologicamente avanzati in tutto il territorio dell’Unione.
Le misure sui parametri si affiancano alla proposta di modifica della riserva di stabilità del mercato (MSR) presentata il 1° aprile. Questo coordinamento legislativo mira ad adattare la riserva ai futuri sviluppi, prevenendo potenziali carenze di offerta nei prossimi decenni e mitigando la volatilità dei prezzi. Il Commissario per il Clima, Wopke Hoekstra, ha dichiarato in merito: “Oggi diamo seguito all’impegno assunto dalla Presidente Ursula von der Leyen per rafforzare il mercato del carbonio in Europa. Il potenziamento della riserva di stabilità del mercato migliorerà la resilienza alla volatilità, mentre l’aggiornamento dei parametri di riferimento incentiverà ulteriormente gli investimenti nella transizione pulita. Ciò garantisce che l’EU ETS continui a guidare la decarbonizzazione, la competitività e gli investimenti puliti”.
L’iter per l’adozione definitiva dei valori 2026-2030 prevede una consultazione pubblica della durata di quattro settimane, avviata in data odierna. Successivamente, il testo passerà all’esame degli Stati membri in seno alla commissione sui cambiamenti climatici. La Commissione prevede di adottare formalmente l’atto di esecuzione entro la fine di giugno, termine necessario per procedere all’assegnazione effettiva delle quote gratuite all’industria. Una volta completato questo passaggio, l’assegnazione verrà eseguita tempestivamente per garantire agli operatori la necessaria certezza operativa e finanziaria per il prossimo periodo di conformità.
Energia, Entso-E: entro il 2030 data center aumenteranno domanda elettricità in Europa di oltre il 50%
La rapida crescita dell’intelligenza artificiale e dei servizi digitali sta trasformando i data center in una delle maggiori sfide per il sistema elettrico europeo. Un rapporto di ENTSO-E, la rete europea dei gestori delle reti di trasmissione elettrica, avverte che il consumo energetico di queste strutture aumenterà di oltre il 50% tra il 2025 e il 2030, principalmente a causa dell’espansione delle grandi infrastrutture legate al cloud computing e all’intelligenza artificiale.
L’organizzazione sottolinea che i data center hanno cessato di essere consumatori di energia elettrica “prevedibili” e sono diventati carichi critici in grado di influenzare direttamente la stabilità della rete elettrica europea. Secondo il documento, alcune strutture raggiungono già livelli di consumo paragonabili a quelli di grandi complessi industriali e possono causare interruzioni di sistema a causa di variazioni estremamente rapide della domanda di energia elettrica.
Il rapporto stima che attualmente in Europa esistano oltre 10.500 data center con una capacità complessiva di circa 12,7 GW, di cui circa 9,9 GW si trovano nei paesi dell’Unione Europea. Germania, Francia, Regno Unito, Olanda, Irlanda e Spagna sono tra i mercati con le maggiori prospettive di crescita per il prossimo decennio.
Entso-e avverte che l’espansione è concentrata soprattutto nei data center di grandi dimensioni e negli impianti “iperscalabili” gestiti dai giganti della tecnologia. Queste infrastrutture, che possono superare i 50 o addirittura i 100 MW per sito, aumentano la pressione sulle reti di trasmissione e sulla capacità di generazione di energia elettrica in regioni già sature. Il documento sottolinea inoltre che il problema principale per il settore non è più di natura tecnologica, bensì energetica. Quasi l’80% degli operatori di data center europei considera l’accesso all’elettricità il principale ostacolo alla crescita del settore. In alcune zone d’Europa, i tempi di attesa per un allacciamento affidabile alla rete elettrica possono variare da diversi anni a oltre un decennio. Uno dei rischi individuati dai gestori del settore elettrico è la reazione dei sistemi di alimentazione ininterrotta (UPS) utilizzati in questi impianti. In risposta a lievi disturbi di tensione o frequenza, questi sistemi possono disconnettere istantaneamente centinaia di megawatt di potenza, creando squilibri che possono amplificare gli incidenti sulla rete. Il rapporto avverte che, senza nuovi requisiti tecnici, questo comportamento potrebbe addirittura limitare l’integrazione delle energie rinnovabili nel sistema europeo.
