L'EVENTO DELLA LEGA
Strisciuglio: dopo il Pnrr la sfida è trasformare i cantieri in servizi per passeggeri e merci. Rixi: nel Def pensare a risorse per investimenti e nodo costi

GIANPIERO STRISCIUGLIO, AD GRUPPO FERROVIE DELLO STATO
Il Pnrr ha impresso una “grandissima accelerazione” al processo di trasformazione della rete ferroviaria italiana e, secondo l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Gianpiero Strisciuglio, gli obiettivi previsti dal piano per il gruppo sono stati pienamente conseguiti. Ma la fase che si apre ora è altrettanto decisiva: trasformare la mole di investimenti e cantieri realizzati negli ultimi anni in infrastrutture operative, maggiore affidabilità e qualità del servizio per i viaggiatori. È questo il filo conduttore dell’intervento di Strisciuglio all’evento “A Tua Difesa – Verso la finanziaria 2027”, organizzato dalla Lega. Il PNRR, nelle parole dell’ad di Fs, non rappresenta infatti un punto di arrivo, ma un “punto di partenza” per una trasformazione che coinvolge contemporaneamente infrastrutture, tecnologie, manutenzione e materiale rotabile. L’accelerazione determinata dal Piano si inserisce in un processo più ampio di rinnovamento della rete ferroviaria italiana. “Quest’estate è stata la testimonianza di una grandissima trasformazione della rete e delle tecnologie ferroviarie”, ha sottolineato Strisciuglio, rivendicando il ruolo dell’ingegneria italiana nello sviluppo dell’alta velocità europea. La partita, dunque, non riguarda soltanto la realizzazione di nuove opere, ma l’evoluzione complessiva del sistema ferroviario.
Uno dei nodi centrali della prossima fase sarà proprio la capacità di passare dalla realizzazione delle infrastrutture alla loro gestione nel tempo. Per Fs, ha spiegato l’ad, circa un terzo degli investimenti annuali è destinato alla rete, con risorse rivolte alla sicurezza e all’affidabilità, ma anche alla manutenzione delle opere, alle tecnologie, ai sistemi elettronici e agli impianti energetici. Un’impostazione che segnala come, una volta conclusa la fase straordinaria legata al PNRR, la manutenzione assumerà un peso ancora maggiore nella qualità effettiva del servizio. Sul fronte infrastrutturale, la logica è quella di aumentare la capacità della rete separando, dove possibile, i diversi flussi di traffico. È il caso delle nuove infrastrutture di alta velocità, come la Brescia-Verona nel corridoio Torino-Venezia: realizzare nuove linee AV consente di spostare i servizi veloci su infrastrutture dedicate e, di conseguenza, liberare capacità sulla rete esistente a beneficio del trasporto regionale. L’investimento sull’alta velocità, quindi, viene presentato da Fs non soltanto come un intervento per ridurre i tempi di percorrenza tra grandi città, ma anche come uno strumento per migliorare la regolarità e la velocità dei servizi pendolari.Parallelamente, resta centrale la strategia di sviluppo dell’alta velocità nel Mezzogiorno, dalla Bari-Napoli ai collegamenti in Sicilia. In questo caso il tema non è soltanto quello della velocizzazione dei collegamenti, ma della progressiva integrazione del sistema ferroviario nazionale e dei collegamenti con l’Europa. La trasformazione riguarda inoltre il materiale rotabile. Strisciuglio indica nel rinnovo della flotta regionale un altro degli effetti strutturali degli investimenti degli ultimi anni: un piano da 7 miliardi che sarà completato nel 2027 e che, secondo l’ad, ha consentito di portare l’Italia ad avere la flotta regionale più giovane d’Europa, raddoppiandone in pochi anni il valore medio.
Il quadro delineato dall’amministratore delegato di Fs mette quindi in evidenza una sorta di “seconda fase” del PNRR. La prima è stata quella della spinta agli investimenti e dell’apertura dei cantieri; la seconda sarà misurata sulla capacità di mettere a regime le opere, integrarle nella rete esistente e tradurle in servizi più affidabili. La vera sfida, secondo l’ad, consiste nel massimizzare il valore economico, sociale e territoriale che tali infrastrutture possono generare.
