L'INTERVENTO A FORUM PA
Foti: “Abbiamo 24 miliardi in strumenti finanziari PNRR, possono crescere con altri fondi dai progetti a rischio completamento”
“Entro giugno arriverà la rendicontazione dei primi 70 obiettivi dell’ultima rata”. Il ministro polemizza con quanti proponevano una proroga del Piano oltre il 2026: “Ho fatto bene a restare fermo sulla mia posizione per due motivi: perché la Ue non avrebbe concesso una proroga e perché avremmo rallentato il nostro impegno nell’attuazione del Piano”.

Tommaso Foti al Forum PA

Ha detto tre cose rilevanti il ministro per l’Eruopa, il Pnrr e la coesione, Tommaso Foti, nell’intervista che gli ha fatto ieri Giovanna Pancheri nella giornata augurale di Forum PA. La prima riguarda la rendicontazione degli obiettivi della decima rata. “Una settantina – ha detto Foti – saranno rendicontati entro il 30 giugno: 159 obiettivi sono tanti ma sono convinto che tutti saranno rendicontati entro agosto, come previsto”. In altre parole: oggi non ci si può distrarre, bisogna esercitare la spinta massima per raggiungere l’obiettivo.
La seconda cosa rilevante detta da Foti è a metà fra la rivendicazione personale di un importante successo e la battuta politica tagliente. “Sono soddisfatto – ha detto il ministro – di essere rimasto sempre fermo e determinato sulla mia posizione di non chiedere una proroga dei termini del PNRR. Sarebbe stato sbagliato per due motivi: perché l’Unione europea non ci pensava proprio a concedere una proroga e perché avremmo rallentato il nostro impegno nell’attuazione del PNRR”. Nessun riferimento diretto – ma forse implicito sì – alla campagna che fece a lungo il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, anche in ambito europeo, per una proroga al PNRR oltre il 2026, con la motivazione che non ce l’avremmo mai fatta a rispettare quel termine.
Dai risultati del PNRR usciamo invece vincenti visto che abbiamo già incassato 166 miliardi e siamo fiduciosi di incassare tutti i 28 miliardi restanti o comunque una grandissima parte di questa cifra. Anzi, si può dire che i risultati siano stati doppiamente vincenti, perché usciamo senza perdite e perché abbiamo anche schiacciato tutte le palle alzate dal vicepresidente della commissione UE, Raffaele Fitto, in particolare nella comunicazione “Road to 2026” dell’ottobre 2025. Lì venivano teorizzati, definiti e al tempo stesso regolamentati (almeno in sintesi) gli strumenti finanzari che consentono di spostare risorse da progetti finiti sul binario morto (o comunque non completabili) a programmi di particolare rilevanza per la UE (studentati, casa, acqua) che vengono definiti nel dettaglio entro agosto 2026 ma concretamente realizzati negli anni a seguire (con durata variabile, dai due anni per gli studentati ai cinque per gli acquedotti). Senza aver fatto campagne sbagliate e senza aver chiesto alcun rinvio, Foti ha utilizzato gli strumenti messi a disposizione dalla stessa commissione UE per consolidare i programmi, salvare i fondi e rinviare i lavori. Un capolavoro.
E a tal punto gli strumenti finanziari sono il nostro salvagente, il pozzo in cui stornare fondi del PNRR per spenderli poi nei prossimi anni, che proprio su questo capitolo ieri Foti ha dato la vera notizia della giornata, sia pure strozzata a mezza bocca. “Attualmente abbiamo 24 miliardi in strumenti finanziari – ha detto Foti – ma valuteremo dopo il 30 giugno se potremo usare qualche altro fondo. Forse sì”.
Una frase detta a metà che ha bisogno del traduttore. Il 30 giugno (o poco prima) il governo avrà il quadro chiarissimo dei programmi e degli interventi di investimento finanziati dal PNRR che non riusciranno in alcun modo a essere completati e rendicontati entro agosto. A quel punto, il governo chiederà una nuova riprogrammazione per cancellare i progetti ormai in ritardo incolmabile e spostarne i fondi verso gli strumenti finanziari. Non è chiaro se questa operazione si dirigerà solo verso strumenti finanziari già esistenti o se, addirittura, si cercherà di crearne di nuovi. Sono evidentemente avvantaggiati – in questo ulteriore rifinanziamento – gli strumenti finanziari, come gli studentati e gli investimenti idrici, che avranno già una graduatoria ben definita di interventi finanziabili di cui solo una parte finanziati con le attuali disponibilità PNRR. Sarà un gioco da ragazzi, a quel punto, aumentare la dote finanziaria e far scorrere la graduatoria, inserendo opere a oggi escluse.
Più ambiziosa e rischiosa – anche agli occhi della Ue – potrebbe essere l’ipotesi di agganciare uno strumento finanziario PNRR di nuova costituzione a un Piano nazionale in corsa. Potrebbe essere il Piano casa che, nel decreto legge 66, almeno per il primo pilastro, quello del risnamento degli alloggi ERP inutilizzabili, è stato immaginato proprio con lo schema di uno strumento finanziario, con Invitalia che – esattamente come avviene per le opere idriche – assurge al ruolo di “soggetto gestore” indipendente (necessario negli strumenti finanziari PNRR). Se per luglio il Piano casa sarà riuscito a costruire una attendibile graduatoria di interventi finanziabili, non è escluso che il governo provi a far salire anche il Piano casa sul treno in corsa degli strumenti finanziari del PNRR, contando sul fatto che oggi l’housing è una delle grandi priorità di Bruxelles e questo potrebbe indurre la commissione Ue a chiudere un occhio.