Energie rinnovabili e batterie: in Europa capacità di accumulo verso una crescita del 450%
Il rapporto Aurora Energy Research indica la Germania come il mercato più attrattivo per i progetti co-localizzati. Entro il 2030 la potenza installata raggiungerà i 35 GW per contrastare i prezzi negativi e gli sprechi di rete. L’integrazione tra impianti di generazione da fonti rinnovabili e sistemi di accumulo elettrochimico rappresenta la nuova frontiera della transizione energetica nel Vecchio Continente. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters in un’analisi pubblicata lunedì 11 maggio 2026, lo sviluppo di progetti che vedono coesistere nello stesso sito produttivo turbine eoliche o pannelli solari e batterie di grande taglia subirà un’accelerazione senza precedenti nei prossimi quattro anni. Il rapporto, curato da Aurora Energy Research, ha preso in esame i 20 principali mercati energetici europei, delineando uno scenario in cui l’autonomia e la stabilità delle reti passano necessariamente per la capacità di stoccare l’energia prodotta durante i picchi di generazione solare ed eolica. Nel corso del 2025, la capacità di energia rinnovabile co-localizzata in Europa ha toccato la quota di 6,3 GW. A trainare questa prima fase di sviluppo sono stati prevalentemente gli impianti fotovoltaici dotati di batterie, che hanno costituito oltre il 60% delle nuove installazioni. Tuttavia, le proiezioni per il 2030 indicano un salto di scala monumentale, con una previsione di circa 35 GW di potenza complessiva. In questa corsa tecnologica, la Germania si è aggiudicata il primo posto nella classifica delle regioni più attrattive, grazie a rendimenti attesi sugli investimenti superiori alla media europea. Immediatamente dopo si posizionano la Gran Bretagna e la Bulgaria, mentre mercati come Spagna, Ungheria e Francia restano sotto osservazione da parte degli investitori, in attesa che le riforme normative attualmente in corso vengano completate per offrire maggiore certezza al comparto. La necessità di installare batterie risponde a un’esigenza economica ben precisa: la protezione dei ricavi dei produttori. Durante il 2025, le ore con prezzi dell’elettricità negativi sono aumentate drasticamente in tutto il territorio europeo. Paesi come Spagna, Paesi Bassi e Germania hanno superato la soglia critica delle 500 ore annue con prezzi sotto lo zero. In questo contesto, i sistemi di accumulo permettono ai gestori di immagazzinare l’energia verde prodotta in eccesso, evitando di venderla in perdita o di subire il distacco forzato dalla rete, per poi immetterla nuovamente nel sistema quando la domanda sale e i prezzi tornano remunerativi. Le batterie diventano così uno strumento di flessibilità indispensabile per stabilizzare un mercato sempre più volatile e dipendente dalle condizioni meteorologiche. Un altro dato allarmante evidenziato dal rapporto riguarda la cosiddetta “curtailment”, ovvero la limitazione deliberata della produzione degli impianti rinnovabili per prevenire sovraccarichi della rete elettrica nei momenti in cui l’offerta supera la domanda. Se nel 2024 la produzione “tagliata” per ragioni di sicurezza ha superato i 10 terawattora (TWh), le stime di Aurora Energy Research prevedono che tale cifra possa triplicare, raggiungendo circa 33 TWh entro il 2030. Lo sviluppo massiccio dei sistemi di accumulo co-localizzati è considerato l’unica soluzione tecnica valida per recuperare questa energia che altrimenti andrebbe dispersa, trasformando un limite fisico delle infrastrutture di rete in una risorsa economica e ambientale fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione dell’Unione Europea.
Idrogeno: a Terni il rifornimento è mobile con Linde Gas Italia
Sono operativi a tutti gli effetti a Terni due autobus del trasporto pubblico locale a celle a combustibile – fuel cell – alimentati attraverso la generazione di elettricità combinando idrogeno e ossigeno, emettendo solo vapore acqueo. Le operazioni di rifornimento, in attesa della realizzazione di una stazione dedicata, sono rese possibili grazie a uno speciale dispositivo messo a disposizione da Linde Gas Italia, filiale italiana del gruppo multinazionale Linde Plc, operatore globale nel settore dei gas industriali e dell’ingegneria, che nel nostro Paese ha contribuito, tra l’altro, alla realizzazione dei distributori di idrogeno per la mobilità di Bolzano e di Mestre. “Un pieno in condizioni reali di utilizzo, effettuato nelle ore diurne – ha dichiarato Marta Frittella, ingegnere ambientale del Comune di Terni responsabile del progetto bus -, consente un’autonomia di circa 400 km, sufficiente a coprire il fabbisogno giornaliero.” L’idrogeno utilizzato, è prodotto presso lo stabilimento Linde Gas Italia di Terni e costituisce un surplus che, se non fosse impiegato per la mobilità, verrebbe svasato, ovvero rilasciato in modo controllato in atmosfera, in pratica rinunciando al suo contributo energetico e ambientale