Le analisi condotte da RFI sugli impatti socioeconomici degli investimenti ferroviari mostrano come le opere infrastrutturali producano benefici che vanno ben oltre il settore dei trasporti. Nel breve periodo, gli investimenti generano occupazione, valore aggiunto e crescita economica lungo l’intera filiera produttiva. Nel medio e lungo periodo migliorano l’accessibilità dei territori, rafforzano la competitività delle imprese, aumentano l’attrattività per gli investimenti e contribuiscono alla coesione territoriale. Le stime previsionali elaborate sui programmi di investimento oggi in corso indicano che gli interventi attivati potrebbero generare: un incremento del PIL pari a 38,6 miliardi di euro; un incremento del valore aggiunto pari a 34.7 miliardi di euro; la creazione complessiva di 459 mila posti di lavoro equivalenti lungo la filiera; oltre ad un miglioramento degli indicatori di competitività e attrattività territoriale per tutte le aree interessate dagli investimenti.
L’ad di Fs pone, dunque, con forza il tema della programmazione post Pnrr. Questione affrontata in uno dei panel dal viceministro delle Infrastrutture e Trasporti, Edoardo Rixi, che sottolinea anche la necessità di una soluzione per affrontare l’aumento dei costi. “Siamo alla fine del Pnrr e oggi abbiamo la necessità di adeguare una serie di costi. Molti degli interventi, infatti, risalgono a progetti antecedenti al Pnrr e, in alcuni casi, hanno subito anche significativi cambiamenti nel corso della loro realizzazione. C’è poi un tema che il settore delle imprese conosce bene: dobbiamo garantire continuità ai cantieri anche nei prossimi anni. Altrimenti rischiamo che, con la fine del Pnrr, si esaurisca la spinta al rinnovamento e di non portare a casa opere che oggi sono completate al 70-90 per cento: abbiamo il tunnel, ma manca la linea successiva”, sottolinea Rixi. “Per questo oggi dobbiamo prevedere nel Def un vero e proprio piano di investimenti che consenta l’adeguamento dei valori delle opere nei prossimi 5-10 anni. È un’esigenza che riguarda tutti i cantieri, dalle opere stradali a quelle ferroviarie. Non è la richiesta di un singolo soggetto: è un alert che il settore sta ponendo da mesi. Abbiamo la necessità di dare continuità alle opere, chiudere i cantieri in tempi ragionevolmente brevi e accelerare. E non abbiamo bisogno soltanto di realizzare le opere, ma anche di pagare le aziende che le stanno costruendo, perché sono fatte di lavoratori che hanno bisogno dei loro stipendi. Un governo serio deve ascoltare tutte le aziende, non soltanto Webuild, ma anche le piccole e medie imprese. Faremo i nostri conti, ma questi fabbisogni devono essere soddisfatti e dobbiamo dare una risposta concreta alle aspettative delle aziende”. A chiusura della due giorni del Carroccio, arriva anche su questo terreno il rilancio del ministro delle Infrastutture e Trasporti, Matteo Salvini, per il quale “la grande sfida è aumentare il potere d’acquisto dei salari e occorre un importante, coraggioso, impegnativo, scostamento di bilancio per mettere nel camino dell’economia oggi quello che altrimenti metteremmo domani pagando casse integrazioni e licenziamenti. Io scosterei, io investirei. O fai uno scostamento di bilancio, su cui Bruxelles non può eccepire alcunché, è una scelta che dipende da noi, oppure stai sempre a rincorrere la contingenza”.
Al dibattito dedicato alle reti e infrastrutture, è intervenuto l’amministratore delegato di Aspi, Arrigo Giana.”Per noi garantire la sicurezza della rete è il primo obiettivo, è il principale elemento che ne determina la competitività. Lavoriamo per mantenere efficiente il nostro patrimonio infrastrutturale anche per i decenni a venire, per questo Autostrade per l’Italia è impegnata in un grande piano di rigenerazione dell’infrastruttura in gestione: tra il 2025 e il primo semestre 2026 sono stati spesi 3,3 miliardi di euro per attività di manutenzione, ammodernamento e potenziamento della rete. Un livello di spesa che conferma la capacità della Società di dare esecuzione agli impegni assunti”. Sul fronte aeroportuale, l’ad di Aeroporti di Roma, Marco Troncone, pone l’accento sulla necessità di “garantire una crescita di capacità di Fiumicino che sia a prova di futuro”. ”È vero che l’aeroporto sta funzionando bene da tanto tempo, perché c’è un gestore ma anche una cornice abilitante che funziona, e che è una realtà strategica per il sistema paese” ma restano ”delle fasce orarie di saturazione in cui l’aeroporto sta al 100%. Da qui a 20 anni vogliamo che l’aeroporto raggiunga i 100 e passa milioni di passeggeri: sembra un numerone ma è il minimo che Roma deve aspettarsi, è un tasso di crescita annuo del 3%”, ha chiosato Troncone.