Architettura minima nei luoghi montani, un Premio alla sensibilità progettuale. Vincono Scaramellini e Castellino

Il progetto architettonico quale atto culturale di valore sociale e ambientale è al centro del Premio Abitare minimo in montagna, che ha selezionato interventi capaci di rigenerare volumi storici o del recente passato e di innescare dinamiche di evoluzione abitativa e comunitaria. Suo intento prioritario è valorizzare progetti di qualità, caratterizzati da ridotto impatto volumetrico e da minimo consumo di suolo e di energie, realizzati nelle aree montane italiane e, in particolare, in territorio decentrati.

06 Apr 2025 di Giorgio Azzoni

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Architettura minima nei luoghi montani, un Premio alla sensibilità progettuale. Vincono Scaramellini e Castellino

Il progetto Spluga Climbing Gym di Enrico Scaramellini, vincitore del Premio : intervento di ampliamento, con innesto di una palestra di arrampicata su una palestra esistente

Il progetto Spluga Climbing Gym di Enrico Scaramellini, vincitore del Premio ‘Abitare minimo in montagna’, sezione ‘Architettura minima’: intervento di ampliamento, con innesto di una palestra di arrampicata su palestra esistente, realizzato a Campodolcino  (SO)

Benché non abbia mai goduto di particolare visibilità e considerazione critica, l’architettura contemporanea di qualità realizzata nei piccoli centri è generalmente sensibile al contesto, sia fisico che sociale. La montagna, in particolare, induce a uno stretto rapporto con il suolo, con le condizioni ambientali e con il paesaggio: dislivelli, orientamenti, tipologia, materiali e lavorazioni vanno infatti calibrati con attenzione al luogo e con sensibilità costruttiva, anche nelle dimensioni e nei dettagli più minuti. Valorizzare la piccola scala è dunque scelta di metodo, fondata sulla consapevolezza che solo il contenimento dell’intervento edilizio e l’ottimizzazione delle risorse possono garantire moderazione e compatibilità, poiché solo l’utilizzo integrato e compatibile dei mezzi impiegati può produrre benefici locali e generali, di filiera e di sostenibilità.

Il Premio è inserito tra le attività principali del Festival Architettura ‘all’insù’ 2025, ideato e organizzato dalla Comunità Montana di Valle Camonica insieme a diversi partner territoriali e internazionali e sostenuto dal Festival Architettura-terza Edizione, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

Il Festival, che si svolge in Valle Camonica (Brescia) dal 4 al 12 aprile 2025, esplora l’architettura contemporanea nelle aree interne montane, riservando particolare attenzione agli interventi di piccola dimensione e alle strategie per rigenerare i centri abitati in alta quota. Mostre, convegni, tavole rotonde, workshop, visite guidate, proiezioni e momenti di intrattenimento costruiscono il programma di una ricca e articolata settimana di eventi. Inaugurata al Palazzo della Cultura di Breno il 4 aprile, la mostra del Premio sarà successivamente esposta all’Università di Coira, alla Architektur Galerie di Monaco di Baviera e presso il Culture Institute di Bled.

L’apertura del Festival è dedicata alla proclamazione dei vincitori e alle premiazioni e presentazioni dei progetti menzionati, articolati in due sezioni: Architettura minima, riservato a variazioni volumetriche e formali delle preesistenze, e Architettura minima degli interni, per interventi realizzati in volumi esistenti, con minime modifiche dell’aspetto esterno. La giuria, presieduta da Dario Costi e composta da Giorgio Azzoni, Carla Bartolomucci, Antonio De Rossi e Federica Visconti, ha assegnato due premi, quattro menzioni speciali e dodici menzioni a progetti provenienti da dodici regioni italiane, segnalando così una qualità diffusa.

Vincitore della prima sezione è la Spluga Climbing Gym di Enrico Scaramellini. Realizzato a Campodolcino (Sondrio), il progetto ha previsto l’innesto di uno spazio per arrampicata ad ampliamento di una palestra esistente. La piccola struttura si connota per lo stretto rapporto dialogico con il bosco adiacente e, attraverso il proprio volume verticale, caratterizza un luogo altrimenti anonimo. Lo scarto tipologico corrisponde a uno scatto estetico: la copertura inclinata e la superficie frastagliata, producendo ombre mutevoli, rendono il corpo plasticamente sensibile al dialogo tra la naturalità del bosco e le attività ospitate. Il nuovo involucro in calcestruzzo è realizzato con apprezzabile cura esecutiva e, pigmentato e trattato con diversi gradi di sabbiatura, assume un aspetto simbolicamente metamorfico.

“Intersezioni, la scatola nel convento” è il progetto di Dario Castellino vincitore del Premio Architettura minima di interni: è stato realizzato in una piccola borgata in Valle Maira (Cuneo)

Il premio della seconda sezione è stato assegnato al progetto Intersezioni, la scatola nel convento di Dario Castellino, collocato in una piccola borgata in Valle Maira (Cuneo). All’interno dell’involucro murario di un edificio medievale di valore storico, Castellino ha installato una capsula abitativa, autonoma e semitrasparente che permette un dialogo visivo tra presente e passato. Usando il legno, materiale degli interni storici ora perduti, ha composto una cella a vocazione
contemplativa, geometricamente forte ma matericamente sensibile. L’intervento ha rinunciato a occupare la totalità del volume e, con scelta tipologica precisa, minima e reversibile, ha dotato l’interno storico di connessioni e rimandi tra passato e presente.

La sensibilità con cui i progetti premiati e menzionati sono stati pensati e realizzati aiuta a cogliere l’atteggiamento prevalente dei professionisti che hanno partecipato al Premio, attivi perlopiù in provincia. I loro lavori, realizzati dalle Alpi alla Sicilia e documentati nel catalogo e nella mostra, sono esemplari per contenuto culturale, cura nelle scelte progettuali e per l’esecuzione. Prevalgono i valori della pertinenza, la capacità di ottimizzare le risorse e la ricerca di qualità nel dialogo tra
forme e materiali, generalmente applicando in modo pragmatico il patrimonio di modelli ed esperienze dei maestri dell’architettura, antichi e contemporanei. Molto spesso si tratta di un uso sobrio e ordinato delle regole del corretto costruire, di una propensione alla rigenerazione attivata tramite sistemi articolati di relazioni e di una cultura architettonica applicata, anche e soprattutto nelle occasioni minime: elementi di valore tutt’altro che trascurabili nell’attuale panorama
architettonico italiano.

Giorgio Azzoni è critico e docente, curatore del Festival Architettura all’insù

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