a km zero. Il rifornimento dei bus a idrogeno – due e-ATA Hydrogen da 12 m forniti da Karsan – avviene attraverso una stazione mobile temporanea, progettata per garantire semplicità operativa e massimi livelli di sicurezza. L’idrogeno viene trasportato in pacchi bombole ad alta pressione, tipicamente tra i 300 e i 450 bar, movimentati con trailer commerciali. Questa soluzione, utilizzata anche in test su autovetture, deriva dall’esperienza di Linde nei vari progetti di mobilità su strada e declina le soluzioni per il rifornimento a 350 bar oltre che per le autovetture anche per i Light Duty Vehicles e i mezzi pesanti, come nel caso di Terni. Durante il rifornimento, questi pacchi vengono collegati direttamente al veicolo tramite apposite manichette certificate, creando un collegamento sicuro tra la fonte di idrogeno e il punto di ricarica del bus. Il trasferimento avviene per travaso controllato: l’idrogeno passa dai pacchi bombole al serbatoio del mezzo in modo graduale e monitorato, garantendo affidabilità e sicurezza in ogni fase dell’operazione. “L’intero processo – sottolinea l’ing. Daniele Onori, responsabile degli impianti primari italiani di Linde Gas Italia – è gestito da personale specializzato e avviene all’interno di una piazzola appositamente allestita, messa a disposizione dal Comune, dove sono stati previsti tutti gli accorgimenti necessari per operare in sicurezza. Questo approccio consente di rendere subito operativi i mezzi, anche in assenza di una stazione di rifornimento definitiva, dimostrando come l’innovazione possa essere introdotta in modo concreto, sicuro e immediato.” Non è la prima volta che la stazione mobile di Linde Gas Italia consente il rifornimento di mezzi a idrogeno. L’ultima esperienza in questo senso è avvenuta alla Monaco Energy Boat Challenge 2025, una delle competizioni più rilevanti a livello mondiale per la sperimentazione di nuove tecnologie di propulsione sostenibile e design navale. In questa occasione ha infatti supportato NatPower H nell’ambito della fornitura di idrogeno alle imbarcazioni in gara. Nei giorni della competizione, il 4 e il 5 luglio, sono stati effettuati sei rifornimenti di idrogeno in appena 48 ore, con un tempo medio di caricamento di circa 30 minuti per 50 kg di idrogeno per ciascuna imbarcazione. In precedenza, la stessa stazione ha permesso il rifornimento di Alba, la prima nave scuola a idrogeno a zero emissioni d’Europa, sviluppata da EODev in collaborazione con il Lycée Maritime de Bastia (Corsica) e certificata da Bureau Veritas. L’8 e il 9 giugno 2025 presso il porto di Fontvieille è stato effettuato il primo rifornimento, che ha visto Linde impegnata nel supporto tecnico a NatPower H per la fornitura di oltre 110 kg di idrogeno verde a 350 bar.
Fincantieri chiude in crescita i conti del trimestre e ritocca verso l’alto la guidance 2026
Nei primi tre mesi del 2026 l’ Ebitda margin è risultato al 7,4%, (6,5% nel primo trimestre 2025), l’ Ebitda è a 159 milioni (154 nel primo trimestre 2025 grazie all’incremento della redditività in tutti i segmenti operativi) ed è stato stabilito un nuovo record nel portafoglio ordini: 74,2 miliardi (63,2 fine 2025), circa 8,1 volte i ricavi del 2025; il backlog è a 42,7 miliardi (+3,9% su fine 2025). Dati appena approvati dal cda, presieduto da Biagio Mazzotta. La posizione finanziaria netta adjusted a debito da 1.311 milioni è calata a 771 e si è ridotto il rapporto di indebitamento (Pfn adjusted/ Ebitda Ltm) rispetto a fine 2025, anche per effetto dell’aumento di capitale da 500 milioni di febbraio; i ricavi sono a 2.135 milioni, in calo rispetto ai 2.376 nel primo trimestre dello scorso anno per l’ordine per due unità per la marina militare indonesiana, efficace a inizio 2025). Secondo le stime riviste Fincantieri dovrebbe chiudere il 2026 con ricavi tra 9,3 e 9,4 miliardi (da 9,2-9,3), un Ebitda tra 700 e 710 milioni (da 700); ed un Ebitda margin al 7,5% circa; l’utile netto oscillerà tra 140 e 180 milioni. Inoltre nei primi 4 mesi dell’anno Fincantieri ha concluso nuovi contratti per un valore superiore al target annuale di circa 11 miliardi previsto dal piano industriale 2026-2030 ed ha acquisito nuovi ordini per 3,4 miliardi (11,7 miliardi nel primo trimestre 2025), che non includono i nuovi contratti firmati nel primo trimestre 2026 e non ancora efficaci. Sono state inoltre consegnate 5 navi da 5 stabilimenti; 94 sono in portafoglio. Soddisfatto l’amministratore delegato e direttore generale Pierroberto Folgiero: “La performance commerciale segna un nuovo traguardo con un carico di lavoro più alto di sempre, a 74,2 miliardi di euro, che garantisce una visibilità sulle consegne ulteriormente estesa fino al 2039”. E visto il “significativo miglioramento della redditività”, sottolinea, “abbiamo rivisto al rialzo la guidance per il 2026, rafforzando ulteriormente le aspettative di crescita economica e finanziaria”. “Si può quindi “guardare al futuro con fiducia”.
Trimestrale Iren, ebitda stabile e ricavi giù del 13%
Iren, multiservizi quotata su Euronext Milan, ha chiuso il primo trimestre del 2026 con ricavi consolidati pari a 1.814,1 milioni di euro, in diminuzione del 13,3% rispetto ai 2.092,8 milioni di euro del primo trimestre 2025. I principali fattori di diminuzione sono riferibili alla flessione dei ricavi energetici, influenzati per oltre 50 milioni di euro dalla diminuzione dei prezzi delle commodities e per oltre 200 milioni di euro dai minori volumi delle forniture energetiche. Risultano in flessione per circa 30 milioni di euro anche le attività di efficienza energetica.
Il Margine Operativo Lordo (EBITDA) ammonta a 417,8 milioni di euro, in sostanziale allineamento (-0,2%) rispetto ai 418,5 milioni di euro del primo trimestre 2025. Il risultato è stato trainato dalla crescita organica dei business regolati, dalle sinergie ottenute e dal recupero di marginalità degli impianti di trattamento materia dai rifiuti controbilanciati dalla debolezza della filiera energetica a causa dell’incremento della competizione sull’attività di vendita e dai minori volumi idroelettrici generati per una manutenzione straordinaria agli impianti. L’utile netto di Gruppo attribuibile agli azionisti è pari a 129 milioni di euro (-5%), con il calo imputabile a maggiori ammortamenti e accantonamenti al fondo svalutazione crediti.
L’indebitamento finanziario netto è pari a 4.177 milioni di euro (-1% vs. 31/12/2025). Il lieve calo è stato possibile grazie al flusso di cassa operativo che ha più che coperto gli investimenti del periodo. Gli investimenti tecnici sono pari a 190 milioni di euro (+3%) e, in linea con il Piano strategico, hanno riguardato prevalentemente le attività regolate delle reti energetiche e del ciclo idrico integrato, ma anche lo sviluppo di nuovi progetti informatici, mantenendo una quota importante di investimenti sostenibili. Quasi il 95% degli investimenti si sono focalizzati nei nostri territori di riferimento.
“I risultati del trimestre confermano una performance operativa solida, caratterizzata da un EBITDA pari a 418 milioni di euro e un Utile netto pari a 129 milioni di euro, e sostenuta da 4 milioni di euro di crescita organica, dal progressivo dispiegarsi delle sinergie industriali, per ulteriori 4 milioni di euro, e dal recupero della marginalità degli impianti di trattamento dei rifiuti – ha commentato l’AD Gianluca Bufo – La filiera energetica, impattata in questo primo trimestre da minore produzione idroelettrica e maggiore competizione nella supply, è attesa però in miglioramento nella seconda parte dell’anno. La generazione di cassa si mantiene robusta e consente di finanziare interamente gli investimenti del periodo, pari a oltre 190 milioni di euro, preservando al contempo un profilo di indebitamento equilibrato e coerente con gli obiettivi di piano”. ‘I risultati trimestrali appena approvati dal consiglio di amministrazione pongono basi solide per la crescita prevista nei prossimi mesi. La performance e’ sostenuta dal contributo delle attivita’ regolate e semi-regolate, che raggiungono il 73% dell’Ebitda, e dalla continua disciplina nell’esecuzione del piano industriale. Estendiamo inoltre la nostra visibilita’ sull’utile netto, atteso anch’esso in crescita a fine anno del 3% rispetto al 2025, a testimonianza della robustezza della strategia industriale e finanziaria del Gruppo’. Lo afferma Luca Dal Fabbro, Presidente esecutivo di Iren, commentando i conti del primo trimestre. Secondo l’ad, Gianluca Bufo, ‘i risultati del trimestre confermano una performance operativa solida. La filiera energetica, impattata in questo primo trimestre da minore produzione idroelettrica e maggiore competizione nella supply, e’ attesa pero’ in miglioramento nella seconda parte dell’anno’.
Leonardo: per Cingolani buonauscita di quasi 4,5 mln euro lordi
Leonardo: per Cingolani buonauscita di quasi 4,5 mln euro lordi Non previsto alcun vincolo di non concorrenza Roma, 11 mag. (askanews) – Leonardo rende noto che è perfezionato un accordo di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro dirigenziale con Roberto Cingolani, che ha concluso il suo mandato il 7 maggio scorso. L’accordo, si legge in una nota, prevede il riconoscimento di un’indennità di importo complessivo pari a 4.483.250 euro lordi, corrispondente a 24 mensilità di retribuzione fissa e variabile di breve termine, che sarà erogata entro il mese di luglio. In linea con le Policy aziendali e in conformità con quanto previsto dalla suddetta politica in materia di remunerazione adottata dalla Società, per Cingolani è previsto il mantenimento dei diritti connessi ai vigenti sistemi di incentivazione già assegnati, pro-rata temporis fino alla data di cessazione del rapporto di lavoro, fatta salva la verifica del conseguimento dei relativi obiettivi di performance. Non è previsto alcun vincolo di non concorrenza successivo alla cessazione della carica e, pertanto, nessun corrispettivo sarà dovuto a tale titolo.
Comau: accordo con Omron Robotics su soluzioni avanzate automazione industriale
Comau ha siglato un accordo di collaborazione strategica con Omron Robotics (parte della divisione Automazione Industriale di Omron) per accelerare l’adozione e l’implementazione di soluzioni avanzate di automazione industriale nei processi produttivi, a livello globale. La collaborazione si concentrera’ su settori ad alta crescita, tra cui elettronica, semiconduttori, produzione medicale e intralogistica industriale leggera (ambiti che registrano una forte domanda di automazione flessibile e facilmente implementabile). Sfruttando la complementarita’ dei portafogli, delle competenze tecnologiche e dei modelli operativi delle due aziende, l’accordo consente di offrire una proposta piu’ ampia e accessibile ai clienti a livello globale. Comau e Omron considerano questa collaborazione come una base per ulteriori iniziative congiunte. “Questa iniziativa e’ pienamente in linea con la nostra strategia di ampliare il portafoglio di soluzioni di Comau attraverso collaborazioni ad alto impatto”, ha detto il Ceo di Comau, Pietro Gorlier, sottolineando che “questa collaborazione rafforza inoltre la presenza di Comau nei settori ad alta crescita e in nuove aree geografiche, aiutando i clienti a gestire in modo efficace la crescente complessita’ industriale attraverso. un’automazione affidabile, sicura e scalabile”.
Ue, in vigore una nuova normativa per rafforzare la tutela delle acque
E’ entrata in vigore ieri la direttiva che rivede le norme relative alle acque superficiali e sotterranee: un passo importante per rendere l’UE più resiliente in materia di risorse idriche e ridurre l’inquinamento idrico. Questa revisione, proposta dalla Commissione europea nel 2022, garantisce che gli elenchi degli inquinanti idrici siano allineati alle più recenti evidenze scientifiche e che le nuove sostanze siano monitorate e controllate in modo più rigoroso nelle acque superficiali e sotterranee. Tre atti legislativi dell’UE saranno adeguati di conseguenza: la direttiva quadro sulle acque , la direttiva sugli standard di qualità ambientale e la direttiva sulle acque sotterranee. Gli elenchi aggiornati comprendono alcune sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche (PFAS, note come “sostanze chimiche eterne”), pesticidi e farmaci, tutti con effetti nocivi ben documentati sull’ambiente o sulla salute umana. Per la prima volta, verranno prese in considerazione anche le microplastiche, gli indicatori di resistenza antimicrobica e gli ecosistemi sensibili delle acque sotterranee. La revisione riduce inoltre gli oneri amministrativi per gli Stati membri, semplificando i requisiti di segnalazione e agevolando la condivisione dei dati di monitoraggio tra gli Stati membri e la Commissione attraverso strumenti digitali. Le nuove norme rafforzano anche la cooperazione transfrontaliera, garantendo l’obbligo di emettere avvisi ai bacini idrografici a valle in seguito a incidenti.
La nuova legge introduce una definizione di non deterioramento e aggiunge la possibilità di realizzare due tipologie di attività, a condizione che siano rispettate rigorose misure di salvaguardia. Queste attività comprendono interventi di miglioramento, come la ricostruzione di ponti o opere di protezione dalle inondazioni, che potrebbero avere solo un impatto temporaneo, e attività che si limitano a spostare l’inquinamento, senza effettivamente aumentarlo, come nel caso del drenaggio per scopi edilizi o del dragaggio dei sedimenti. La Commissaria per l’Ambiente, la Resilienza Idrica e un’Economia Circolare Competitiva, Jessika Roswall , ha dichiarato: “La legge sull’acqua rivista contribuirà a ridurre l’inquinamento delle nostre acque causato da PFAS, pesticidi e altre sostanze chimiche nocive. Questo è esattamente ciò che ci eravamo prefissati di fare con la Strategia europea per la resilienza idrica: rendere l’Europa più resiliente in termini di risorse idriche. L’acqua pulita è fondamentale per la salute delle persone, per il nostro ambiente e per la nostra economia. È uno degli investimenti più intelligenti che possiamo fare e i benefici saranno molteplici”. Gli Stati membri dovranno attuare i requisiti e recepire le modifiche alle tre direttive pertinenti entro il 22 dicembre 2027.
Effetto Sevat: una pubblicazione per far conoscere il ruolo strategico delle società in-house nella modernizzazione degli enti locali
Il volume Effetto Sevat, edito da Maggioli e introdotto dalla prefazione del costituzionalista Sabino Cassese, racconta un’esperienza di eccellenza nel panorama italiano delle società in-house a capitale pubblico. Al centro vi è Sevat, società partecipata dalla Comunità montana di Valtrompia e da numerosi comuni, che
rappresenta oggi uno dei modelli più avanzati di committenza pubblica e cooperazione intercomunale. Massimo Ottelli, presidente della Comunità montana, rimarca il ruolo della collaborazione sovracomunale quale “condizione per garantire servizi efficaci, continuità amministrativa e costruire politiche territoriali di lungo periodo”. Attraverso dati, analisi e testimonianze il libro descrive come Sevat abbia progressivamente superato il tradizionale ruolo tecnico-operativo, affermandosi come braccio strategico delle amministrazioni locali. Con oltre 90 interventi gestiti, 70 enti supportati e una straordinaria crescita del valore della produzione, la società dimostra come la condivisione delle competenze rafforzi la capacità amministrativa dei piccoli comuni, migliorando l’efficienza delle procedure di gara, la gestione delle opere
pubbliche e l’uso delle risorse. Il presidente Andrea Crescini sottolinea come la forza di Sevat risieda nella capacità di “fare squadra”, trasformando la cooperazione in benefici misurabili per i cittadini. Su questa linea si inserisce l’evoluzione del modello di “Committenza ausiliaria integrale”, illustrata dai direttori generali della Comunità montana di Valle Trompia, Armando Sciatti e di Sevat, Fabrizio Veronesi: un approccio che assume la regia dell’intero ciclo dell’opera pubblica, dalla programmazione al collaudo, garantendo continuità, controllo e qualità. Curato dal giornalista Adriano Baffelli, il volume è una raccolta di sguardi diversi ma convergenti nel dimostrare che una buona amministrazione è possibile quando chiarezza di visione e collaborazione diventano metodo. Il testo analizza anche il ruolo crescente delle società in-house nella governance locale, evidenziando come Sevat sappia rispondere alle carenze strutturali degli enti locali, in particolare nei territori montani e periferici, grazie al radicamento territoriale e alla conoscenza diretta delle specificità locali. Emblematici sono gli interventi su edifici storici e vincolati,
ambiti che richiedono competenze integrate e una gestione altamente qualificata. Il contributo di Giuliano Noci, prorettore del Politecnico di Milano, rafforza il messaggio di fondo: in un contesto in rapido cambiamento, solo modelli cooperativi solidi e scalabili possono evitare che molti territori restino indietro. Il volume “Effetto Sevat” racconta come la realtà sia diventata, nell’arco di soli sette anni, un punto di riferimento per la pubblica amministrazione locale – e non solo – affrontando sfide complesse e contribuendo allo sviluppo del territorio. Accanto alla narrazione delle esperienze maturate, il volume propone riflessioni sulle lezioni apprese, sugli strumenti adottati e sui progetti realizzati dalla sua nascita a oggi, con l’intento di offrire spunti utili a chi opera nel settore della pubblica amministrazione e a chi desidera comprendere meglio il ruolo e le potenzialità delle società in house. Infine, la raccolta vuole essere un’utile e concreta testimonianza di come forme di organizzazione ibrida possano ottimizzare l’efficienza dei governi locali, offrendo la celerità di risposta e la continuità esecutiva, che trasformano il
mero adempimento burocratico in costruzione di valore pubblico per la collettività. Si tratta di un concreto e utile esempio, corroborato da testimonianze di accademici, tecnici, amministratori e operatori pubblici, della positiva evoluzione dei modelli di gestione dei servizi pubblici locali e del ruolo
crescente delle società in-house come strumenti di innovazione amministrativa. La pubblicazione trasmette un chiaro messaggio: la modernizzazione della pubblica amministrazione locale passa da modelli di cooperazione, competenze qualificate e strumenti organizzativi innovativi. L’esperienza di Sevat dimostra che costruire una pubblica amministrazione più forte, efficiente e orientata al territorio è possibile e rappresenta una strada già percorribile e replicabile.Nata come braccio operativo di Comunità Montana Valle Trompia, la società Sevat Scrl ha ampliato progressivamente i suoi servizi a oltre 70 comuni, estendendo la propria attività non solo fuori dalla Valle Trompia ma anche al di fuori della provincia di Brescia. Dalla sua costituzione, Sevat ha conosciuto una crescita costante grazie alla capacità di rispondere alle
esigenze delle amministrazioni comunali, supportando gli enti pubblici nel miglioramento dei servizi al cittadino. La società supporta operativamente le numerose Gestioni Associate di Comunità Montana di Valle Trompia e dei comuni aderenti, negli anni, però, il settore più rilevante è diventato quello della
Committenza Ausiliaria per la realizzazione di opere pubbliche “chiavi in mano”. Sevat continua a registrare una forte crescita nel settore delle opere pubbliche. Tra il 2020 e il 2025 la società ha gestito 136 commesse per un valore complessivo superiore a 71 milioni di euro, arrivando nel 2025 a un fatturato di oltre 13,5 milioni, più che raddoppiato rispetto all’anno precedente. La società offre un supporto integrato agli enti pubblici, seguendo l’intero iter degli interventi infrastrutturali: dalla ricerca dei bandi alla progettazione, fino agli affidamenti e alla direzione lavori. Nel periodo 2021-2025 Sevat ha registrato una crescita media annua del 51% nelle attività di supporto ai lavori pubblici. Solo nel 2025 ha presentato 13 candidature a bandi pubblici per un valore superiore ai 21 milioni di euro, tra cui il progetto per l’inclusione della Valle Trompia nella Strategia regionale Agenda del controesodo, che potrebbe portare finanziamenti per circa 14 milioni. In forte espansione anche il personale: dai 10 dipendenti del 2019 la società è passata a 47 risorse nel 2025, con una significativa presenza di giovani under 35 e una maggioranza femminile. A marzo 2026 Sevat ha inoltre confermato la certificazione ISO 9001:2015, ottenuta dopo la verifica positiva dell’ente accreditatore Dasa-Rägister, a conferma degli standard qualitativi e organizzativi raggiunti.
Costa Sud, eletto Giuseppe Piazzese Presidente della Commissione speciale: “Non più periferia, ma una delle porte sul futuro di Palermo”
Il Consigliere della Seconda Circoscrizione del Comune di Palermo Giuseppe Piazzese è stato eletto Presidente della Commissione speciale dedicata alla Costa Sud, organismo che avrà il compito di seguire, monitorare e promuovere il percorso di rilancio di una delle aree più strategiche e delicate della città. Fanno parte della Commissione anche il Vicepresidente Guaresi e i consiglieri Marchese e Tusa. Nel corso del suo discorso di insediamento, il Presidente ha voluto sottolineare il valore e le potenzialità di questo territorio, dichiarando: “Accolgo con grande senso di responsabilità il ruolo di Presidente, consapevole dell’importanza strategica che la Costa Sud rappresenta non solo per il nostro territorio, ma per l’intera città di Palermo.” Un passaggio che segna chiaramente la volontà di avviare una nuova fase politica e amministrativa per la fascia costiera sud della città, troppo spesso rimasta ai margini del dibattito pubblico. Nel suo intervento, Piazzese ha inoltre evidenziato come per anni la Costa Sud sia stata raccontata quasi esclusivamente attraverso emergenze e criticità: “Per troppo tempo questa parte della città è stata associata esclusivamente a problemi, criticità e ritardi. Eppure la Costa Sud rappresenta una delle risorse più straordinarie che Palermo possiede: chilometri di mare, storia, identità e potenzialità di sviluppo.” La Commissione speciale nasce con l’obiettivo di trasformarsi in un luogo operativo e permanente di confronto, capace di mantenere alta l’attenzione sui progetti di riqualificazione urbana, ambientale e infrastrutturale già previsti e su quelli futuri. “Il nostro compito sarà quello di trasformare questa Commissione in uno strumento concreto di lavoro, capace di monitorare i progetti in corso, stimolare l’amministrazione e coinvolgere il territorio in un percorso condiviso di rilancio e riqualificazione”, ha affermato il Presidente. Particolare attenzione sarà riservata al coinvolgimento del territorio, delle associazioni, delle scuole e delle realtà produttive locali, con l’intenzione di costruire un percorso partecipato e stabile nel tempo. “La Commissione sarà aperta alla partecipazione di associazioni, cittadini, scuole e realtà produttive, perché il futuro della Costa Sud non può essere costruito senza il contributo di chi vive quotidianamente questi luoghi.”
Tra le priorità individuate: il monitoraggio degli interventi finanziati, la tutela ambientale e della costa, il miglioramento dei servizi, il recupero delle aree degradate, la valorizzazione del litorale e il rilancio turistico ed economico dell’intera fascia sud di Palermo.
Nel concludere il proprio intervento, Piazzese ha lanciato un messaggio politico chiaro sul futuro della Costa Sud: “La Costa Sud non deve più essere considerata una periferia, ma una delle porte sul futuro di Palermo.”. Un impegno che punta a riportare al centro dell’agenda cittadina un territorio che, per posizione geografica, patrimonio ambientale e potenzialità di sviluppo, può rappresentare uno dei principali motori di crescita e rigenerazione urbana dell’intera città.
Urbanistica: presentato il progetto “Genova colorata è ancora più bella”
È stato presentato ieri, nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi, il progetto “Genova Colorata è ancora più bella – Coloritura facciate degli edifici 2025–2027”, promosso dalla Direzione Pianificazione Urbanistica-Direzione di Area Gestione del Territorio del Comune di Genova con l’obiettivo di valorizzare e tutelare la qualità cromatica del patrimonio edilizio cittadino. L’iniziativa si inserisce nel quadro delle strategie comunali di attuazione del Piano Triennale delle Opere Pubbliche e degli interventi di riqualificazione e manutenzione del patrimonio istituzionale, scolastico e abitativo, con particolare attenzione alla sostenibilità ambientale, alla qualità paesaggistica e alla compatibilità cromatica degli interventi. Il progetto è reso possibile grazie a un accordo di sponsorizzazione tecnica stipulato tra Comune di Genova e Akzo Nobel Coatings S.p.A., azienda multinazionale olandese specializzata nel mondo delle pitture per edilizia, da sempre impegnata sui temi della sostenibilità e della valorizzazione del costruito e del recupero del patrimonio artistico italiano, con una particolare attenzione ai centri ed ai quartieri storici delle nostre città.
Alla conferenza stampa di presentazione del progetto “Genova Colorata è ancora più bella – Coloritura facciate degli edifici 2025–2027” hanno partecipato, insieme all’assessora comunale all’Urbanistica Francesca Coppola e al Direttore Generale di Akzo Nobel S.p.A. Simone Mazzoli, anche il Direttore Marketing di Akzo Nobel S.p.A. Roberto Meregalli e l’Architetto Massimo Poggi dello studio Poggi. «“Genova Colorata è ancora più bella” rappresenta un primo tassello di un percorso più ampio di riflessione sul decoro urbano e sul ruolo del colore nella costruzione dell’identità della città. Il progetto prende avvio dal fronte del Porto Antico, uno dei luoghi più riconoscibili e stratificati del centro storico genovese – dichiara l’assessora comunale all’Urbanistica Francesca Coppola – Il fronte del Porto Antico oggi è un luogo di straordinario valore storico e identitario, ma che, come molte altre parti di Genova, negli anni ha conosciuto trasformazioni e interventi molto eterogenei. L’idea è di iniziare a costruire strumenti condivisi che aiutino a valorizzarne meglio l’identità architettonica e urbana. L’obiettivo non è definire un modello rigido, ma mettere a disposizione uno strumento utile per accompagnare futuri interventi sulle facciate con maggiore attenzione alla qualità urbana, alla coerenza con il contesto storico e alla valorizzazione delle caratteristiche esistenti. «Il colore – prosegue Coppola – non è soltanto un elemento estetico: contribuisce alla percezione degli spazi, alla cura dei quartieri e al modo in cui la città si presenta e viene vissuta quotidianamente. Per questo è importante costruire linee di indirizzo condivise che possano aprire la strada a riflessioni più ampie sui centri storici diffusi che il PUC riconosce come parte fondamentale dell’identità urbana genovese. Grazie alla collaborazione con Akzo Nobel Coatings – sottolinea l’assessora – vengono messi a disposizione strumenti e riferimenti tecnici a supporto di cittadini e professionisti, con l’intento di favorire interventi più consapevoli e rispettosi delle specificità del fronte del Porto Antico e del centro storico».
«Questo progetto rappresenta per Akzo Nobel Coatings un esempio concreto di come il colore possa diventare strumento di cura, conoscenza e valorizzazione del patrimonio urbano. Genova è una città dalla forte identità cromatica, costruita nei secoli attraverso materiali, luce e stratificazioni architettoniche che meritano di essere lette, interpretate e rispettate – spiega l’amministratore delegato di Akzo Nobel Simone Mazzoli – La collaborazione con il Comune di Genova nasce dalla volontà di mettere a disposizione competenze tecniche, ricerca e sensibilità culturale per supportare interventi di qualità, coerenti con la storia dei luoghi e con le esigenze contemporanee di sostenibilità e durabilità. Attraverso questo progetto triennale vogliamo offrire strumenti concreti, scientificamente fondati e facilmente fruibili, a beneficio dei progettisti, dei tecnici e dei cittadini, contribuendo a una riqualificazione diffusa che rafforzi il valore del centro storico e l’immagine della città a livello nazionale e internazionale». Oggetto della sponsorizzazione è la realizzazione di uno strumento operativo a supporto della Direzione Pianificazione Urbanistica utile nella gestione degli interventi di restauro, protezione, pitturazione delle facciate e manutenzione dei manufatti esistenti. In particolare, il progetto prevede: una brochure fotografica cartacea e/o digitale con lo studio cromatico e la tavolozza di riferimento per l’area oggetto dell’intervento; la fornitura gratuita delle collezioni colore che verranno sviluppate appositamente; consulenza tecnica specialistica sugli interventi da effettuare; il coinvolgimento di un progettista esperto; la restituzione digitale strutturata dei dati prodotti dallo studio. L’ambito territoriale interessato riguarda il centro storico fronte Porto Antico, dal Palazzo della Commenda di Prè al porticato ottocentesco di via Turati, area di particolare valore storico e paesaggistico e di elevata visibilità urbana. Il progetto intende rafforzare il ruolo del colore come elemento identitario della città, offrendo indirizzi chiari e condivisi a supporto del Regolamento Edilizio Comunale e contribuendo alla salvaguardia e alla valorizzazione del paesaggio urbano storico di Genova.